Befana days

Ieri, passeggiando per le vie del centro di Milano, notavo la prevalenza delle scritte in inglese nelle vetrine e all’interno dei negozi (best price, promotion, gift, wine bar e wine store… prima o poi dovrò produrre una documentazione fotografica e un calcolo delle percentuali degli anglicismi nelle insegne e nella cartellonistica dei negozi meneghini), ma passando davanti alla catena Kasanova, la cosa che più mi ha colpito è stato: Befana days.

befana days

L’uso di day al posto di giornata o giorno circola ormai in innumerevoli locuzioni (l’election day, il memorial day, il family day, l’open day delle scuole…) e dopo il recente dilagare del black friday ecco l’epifania di un nuovo e mostruoso accostamento di ricorrenze e di sconti.

La Befana, come è risaputo, è una festività tipicamente italiana e la bella idea di rinominarla così è l’ennesimo segnale di un’esigenza di anglicizzazione che non ha altri motivi se non quello di un complesso di inferiorità verso la lingua e la cultura americana. Una consuetudine che rasenta ormai il ridicolo, anche se in fondo ci si abitua in fretta e ogni americanata entra così nell’uso come fosse una cosa normale, e spesso soppianta e rende obsolete e inutilizzabili le parole italiane. Si tratta di una moda che, quando non si può esprimere con “prestiti” reali, sfocia in reinvenzioni e neoconiazioni dal suono anglicizzato. Tutto va bene, purché suoni angloamericano.

 

La Befana vien by night
con un footwear tutto patch
con il look da americana
viva viva la Befana!

 

PS: a quando il Liberation day invece della festa del 25 aprile e della Liberazione? Ai posteri (che per la cronaca non è un derivato da to post) l’ardua sentenza.

 

 

 

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2017: più di metà delle parole dell’anno sono in inglese

Qualche giorno fa la Repubblica ha lanciato il sondaggio aperto ai lettori per individuare la parola dell’anno 2017, cioè quella che dovrebbe risultare maggiormente impressa nell’immaginario collettivo degli italiani. Si tratta di un giochetto che ammicca per esempio alla tradizione dell’Oxford Dictionary che quest’anno ha eletto come parola dell’anno youthquake, il terremoto dei giovani, e cioè il ritorno alla loro spinta propulsiva nella politica e nel mobilitarsi.

La cosa interessante del sondaggio di Repubblica è che si può votare tra una rosa di 15 parole già selezionate dal giornale come le più gettonate, e che tra queste 7 sono inglesi (tra cui fake news, come prevedibile) e 6 italiane (una è in latino, ius solis, e un’altra araba, intifada). Mi pare inquietante, ma allo stesso tempo significativo, che più di metà delle potenziali parole dell’anno siano in inglese. Questo la dice lunga sulla pervasività degli anglicismi e sulla loro frequenza, ma anche su dove sta andando la lingua italiana: anno dopo anno scivola inesorabilmente verso l’itanglese.

Possibile che più della metà delle parole più importanti del 2017 siano inglesi?

Certo, e i dati che si ricavano dai neologismi del nuovo Millennio registrati dai dizionari vanno nella stessa direzione: la metà sono anglicsmi. Nel Devoto Oli 2017 sono registrate 1.049 parole datate negli anni Duemila, e 509 sono inglesi, cioè quasi la metà. Se a queste si aggiungono gli anglicismi parzialmente adattati come whatsappare, googlare, spoilerare… la metà si supera decisamente. L’analisi dello Zingarelli 2017 restituisce dati leggermente più bassi ma simili: 178 parole inglesi su 412 parole datate XXI secolo, cui bisogna aggiungere i verbi  semiadattati.

Questo è lo specchio dell’italiano del Duemila, c’è poco da fare e poco da contestare.

Tornando alla Repubblica e alla parola dell’anno, ecco la rosa delle 15 parole più significative da votare:

■ biotestamento
curvy (perché non dire maggiorata, prosperosa, giunonica, tutta curve, curvilinea…?)
■ fake news (perché non dire bufale, false notizie, falsi…?)
■ femminicidio
■ hater (perché non dire odiatori, insultatori, provocatori, seminatori di zizzania, avvelenati…?)
■ impresentabile
■ influencer (perché non dire influenti, importanti, autorevoli, trascinatori…?)
■ intifada
■ ius soli

■ omofobia
■ paradise paper (perché non dire lista degli evasori e paradisi fiscali…?)
■ sexgate (perché non dire scandali sessuali…?)
■ spelacchio
■ vaccino
■ voucher (perché non dire tagliando, buono, cedola, ricevuta…?)

 

Comunque la pensiate… Auguri e buon Natale a tutti.

Aderisci alla compagna:

Io gli auguri li faccio in italiano!

(perché dire Merry Christmas, Happy christmas, Merry Xmas and happy new year e tutte queste analoghe formule aliene e insensate?)

Anglicismi con la E

Ecco l’elenco di 75 parole inglesi usate in italiano che cominciano con la lettera E. Come al solito, ogni anglicismo (anglismo o parola inglese che dir si voglia) viene innanzitutto spiegato, e poi affiancato dalle alternative italiane, dalle traduzioni e dai sinonimi.

Come sempre è un elenco in bozza e in divenire, aperto ai contributi e alle correzioni della rete… ogni commento e segnalazione sono graditi.

