Caregiver? No grazie! E grazie a Enrico Mentana!

I mezzi di informazione sono i principali diffusori degli anglicismi, spesso immotivati, ne ho già accennato più volte, ma ieri sera il telegiornale di LA7 (edizione delle ore 20 del 27/11/2017) ha lanciato un segnale importante che suona davvero inedito nel panorama informativo.

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Enrico Mentana nell’edizione delle ore 20 del 27/11/2017 si impegna a non utilizzare il termine “caregiver”.

Enrico Mentana, nel riferire le misure della Legge di Bilancio a favore dei “caregiver”, ha contestato l’uso dell’anglicismo e si è impegnato a non usarlo mai con queste parole:

È stato varato piano di aiuto per chi si prende cura delle persone gravemente inferme che si trova in casa. “Si usa un termine terrificante inglese, caregiver, ma cercheremo di non usarlo mai, questa è una promessa che vi facciamo, perché non è difficile dire un aiuto, una sovvenzione, un’indennità per chi si occupa, per chi si prende cura, per chi bada alle persone inferme, lo possiamo dire molto più chiaramente in italiano.

Nel servizio di Marco Fratini che ne è seguito, questa linea editoriale è stata ripresa in modo encomiabile:

“… va detto che l’inedito suona bene, forte, credibile (…) e il frullatore della terminologia più o meno elettorale oggi scodella la misura caregiver, nome oscuro, per cui noi la chiameremo molto più italicamente: la misura del prendi cura. Sessanta milioni per tre anni destinati a chi in famiglia si prende cura di un familiare. (…) Si stabiliscono proprio testualmente interventi finalizzati al riconoscimento sociale ed economico per l’attività di cura non professionale del – così purtroppo lo chiamano – caregiver familiare. (…) Sì: può anche essere un contributo per assumere badanti, detto così è più easy, facile, unica digressione straniera accettabile per un tema così importante anche per chi l’inglese non lo sa.”

Questo modo di riportare la notizia, e questa attenzione per la chiarezza e la trasparenza suonano come un ritorno al giornalismo vecchia maniera cui non siamo più abituati, perché si sta sempre di più perdendo. Sembra un ritorno alla prima regola della buona comunicazione, che un tempo consisteva nell’usare il linguaggio più adatto al destinatario, ma che oggi si basa invece sull’imposizione dall’alto del gergo spesso inutilmente anglicizzato del mondo del lavoro, del nuovo politichese e della strategia commerciale degli addetti (il marketing).

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I titoli del tg LA7 del 27/11/2017 evitano volutamente il termine “caregiver”.

Gli altri anglicismi, nel corso del tg7 di ieri erano tanti… e questa accortezza è stata seguita solo per caregiver, però è apprezzabile il fatto che parlando delle liti tra Cinque stelle e Pd a proposito delle bufale, si sia usato l’italiano, affiancato all’inglese (cito: “bufale, le cosiddette fake news”).

La strategia di dirlo in italiano o per lo meno di affiancare gli anglicismi alle alternative italiane ogni volta che si impiegano dovrebbe essere sempre la buona regola da seguire. L’importanza delle traduzioni è fondamentale, e i mezzi di informazione hanno un’enorme responsabilità nel diffondere la lingua italiana, i neologismi, le espressioni e le parole più usate che poi vengono ripetute da tutti ed entrano così nell’uso. Un’attenzione maggiore per le parole utilizzate, e per come si utilizzano, potrebbe spezzare la moda, ridicola, assurda e deleteria, di ricorrere all’inglese con la frequenza attuale.

Spero che il segnale che si è visto ieri sera nell’informazione di Mentana non sia uno sprazzo, ma una prima presa di posizione per capovolgere quello sta accadendo e che è accaduto negli ultimi 30 anni nella nostra lingua.

Grazie Mentana e grazie al tg di La 7.

Oltretutto esiste un gran parte di cittadini, consumatori ed elettori che non ne può più dell’abuso degli anglicismi. E intercettare questa fetta di mercato sempre più larga può essere conveniente, oltre che giusto.

Black Friday, il venerdì nero… della lingua italiana

Oggi, 24 novembre 2017, c’è stato il Black Friday, letteralmente il venerdì nero, il giorno di sconti con cui negli Stati Uniti, ma ormai anche in Italia, si apre la stagione natalizia dei regali. E così ho fatto un giro a fotografare le vetrine di corso Buenos Aires a Milano, una delle vie delle compere, o dello shopping, per chi non è più avvezzo alle alternative italiane.

