Interferenza linguistica [4] Tutti i tipi di forestierismi

Una lingua viva cambia continuamente e si evolve con il mutare dei tempi, ed è un bene che lo faccia, altrimenti perderebbe la sua capacità di descrivere il presente e morirebbe.

Questa evoluzione consiste non solo nella capacità di creare neologismi, ma anche di assorbire gli influssi che vengono da fuori. Nel corso della storia, l’italiano si è sempre arricchito di parole straniere, dal francese, dallo spagnolo, dall’arabo e da ogni altra lingua.

E allora dov’è il problema degli anglicismi?

La risposta è semplice:
♦ il loro numero sproporzionato e
♦ la loro frequenza d’uso sempre più ampia,
due fattori innegabili che stanno stravolgendo il nostro lessico e trasformando l’italiano in itanglese.

Dopo avere mostrato l’inconsistenza e l’inutilità delle classificazioni dei forestierismi in
prestiti di lusso e di necessità,
prestiti insostituibili, utili e superflui
prima di introdurre un diverso criterio di classificazione che sia più utile, misurabile e oggettivo, vale la pena di riassumere le possibilità logiche e storiche che permettono a una lingua di evolvere.

1) Importare un forestierismo senza adattamento per colmare una lacuna linguistica
non è la sola scelta possibile, come ci vorrebbe far  credere chi parla di prestiti di “necessità”, “insostituibili” o addirittura “intraducibili”. Si può anche:
2) creare un neologismo (autoctono = italiano, e non alloglotta = importato, per es. apericena di fronte a happy hour);
3) adattare al suono italiano (cioè italianizzare, es. bondaggio da bondage);
4) tradurrre (es. mi piace al posto di like);
5) usare una parola già esistente ampliandola di nuovi significati (es. sito, per influsso di site inglese, nell’era di Internet subisce un allargamento di significato, da luogo fisico a luogo virtuale in Rete).

Il problema è che queste alternative oggi non sono più praticate, sembrano essere decadute, e il risultato è che l’evoluzione (o involuzione a seconda dei punti di vista) dell’italiano procede quasi esclusivamente attraverso l’importazione non adattata di anglicismi che sono perlopiù impiegati e preferiti anche in presenza di alternative italiane (che di conseguenza tendono a regredire e a diventare obsolete).

I neologismi del nuovo Millennio sono in prevalenza anglicismi

Dallo spoglio del Devoto Oli 2017 risultano 1.049 parole datate XXI secolo, di cui 509 (quasi la metà) sono parole inglesi. Se includiamo anche le parole semiadattate dall’inglese come customizzare, downloadare, googlare, hackerare, switchare, twittare e ritwittare, whatsappare  e qualche altra decina, vediamo che ben più della metà dei neologismi sono inglesi.

Un confronto con le altre lingue è significativo. Nel nuovo Millennio sono entrate:
14 parole dal giapponese,
12 parole dal francese,
5 parole dallo spagnolo
0 parole dal russo e dal tedesco.

E i neologismi italiani di che tipo sono?
Sfogliando l’elenco delle nuove parole italiane (come ecovettura, enopirateria, grillino, pizzata, squillino, tesoretto…) salta all’occhio in modo evidente che la maggior parte riguardano questioni “interne”, e sono quasi del tutto assenti i termini per indicare le cose nuove (che sono quasi sempre inglesi con qualche eccezione come geolocalizazzione o teleprenotazione).

Tra le pochissime eccezioni di neoconiazioni italiane al posto degli anglicismi si può segnalare la comparsa di apericena al posto di happy hour, ma non c’è molto altro (colanzo al posto di brunch, benché presente sui mezzi di informazione, non è stato registrato).

In conclusione: complessivamente l’italiano non è in grado di inventare neologismi per adeguarsi ai cambiamenti e stare al passo con i tempi o con l’innovazione tecnico-scientifica, e nella grandissima maggioranza dei casi evolve ricorrendo solo a termini inglesi. Se questa tendenza non si spezza, presto diventerà una lingua incapace di esprimere il contemporaneo che si potrà dire soltanto in itanglese.

Adattare e italianizzare? Per carità! Che vergogna!

La tendenza a italianizzare le parole è un fenomeno antico e un tempo istintivo. Londra (London) e il Tamigi (Thames), per esempio, mentre Nuova York, dove l’aggettivo serviva a distinguere la città americana dall’omonima inglese, è ormai New York sin dalla fine dell’Ottocento. Se una volta si aggiustavano al nostro suono (in modo esagerato) persino alcuni nomi propri (Tommaso Moro invece di Thomas More) oggi non lo si fa più, e tende a scomparire anche l’adattamento dei nomi comuni che fino al secolo scorso era abbastanza diffuso e normale (rivoltella da revolver, pigiama da pyjamas, gincana da gymkhana e gol da goal).

Tra i neologismi del Devoto Oli 2017 non si trovano adattamenti e italianizzazioni, con l’eccezione di blogosfera sul modello dell’inglese blogosphere e poco altro. I pochi adattamenti di oggi, di solito provengono dal basso, ma appartengono esclusivamente al gergo parlato della Rete e sono ironici o scherzosi, oltre che sporadici e fuori dai testi ufficiali, per es. ti lovvo, facciabuco o faccialibro al posto di Facebook, il tubo invece di YouTube, o lo scherzoso topo invece di mouse. Viceversa, oggi i mezzi di informazione si vergognano di “storpiare” la purezza dell’inglese, che invece preferiscono statisticamente (leader al posto di capo, pusher per spacciatore, fake news per bufale…) e ostentano più che possono.

In conclusione: italianizzare e adattare l’inglese ai nostri suoni è oggi un fenomeno sempre più raro, al contrario di quanto avviene per es. nella lingua spagnola. Se continueremo a vergognarci di questa strategia che storicamente ha generato numerosi adattamenti, l’importazione delle parole inglesi non adattate o le loro reinvenzioni all’italiana (baby gang, fidaty card…) si amplierà in modo sempre più profondo.

Traduzioni e calchi? Sembra sia meglio evitarlo…

Le traduzioni dei forestierismi sono definite dai linguisti calchi strutturali o formali, perché ricalcano la struttura originaria di una parola con elementi autoctoni che ne riproducono forma e significato.

Possono essere rovesciati per meglio rispondere alla logica italiana (key word diventa parola chiave, brain drain diventa fuga di cervelli, basket-ball diventa pallacanestro) oppure perfetti quando l’ordine delle parole è mantenuto come nell’inglese (pubbliche relazioni e public relations, videogioco e videogame, supermercato e supermarket), ma in tutti i casi si tratta di adattamenti invisibili che non sono percepiti come corpi estranei.

Ma, ancora una volta, esaminando i neologismi del Duemila del Devoto Oli 2017 queste traduzioni non ci sono, e le uniche registrate sono mi piace al posto di like, riferito alla funzione delle reti sociali, e la bomba tagliamargherite che ricalca fedelmente l’anglicismo daisy cutter.

In conclusione: anche la traduzione (o il calco) delle parole inglesi è sempre più in declino, con il conseguente ricorrere agli anglicismi non integrati. Continuiamo a preferire l’inglese, e per es. la frequenza di parole come hater o influencer è molto più alta delle traduzioni come odiatore o influente anche se questi esempi sono al confine con gli allargamenti di significato.

Calchi semantici e allargamenti di significato

I linguisti chiamano calchi semantici l’estensione del significato di parole che già esistono, ma che si arricchiscono di una nuova accezione per l’influsso di un forestierismo.

Per esempio realizzare, che originariamente voleva dire solo rendere reale (“ho realizzato un prototipo”), per l’interferenza di to realize oggi si impiega anche nel senso di rendersi conto, accorgersi (“ho realizzato di aver sbagliato strada”). E così radicale, un tempo interpretato alla francese come sinonimo di liberale, diventa sempre più spesso estremista, all’inglese; digitale, derivato da dito (“le impronte digitali”), per l’effetto dell’informatica si trasforma in un dato registrato con la logica binaria del calcolatore (in inglese digit è cifra); basico, in chimica il contrario di acido, passa a significare di base; e intrigante (cioè avvezzo a compiere intrighi, trame e congiure) si capovolge in stuzzicante e coinvolgente. Altre volte questi anglicismi camuffati derivano da quelli che si chiamano falsi amici, cioè parole dal suono simile ma dal significato differente, per esempio singolo (unico) diventa celibe o scapolo per l’analogia con single; autorità (colui che detiene il potere) diventa un organismo di controllo (l’autorità della privacy, per l’influsso di autorithy), mentre il baco informatico (in inglese bug, cioè cimice) è una traduzione approssimativa, basata sulla somiglianza fonetica.

Se guardiamo il significato di parole esistenti come odiatore o influente nel Devoto Oli 2017 vediamo che mancano gli allargamenti di significato che invece hanno assunto i corrispondenti hater e inluencer, parole del tutto equivalenti che però nell’acclimatarsi in italiano hanno assunto l’accezione riferita alla Rete, che invece non è indicata per i corrispettivi italiani, il che, a mio avviso, è una grossa lacuna del dizionario che inserisce gli anglicismi, ma non ritocca le voci autoctone. Esattamente come la definizione generica di autoscatto è ferma al dispositivo per fotografare sé stessi, mentre selfie, del tutto equivalente, include i riferimenti alla Rete e alle nuove tecnologie.