Parole inglesi con la E: alternative italiane, spiegazioni, traduzioni e sinonimi

 

♦ e- (abbr. di electronic) è un prefisso che si unisce ai sostantivi con il significato di elettronico (e-commerce, e-reader…) o digitale e anche virtuale (in alcuni casi sostituibile con –tele, per esempio e-job = telelavoro);in inglese si pronuncia i, anche se le pronunce adattate all’italiana come nel caso e-mail sarebbero del tutto legittime, benché i dizionari le riportino solo all’americana.

♦ early warning  in italiano è un primo avvertimento, un’ammonizione preventiva o un preavviso; l’espressione nasce nell’ambito dell’Unione Europea che rivolge questa primatirata d’orecchie” ai governi quando i bilanci sforano i tetti previsti dal trattato di Maastricht.

♦ easy in italiano è facile, e circola nel parlato in espressioni come è più easy, cioè è più facile. Ha assunto anche il significato di poco impegnativo, piacevole o confortevole in locuzioni come ambiente, moda o musica easy; ♦ easy listening indica invece la musica leggera, poco impegnativa, orecchiabile, di intrattenimento.

♦ e-banking (come home banking) in italiano è una banca elettronica o digitale, e indica anche il servizio bancario digitale, elettronico, da casa o in mobilità (mobile).

♦ e-bill in italiano è più chiaramente una fattura digitale o elettronica.

♦ e-bomb in italiano si chiama bomba E, cioè un ordigno elettromagnetico in grado di oscurare le reti elettriche e informatiche.

♦ e-book (e anche ebook) in italiano è un libro (ma anche un testo) elettronico o digitale, fruibile attraverso un ♦ ebook reader, perlopiù  decurtato in reader, cioè un lettore (di libri elettronici o digitali), un dispositivo portatile per la lettura, o anche un programma di lettura dei formati con cui i libri digitali sono codificati.

♦ e-business in italiano si può dire benissimo commercio elettronico e indica le attività di compravendita attraverso internet o il web, quindi le attività imprenditoriali (o l’imprenditoria) in rete.

♦ e-card in italiano corrisponde a una cartolina elettronica, digitale o virtuale.

♦ e-cigarette (abbr. anche in e-cig) in italiano si dice più chiaramente sigaretta elettronica.

♦ ecodesign in italiano si può esprimere più chiaramente con ecoprogettazione e consiste nel design (->) rispettoso dell’ambiente, a basso impatto ambientale, ecologico.

♦ eco friendly (lett. eco + friendly = amichevole) in italiano si può esprimere più chiaramente con ecologico, rispettoso dell’ambiente, favorevole (o attento) all’ambiente, verde.

♦ e-commerce in italiano si può dire più chiaramente commercio elettronico, in rete, via internet.

♦ e-conference in italiano si può dire più chiaramente videoconferenza, oppure convegno, dibattito, seminario via internet, in rete.

♦ economy 1) corrisponde in italiano al sistema economico, l’economia, e circola in espressioni come new economy, il sistema produttivo (o economico) basato sulla rete, i beni e i servizi digitali o virtuali, quindi il modello economico della rete, definito anche net economy e contrapposto alla old economy, l’economia tradizionale basata sulla produzione dei beni materiali. 2) Come decurtamento di economy class in italiano economy si può dire più chiaramente classe economica o turistica, che corrisponde alla vecchia terza classe di treni, navi o aerei.

♦ e-content in italiano si può dire più chiaramente contenuto digitale o elettronico.

♦ ecstasy (lett. estasi che però non è una traduzione in uso) è una droga anfetaminica, sintetica o chimica dagli effetti allucinogeni, e per estensione anche un allucinogeno.

♦ edging (da edge = confine, bordo)è una pratica erotica che consiste nel ritardare l’orgasmo per accrescerne l’intensità, e in italiano si può rendere con ritardo o prolungamento dell’orgasmo, controllo dell’orgasmo (o del piacere).

♦ editing in italiano è più chiaramente la revisione (redazionale), la redazione (genericamente la lavorazione), la cura; riferito soprattutto a un libro o a un testo, corrisponde all’editare e include anche la correzione bozze, il controllo di coerenza, la preparazione o stesura di indici e note, o la riscrittura delle parti meno felici; riferito a un filmato questa lavorazione include anche il montaggio, i tagli e le dissolvenze; nel caso di un programma informatico include anche la correzione dei bachi, il collaudo e la correzione del funzionamento.

♦ editor in italiano è più chiaramente il revisore, il curatore, il redattore che segue un testo da pubblicare, e nelle case editrici è anche chi seleziona o sceglie un testo che verrà pubblicato, quindi il responsabile editoriale, il redattore capo (o caporedattore), e in certi casi il direttore editoriale o di collana, che valuta e inserisce una proposta nel catalogo, oltre a seguirla dal punto di vista redazionale nei processi che portano alla sua pubblicazione. In informatica un editor è invece un programma di scrittura o di lavorazione, di  modifica di testi, immagini, suoni o filmati.

♦ educational in italiano è più chiaramente un educativo, un sussidio didattico, per es. un video o un programma che spiega e istruisce, quindi istruttivo.