Ecco le offerte per esempio di Yamamay, Vodafone, Swatch, Roberta Biagi, Kasanova, Carpisa, Geox, Euronics (tutte le foto sono state scattate realmente oggi)…


ma ce ne sono tante altre di marchi italiani da Benetton a Broggi che hanno usato la stessa espressione.

In Feltrinelli vedo la vetrina con scritto Black Week, che non è il contrario della settimana bianca, significa che da un solo, misero venerdì si passa a un’intera settimana di sconti! Entro e scopro che anche il mio Diciamolo in Italiano è in offerta. O forse dovrei dire in black, come il mio umore?

Gli sconti spesso si prolungano, e così il friday diventa un venerdì lunghissimo, che travalica i confini del calendario per durare almeno un fine settimana ed estendersi anche per giorni e giorni! E infatti, in molte vetrine è specificato che il venerdì dura fino a domenica, o only for the weekend, per essere ancora più chiari; altre volte, invece, è iniziato già da qualche giorno.

I più precisini preferiscono parlare di Black Weekend o usare simili varianti che si possono aggiungere o sostituire a friday/venerdì, mentre i più creativi si spingono al black fridays al plurale o ai black friday days!

Poi c’è chi specifica, come fosse un’eccezione, che il venerdì nero vale solo per oggi.

Molti creano variazioni e personalizzazioni tutte basate sull’inglese, e c’è chi augura good friday o happy friday come fosse una festa tradizionale e bellissima…

Ci sono black friday di lusso e altri più semplici, fatti con la stampante o persino a mano. Tutto pur di partecipare in qualche modo…

 

Ma qualcuno che lo dice in italiano ci sarà?

A parte qualche catena (come Upim e qualche altra che non espone nulla solo perché ha in atto già altri sconti pregressi) che non partecipa a questo venerdì di sconti o giornate di sconti, promozioni, offerte, saldi prenatalizi, scontissimi, affaroni… o cumunque li si potrebbe chiamare, solo  Zara e Prenatal hanno optato per non usare l’anglicismo. E li ringrazio molto.

Solo pochi anni fa black friday era un’espressione sconosciuta, oltre che inutile. Temo che da oggi (o forse dall’anno scorso?) diventerà uno dei tanti anglicismi considerati necessari o insostituibili. Non perché ci manchino le parole, né i venerdì, ma per molti altri motivi, tra cui non bisognerebbe trascurare l’idiozia.

 

L’itanglese imposto dall’alto: Kiss&Ride, Kiss&Fly, Kiss&Go… e tanti baci all’italiano

Kiss and cry, nel gergo dei pattinatori su ghiaccio, indica l’angolo dove gli atleti aspettano con gli allenatori il verdetto dei giudici, in attesa del pianto di gioia o disperazione a seconda dei risultati. È anche il titolo di un recentissimo film, e visto che ormai da anni la tendenza è quella di non tradurre più i titoli dei film americani, accogliamo anche questa nuova bellissima espressione nella nostra lingua, e mettiamola accanto a tutte le altre simili, che si moltiplicano sempre più, a partire da Kiss and ride.

Grazie, Ferrovie dello Stato, delle aree Kiss&Ride e di tutti gli altri anglicismi!

kiss&rideNel 2014, con l’apertura dell’alta velocità della stazione di Bologna, ha fatto molto discutere l’inaugurazione dell’area Kiss&Ride, che con un termine tecnico si dovrebbe chiamare ZTC, cioè Zona a Traffico Controllato, ma letteralmente è bacia e viaggia, e indica un’area di sosta limitata, o di fermata breve, dove è possibile accompagnare e salutare chi è in partenza parcheggiando gratuitamente per una decina di minuti. Fino a pochi anni fa l’espressione inglese risultava incomprensibile ai più, soprattutto perché il verbo to ride, non è conosciuto e utilizzato in italiano. In inglese significa prevalentemente cavalcare, e dunque per estensione viaggiare su un veicolo, ma ha anche ambigue accezioni sessuali (come il nostro cavalcare) e può generare doppi sensi imbarazzanti. Negli Stati Uniti, invece, l’espressione si era diffusa negli anni Cinquanta, anche se attualmente sembra che non sia molto in voga.