In conclusione: sembra proprio che nell’italiano del nuovo Millennio gli allargamenti di significato siano abbastanza diffusi per l’effetto dei falsi amici (realizzare, singolo, radicale…) ma siano abbastanza rari ed evitati nel caso dei corrispondenti italiani autonomi (odiatore, influente, autoscatto…).

Se non si creano neologismi, se non si italianizzano le parole, se non si traduce, se non si allargano i significati delle nostre parole… l’unica evoluzione dell’italiano passa per l’importazione dell’inglese e il futuro della nostra lingua sarà l’itanglese.

E tornando ai criteri di classificazione dei forestierismi, credo che un buon approccio sia quello di dividerli in forestierismi compatibili e integrabili con il nostro sistema morfosintattico e forestierismi che lo violano, dunque corpi estranei, che non sono un problema in sé (l’epoca del purismo è finita) ma diventano un problema quando il loro numero e la loro frequenza è tale da snaturare il nostro lessico.

(continua)

Interferenza linguistica [3] – Forestierismi insostituibili, utili e superflui: una distinzione che non porta a nulla

Se classificare i forestierismi attraverso le categorie di “prestiti di necessità” e “di lusso” è un criterio che non funziona, anche la sua variante che propone una tripartizione in forestierismi insostituibili, utili, e superflui, non è convincente, è poco utile e soprattutto soggettiva e per nulla scientifica. Questo approccio è stato impiegato per esempio da Giovanni Adamo e Valeria Della Valle in Le parole del lessico italiano (Carocci Roma, 2008) ed è ispirato a un criterio di buon senso e generico, ma che non trova un’applicazione praticabile.

I forestierismi “insostituibili” (come quelli “di necessità”) non esistono da un punto di vista logico: nulla è insostituibile (= che non è possibile sostituire), al massimo sono “insostituiti”, cioè non sono stati sostituiti per altri motivi che non dipendono da un’impossibilità logica, ma dall’uso storico e da altre variabili sociali. Tra questi “insostituibili” ci sarebbero per es. bar, che all’epoca del fascismo avrebbero voluto sostituire con alternative come “mescita” o “qui si beve” (dunque sono perfettamente sostituibili in senso logico) che non hanno mai attecchito e che oggi suonano ridicole ma soprattutto richiamano spettri del passato di cui non possiamo che vergognarci. Oppure computer, che oggi è sempre meno sostituibile, ma fino agli anni Novanta era normalmente sostituito da calcolatore, elaboratore e altre varianti decadute.

Anche il concetto di “utili” è molto discutibile, tra questi ci sarebbero parole come email o autobus che corrispondono a “formule denominative” cui ci adeguiamo senza sforzi, di uso internazionale, ma “l’utilità” di scegliere gli anglicismi invece di posta o di torpedone, ancora una volta è soggettiva e non risponde ad alcun criterio misurabile e quantitativo. Quanto ai forestierismi “superflui” è un’altra etichetta di cui mi sfugge l’applicazione: leader o meeting sono parole perfettamente superflue visto che abbiamo capo, riunione e tantissime sinonimie, eppure sono molto diffusi e comprensibili a tutti, sono nell’uso e dunque il loro essere “superflui” non implica certo che non si debbano usare.

Applicando questa classificazione ai casi singoli si vede benissimo quanto sia poco produttiva: non è possibile dividere i forestierismi in queste tre categorie in modo oggettivo e condiviso, e chi lo fa ogni volta suscita un vespaio di opinioni differenti. Una parola come smartphone è insostituibile, utile o superflua? E selfie? O shopping, babysitter e privacy? Come per le antinomie della ragione di Kant, davanti a queste domande la gente comune e gli studiosi non raggiungeranno mai un accordo che possa portare a liste rigorose e oggettive.

Questo criterio, come quello di dividere i forestierismi con etichette estetiche, in belli ed evocativi oppure orribili e insopportabili, non produce nulla di fertile o di quantificabile, è poco più di un’opinione che dipende dalla sensibilità personale e dai momenti storici. E per di più è una categorizzazione che, proprio perché è fumosa, viene spesso utilizata per giustificare la volontà di usare un anglicismo spacciandolo come insostituibile, intraducibile o necessario. Invece, per citare Roberto Gusmani:

Ogni lingua ha a disposizione due mezzi di innovazione: quella autonoma che si riallaccia al  patrimonio della stessa lingua e quella alloglotta: la via scelta di volta in volta è determinata da un complesso di fattori variabili” che, aggiungo io, non dipendono certo dall’utile, il superfluo o l’insostituibile.

[Roberto Gusmani, Saggi sull’interferenza linguistica, 2° edizione accresciuta, Le Lettere, Firenze, 1986, p. 14].

Allora, in questo panorama di approcci che mi paiono poco proficui, voglio introdurre anche io un criterio per dividere i forestierismi, esotismi o comunque si voglia dire, in categorie, che però ha il vantaggio di essere perfettamente misurabile e oggettivo, oltre ad avere un’applicazione pratica utile.

Ma prima di farlo è necessario definire esattamente cosa sia un forestierismo e quali tipologie di forestierismi esistano…

(continua)

Interferenza linguistica [2] – Prestiti di lusso e di necessità: una distinzione che non sta in piedi

Se la definizione di “prestito linguistico” ha i suoi limiti, la classificazione dei forestierismi in “prestiti di necessità” e di “lusso” fa acqua da tutte le parti.

Questa distinzione risale almeno alle considerazioni del 1913 dello svizzero Ernst Tappolet, ma continua a essere riproposta anche oggi da studiosi seri ed è piuttosto diffusa in moltissimi testi di linguistica. Parte dal presupposto (a mio avviso improponibile) che ci siano parole che importiamo perché non ne abbiamo di nostre per descrivere qualcosa che prima non c’era – per esempio boomerang –, e altre che invece sarebbero una scelta, e quindi un doppione di lusso anche in presenza di un equivalente indigeno, per esempio bodyguard invece di guardia del corpo. Ma è una prospettiva molto debole e difficilmente difendibile.

Un altro linguista svizzero, Reto Bezzola, già nel 1925 preferiva distinguere i “prestiti di comodità“, che non vengono tradotti per pigrizia e perché è più facile usare una parola straniera che inventarla, e quelli che hanno semmai un “valore affettivo” superiore ai nostrani.  Altri autori hanno mostrato che importiamo i forestierismi più che altro per moda (Carlo Tagliavini preferiva parlare di “prestiti di moda”), fascino o prestigio. Se la stessa nozione di “prestito” è molto discutibile, quella di “necessità” è ridicola, e come ha osservato il linguista Paolo Zolli, non esiste:

“Ogni lingua possiede i mezzi per indicare nuovi oggetti o nuovi concetti senza ricorrere a parole straniere, tant’è vero che se il francese ha accolto la voce tomate (di origine azteca), l’italiano per denominare lo stesso prodotto ha preferito servirsi della perifrasi pomodoro.”

Paolo Zolli (1976), Le parole straniere, seconda edizione a cura di F. Ursini, Zanichelli, Bologna, 1991, p. 3.

Nel XVI secolo, all’epoca dei grandi viaggiatori e della scoperta di nuovi mondi da parte degli europei, furono importate moltissime cose nuove (animali, piante, frutti, alimenti…) e queste cose ebbero nomi nuovi. Se francesi, inglesi, spagnoli e tedeschi usarono la voce tomate per indicare i pomodori, in Italia si affermò la metafora del pomo d’oro, che con il tempo fu sempre più percepito come una parola tutta attaccata. Viceversa, se in italiano o in spagnolo si è affermata la radice di derivazione amerinda patata, i francesi l’hanno chiamata pomme de terre, cioè mela di terra.

Questi due esempi storici sono molto significativi: dov’è la “necessità” di importare una voce così com’è senza adattamenti?

Non esistono prestiti di necessità, né parole insostituibili o intraducibili

I cosiddetti “prestiti di necessità” non hanno alcun fondamento, né storico né logico. Davanti a un termine che non c’è, oltre a

♦ 1) importare un forestierismo senza adattamento

è anche possibile:

♦ 2) creare un neologismo (come pomodoro),
♦ 3) italianizzare e adattare (come rivoltella sul calco di revolver),
♦ 4) usare una parola già esistente ampliandola di nuovi significati (navigare indica oggi non solo l’andar per mare, ma anche l’andare in Rete).

Affermare che ci sono parole “insostituibili” o “intraducibili”, come nel caso del prestito “di necessità”, è un’altra presa di posizione senza fondamento: presuppone che le alternative 2, 3 e 4 non esistano e che la sola via possibile, la 1, sia quella di importare una parola straniera così com’è, ma questa presa di posizione contiene una teoria e una visione del mondo che si vuole imporre.

Una parole come mouse, non è affatto intraducibile, né insostituibile, né di necessità. E infatti tutti lo hanno tradotto topo (souris in francese, raton in spagnolo, Maus in tedesco), ma in italiano nessuno può usare topo (se non in senso gergale parlato e scherzoso) e nessuno si è sognato di utilizzare una parola come per esempio puntatore, o di adattare il termine per es. in maus (si scrive come si legge) perché oggi ci vergogniamo di usare quest’ultima soluzione che una volta era istintiva, e che in Paesi come la Spagna è invece tutt’ora praticata con orgoglio.

Nel caso degli anglicismi, la verità è che non si vogliono tradurre, né adattare, né sostituire con allargamenti nostrani delle nostre parole, ma invece di dirlo ci si nasconde dietro l’alibi della necessità. Il ricorso all’inglese non è in sé condannabile in linea di principio né per purismo. Il vero problema è quello dei numeri: la quantità di anglicismi importata nell’italiano è tale che sta stravolgendo la nostra lingua e ci sta facendo scivolare verso l’itanglese, se non si cambia la mentalità e la moda.