♦ edutainment (contrazione di education = istruzione + entertainment = intrattenimento) in italiano è un genere editoriale che istruisce divertendo, dunque un approccio ludico all’apprendimento, una formazione spettacolo o spettacolarizzata,  e per estensione i contenuti di questo genere di insegnamenti divertenti, l’intrattenimento divulgativo o formativo.

♦ e-government in italiano è più chiaramente l’amministrazione digitale o attraverso la rete, dunque l’informatizzazione amministrativa.

♦ eHealt (lett. salute elettronica) in italiano è più chiaramente l’informatizzazione della sanità.

♦ e-ink è il nome commerciale dell’inchiostro elettronico, che simula l’effetto dell’inchiostro per esempio negli schermi magnetici.

e-job in italiano è più chiaramente il telelavoro o lavoro a distanza, reso possibile dalla rete.

♦ e-learning in italiano è più chiaramente l’apprendimento o la formazione telematica, attraverso la rete e i programmi multimediali, e dunque un programma di formazione o un corso in rete.

♦ election day in italiano si usa spesso per parlare di accorpamenti delle elezioni in una stessa data per motivi pratici o di risparmio, per es. politiche e amministrative, e si può rendere letteralmente con la giornata (o il giorno) delle elezioni.

♦ email (o e-mail) in italiano si può dire benissimo posta elettronica e indica anche un messaggio (missiva, lettera virtuale…) di posta elettronica (sottintende la decurtazione di message email), e anche il suo contenuto, oppure a volte indica anche l’indirizzo di posta elettronica (es. dammi la tua email = il tuo indirizzo).

♦ embed (lett. includere) circola per esempio nell’espressione codice embed, cioè un codice html che consente di incorporare all’interno di una pagina in rete un video che è collocato esternamente, quindi si può rendere in italiano con codice di incorporazione, di visualizzazione, di inserimento, di inglobamento, di inclusione.

♦ embedded (journalist) in italiano è un (giornalista) inviato di guerra al seguito di un esercito, quindi un aggregato alle truppe, un osservatore nelle file dei soldati (lett. inglobato, cioè protetto dall’esercito e dunque non completamente indipendente e senza una totale libertà di movimento).

♦ emoticon (da emotion = emozione + icon = icona) in italiano sono semplicemente le faccine o emoticone, come riportato dal Devoto Oli, che si compongono con i caratteri della tastiera, ed entrando nello specifico possono essere orizzontali (di derivazione giapponese, es. ^__^) o verticali – per es. :-). Le faccine che invece sono realizzate non con i caratteri ma come immagini, e dunque sono veri e propri pittogrammi, si chiamano emoji (al maschile secondo Devoto Oli e Zingarelli, e anche al femminile secondo la Treccani), un termine che ha un etimo che deriva dal giapponese (e = immagine e moji = lettera) anche se ci è arrivato attraverso applicazioni e programmi americani.

♦ empowerment  in italiano è la conquista (il raggiungimento o l’acquisizione) del proprio potenziale o del potere, sia a livello individuale (quindi l’autodeterminazione, la crescita) sia a livello sociale, per esempio nella politica o nel lavoro; quindi può esprimersi con il potenziamento, il processo di crescita, l’emancipazione o riqualificazione (l’empowerment delle donne nella politica, o nel mondo del lavoro), la scalata sociale, l’emergere.

♦ endorsement in italiano si può perfettamente esprimere con sostegno, appoggio o anche aiuto, riferito, soprattutto in ambito politico, ai personaggi famosi che si schierano in favore di un candidato o di un movimento. Dunque si può anche dire lo schierarsi con (a favore di), il promuovere (attraverso la propria immagine), l’aderire pubblicamente (o l’adesione pubblica), l’avallare (quindi l’avallo, l’adesione, la promozione, lo schieramento…). In ambito economico-amministrativo corrisponde invece all’italiano girata o trasferimento, mentre riferito alle compagnie di volo indica la sostituzione di un biglietto di una compagnia con quello di un’altra (lett. girata), quindi un cambio biglietto, una sostituzione, un passaggio di compagnia.

♦ endurance (lett. durata, resistenza) in italiano corrisponde a una gara di resistenza o di durata, riferito alle gare automobilistiche, motociclistiche o di motoscafi di lunga distanza (o percorso) o di lunga durata. L’endurance equestre è invece riferito alle competizioni a cavallo campestri.

♦ energy drink in italiano si può dire più chiaramente bevanda (o bibita) energetica, energizzante, tonificante, stimolante, rinforzante, vitaminica, che contiene sostanze vitaminiche come ginseng, guarana, caffeina… quindi anche un integratore.

♦ engineering in italiano si può dire più chiaramente ingegneria, progettazione e anche produzione e verifica di impianti, macchine o processi industriali basati sull’ingegneria, quindi la progettazione tecnica, l’organizzazione della produzione.

♦ enter, nelle tastiere, in italiano si chiama invio o (tasto di) conferma.

♦ entertainer in italiano si può dire più chiaramente intrattenitore o animatore e indica chi negli spettacoli intrattiene il pubblico in modo brillante e divertente, quindi può anche essere un presentatore.

♦ entertainment in italiano si può dire più chiaramente intrattenimento e indica un genere di spettacoli o di prodotti divertenti, di intrattenimento leggero, quindi di svago.