L’anno precedente, nel 2013, era stata inaugurata nella stazione di Padova un’area con la stessa funzione, denominata però Only kiss + park, e cioè kiss and park, forse più comprensibile, ma che non ha avuto lo stesso successo di quella di Bologna che è poi diventata il modello linguistico esportato anche in altre stazioni, perché alle ferrovie italiane poco importa di quello che pensano i viaggiatori e anche della chiarezza delle proprie scelte comunicative. Il nuovo linguaggio scelto e imposto dalla nuova dirigenza è l’itanglese. Le vecchie classi e tariffe dei biglietti sono state sostituite dalle nuove premium, business ed economy; l’azienda si vanta di aprire help center per la customer satisfaction, al posto di punti di informazione per i propri clienti; tra i nuovi progetti varati spiccano quello tecnologico denominato “Traveling companion” (probabilmente si vergognano di usare un banale e comprensibile compagno di viaggio) o “Women in Motion”: “la campagna di diversity management sostenuta dal Gruppo FS Italiane e patrocinata dal Ministero dell’Istruzione”, per colmare il “gap” della presenza femminile nel personale, e stabilire “un target numerico esplicito per la presenza delle donne (…) pari al 20% nel management di Line e al 30% nel management di Staff.”

Grazie, Ferrovie dello Stato, per il vostro linguaggio così moderno e internazionale! Grazie per imporci e costringerci a digerire i vostri anglicismi e a contribuire al regredire dell’italiano! Un tempo la prima regola della buona comunicazione era quella di usare parole comprensibili al destinatario. Adesso, invece, al destinatario bisogna imporre il linguaggio dei grandi geni del markeTTing, che piaccia o meno!

E così, dopo soli 3 anni, queste espressioni che prima suonavano astruse cominciano a circolare. Ancora qualche tempo e le cominceremo a usare anche noi sudditi-consumatori nella vita di tutti i giorni. E poi, piano piano, ci abitueremo a dirle solo in inglese, e a dimenticare le alternative così ridicole e obsolete che appartengono alla nostra lingua.

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L’area Kiss&Fly dell’aeroporto di Bologna (foto di Bruna Zambrini).

Grazie delle aree Kiss&Fly e Kiss&Go negli aeroporti!

Anche gli aeroporti da qualche anno si sono adeguati a questo linguaggio, inaugurando le aree kiss and fly, o kiss and go, a seconda delle città. L’aeroporto di Malpensa resiste incredibilmente all’anglicismo con un encomiabile Area 10 minuti, mentre quelli di Olbia, Cagliari, Brindisi o Bologna hanno scelto Kiss&Fly, e Fiumicino ha optato per Kiss&Go.

E così le nuove segnaletiche e i nomi che suonano inglesi, ortodossi o di fantasia, si moltiplicano. Se un tempo i cartelli stradali erano in italiano, oggi la tendenza è quella di passare all’inglese, alla faccia della trasparenza! Anche perché dietro queste aree di baci, ci sono le polemiche sulle multe: i sistemi automatici di controllo sono severissimi e basta qualche secondo in più rispetto ai 10 o 15 minuti previsti, per vedersi recapitare multe molto salate.

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Va detto che il fenomeno non è soltanto italiano, l’inglese globalizzato avanza e si impone sulle lingue locali anche altrove (ma di solito in modo meno significativo): kiss and fly si ritrova per esempio all’aeroporto di Nizza, kiss and goodbye è stato avvistato in Danimarca, kiss and ride si trova in Austria o in Germania, anche se le ferrovie tedesche hanno dovuto fare retromarcia per le proteste dei cittadini e dei consumatori che, esasperati dagli anglicismi, sono riusciti a fare cambiare la comunicazione dell’azienda tedesca che ha eliminato una gran quantità di anglicismi.

Dalle stazioni alle scuole?

La diffusione di queste espressioni non è qualcosa di isolato, dopo un primo timido apparire sotto forma di occasionalismi spesso si stabilizzano e addirittura si moltiplicano a catena, e così nel 2015 il kiss and ride ferroviario ha cominciato a estendersi e ad applicarsi anche al problema della sosta dei genitori davanti alle scuole, per esempio in un progetto presentato al comune di Milano, che perlomeno è stato affiancato da una spiegazione comprensibile: un bacio e vai, una traduzione transitoria, fino a che non sarà più necessario tradurla e si potrà finalmente passare al solo in inglese.