Lusso o complesso di inferiorità?

Definire “prestiti di lusso” le parole di cui abbiamo già un equivalente italiano è una categoria poco stringente. Più che il lusso, le motivazioni sono altre. Preferiamo il suono inglese, consideriamo le parole inglesi come maggiormente evocative, di fascino, di moda e di prestigio. Spesso le reinventiamo (baby killer non esiste nei Paesi anglosassoni) o le ricombiniamo all’italiana (barwoman sul modello di barman, ma in inglese si dice barmaid), le abbreviamo, importiamo solo un significato o ne stravogliamo il significato originario, questo poco importa, l’importante è che suonino inglesi. Più che il lusso in questo fenomeno gioca un complesso di inferiorità culturale. E molte parole che inizialmente potevano essere etichettate come di “lusso” o come dei “doppioni” con il tempo si sono radicate e acclimatate al punto che sono diventate di “necessità” solo perché le alternative italiane hanno smesso di circolare o, peggio ancora, sono diventate obsolete e inutilizzabili. Fino agli anni Novanta si poteva parlare, e si era sempre parlato, di calcolatore o di elaboratore elettronico (anche di cervello elettronico, mentre computatore e ordinatore, registrati nei dizionari anche oggi, non hanno mai circolato troppo), ma oggi si può dire solo computer. Una parola “di lusso” che è finita per diventare “di necessità”, “insostituibile”, “intraducibile”. E che dire di completo, equipaggiamento o accessori di fronte ad outfit? Per quanto tempo potremo ancora utilizzare parole come trucco invece di makeup, parrucchiere invece di hair stylist, tesserino invece di badge e bufale al posto di fake news? Già oggi queste alternative italiane suonano come un modo di parlare attempato.

E allora, di fronte all’interferenza linguistica, sarebbe il caso di abbandonare il modello ingenuo e semplicistico del lusso e della necessità, superandolo come ha fatto Roberto Gusmani che ha ridefinito la questione per esempio con il concetto di integrazione – ossia adattamento e traduzione – e acclimatamento, e cioè quel processo per cui una parola non adattata si innesta tra quelle della lingua che la riceve non come una semplice aggiunta, ma assumendo un nuovo valore, sia rispetto alla lingua di origine, sia rispetto alle altre parole autoctone, che si ridefiniscono e riassestano davanti a un forestierismo. L’entrata di un anglicismo ridefinisce tutta l’area semantica delle parole italiane: non è vero che baby sitter è intraducibile perché rispetto a bambinaia denota una ragazza giovane che non lo fa di professione. Questa distinzione non esiste in inglese. E non è vero che selfie non è proprio la stessa cosa di autoscatto, etimologicamente hanno il medesimo significato, la verità è che per parlare delle nuove tecnologie si preferisce l’inglese e non si vuole ammettere un allargamento di significato di autoscatto in senso moderno, relegando l’alternativa italiana al vecchiume, fino a che non morirà per lasciare posto all’anglicismo.

Classificare un “prestito” come “di necessità”, “intraducibile” o “insostituibile” significa giustificare il ricorso agli anglicismi come un fenomeno necessario, dunque alimentarlo. Lo stesso si può dire della classificazione dei forestierismi in utili, insostituibili o superflui, un approccio poco proficuo, poco convincente e soprattutto molto soggettivo che serve da alibi per fare entrare un numero sempre maggiore di parole inglesi…

(continua)

Interferenza linguistica [1]: forestierismi, esotismi, xenismi, stranierismi, barbarismi o prestiti linguistici?

Ci sono tanti nomi per indicare i termini stranieri che circolano nella lingua italiana, nel gergo dei linguisti si parla per esempio di forestierismi o di esotismi, ma anche di xenismi e stranierismi.

Stranierismo è un termine ottocentesco che a dire il vero oggi non è molto utilizzato; xenismo (la sua occorrenza è così rara che non è documentata da Ngram) contiene la radice greca xénos = straniero e anche ospite, ma il termine arriva dal francese xenisme, non è registrato in alcun dizionario monovolume (Devoto Oli, Zingarelli, Gabrielli, Sabatini Coletti, Nuovo De Mauro), e compare solo nel vocabolario Treccani secondo il quale il significato denoterebbe i forestierismi di natura passeggera: gli xenismi sono parole straniere che circolano per brevi periodi ma non sono destinati a entrare stabilmente nell’uso, sono dunque occasionalismi o addirittura quelli che i linguisti chiamano hapax (legomena) e cioè parole che compaiono una sola volta, documentate da un solo esempio.

Forestierismi ed esotismi sono invece le definizioni che vanno per la maggiore.

In passato c’e chi ha questionato sulle sottili differenze tra esotismo, l’importazione di un “corpo estraneo” esotico che arriva da lontano, e forestierismo, che implicherebbe invece una continuità culturale e un reale scambio di popoli vicini, ma sono distinzioni cervellotiche poco proficue, e si può andare avanti a discutere sulla classificazione di ogni singolo caso senza mai giungere a una conclusione condivisa. Come per il sesso degli angeli. Naturalmente esotismo ha un’accezione non solo linguistica, per cui il suo uso si riferisce anche ad altri ambiti (le cose esotiche in generale).

forestierismi_esotismi_barbarismi_stranierismi
La frequenza delle parole esotismo, forestierismo, barbarismo e stranierismo secondo Ngram (periodo di riferimento: 1900-2008, al singolare e al plurale).

Le parole – e le classificazioni – non sono mai innocenti. Parlare per esempio di barbarismi, come si faceva in passato, oggi implica un giudizio purista intriso di xenofobia, e si riallaccia a certe prese di posizione antiche come quelle del Barbaro dominio di Paolo Monelli o di Mussolini che, volendo dire la sua, nel 1941 dichiarò di preferire barbarismo ed esotismo a forestierismo.

 

I limiti della definizione di “prestito linguistico”

Un’altra delle definizioni attualmente più in voga e quella di prestito linguistico.

Curiosa parola in uso tra i linguisti: la lingua che presta il vocabolo non ne rimane priva, e la lingua che riceve non e obbligata a restituirlo” notava Gian Luigi Beccaria già negli anni Ottanta.

Gian Luigi Beccaria, Italiano. Antico e nuovo, Garzanti, Milano 1988, p. 241.

Se fossero davvero prestiti si potrebbero anche restituire, è stato osservato ironicamente da tanti, e il problema del numero spropositato di anglicismi che sta portando il nostro lessico verso l’itanglese si potrebbe arginare facilmente.
La definizione di voci importate forse è più ragionevole, ma sia la teoria del prestito sia il concetto di importazione hanno qualche limite, visto il gran numero di eccezioni, pseudoesotismi, prestiti apparenti, o comunque li si voglia chiamare.

Un’espressione come vitel tonné, per esempio, suona come francese ma non lo è affatto, il vitello tonnato è una ricetta e un’espressione piemontese: in Francia non esiste né il vitel né il concetto di “tonnare” qualcosa. Il grammelot è un altro esempio di pseudogallicismo, si tratta di una parola che evoca il francese attraverso il suo suono, e Dario Fo, nel suo teatro, usava proprio il potere evocativo dei suoni al posto delle parole.

Venendo all’inglese, gli pseudoanglicismi sono davvero tanti, per esempio slip, pile, smoking… talvolta sono reinvenzioni o coniazioni autoctone che partono da parole inglesi ricombinate in modi che in inglese non esistono, e sono fenomeni internazionali, come autostop (al posto di hitch-hiking), footing (per jogging), recordman (record-holder) e tanti altri. Altre volte sono di matrice italiana come beauty case o autogrill (nome commerciale della Pavesi). Spesso usiamo parole inglesi con significati che non esistono nei Paesi anglosassoni, come mister con il significato di allenatore di calcio, o bomber nel senso di cannoniere. Oppure tronchiamo i termini inglesi (in nome del fatto che l’inglese dovrebbe essere una lingua dalla maggiore sinteticità) e diciamo basket (= cesto) per basketball cioè pallacanestro, spending invece di spending review, strip per striptease o toast anziché toasty, toastie o toasted sandwich; relaxing si trasforma in relax, bisexual in bisex, flirt in inglese è flirtation (o love affair) e un sexy shop sarebbe un sex shop. Molto spesso importiamo solo uno dei tanti significati delle parole in inglese e talvolta gli diamo una valenza che non ha in origine, e così usiamo shopping non come sinonimo di fare la spesa (anche al supermercato, come in inglese) ma come l’andar per vetrine alla ricerca di oggetti di lusso o di abbigliamento, mentre flipper diventa il biliardino elettronico, ma in inglese si dice pinball e i “flippers” sono soltanto le alette che servono a colpire la pallina.

E allora come si spiegano questi fenomeni all’interno della teoria del prestito? Sono prestiti errati? O forse il fenomeno dell’interferenza linguistica è qualcosa di ben più complesso?

Di certo, classificare i forestierismi attraverso le categorie di prestiti di lusso e di necessità, ancora molto in voga anche presso studiosi seri, è ormai improponibile e ridicolo…

(continua)

Anglicismi con la F

Aggiornamento 15 settembre 2018: questa voce è stata ampliata e corretta e si può consultare su AAA.italofonia.info, nel dizionario delle Alternative Agli Anglicismi.