♦ entry level, riferito a prodotti spesso elettronici, in italiano si può dire più chiaramente (modello) di base o economico e indica il modello più semplice, di fascia bassa, senza fronzoli o senza accessori supplementari.

♦ environment (lett. ambiente) in italiano corrisponde a un ambiente (allestimento o spazio espositivo) coinvolgente, interattivo, multimediale, potenziato, tecnologico, per esempio quello di una mostra dove lo spettatore non è passivo, ma vive un’esperienza immersiva, totale (attraverso schermi, effetti sonori, luci…).

♦ e-paper  in italiano si può dire più chiaramente inchiostro elettronico.

♦ e-procurement in italiano si può dire più chiaramente approvvigionamento elettronico e indica le procedure per l’acquisto in rete di beni e servizi, e dunque le tecnologie (protocolli o procedure) di acquisto virtuali, i sistemi di compravendita elettronica, virtuale o in rete.

♦ e-publishing in italiano si può dire più chiaramente editoria in rete.

♦ e-reader è l’abbreviazione di ebook-reader (->), cioè un lettore.

♦ eros center in italiano si può dire più chiaramente centro (locale, struttura) erotico, cioè dove è possibile consumare rapporti sessuali a pagamento, e senza edulcorazioni ed eufemismi anglicizzati corrisponde a una casa di prostituzione, un bordello, un casino o un postribolo.

♦ esc, nelle tastiere, è l’abbreviazione di escape (->), cioè il tasto di uscita.

♦ escalation (lett. scalata) in italiano si può dire perfettamente aumento progressivo, crescita graduale o esponenziale, intensificazione (per es. della droga o di un qualunque fenomeno sociale), e dunque può essere spesso meglio rimpiazzato da il crescendo, l’intensificarsi, l’incremento, l’esplosione o il dilagare di un fenomeno e, in senso negativo anche la spirale (la spirale della droga).

♦ escape, nelle tastiere (abbreviato anche in esc), in italiano è il tasto di uscita, e in generale indica il comando per uscire da un programma, l’uscita dal programma o l’annullare (o annullamento) dell’ultimo comando.

♦ escort (lett. accompagnatore) un tempo indicava chi (uomo o  donna) accompagnava dietro compenso qualcuno in occasioni mondane o in viaggi (escort turistico), ma dagli anni Duemila la parola a un’accezione quasi esclusivamente femminile, accompagnatrice, che è diventata un sinonimo eufemistico di  prostituta di lusso, che oltre al ruolo di accompagnatrice è disponibile anche a prestazioni sessuali.

♦ e-shopping in italiano si può dire più chiaramente acquisti (compere, spesa)  in rete, via internet, e talvolta è anche sinonimo di e-commerce (->), cioè commercio elettronico.

♦ e-signature in italiano si può dire più chiaramente firma elettronica.

♦ establishment in italiano si può dire più chiaramente classe dirigente,  e indica chi detiene il potere politico o economico, e quindi per estensione il potere (costituito), il sistema, le istituzioni, la dirigenza, i vertici, la gerarchia (istituzionalizzata).

♦ e-store in italiano si può dire più chiaramente negozio virtuale, punto vendita in rete.

♦ eurobond in italiano si può dire più chiaramente eurobbligazione.

♦ evergreen (lett. sempreverde) in italiano si può esprimere più chiaramente con intramontabilesempre di moda (o attuale), sempreverde, riferito a persone e a cose, per esempio a brani musicali, e quindi anche un classico.

♦ e-voting in italiano si può dire più chiaramente voto elettronico.

♦ e-work in italiano si può dire più chiaramente telelavoro.

♦ e-worker in italiano si può dire più chiaramente telelavoratore.

♦ executive in italiano si può dire più chiaramente dirigente (o quadro aziendale) di solito di alto livello, e quindi alto funzionario, chi ha poteri operativi, per cui per es. anche l’amministratore delegato. Come aggettivo si riferisce a volte a ciò che riguarda gli uomini di affari, per es. una valigetta executive, cioè aziendale (per es. una ventiquattrore), oppure un jet executive, cioè un aereo privato dirigenziale, di rappresentanza (aziendale); un ♦ executive office è un ufficio amministrativo.

♦ exit poll (lett. voto all’uscita) è un’espressione entrata in uso senza molte alternative, ma si può esprimere in italiano con sinonimie secondarie come sondaggio a caldo, sondaggio (basato) sulle dichiarazioni di voto all’uscita dei seggi.

♦ exit strategy in italiano si può dire più chiaramente piano (o strategia) di uscita, riferito per es. all’uscita da conflitti bellici contenendo i danni (economici, di vite o di immagine).

♦ expertise in italiano si può dire più chiaramente esperienza, competenza, conoscenza specifica (o specializzazione), retroterra culturale, e anche un’abilità, o l’insieme delle capacità; a volte indica una certificazione (di autenticità o di valore, per es. di un’opera d’arte) quindi una perizia.

♦ export in italiano si può dire più chiaramente esportazione; ♦ export-import è il complesso delle attività di esportazione e importazione di un’azienda o di un Paese.

♦ extension (lett. estensione) in italiano si può esprimere con allungamento dei capelli, cioè l’applicazione di ciocche artificiali o naturali fissate ai capelli veri, e anche le ciocche innestate, artificiali, posticce , dunque si può dire anche estensione, innesto (delle ciocche).