Grazie anche a Milano! Sei la capitale dell’itanglese e ci stai insegnando a utilizzare questa nuova lingua in modo sempre più esteso. Presto la Milano da bere degli anni Ottanta sarà solo un ricordo, sarà forse sostituita da un bel to drink, per la gioia dei wine bar che si stanno moltiplicando, e kiss…à, anche da un bel kiss…nefrega dell’italiano.

Anglicismi con la C (329 alternative)

Aggiornamento 15 settembre 2018: questa voce è stata ampliata e corretta e si può consultare su AAA.italofonia.info, nel dizionario delle Alternative Agli Anglicismi.

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Proseguo nel mio progetto di dizionario per la circolazione delle alternative italiane agli anglicismi. Ecco la lettera C: sono ben 329! Come al solito: si tratta di una bozza che spero di migliorare e arricchire con l’aiuto di tutti i lettori che vorranno partecipare segnalando errori, lacune, suggerimenti, spunti e considerazioni.

Sull’importanza della circolazione delle alternative segnalo l’intervista che mi ha fatto Tommaso Giartosio su Radio su 3 Fahrenheit (14-11-17), per chi ha voglia di ascoltarla.

Aggiornato il 23/02/2018

C

♦ c/o (abbreviazione di care of, cioè domiciliato presso), si usa negli indirizzi postali, ma in italiano si può meglio esprimere con presso (si utilizza quando il destinatario di una missiva non è registrato nell’anagrafica dell’indirizzo ma è solo domiciliato o reperibile).

♦ cache (lett. nascondiglio) in informatica indica la memoria di servizio, memoria nascosta o intermedia, cioè quella parte della memoria di un elaboratore che contiene le informazioni usate più di frequente che si possono richiamare in modo più veloce.

♦ caddie, nel gioco del golf, in italiano è il ragazzo portamazze – più raramente si dice anche portabastoni – cioè l’assistente o accompagnatore di un golfista.

♦ café society (lett. società da caffè) in italiano si può rendere benissimo con il bel mondo, la gente alla moda.

♦ cake in italiano si può meglio esprimere semplicemente con torta, o focaccia dolce. Il termine circola anche in espressioni come fruit cake, cioè torta di frutta o ananas cake, torta all’ananasso (o ananas), o in parole composte come plumcake (->) che designa invece una serie di dolci al forno solitamente a base rettangolare. ♦ cake design (lett. disegno delle torte) è l’arte di realizzare, impiattare, guarnire e presentare le torte o i dolci, e in italiano si può dire anche la presentazione o guarnizione dei dolci, es.: “Campionato di cake design: sul podio gli Emirati Arabi” = guarnizione o presentazione delle torte; “La scuola alberghiera apre un laboratorio di cake design”.  ♦ cake designer in italiano si può dire anche decoratore di torte o di dolci, un pasticciere specializzato nella guarnizione, scenografico o coreografico, e in senso lato anche di tendenza; es.: “Quando la torta dà spettacolo: incontro con i cake designer”, “Diventare cake designer: quando la passione si trasforma in professione”.

♦ call (lett. chiamata)  in italiano 1) si esprime più chiaramente con  chiamata o telefonata. 2) Talvolta indica invece un concorso, una gara o una sfida pubblica in cui i partecipanti sono “chiamati” a realizzare qualcosa, quindi in italiano si può dire anche invito, es. dai giornali: “Aperta la Call per la realizzazione del logo del Comune” = la gara; “Programma Europa per i cittadini, call 2018: aperto l’invito 2018 del Programma Europa per i cittadini finalizzato a promuovere la collaborazione fra città e comuni”. L’anglicismo circola in molte locuzioni come call center, cioè centralino, centro telefonico (o chiamate) e per estensione si può dire anche centro di informazioni (telefoniche), assistenza o servizio clienti (telefonici) e la locuzione può indicare anche le aziende che offrono questo servizio; call-to-action (lett. chiamata all’azione) è una tecnica commerciale che spinge un cliente a compiere una determinata azione che in italiano si può benissimo dire appello, invito all’azione o stimolo alla partecipazione e rendere di volta in volta con espressioni adeguate al contesto.  Per esempio un collegamento in Rete in calce a un messaggio di posta elettronica da cliccare, è uno stimolo all’approfondimento o a saperne di più. Es. dai giornali: “L’azienda lancia una call to action per musicisti chiamati a interpretare…” = chiama a raccolta, coinvolge; “Più alberi in ogni città. Parte la call to action per aumentare il verde urbano” = la campagna, l’appello. ♦ call transfer in italiano è semplicemente un trasferimento di chiamata e ♦ call deflection una deviazione di chiamata; una ♦ call-girl è più propriamente una ragazza squillo; una call of papers è una raccolta fondi, una richiesta di contributi, una colletta.