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Il dizionario delle alternative agli anglicismi continua. Di seguito la lista di 199 parole inglesi che cominciano con la lettera F diffuse nella lingua italiana. Ogni anglicismo (o anglismo) è affiancato dalla traduzione, dalle alternative e dai sinonimi italiani, quando sono possibili, e viene spiegato e definito con lo scopo di rendere meno oscure le innumerevoli espressioni inglesi che circolano sui mezzi di informazione e che spesso non sono affatto comprese da tutti. Come per le altre lettere, si tratta di una prima bozza che tutti possono contribuire a correggere, migliorare e accrescere lasciando un commento o contattandomi.

Parole inglesi con la F: alternative italiane, spiegazioni, traduzioni e sinonimi (VI parte del Dizionario degli anglicismi)

(C) 2017-18 – Antonio Zoppetti

♦ fablab è una contrazione dell’inglese fabrication e laboratory, e in italiano si potrebbe indicare più chiaramente come laboratorio, officina (anche opificio, benché sia un termine di bassa frequenza) di fabbricazione digitale, o tecnologico visto che un fablab (registrato dai dizionari al maschile) è caratterizzato da sistemi di produzione informatizzati, basati spesso su stampanti 3D, e fornisce servizi personalizzati di fabbricazione digitale e dunque è una piccola fabbrica digitale.

♦ Facebook è il nome commerciale della più nota rete sociale e non ha certo bisogno di traduzioni. Tuttavia si può segnalare la circolazione scherzosa, in rete, di adattamenti all’italiana come facciabuco e faccialibro che però rappresentano solo un uso gergale, ironico o parodistico.

♦ face contouring, che a volte è decurtato semplicemente in contourig, in italiano è più chiaramente un trucco per il contorno viso, che si può rendere benissimo con contorno viso.

♦ facility management in italiano corrisponde alla gestione (management) di una struttura o servizio (facility) e si riferisce alla gestione, amministrazione o direzione degli immobili (per es. dei locali, degli edifici o dei luoghi di lavoro) oppure dei servizi secondari, cioè quelli a supporto dell’attività primaria dell’azienda (per es. la logistica). L’obiettivo è l’ottimizzazione, la manutenzione, la semplificazione, la massima efficienza, la riduzione dei costi, la tutela dei lavoratori…

♦ facility manager in italiano è il responsabile, direttore, capo (dei) servizi o di una struttura (caposervizi e capostruttura).

♦ fact checking in italiano si può meglio esprimere con verifica dei fatti o controllo delle fonti.

factor in italiano è il cessionario, il beneficiario di una cessione, il soggetto al quale viene ceduto un credito in un contratto di anticipazione crediti (-> factoring).

♦ factoring in italiano corrisponde alla cessione crediti, per esempio da parte di un’azienda che li cede a un’impresa che si occupa della loro riscossione assumendosi il rischio nel caso di insolvenze. Dunque è il trasferimento dei crediti da incassare, l’anticipazione crediti o l’anticipo su fattura da parte di una banca.

factory outlet in italiano è più chiaramente uno spaccio aziendale, un negozio (punto vendita, emporio, mercato) a prezzi di fabbrica.

♦ fading indica qualcosa che si affievolisce e, in elettronica, in italiano corrisponde a evanescenza, mentre nel linguaggio cinematografico si può dire più chiaramente dissolvenza.

♦ fair play, letteralmente gioco corretto o leale, in italiano si può meglio esprimere con lealtà, correttezza, o anche sportività, mentre in senso lato può corrispondere anche alla capacità di trattare gli altri nel modo dovuto, dunque l’essere a modo, il saper fare, il comportarsi nel modo giusto.

♦ fair value, letteralmente valore equo, indica la valutazione equa di un bene o di un servizio, quindi la giusta stima, il valore corretto, oggettivo, neutrale, congruo, di mercato.

♦ fake in italiano è più chiaramente un falso, una contraffazione, una bufala, uno scherzo o una burla, una notizia falsa, una frottola o un imbroglio, e anche utente che usa in rete una falsa identità, quindi un utente fasullo, farlocco.

♦ fake news in italiano sono più chiaramente le bufale, cioè le notizie (o informazioni) false, fasulle, manipolate, prive di autenticità, contraffatte, quindi le frottole spacciate per notizie: un imbroglio.

♦ fallout (to fall = cadere + out = fuori) in italiano si esprime meglio con pioggia o ricaduta radioattiva (riferito agli effetti che seguono l’esplosione di una bomba atomica), e in senso lato si può rendere con ricaduta, per es. riferito agli effetti (di solito positivi) di un’azione come una campagna pubblicitaria o altro.

♦ family business in italiano si può meglio rendere con impresa o società (a conduzione) familiare.

family friendly (cfr. friendly ->) in italiano si riferisce a qualcosa di pensato per o adatto alla famiglia, dunque ideale per la famiglia (per es. un film, un itinerario turistico…).

♦ family panel  in italiano è un campione (rappresentativo) della famiglia, nei sondaggi o nelle statistiche, quindi anche la famiglia tipo, modello.

♦ fan (abbreviazione di fanatic) in italiano si può benissimo esprimere  con sostenitore, ammiratore, appassionato, tifoso (soprattutto in senso sportivo), fanatico.

♦ fan club in italiano si può rendere anche con associazione (circolo, organizzazione, società) di appassionati, sostenitori, ammiratori, tifosi.

♦ fandom (fan = sostenitore + –dom = suffisso per indicare un insieme di persone) in italiano indica l’insieme (la comunità) di appassionati a qualcosa (per es. un genere come la fantascienza, o un personaggio come l’uomo ragno…) quindi indica gli appassionati, i fanatici, chi ha il pallino per un determinato settore.

♦ fanfiction (fan + fiction) in italiano indica una storia (un’opera, una trama) creata dagli appassionati di un genere o di un personaggio.

♦ fantasy in italiano è il genere (letterario o cinematografico) fantastico (lett.  di fantasia).

♦ fanzine, composto da fan + magazine = rivista, in italiano si può esprimere con l’adattamento fanzina, cioè un rivista rivolta agli appassionati (ammiratori o sostenitori) di un genere o di un personaggio.

♦ FAQ (acronimo di frequently asked questions) in italiano sono più chiaramente le domande (più) frequenti o ricorrenti.

♦ farmer market (o farmers’ market, lett. market = mercato dei farmers = contadini)  in italiano si può rendere più precisamente come mercato (diretto, senza intermediari) dei coltivatori, dal coltivatore al consumatore, mercato contadino.

♦ far west
(lett. lontano Ovest) indica i territori e l’epoca dei coloni ottocenteschi delle terre occidentali degli Stati Uniti in cui sono ambientati i film western, ma in senso figurato si usa per indicare le zone senza regole o dalle leggi proprie, spietate o non regolamentate: il far west del web cioè l’assenza di regole, l’anarchia; un clima da far west cioè senza ordine, per es. un territorio in mano alle bande della criminalità: far west a Bitonto (es. tratto dai giornali) cioè sparatoria; rissa da far west, cioè scazzottata selvaggia collettiva

♦ fashion in italiano è la moda, ma a partire dagli anni Settanta del secolo scorso l’anglicismo ha registrato una frequenza di anno in anno sempre più alta, comprendendo un serie di locuzioni molto estesa: es. old-fashion cioè qualcosa di classico, di intramontabile, che non passa di moda; modest fashion, cioè il settore della moda che produce abiti sobri e castigati per es. destinati al mondo musulmano. Come sostantivo, in italiano si può dire benissimo l’alta moda, o l’eleganza, mentre come aggettivo si può rendere perfettamente con di moda, alla moda, in voga, (molto) elegante (per es. un abito fashion), talvolta equivale anche a firmato, griffato. In certi contesti fashion ha anche un valore collettivo, e indica l’insieme delle persone che osservano i dettami della moda, i modaioli, gli eleganti. Oppure può indicare il settore (l’industria) della moda; ♦ fashionable in italiano significa conforme alla moda, elegante; ♦ fashion blog è un blog, un sito personale o una rivista in rete dedicati alla moda, mentre un ♦ fashion blogger è un creatore/curatore di un sito personale dedicato alla moda; ♦ fashion design è la progettazione, ideazione o realizzazione di una collezione di moda, o di una linea di prodotti, mentre un ♦ fashion designer è un disegnatore, un progettatore di abiti di moda, cioè uno stilista; ♦ fashion district è un quartiere della moda, o una zona di negozi di moda a prezzi scontati; ♦ fashion scout è chi scova o lancia nuove mode, un esperto di moda;  ♦ fashion style è uno stile di moda o in voga e anche lo stile della moda, quindi anche più semplicemente la moda; ♦ fashion system è il mondo della moda; ♦ fashion victim (lett. vittima della moda) è chi osserva scrupolosamente la moda, un (incallito) modaiolo, un moda-dipendente, chi non sa rinunciare alla moda; ♦ fashion week è la settimana della moda;

♦ fast food (lett. cibo veloce) è una locuzione internazionale di difficile sostituzione che indica un locale che serve pasti veloci, quindi una (o il settore della) ristorazione veloce, e anche il pasto veloce (rapido, già pronto o al volo ) che viene proposto (cui si contrappone lo slow food, propriamente un marchio italiano basato sul mangiar bene e senza fretta).

♦ fast track è un sistema di tracciamento rapido o facile, e in generale una procedura rapida, accelerata.

♦ fat free in italiano si può meglio dire senza grassi o a basso contenuto di grassi (cfr. free ->).