♦ extra-large (abbr. in XL) in italiano è una taglia molto larga o grande degli indumenti di serie secondo la classificazione americana, cioè una taglia forte.

♦ extra-small (abbr. in XS) in italiano è una taglia molto piccola degli indumenti di serie secondo la classificazione americana.

♦ extra-time, nel linguaggio sportivo, in italiano si dice più chiaramente recupero o tempo di recupero.

♦ eyeliner in italiano indica il trucco (per il contorno) occhi, che è liquido si applica con un pennellino, al contrario della matita per gli occhi, che comunque genericamente può essere un sinonimo insieme a trucco occhi che è un’etichetta usata anche nelle profumerie per esporre questo tipo di prodotti.

♦ e-zine in italiano si dice più semplicemente rivista elettronica o digitale, telematica, in rete.

Fake news è l’anglicismo dell’anno?

 

Ogni anno, nei dizionari, vengono registrati numerosi nuovi anglicismi, ma non è facile stabilire esattamente quanti siano, perché le cose variano a seconda dei vocabolari e dei criteri lessicografici che vengono impiegati.

Ogni anno entrano nella nostra lingua dai 30 ai 74 anglicismi

Da un confronto tra gli anglicismi registrati nel Devoto Oli 1990 e quello del 2017, per esempio, si è passati da circa 1.600 a 3.500, il che porta a una media di 74 all’anno (se guardiamo ai dati grezzi). Dal confronto tra lo Zingarelli 1995 e 2017, invece, da circa 1.800 si passa a 2.750, e quindi la media è di 43 all’anno. L’analisi del Gabrielli 2011 e quello del 2015, vede invece un aumento da 2.428 a 2.547, e quindi una media di 30 all’anno (come ho provato a ricostruire nel grafico).

grafico entrata anglicismi

Queste differenze dipendono anche dai criteri lessicografici impiegati: è possibile fare di ogni anglicismo una voce (o meglio un lemma), come tende a fare il Devoto Oli  che per esempio registra computer art o computer music come voci a sé, oppure registrare queste due espressioni all’interno della voce computer, come fa lo Zingarelli, con il risultato che le locuzioni non sono considerate lemmi a sé stanti e i numeri cambiano.

Un altro modo per indagare sulla questione è quello di lanciare delle ricerche incrociate sugli archivi digitali utilizzando le datazioni, per esempio richiedendo tutti gli anglicismi del nuovo Millennio.

Se cerchiamo gli anglicismi del nuovo Millennio del Devoto Oli vediamo perciò che sono “solo” 509 (una media di 29 l’anno), mentre per lo Zingarelli sono 178 (circa 10 l’anno). Ma le ricerche per datazione non restituiscono dati attendibili: questo criterio di indagine presenta molte lacune, perché le datazioni indicate dai dizionari non corrispondono all’anno in cui il dizionario ha registrato la parola, bensì a quando la parola è comparsa nelle fonti scritte, il che è ben diverso. Per capirci: nel Devoto Oli 2017 le parole account e accountability sono datate rispettivamente 1984 e 1988, ma controllando sull’edizione del 1995 si vede che nessuna delle due era stata ancora registrata. Ciò è avvenuto successivamente. Il motivo è che, per entrare nel dizionario, una parola deve non solo circolare, ma anche stabilizzarsi; non deve essere un occasionalismo passeggero, ma deve avere una diffusione tale da farla ritenere destinata a durare. Per questo motivo alcune parole possono circolare anche per un decennio prima di essere annoverate. E così cd-rom, datato 1988, è stato registrato solo nel 2005, esattamente come blog, datato 2000. Dunque, questo criterio di ricerca fornisce numeri molto più bassi di quelli reali: account, accountability, cd-rom… di fatto sono stati inclusi nel nuovo Millennio, eppure dalle datazioni sembrerebbero essere lemmi del secolo scorso, quando erano in realtà poco più di occasionalismi non ancora stabilizzati.

Fatte queste precisazioni, e al di là delle datazioni indicate, in un dizionario entra una quantità annuale di anglicismi compresa tra 74 (media del Devoto Oli 1990-2017) e 30 del Gabrielli (media calcolata su soli 4 anni), e dunque da 6 a 2,5 al mese. Ma fuori dai dizionari la nuvola delle parole inglese che ci avvolge è più vasta.

Qual è l’anglicismo dell’anno?

Mi chiedevo quale tra gli anglicismi non registrati dai dizionari si sia imposto nel 2017 con maggiore frequenza e pervasività.

Tra i più diffusi e coriacei c’è sicuramente black friday, apparso timidamente da qualche anno, emerso l’anno scorso, ma quest’anno esploso oltre ogni misura sulle vetrine dei negozi, al punto che è ormai impossibile che non venga registrato dai dizionari futuri. Eppure, a pelle, l’anglicismo più pervasivo è un altro: fake news.

L’analisi degli archivi del Corriere della Sera è impressionante: dalle 13 occorrenze del 2016 si è passati a 410 del 2017 (a oggi, ma l’anno non è ancora finito), mentre le ricerche nelle pagine in italiano su Google presentano 68.600 pagine datate 2017 contro 85.100 nell’intervallo tra il 2000 e il 2016 (da spalmare su 16 anni!).