♦ fatkini (composto di fat = grasso + bikini = costume a due pezzi) in italiano corrisponde a un (costume a) due pezzi per taglie forti.

♦ fault in italiano si può meglio dire fallo, in senso sportivo, per es. nel tennis; nel calcio può anche essere sinonimo per es. di sgambetto.

♦ fearless in italiano si può meglio dire senza paura dunque coraggioso, impavido, temerario

♦ feature in italiano si può meglio dire caratteristica, funzione o funzionalità, aspetto, tratto, anche opzione (gli utenti che utilizzano le feature di un’applicazione).

♦ featuring in italiano corrisponde alla partecipazione di un musicista al concerto (o a un album) di qualcun altro, quindi è una collaborazione musicale, una partecipazione straordinaria, una comparsata musicale o un cameo musicale (per usare un anglicismo mimetizzato).

♦ feed in informatica corrisponde a un tracciamento o abbonamento automatico, che permette di ricevere  i nuovi contenuti pubblicati in rete di un sito quando viene aggiornato.

♦ feedback in senso lato in italiano si può perfettamente esprimere con riscontro, (cenno di) risposta o conferma (aspetto il tuo feedback, cioè fammi sapere), e anche reazione, responso, oppure valutazione, giudizio, commento (positivo o negativo). In senso tecnico o biologico si può esprimere con retroazione o con effetto retroattivo di un’azione o un messaggio che permette la correzione del tiro, quindi anche controazione, reazione, risposta, (segnale di) ritorno.

♦ feeling  (lett. sensazione) in italiano si può dire perfettamente sintonia, empatia, intesa o anche simpatia (tra noi c’è feeling = ce la intendiamo), e anche chimica in senso più fisico.

fellow (propr. compagno) in italiano si può rendere con membro di una società scientifica o di un’accademia, o anche membro interno, associato o socio, e talvolta è sinonimo di borsista, cioè di laureato all’inizio di una carriera scientifica o accademica.

♦ fence nell’ippica indica un ostacolo di solito consistente in un fosso e una siepe da saltare e si può quindi rendere con ostacolo, siepe o fosso.

♦ ferryboat in italiano si dice più chiaramente (nave) traghetto.

♦ festival è diffuso sia in inglese sia in francese (e si può pronunciare anche alla francese) per indicare una festa (popolare), una sagra, o una manifestazione perlopiù di spettacoli, musiche o balli. Più spesso è sinonimo di manifestazione organizzata periodicamente, quindi un appuntamento dedicato (il festival della letteratura di Mantova), o una gara (agonistica) annuale come il festival di Sanremo, del cinema di Venezia… Esiste anche l’italianizzazione festivale di uso poco diffuso.

♦ fetish (propr. feticcio) in italiano come aggettivo corrisponde a feticista o feticistico (una moda, un abito o un oggetto fetish) e come sostantivo si può dire feticismo (es. il mondo del fetish).

♦ fiberglass in italiano è più semplicemente la fibra di vetro.

♦ fiction (propr. finzione o invenzione) può riferirsi a un genere di letteratura, cinema o televisione che si basa sull’invenzione della storia (in contrapposizione per es. al documentario), e indica anche le opere che appartengono a questi generi. A seconda del contesto può perciò indicare un romanzo, o la narrativa nell’editoria, uno sceneggiato in televisione, una pellicola, film o storia a proposito di cinema. Talvolta può indicare una ricostruzione sceneggiata o di fantasia ispirata a fatti realmente avvenuti, e in alcuni casi può essere sinonimo di messinscena, finzione.

♦ fidelity card in italiano è più semplicemente una carta (o una tessera) fedeltà.

♦ fifty-fifty (lett. cinquanta e  cinquanta) indica una ripartizione al 50 percento, in parti uguali, metà per uno (o ciascuno), a mezzo, quindi alla pari.

♦ fighter (lett. combattente, lottatore) in italiano indica di solito un pugile, soprattutto se specializzato nell’attacco, quindi un picchiatore. In senso lato può essere sinonimo anche di guerriero, per es. nella locuzione foreign fighter (->).

♦ file in italiano è un archivio, cioè un insieme di dati archiviati, e in senso lato corrisponde a un incartamento, una pratica, un fascicolo, un cartella di documenti (per es. nel linguaggio burocratico o amministrativo). In informatica corrisponde anche a un documento (per es. aprire o salvare un file) e quindi si può identificare con i contenuti del documento, che possono essere di volta in volta  un testo, un’immagine, un filmato, una traccia musicale, un programma… dunque può essere anche un’applicazione o un eseguibile. file sharing in italiano è la condivisione di archivi (documenti, o dati e quindi di contenuti) in rete con altri utenti (per es. di musiche o film) e anche il programma che consente di scambiare contenuti, quindi l’applicazione, la piattaforma, la procedura o il programma di scambio. file transfer in italiano si può dire più chiaramente trasferimento dati (archivi, documenti o contenuti), e anche la procedura (piattaforma, protocollo, programma o applicazione) di trasferimento, copia o salvataggio (per es. dal cellulare al pc o viceversa).

♦ filibustering in italiano si dice più propriamente ostruzionismo parlamentare.

♦ filler in italiano è un elemento (o una sostanza) riempitivo, un additivo (per es. un filler antirughe in chirurgia estetica).

♦ film letteralmente significa pellicola (nel senso di membrana) e il termine  è inizialmente entrato in italiano con il senso di pellicola cinematografica al femminile (la film), ma verso gli Quaranta del secolo scorso si è trasformato in maschile (il film) ed è stato completamente assimilato per connotare non più solo il supporto ma il contenuto: quindi l’opera cinematografica, il lungometraggio o il cortometraggio, oppure la commedia, il dramma e via dicendo che si possono utilizzare come sinonimie secondarie (ha generato filmare, cioè riprendere con la telecamera, filmato, cioè ripresa cinematografica, video…). ♦ film loop in italiano indica un breve filmato o video che si ripete all’infinito, un tempo era letteralmente un nastro che si riavvolge, che ricomincia, a proiezione continua, ciclico, e con l’avvento del digitale queste alternative vivono ancora in senso figurato. ♦ film-maker in italiano è più precisamente l’autore di un film, quindi può essere anche il regista, il cineasta o il produttore. ♦ film-strip (lett. striscia di pellicola) in italiano si chiama filmina o anche filmino.

♦ final cut (lett. taglio finale) in italiano è il cambio di finale di un film, che si fa nella fase del montaggio o per migliorarlo o per esigenze di mercato, ed è anche il diritto di finale aperto o modificabile, la possibilità di cambiare il finale che si riservano le case di produzione cinematografiche.

♦ finger (lett. dito) 1) in informatica indica un programma di riconoscimento degli utenti, un sistema di identificazione (un identificatore) o di profilazione. 2) Negli aeroporti è anche il corridoio, la passerella o il budello che permette ai passeggeri l’imbarco o lo sbarco, quindi il manicotto d’imbarco. ♦ finger food (lett. cibo da dita) in italiano indica ciò che si mangia con le mani, senza posate, quindi per es. patatine, pizzette, tartine… e vari altri spuntini o stuzzichini che possono essere anche cibi al cartoccio. ♦ finger picking (e anche -> fingerstyle) è una tecnica per suonare la chitarra che in italiano si chiama pizzicato, arpeggio (o diteggiare) e consiste nel pizzicare le corde con i polpastrelli invece che con il plettro. ♦ fingerprint in italiano è l’impronta digitale, e in informatica è un sistema (o programma) di riconoscimento (o identificazione) dei contenuti digitali, per garantirne l’autenticità e la provenienza; in biologia il fingerprint genetico corrisponde all’impronta genetica, al profilo genetico. ♦ fingerprinting in italiano è il riconoscimento o l’identificazione di un utente o di un contenuto. ♦ fingerstyle (lett. stile delle dita) o -> fingerpicking in italiano è il pizzicato, l’arpeggio, il diteggiare le corde di uno strumento musicale come la chitarra senza il plettro ma direttamente con le dita.

♦ finish nell’italiano sportivo è il finale di una gara, quindi la volata, il traguardo, lo scatto finale (cfr. anche fotofinish ->).

♦ firewall (lett. muro di fuoco = fire + wall) in italiano è un programma di protezione informatico dagli accessi non autorizzati, quindi una protezione accessi, un blocca accessi.

♦ firmware (lett. ware = componente + firm = stabile) in italiano è un programma informatico non modificabile, permanente, che corrisponde alle impostazioni di fabbrica per es. di un pc, l’insieme delle istruzioni che lo fanno funzionare, quindi a volte anche il sistema operativo di un dispositivo.

♦ first lady negli Stati Uniti denota la moglie del presidente della repubblica, ma in senso lato può indicare anche la prima donna,  la prima cittadina, riferito alle figure femminili che primeggiano in un determinato settore.

♦ first minute (lett. primo minuto, contrapposto a last minute = ultimo minuto) in italiano si riferisce alle tariffe agevolate per i biglietti acquistati con largo anticipo sulla partenza, quindi una prenotazione con largo anticipo, un biglietto programmato da tempo (per es. un pacchetto o un’offerta a largo anticipo).

♦ fiscal in italiano si dice più chiaramente fiscale (o finanziario) e l’aggettivo si ritrova in varie locuzioni come ♦ fiscal cliff, baratro fiscale, cioè la politica finanziaria di riduzione della spesa pubblica (i tagli) e aumento delle tasse; ♦ fiscal compact, patto di bilancio o fiscale (anche riduzione fiscale) cioè l’accordo tra gli stati membri dell’Unione Europea per il pareggio di bilancio e il rispetto dei parametri per l’abbassamento del debito pubblico; fiscal drag, drenaggio fiscale, cioè il prelievo fiscale o l’aumento delle imposte in base all’inflazione o ad altre misure economiche.

♦ fish eye in italiano è letteralmente un (obiettivo a) occhio di pesce, cioè un tipo di lente grandangolare o grandangolo dal campo visivo molto ampio.

♦ fitness in italiano (sia al maschile sia al femminile) si esprime più chiaramente con benessere, buona forma fisica, (perfetta) forma o salute, l’essere in forma o in salute, e designa anche i programmi per il raggiungimento della buona forma, quindi la ginnastica, l’educazione fisica, gli esercizi, la preparazione fisica o atletica, l’allenamento. In genetica e in biologia è l’idoneità, cioè la misura del successo di adattamento e riproduzione di un individuo: la fitness (cioè idoneità) darwiniana o relativa.

♦ fitting in italiano corrisponde a versatilità, capacità di adattarsi, quindi all’adattamento e si ritrova spesso nel linguaggio dell’abbigliamento (per es. un indumento che calza garantendo un fitting personalizzato, quindi una vestibilità, una capacità di calzare).

♦ fixing nel linguaggio della Borsa è la determinazione del prezzo di chiusura dei titoli, quindi in italiano corrisponde alla quotazione ufficiale o di chiusura e anche il momento in cui la quotazione avviene quindi la chiusura.

♦ flag (lett. bandiera) in informatica è l’indicatore o il marcatore che segnala un cambiamento o un errore, e spesso corrisponde a una casella da selezionare per scegliere tra più opzioni, per es. in un modulo o un formulario, da cui flaggare, cioè selezionare, spuntare, barrare, cliccare.

♦ flame (lett. fiammata, vampata) nel gergo della rete corrisponde a un messaggio offensivo o a un commento provocatorio, quindi un’offesa, una provocazione, un insulto lasciati in rete, e spesso indica anche le reazioni e le code (o discussioni, botta e risposta) che ne seguono, per cui uno scambio offensivo, una rissa virtuale, una polemica in rete.

♦ flap, negli aeroplani, è l’aletta posteriore all’ala che funge da timone, e tecnicamente in italiano si chiama ipersostentatore.

♦ flash 1) in italiano è letteralmente il lampo (di luce) per l’illuminazione fotografica, che un tempo si otteneva con il magnesio, prima dei dispositivi elettrici che generano il lampo elettronico. Indica anche il dispositivo fotografico quindi il lampeggiatore. 2) Nel linguaggio giornalistico un flash è invece una notizia lampo, un aggiornamento tempestivo, in tempo reale (un flash di agenzia cioè una notizia dell’ultim’ora), e anche una comunicazione molto breve e rapida; 3) oppure in senso lato può indicare un ricordo improvviso, per es. ho avuto un flash, cioè un’idea, un’illuminazione (mentale). ♦ flashback (lett. un lampo = flash all’indietro = back) è una tecnica narrativa (nel cinema o nella letteratura) che in italiano si chiama analessi e consiste nell’interruzione della cronologia di una storia per compiere un salto indietro, una retrospettiva (o retrospezione), una rievocazione, un ricordo passato, un passo indietro o come è cominciata. ♦ flash mob (flash = lampomob =  folla) in italiano è un raduno lampo, organizzato di solito in un luogo pubblico attraverso la comunicazione in rete, per inscenare un evento, uno scherzo o una manifestazione fugace cui segue un’altrettanto rapida dispersione dei partecipanti. ♦ flashforward (lett. un lampo = flash in avanti = forward, contrapposto -> a flashback) è una tecnica narrativa e cinematografica  che interrompe la sequenza temporale per anticipare avvenimenti futuri, dunque è un’anticipazione, un salto in avanti, una prefigurazione e talvolta un (elemento di) presagio.

♦ flat in italiano si riferisce a una tariffa fissa, un prezzo fisso, un abbonamento a costo fisso (e non a consumo), quindi forfettario (si trova anche per esteso:  tariffa flat) e si ritrova anche nelle locuzioni ♦ flat rate o ♦ flat (rate) tax, cioè aliquota unica o tassa forfettaria che da qualche tempo i mezzi di informazione hanno cominciato anche a far circolare come tassa piatta, nella sua traduzione letterale: tassa piatta, che si sta diffondendo ed è sempre più documentata.

♦ flatting in italiano è un vernice traslucida o brillantante per mobili o altri materiali.

♦ flexicurity (flexibility = flessibilità + security = sicurezza) in italiano si può dire più chiaramente flessicurezza, un concetto che implica l’equilibrio tra flessibilità del lavoro e rispetto dei diritti.

♦ flickering in italiano si può dire più chiaramente sfarfallio, sfarfallamento o tremolio dell’immagine di uno schermo o dell’intensità luminosa di una lampada.

♦ flight recorder in italiano si può dire più propriamente registratore di volo o scatola nera di un aeroplano.

♦ flip-book in italiano è un libro animato cioè un libretto o blocchetto a cartoni animati o a disegni (o animazioni) scorrevoli  che permette di riprodurre l’effetto ottico delle animazioni sfogliando le pagine rapidamente.

♦ flipper in italiano si dice più precisamente biliardino elettrico (o elettronico). NB: in inglese i flippers sono le pinne cioè le alette che servono a rilanciare la pallina, e flipper è perciò uno pseudoanglicismo internazionale (indica la parte per il tutto) che nei Paesi anglosassoni si dice invece pinball.

♦ flirt in italiano si può rendere perfettamente con storia, avventura, filarino, amoreggiamento, relazione sentimentale o legame solitamente breve, superficiale, senza impegno.

flit in origine era il nome commerciale di un insetticida a nebulizzazione e per antonomasia in italiano indica un qualunque insetticida o disinfestante a spruzzo (ma oggi è di bassa circolazione).

♦ float 1) in italiano è un vetro infrangibile (sottile e resistente per es. dei parabrezza delle automobili, float glass); 2) nel linguaggio economico corrisponde invece a una fluttuazione del mercato (vedi -> floating). ♦ floater nel linguaggio economico-bancario è un’obbligazione a tasso indicizzato. ♦ floating (da to float = galleggiare) nel linguaggio economico-bancario è una fluttuazione (o anche oscillazione).

♦ flop (lett. caduta, tonfo) in italiano si può dire benissimo insuccesso, fallimento, fiasco, talvolta anche tonfo (in senso figurato), buco nell’acqua.

♦ floppy disk (anche decurtato semplicemente in floppy) corrisponde ai vecchi dischi flessibili o dischetti magnetici per la registrazione dei dati, che costituivano i supporti removibili di memoria o di registrazione dei calcolatori.

♦ flow chart in italiano si dice più chiaramente diagramma di flusso o ordinogramma.

♦ fly and drive (lett. vola e guida) è un pacchetto turistico che include il volo e il noleggio di una vettura all’arrivo, quindi è un biglietto aereo con una macchina a nolo, una formula aereo e vettura.

♦ flyby (lett. to fly = volare + by = vicino) in italiano indica un volo di ricognizione di un veicolo spaziale attorno a un pianeta o a un satellite, quindi un sorvolo, una ricognizione (perlustrazione, esplorazione) spaziale o satellitare.

♦ flyer in italiano si dice più precisamente volantino (pubblicitario).

♦ FM (sigla di Frequency Modulation) in italiano, per esteso, si dice più precisamente modulazione di frequenza.

♦ focus è un anglolatinismo che in italiano può indicare 1) l’obiettivo fotografico, la lente o il dispositivo per la messa a fuoco (-> autofocus se è automatico), e anche 2) il nocciolo del discorso, la parte più importante di un enunciato, quindi la rema, il tema (o argomento) principale. ♦ focus goup in italiano è un gruppo di discussione (o di analisi), di solito di esperti, su un determinato tema.

♦ folder (da to fold = piegare) in italiano è più chiaramente 1) una cartella, nel senso informatico, e per esteso può indicare anche 2) un raccoglitore, un album, e anche 3) un volantino pubblicitario, un opuscolo informativo, un pieghevole.

foliage in italiano corrisponde al cambio di colore delle foglie in autunno, al colorarsi delle foglie in autunno, quindi ai colori autunnali, al fenomeno della pigmentazione e del cambio di livrea (o abito) degli alberi, all’ingiallirsi o al rossore delle foglie.

♦ folk in italiano corrisponde a popolare o etnico e designa la cultura popolare in vari ambiti, in special modo riferito a quello musicale: la musica folk, propriamente la musica della protesta contadina e popolare dei Paesi anglosassoni. Ha generato ♦ folklore, italianizzato in folclore, cioè la tradizione popolare, lo studio delle tradizioni popolari, e anche l’aspetto superficiale, folcloristico, anche in senso dispregiativo, ossia la manifestazione più appariscente di alcune culture etniche e tradizioni popolari. La ♦ folk music è la musica folk e in senso lato è la musica etnica; il ♦ folk-rock è invece un genere musicale che fonde folk e rock; un ♦ folk singer è un cantante (interprete) o un autore di ♦ folk song, cioè di canzoni (o canti) popolari anglosassoni .

♦ follower in italiano corrisponde a seguace e nel linguaggio della rete indica un utente registrato ai contenuti di altri utenti, dunque per es. nel caso di Twitter, un abbonato a ogni nuovo cinguettio, o pubblicazione, dunque un lettore, un seguace o seguitore.