FakeNews

Se sul Corriere cerchiamo invece una delle possibili alternative italiane, per esempio bufale (pur tenendo conto dell’approssimazione dovuta alla sinonimia del termine che in qualche caso potrebbe indicare anche gli animali, invece delle false notizie), si vede che nel 2017 il termine ricorre 178 volte, mentre nel 2016 ricorreva 98 volte. In sintesi: fino all’anno scorso si usavano termini italiani, ma improvvisamente da quest’anno si è cominciato a dirlo in inglese, proprio mentre il tema delle bufale aumentava di rilevanza, soprattutto nei titoli dei giornali.

Questo fenomeno della “stereotipia” del linguaggio mediatico, che usa preferibilmente le stesse espressioni, invece di usare i sinonimi (il concetto di “stereotipia” nei media è stato enunciato da Maurizio Dardano, ne: Il linguaggio dei giornali italiani, Laterza, Bari-Roma, 1986, p. 236) non è dovuto certo alla mancanza di alternative (bufale, falsi, false notizie…) e nemmeno al solito “alibi” per cui l’inglese sarebbe preferito per la sua sinteticità (bufale è più corto di fake news, e in teoria dovrebbe essere più funzionale nei titoli dei giornali, che però preferiscono l’inglese).

I motivi sono altri, per prima cosa la preferenza nasce dal fatto che i giornali partono tutti dalle stesse fonti, per lo più americane, che tendono a ripetere senza porsi il problema di tradurle (per pigrizia o fretta), ma soprattutto perché l’inglese è una moda e suona più evocativo e funzionale alla diffusione delle novità. E se questa moda insensata non cambierà, continueremo a importare anglicismi in modo sempre più massiccio mentre l’italiano si trasformerà progressivamente sempre più in itanglese.

Se qualcuno ha da segnalare altri anglicismi più eclatanti di fake news, esplosi nel 2017, è il benvenuto: il titolo dell’anglicismo dell’anno è aperto!

 

PS
Le bufale o le notizie false non sono affatto qualcosa di nuovo: una delle più antiche si potrebbe individuare nella battaglia di Qadesh, nel 1200 a.C., che Ramses II presentò come la sua grande vittoria contro gli Ittiti attraverso un’epica pomposa e autocelebrativa rappresentata sui piloni dei maggiori templi egizi, anche se in realtà l’esito della battaglia fu un pareggio, e gli Egizi non ottennero affatto il loro scopo: il controllo della zona rimase ittita.

Caregiver? No grazie! E grazie a Enrico Mentana!

I mezzi di informazione sono i principali diffusori degli anglicismi, spesso immotivati, ne ho già accennato più volte, ma ieri sera il telegiornale di LA7 (edizione delle ore 20 del 27/11/2017) ha lanciato un segnale importante che suona davvero inedito nel panorama informativo.

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Enrico Mentana nell’edizione delle ore 20 del 27/11/2017 si impegna a non utilizzare il termine “caregiver”.

Enrico Mentana, nel riferire le misure della Legge di Bilancio a favore dei “caregiver”, ha contestato l’uso dell’anglicismo e si è impegnato a non usarlo mai con queste parole:

È stato varato piano di aiuto per chi si prende cura delle persone gravemente inferme che si trova in casa. “Si usa un termine terrificante inglese, caregiver, ma cercheremo di non usarlo mai, questa è una promessa che vi facciamo, perché non è difficile dire un aiuto, una sovvenzione, un’indennità per chi si occupa, per chi si prende cura, per chi bada alle persone inferme, lo possiamo dire molto più chiaramente in italiano.

Nel servizio di Marco Fratini che ne è seguito, questa linea editoriale è stata ripresa in modo encomiabile:

“… va detto che l’inedito suona bene, forte, credibile (…) e il frullatore della terminologia più o meno elettorale oggi scodella la misura caregiver, nome oscuro, per cui noi la chiameremo molto più italicamente: la misura del prendi cura. Sessanta milioni per tre anni destinati a chi in famiglia si prende cura di un familiare. (…) Si stabiliscono proprio testualmente interventi finalizzati al riconoscimento sociale ed economico per l’attività di cura non professionale del – così purtroppo lo chiamano – caregiver familiare. (…) Sì: può anche essere un contributo per assumere badanti, detto così è più easy, facile, unica digressione straniera accettabile per un tema così importante anche per chi l’inglese non lo sa.”

Questo modo di riportare la notizia, e questa attenzione per la chiarezza e la trasparenza suonano come un ritorno al giornalismo vecchia maniera cui non siamo più abituati, perché si sta sempre di più perdendo. Sembra un ritorno alla prima regola della buona comunicazione, che un tempo consisteva nell’usare il linguaggio più adatto al destinatario, ma che oggi si basa invece sull’imposizione dall’alto del gergo spesso inutilmente anglicizzato del mondo del lavoro, del nuovo politichese e della strategia commerciale degli addetti (il marketing).

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I titoli del tg LA7 del 27/11/2017 evitano volutamente il termine “caregiver”.

Gli altri anglicismi, nel corso del tg7 di ieri erano tanti… e questa accortezza è stata seguita solo per caregiver, però è apprezzabile il fatto che parlando delle liti tra Cinque stelle e Pd a proposito delle bufale, si sia usato l’italiano, affiancato all’inglese (cito: “bufale, le cosiddette fake news”).