♦ follow-up in italiano indica 1) l’assistenza data ai neoassunti per integrarli nelle loro mansioni, dunque è un servizio di addestramento, apprendistato, una sorta di tirocinio, un periodo di pratica o di esperienza formativa, di praticantato; 2) in medicina è un controllo periodico, un richiamo, una visita periodica.

♦ font in italiano si dice più precisamente carattere (tipografico, di stampa, ma anche digitale) o fonte, cioè una serie completa di caratteri, un tipo di carattere (per es. il bodoni, il verdana…).

♦ food in italiano è cibo, e da solo indica anche (il settore de) la ristorazione o (la grande distribuzione) della gastronomia, l’industria alimentare. Il termine è ormai entrato in uso con una alta frequenza e si ritrova in molte locuzioni come fast food (->), junk food o trash food (il cibo spazzatura, solitamente ipercalorico), street food (cioè il cibo di strada), pet food (cioè il cibo confezionato per gli animali domestici), mentre l’espressione non food indica il settore non alimentare della grande distribuzione; ♦ food corner (lett. angolo cibo) è una zona adibita alla ristorazione o al consumo di cibo (per es. all’interno di una fiera o di un grande magazzino); il ♦ food design è l’ideazione o la progettazione di pietanze con un impiattamento o una presentazione decorativi, quindi l’arte dell’impiattare o della presentazione oppure indica il settore degli accessori da cucina, degli utensili firmati o innovativi; un ♦ food designer è un progettista o disegnatore specializzato negli accessori da cucina; ♦ foodie è un amante  della cultura gastronomica, un esperto di cucina, o semplicemente un buongustaio, golosone, ghiottone, una buona forchetta.

♦ football in italiano è il (gioco del) calcio (o del pallone), mentre il ♦ football americano è la variante americana più violenta e coreografica del rugby inglese.

♦ footer in italiano è il testo a piè pagina o l’area di stampa a fondo pagina.

♦ footing è uno pseudoanglicismo internazionale (che risale a fine Ottocento, di coniazione probabilmente francese) che unisce la radice foot = piede alla desinenza –ing, per designare ciò che in inglese è il jogging (e più recentemente il running) cioè la corsa, corsetta o marcia su tragitti di medio e lungo percorso, per allenamento (fare footing equivale ad andare a correre).

♦ footprint (lett. impronta = print del piede = foot) in italiano si dice più propriamente copertura satellitare, l’area coperta dal segnale.

♦ footwear in italiano si dice più precisamente il settore (o l’industria) delle calzature o delle scarpe, e può indicare anche semplicemente una calzatura, una scarpa o un tipo di scarpa.

♦ forcing nel linguaggio sportivo indica un attacco insistente, prolungato, pressante, una pressione continua.

♦ forecast in italiano si dice più chiaramente previsione, stima, pronostico, valutazione, predizione.

♦ foreign fighter (anche al plurale foreign fighters) in italiano si dice più chiaramente combattente straniero (cfr. Zingarelli) o combattente d’esportazione (cfr. Treccani) e indica chi va a combattere in una zona straniera. Recentemente la locuzione si è diffusa quasi esclusivamente riferita a un militante islamico, terrorista di matrice islamica, jihadista armato, o collettivamente alle milizie jihadiste.

♦ forever in italiano si dice più chiaramente per sempre; l’anglicismo è usato perlopiù nel parlato o scherzosamente, es. inter forever o pizza forever, cioè ogni giorno, per sempre

♦ form in italiano si dice più chiaramente modulo, scheda, formulario, foglio da compilare, quindi in alcuni casi anche modulistica o questionario; di solito ha un ambito informatico, si riferisce cioè alla modulistica digitale, telematica o virtuale quindi è la schermata o la pagina da compilare.

♦ format in italiano è più propriamente il formato, il modello, lo schema e può essere riferito nell’editoria per esempio alla gabbia o griglia di un libro, di una rivista, di una pagina o di un sito internet, quindi corrisponde all’aspetto grafico o all’impostazione grafica; nel linguaggio televisivo è invece un modello televisivo, la concezione, l’ideazione, lo schema o il funzionamento di un programma, spesso acquistato all’estero e adattato o localizzato, e dunque anche semplicemente il programma in questione.

forward in italiano si dice più propriamente 1) inoltro, riferito a un messaggio di posta elettronica ricevuto e inoltrato, rigirato o re-inviato ad altri contatti. 2) Nel linguaggio economico-finanziario è anche un contratto di compravendita che prevede il rinvio di consegna e pagamento in una data futura.

♦ fosbury in italiano si può dire anche salto dorsale, di schiena o all’americana, riferito allo stile di salto in alto inventato nel 1968 dallo statunitense  D. Fosbury.

♦ fotofinish (semiadattamento dell’ingl. photofinish) in italiano corrisponde al fotogramma finale dell’arrivo al traguardo, per es. di corridori, cavalli o gare di velocità, per stabilire chi ha vinto nel caso di contestazioni, quindi è un fermo-immagine, la foto o la ripresa dell’arrivo, e anche il dispositivo di rilevamento. In senso esteso è anche il testa a testa finale, l’arrivo sul fil di lana o sul filo del traguardo.

♦ fotofit (in ingl photofit) in italiano è la ricostruzione somatica, (dei tratti) del volto, della fisionomia o dell’aspetto di un ricercato, ottenuta dal montaggio di tratti comuni (occhi, bocca, naso…) combinati in tutti i modi e sottoposti al giudizio dei testimoni per il riconoscimento. È sinonimo anche di fotokit (->).

fotogallery (in ingl photogallery) in italiano è una galleria fotografica, nel linguaggio informatico, quindi una collezione di immagini, una carrellata di fotografie, una serie di foto.

♦ fotokit è un sinonimo di fotofit (->).

♦ fracking in italiano si dice più propriamente fratturazione idraulica o idrofratturazione, una tecnica di estrazione di petrolio o gas naturali che si basa sulla frantumazione delle pareti dei pozzi attraverso getti d’acqua e sostanze chimiche.

♦ frame in italiano si dice più propriamente fotogramma (cinematografico), cioè ogni singola immagine ferma che forma un filmato.

♦ framework in italiano si dice più propriamente intelaiatura, struttura, ossatura, e in informatica è anche un programma o una piattaforma che funziona da interfaccia o da collegamento tra il sistema operativo e i programmi.

♦ franchisee in italiano si dice più propriamente concessionario (di un’affiliazione) o affiliato, ossia chi usufruisce dei diritti concessi in franchising, cioè in un contratto di affiliazione commerciale. ♦ franchising (da franchise = franchigia, privilegio) in italiano si dice più propriamente affiliazione, programma di affiliazione o affiliazione commerciale, e consiste in un contratto di utilizzo del nome, dell’immagine e dei servizi di un’azienda dietro canone, mantenendo le caratteristiche della casa madre (es. un catena di negozi in franchising). franchisor in italiano si dice più propriamente titolare (di un’affiliazione o concessione), cioè chi è proprietario o detiene i diritti di un’affiliazione commerciale.

♦ freak  (propr. anormale, strano) in italiano corrisponde genericamente a emarginato, e anche a mostro o fenomeno da baraccone (come nel celebre film Freaks, Tod Browning 1932). Dagli anni Settanta del secolo scorso il termine ha assunto il significato prevalente di fricchettone, riferito ai modi giovanili di contestazione dell’epoca che si esprimevano con comportamenti e abiti stravaganti, capelli lunghi, uso di droghe…

♦ free in italiano corrisponde sia a libero sia a gratuito, a seconda dei contesti, e quando è un secondo elemento di una locuzione o di una parola ha anche il significato di privo di, senza, libero da, esente, per es. duty free (->) cioè esente da dazi, carbon free (->) cioè senza emissioni di carbonio; fat free (->) senza grassi (o a basso contenuto di grassi), gluten free (->) senza glutine.; ♦ free access in italiano si dice più chiaramente accesso gratuito riferito alla connessione in rete; ♦ free climber in italiano è un arrampicatore o scalatore libero, a mani nude, e il ♦ free climbing è l’arrampicata a mani nude o libera; ♦ free lance in italiano è un libero professionista o un lavoratore o collaboratore indipendente, esterno o autonomo; ♦ freemium (free = gratuito + premium = a pagamento) in italiano corrisponde a una versione gratuita di un prodotto o di un servizio, che può essere una versione di prova o dimostrativa (quindi anche un dimostrativo) con una scadenza, oppure una versione ridotta, limitata o anche di base (con solo alcune funzioni di base, mentre quelle avanzate sono a pagamento); ♦ free press in italiano si può meglio dire stampa a distribuzione gratuita, distribuita (o diffusa) gratuitamente, dunque i giornali, riviste o periodici omaggio, gratuiti; ♦ free rider (lett. chi viaggia gratis)  nel linguaggio economico indica chi trae benefici da un bene o servizio pubblico senza pagare, quindi in senso lato in italiano è uno scroccone, un profittatore, un portoghese o anche un evasore; ♦ free shop è un’abbreviazione non usata nei Paesi anglosassoni che sta per duty free shop (->) cioè un negozio esentasse, che gode dell’esenzione doganale; ♦ free software in italiano indica i programmi informatici liberi, aperti, modificabili dai programmatori, non protetti dai vincoli e le licenze d’uso dei programmi commerciali che per es. non hanno i codici sorgenti modificabili o non possono essere distribuiti gratuitamente; ♦ freestyle (lett. stile libero) nello sport indica le gare in cui i concorrenti sono liberi di usare lo stile che preferiscono e spesso, per es. nello sci, il freestyle è diventato il sinonimo di acrobatico, spettacolare (con salti ed evoluzioni per es. dai trampolini) e con questo significato l’aggettivo è uscito dall’ambito sportivo: un pizzaiolo freestyle = un pizzaiolo acrobatico, oppure un barista freestyle, una danza freestyle♦ freeware (free = libero + software = programma) è il software libero (->), i programmi che possono essere distribuiti talvolta gratuitamente o senza licenze, se non se ne fa un uso commerciale, quindi spesso sono anche programmi gratuiti.