La strategia di dirlo in italiano o per lo meno di affiancare gli anglicismi alle alternative italiane ogni volta che si impiegano dovrebbe essere sempre la buona regola da seguire. L’importanza delle traduzioni è fondamentale, e i mezzi di informazione hanno un’enorme responsabilità nel diffondere la lingua italiana, i neologismi, le espressioni e le parole più usate che poi vengono ripetute da tutti ed entrano così nell’uso. Un’attenzione maggiore per le parole utilizzate, e per come si utilizzano, potrebbe spezzare la moda, ridicola, assurda e deleteria, di ricorrere all’inglese con la frequenza attuale.

Spero che il segnale che si è visto ieri sera nell’informazione di Mentana non sia uno sprazzo, ma una prima presa di posizione per capovolgere quello sta accadendo e che è accaduto negli ultimi 30 anni nella nostra lingua.

Grazie Mentana e grazie al tg di La 7.

Oltretutto esiste un gran parte di cittadini, consumatori ed elettori che non ne può più dell’abuso degli anglicismi. E intercettare questa fetta di mercato sempre più larga può essere conveniente, oltre che giusto.

Black Friday, il venerdì nero… della lingua italiana

Oggi, 24 novembre 2017, c’è stato il Black Friday, letteralmente il venerdì nero, il giorno di sconti con cui negli Stati Uniti, ma ormai anche in Italia, si apre la stagione natalizia dei regali. E così ho fatto un giro a fotografare le vetrine di corso Buenos Aires a Milano, una delle vie delle compere, o dello shopping, per chi non è più avvezzo alle alternative italiane.

Ecco le offerte per esempio di Yamamay, Vodafone, Swatch, Roberta Biagi, Kasanova, Carpisa, Geox, Euronics (tutte le foto sono state scattate realmente oggi)…


ma ce ne sono tante altre di marchi italiani da Benetton a Broggi che hanno usato la stessa espressione.

In Feltrinelli vedo la vetrina con scritto Black Week, che non è il contrario della settimana bianca, significa che da un solo, misero venerdì si passa a un’intera settimana di sconti! Entro e scopro che anche il mio Diciamolo in Italiano è in offerta. O forse dovrei dire in black, come il mio umore?

Gli sconti spesso si prolungano, e così il friday diventa un venerdì lunghissimo, che travalica i confini del calendario per durare almeno un fine settimana ed estendersi anche per giorni e giorni! E infatti, in molte vetrine è specificato che il venerdì dura fino a domenica, o only for the weekend, per essere ancora più chiari; altre volte, invece, è iniziato già da qualche giorno.

I più precisini preferiscono parlare di Black Weekend o usare simili varianti che si possono aggiungere o sostituire a friday/venerdì, mentre i più creativi si spingono al black fridays al plurale o ai black friday days!

Poi c’è chi specifica, come fosse un’eccezione, che il venerdì nero vale solo per oggi.

Molti creano variazioni e personalizzazioni tutte basate sull’inglese, e c’è chi augura good friday o happy friday come fosse una festa tradizionale e bellissima…

Ci sono black friday di lusso e altri più semplici, fatti con la stampante o persino a mano. Tutto pur di partecipare in qualche modo…

 

Ma qualcuno che lo dice in italiano ci sarà?

A parte qualche catena (come Upim e qualche altra che non espone nulla solo perché ha in atto già altri sconti pregressi) che non partecipa a questo venerdì di sconti o giornate di sconti, promozioni, offerte, saldi prenatalizi, scontissimi, affaroni… o cumunque li si potrebbe chiamare, solo  Zara e Prenatal hanno optato per non usare l’anglicismo. E li ringrazio molto.

Solo pochi anni fa black friday era un’espressione sconosciuta, oltre che inutile. Temo che da oggi (o forse dall’anno scorso?) diventerà uno dei tanti anglicismi considerati necessari o insostituibili. Non perché ci manchino le parole, né i venerdì, ma per molti altri motivi, tra cui non bisognerebbe trascurare l’idiozia.

 

L’itanglese imposto dall’alto: Kiss&Ride, Kiss&Fly, Kiss&Go… e tanti baci all’italiano

Kiss and cry, nel gergo dei pattinatori su ghiaccio, indica l’angolo dove gli atleti aspettano con gli allenatori il verdetto dei giudici, in attesa del pianto di gioia o disperazione a seconda dei risultati. È anche il titolo di un recentissimo film, e visto che ormai da anni la tendenza è quella di non tradurre più i titoli dei film americani, accogliamo anche questa nuova bellissima espressione nella nostra lingua, e mettiamola accanto a tutte le altre simili, che si moltiplicano sempre più, a partire da Kiss and ride.

Grazie, Ferrovie dello Stato, delle aree Kiss&Ride e di tutti gli altri anglicismi!

kiss&rideNel 2014, con l’apertura dell’alta velocità della stazione di Bologna, ha fatto molto discutere l’inaugurazione dell’area Kiss&Ride, che con un termine tecnico si dovrebbe chiamare ZTC, cioè Zona a Traffico Controllato, ma letteralmente è bacia e viaggia, e indica un’area di sosta limitata, o di fermata breve, dove è possibile accompagnare e salutare chi è in partenza parcheggiando gratuitamente per una decina di minuti. Fino a pochi anni fa l’espressione inglese risultava incomprensibile ai più, soprattutto perché il verbo to ride, non è conosciuto e utilizzato in italiano. In inglese significa prevalentemente cavalcare, e dunque per estensione viaggiare su un veicolo, ma ha anche ambigue accezioni sessuali (come il nostro cavalcare) e può generare doppi sensi imbarazzanti. Negli Stati Uniti, invece, l’espressione si era diffusa negli anni Cinquanta, anche se attualmente sembra che non sia molto in voga.