♦ freezer in italiano si dice congelatore o surgelatore.

♦ frequent flyer in italiano indica chi vola frequentemente, quindi di abitudine, i pendolari dell’aereo, i viaggiatori (in aereo) abituali o volatori forti.

♦ friendly letteralmente corrisponde ad amichevole, ma esistono tanti aggettivi italiani che si possono utilizzare in modo più chiaro dell’anglicismo a seconda dei contesti; un programma o un’interfaccia (user) friendly, per esempio, sono amichevoli nel senso di intuitivi, facili (da usare), semplici per gli utenti; così come un prodotto family friendly (->) significa che è adatto alla famiglia, ideale (o pensato) per la famiglia; un ambiente friendly è semplicemente accogliente, confortevole, ben attrezzato per le sue funzioni (per es. bike friendly, cioè attrezzato per le biciclette); come secondo elemento in varie locuzioni friendly si può benissimo dire adatto a, ben disposto verso, per es. un prodotto eco-friendly, cioè (rispettoso dal punto di vista) ecologico, un albergo gay-friendly cioè che è orientato (che accetta volentieri) o aperto alla clientela omosessuale, oppure pet-friendly cioè che è attrezzato per chi viaggia con gli animali (cani, gatti…), in cui è possibile portare gli animali…

♦ friendzone (lett. la zona dell’amico) indica la zona di amicizia, un limbo tra amore e amicizia, un legame non ben definito, ambiguo, dai confini sfumati o una situazione di stallo che spesso si traduce in un rapporto (o un sentimento) sbilanciato, asimmetrico, non ricambiato allo stesso modo, non condiviso da entrambi, in cui uno dei due amici vorrebbe instaurare un legame sentimentale o sessuale e l’altro no. Dunque, a seconda del punto di vista, può essere sia un rapporto di sola amicizia invalicabile (in una canzone di Max Pezzali, prima del recente diffondersi dell’anglicismo, questo tipo di legame era chiamato “la regola dell’amico”), sia un amore a senso unico o non ricambiato e le alternative italiane possibili dipendono dai contesti. Il legame di amicizia può avere esiti diversi: “uscire dalla friendzone” significa passare dalla (semplice) amicizia, o dall’essere solo amici a una relazione amorosa, partendo dal presupposto che prima si diventa amici e poi fidanzati, dunque significa fare evolvere il rapporto di amicizia in una storia di amore (o di sesso: da amici a amici intimi, o da amici a trombamici, per usare una voce gergale del parlato). “Confinare o relegare nella friendzone”, viceversa, significa respingere, dare picche (o il due di picche), dichiarare “ti vedo solo come amico” o “per me sei come un fratello”. L’anglicismo ha generato nel parlato il verbo friendonzonare con questo ultimo significato, e una persona friendzonata è perciò respinta, vista solo come amica, mentre chi friendozona, il friendzonatore è chi respinge, non accetta di andare oltre l’amicizia.

♦ fringe benefit (lett. guadagno marginale, da fringe = frangia) in italiano è un premio di produzione, un incentivo, un beneficio (o indennità) accessorio, un compenso straordinario (o extra), una gratifica, una voce addizionale alla retribuzione che può essere in denaro o sotto forma di altri vantaggi (buoni pasto, automobile, viaggi premio…) o beni che si possono definire redditi in natura.

♦ frisbee è il nome commerciale di un dischetto di plastica che si fa roteare e volare per gioco e sport, quindi un dischetto volante e anche il gioco stesso (dal nome di una società, Frisbye, i cui vassoi tondi per torte o pizze venivano impiegati come gioco e lanciati dagli studenti americani degli anni ’50).

front end in italiano corrisponde all’interfaccia utente dei programmi informatici in rete, quella che vedono i visitatori, contrapposta al back-end (->) cioè l’interfaccia di amministrazione che viene utilizzata dai gestori del sito.

♦ frontman in italiano è il portavoce, il rappresentante di un gruppo (soprattutto musicale), dunque il capo, l’uomo di punta, il personaggio chiave o simbolo di una formazione, l’uomo immagine.

♦ front office in italiano è lo sportello (clienti), l’ufficio aperto al pubblico, dunque anche l’accoglienza, l’assistenza clienti, l’ufficio informazioni

♦ frozen yogurt in italiano è il gelato allo yogurt.

♦ FTP è l’acronimo o sigla di File Transfer Protocol, e in italiano è un protocollo per la trasmissione dati in rete.

♦ fuel in italiano è più propriamente il carburante o il combustibile, e in senso lato anche una riserva di energia che fa funzionare un meccanismo, quindi anche una pila; in particolare le ♦ fuel cell in italiano si chiamano celle (o pile) a combustibile, cioè che permettono di produrre elettricità da sostanze come idrogeno o ossigeno.

♦ full nel gioco del poker corrisponde a una combinazione di un  tris e una coppia, ma l’anglicismo (lett. pieno, totale)  circola in varie altre locuzioni come  ♦ full contact, un tipo di lotta marziale a contatto pieno che non ha un corrispondente in italiano; ♦ full HD (full = totale + HD = high definition) è un formato della tecnologia HDTV (High Definition TeleVision) che corrisponde all’alta risoluzione e si può esprimere con la massima risoluzione per la tv; ♦ full immersion lett. immersione totale) è un metodo di apprendimento intensivo usato spesso per le lingue che corrisponde a un apprendimento immersivo e intensivo (contrapposto agli approcci grammaticali e razionali che richiedono tempi lunghi) e in senso lato è anche un corso accelerato (intensivo) o un periodo di studio a tempo pieno; ♦ fullscreen in italiano si può perfettamente dire a tutto schermo o a schermo pieno (riferito per esempio al formato di un video o alla sua visualizzazione); full optional in italiano si può dire più propriamente fornito (o dotato) di tutti gli accessori, superaccessoriato o anche semplicemente accessoriato; ♦ full text e più precisamente  full text search si può esprimere con ricerca a tutto testo, o ricerca libera (nel testo) e si riferisce ai sistemi di ricerca di una stringa di caratteri che può essere rintracciata in un testo digitale (una modalità contrapposta alle ricerche per parola chiave, o per lemma nel caso di un dizionario); ♦ full-time in italiano si dice più chiaramente  a tempo pieno (detto di un lavoro che occupa l’intera giornata lavorativa) e ♦ full timer è un lavoratore a tempo pieno.

♦ funding in italiano si dice più propriamente  finanziamento. ♦ fundraising in italiano si può dire più chiaramente raccolta fondi, o anche colletta e sottoscrizione (di fondi o denaro)

♦ fusion (lett. fusione) riferito alla musica indica un genere che mescola jazz e rock, e in generale una mescolanza o una contaminazione di generi non solo musicali: la cucina o l’arredamento fusion  cioè ibridi.

♦ future nel linguaggio economico-finanziario è un contratto con consegna a termine o contratto finanziario a termine, una promessa di vendita che prevede un prezzo concordato alla data della stipula e la consegna in una data successiva prestabilita.

♦ fuzzy logic (a volte semplicemente fuzzy) in italiano si può esprimere benissimo con logica sfumata, caratterizzata dal fatto che, oltre a vero e falso, include anche valori intermedi.

Befana days

Ieri, passeggiando per le vie del centro di Milano, notavo la prevalenza delle scritte in inglese nelle vetrine e all’interno dei negozi (best price, promotion, gift, wine bar e wine store… prima o poi dovrò produrre una documentazione fotografica e un calcolo delle percentuali degli anglicismi nelle insegne e nella cartellonistica dei negozi meneghini), ma passando davanti alla catena Kasanova, la cosa che più mi ha colpito è stato: Befana days.

befana days

L’uso di day al posto di giornata o giorno circola ormai in innumerevoli locuzioni (l’election day, il memorial day, il family day, l’open day delle scuole…) e dopo il recente dilagare del black friday ecco l’epifania di un nuovo e mostruoso accostamento di ricorrenze e di sconti.

La Befana, come è risaputo, è una festività tipicamente italiana e la bella idea di rinominarla così è l’ennesimo segnale di un’esigenza di anglicizzazione che non ha altri motivi se non quello di un complesso di inferiorità verso la lingua e la cultura americana. Una consuetudine che rasenta ormai il ridicolo, anche se in fondo ci si abitua in fretta e ogni americanata entra così nell’uso come fosse una cosa normale, e spesso soppianta e rende obsolete e inutilizzabili le parole italiane. Si tratta di una moda che, quando non si può esprimere con “prestiti” reali, sfocia in reinvenzioni e neoconiazioni dal suono anglicizzato. Tutto va bene, purché suoni angloamericano.

 

La Befana vien by night
con un footwear tutto patch
con il look da americana
viva viva la Befana!

 

PS: a quando il Liberation day invece della festa del 25 aprile e della Liberazione? Ai posteri (che per la cronaca non è un derivato da to post) l’ardua sentenza.