L’anno precedente, nel 2013, era stata inaugurata nella stazione di Padova un’area con la stessa funzione, denominata però Only kiss + park, e cioè kiss and park, forse più comprensibile, ma che non ha avuto lo stesso successo di quella di Bologna che è poi diventata il modello linguistico esportato anche in altre stazioni, perché alle ferrovie italiane poco importa di quello che pensano i viaggiatori e anche della chiarezza delle proprie scelte comunicative. Il nuovo linguaggio scelto e imposto dalla nuova dirigenza è l’itanglese. Le vecchie classi e tariffe dei biglietti sono state sostituite dalle nuove premium, business ed economy; l’azienda si vanta di aprire help center per la customer satisfaction, al posto di punti di informazione per i propri clienti; tra i nuovi progetti varati spiccano quello tecnologico denominato “Traveling companion” (probabilmente si vergognano di usare un banale e comprensibile compagno di viaggio) o “Women in Motion”: “la campagna di diversity management sostenuta dal Gruppo FS Italiane e patrocinata dal Ministero dell’Istruzione”, per colmare il “gap” della presenza femminile nel personale, e stabilire “un target numerico esplicito per la presenza delle donne (…) pari al 20% nel management di Line e al 30% nel management di Staff.”

Grazie, Ferrovie dello Stato, per il vostro linguaggio così moderno e internazionale! Grazie per imporci e costringerci a digerire i vostri anglicismi e a contribuire al regredire dell’italiano! Un tempo la prima regola della buona comunicazione era quella di usare parole comprensibili al destinatario. Adesso, invece, al destinatario bisogna imporre il linguaggio dei grandi geni del markeTTing, che piaccia o meno!

E così, dopo soli 3 anni, queste espressioni che prima suonavano astruse cominciano a circolare. Ancora qualche tempo e le cominceremo a usare anche noi sudditi-consumatori nella vita di tutti i giorni. E poi, piano piano, ci abitueremo a dirle solo in inglese, e a dimenticare le alternative così ridicole e obsolete che appartengono alla nostra lingua.

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L’area Kiss&Fly dell’aeroporto di Bologna (foto di Bruna Zambrini).

Grazie delle aree Kiss&Fly e Kiss&Go negli aeroporti!

Anche gli aeroporti da qualche anno si sono adeguati a questo linguaggio, inaugurando le aree kiss and fly, o kiss and go, a seconda delle città. L’aeroporto di Malpensa resiste incredibilmente all’anglicismo con un encomiabile Area 10 minuti, mentre quelli di Olbia, Cagliari, Brindisi o Bologna hanno scelto Kiss&Fly, e Fiumicino ha optato per Kiss&Go.

E così le nuove segnaletiche e i nomi che suonano inglesi, ortodossi o di fantasia, si moltiplicano. Se un tempo i cartelli stradali erano in italiano, oggi la tendenza è quella di passare all’inglese, alla faccia della trasparenza! Anche perché dietro queste aree di baci, ci sono le polemiche sulle multe: i sistemi automatici di controllo sono severissimi e basta qualche secondo in più rispetto ai 10 o 15 minuti previsti, per vedersi recapitare multe molto salate.

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Va detto che il fenomeno non è soltanto italiano, l’inglese globalizzato avanza e si impone sulle lingue locali anche altrove (ma di solito in modo meno significativo): kiss and fly si ritrova per esempio all’aeroporto di Nizza, kiss and goodbye è stato avvistato in Danimarca, kiss and ride si trova in Austria o in Germania, anche se le ferrovie tedesche hanno dovuto fare retromarcia per le proteste dei cittadini e dei consumatori che, esasperati dagli anglicismi, sono riusciti a fare cambiare la comunicazione dell’azienda tedesca che ha eliminato una gran quantità di anglicismi.

Dalle stazioni alle scuole?

La diffusione di queste espressioni non è qualcosa di isolato, dopo un primo timido apparire sotto forma di occasionalismi spesso si stabilizzano e addirittura si moltiplicano a catena, e così nel 2015 il kiss and ride ferroviario ha cominciato a estendersi e ad applicarsi anche al problema della sosta dei genitori davanti alle scuole, per esempio in un progetto presentato al comune di Milano, che perlomeno è stato affiancato da una spiegazione comprensibile: un bacio e vai, una traduzione transitoria, fino a che non sarà più necessario tradurla e si potrà finalmente passare al solo in inglese.

Grazie anche a Milano! Sei la capitale dell’itanglese e ci stai insegnando a utilizzare questa nuova lingua in modo sempre più esteso. Presto la Milano da bere degli anni Ottanta sarà solo un ricordo, sarà forse sostituita da un bel to drink, per la gioia dei wine bar che si stanno moltiplicando, e kiss…à, anche da un bel kiss…nefrega dell’italiano.