♦ cam (diminutivo di camera) è un’abbreviazione di telecamera, riferito spesso alla webcam, cioè telecamerina per il computer.  Si ritrova in vari composti come camcorder (camera + recorder)  cioè telecamera portatile che si può collegare al televisore; ♦ camgirl (o webcamgirl) cioè una ragazza che fa spettacoli erotici in rete (il corrispettivo maschile è camboy), che si può rendere in senso lato per esempio con sinonimie come spogliarellista virtuale o telematica.

♦ camber (lett. incurvatura) in italiano è l’inclinazione (rispetto al terreno) delle ruote di un autoveicolo. L’angolo di camber si esprime più precisamente con campanatura.

♦ camera è un caso di anglicismo di ritorno con allargamento di significato: ormai è perfettamente assimilato nella nostra lingua e non è più percepito come forestierismo, anche perché si pronuncia e si declina al plurale come tutte le altre parole nostrane: l’italiano camera (stanza) è ritornato dall’inglese con il nuovo significato di macchina da presa o fotografica, quindi come sinonimo di telecamera o cinepresa. Si ritrova in alcuni composti come per esempio ♦ cameracar, cioè telecamera da automobile (per registrare le immagini dal punto di vista del guidatore o per effettuare riprese all’interno della vettura), (->) cameraman (operatore) o (->) candid camera (telecamera nascosta). ♦ cameraman in italiano si può rendere perfettamente con operatore (televisivo, di macchine da ripresa) e anche cineoperatore o teleoperatore che hanno il significato di addetto alla ripresa.

♦ camper in italiano è un furgone (o autofurgone) attrezzato ad abitazione, un furgone alloggio, ma l’anglicismo è ormai entrato nell’uso senza alternative, e il termine corrispondente autocarovana è disusato, ma tra le sinonimie ci sono casa o alloggio a motore.

♦ camping in italiano si può dire più chiaramente campeggio.

♦ campus, anglolatinismo, indica un complesso universitario e per estensione anche l’università stessa o i soggiorni di studio nelle scuole: i campus estivi si possono perfettamente rendere con campi estivi cioè le vacanze studio.  Si ritrova in locuzioni come bar campus, cioè il bar universitario o anche la mensa universitaria.

♦ canadair è il nome commerciale di un aereo antincendio, che si può benissimo usare come alternativa generica.

♦ candid camera in italiano si può perfettamente rendere con telecamera nascosta.

♦ canister in italiano si può più precisamente esprimere con tanica (per il carburante).

♦ canvass in italiano si può rendere chiaramente con promozione limitata (per un periodo di tempo o in una determinata area); può essere anche una promozione sondaggio, o un sondaggio, e dunque un’analisi di mercato o un giro di visite che un venditore fa ai clienti.

♦ canyon in italiano si può rendere benissimo con gola (o canalone), e forra se sul fondo scorre l’acqua.  In ogni caso si tratta di una stretta valle scavata nella roccia per l’erosione. ♦ canyoning in italiano si dice più chiaramente torrentismo: è una pratica sportiva di discesa di un corso d’acqua con tecniche da roccia.

♦ capacity in italiano si dice capacità o abilità. Il termine non è registrato nei dizionari come voce a sé, ma ricorre in varie espressioni circolanti, per es.: ♦ capacity test è una prova di abilità, un esperimento (o esame) attitudinale; ♦ capacity building (lett. costruzione delle capacità) si esprime meglio per es. con rafforzamento delle potenzialità, percorso di formazione o semplicemente formazione;  ♦ capacity development è più semplicemente lo sviluppo;  ♦ capacity strenghtening è un potenziamento o un rafforzamento.

♦ capital gain (lett. guadagno sul capitale) in italiano si può esprimere più chiaramente con plusvalore (o plusvalenza), o più semplicemente con guadagno o utile (di capitale); in senso tecnico è il guadagno in conto capitale, cioè la differenza tra prezzo di acquisto e di vendita in particolare nei titoli di Borsa. ♦ capital market in italiano si può rendere perfettamente con compravendita di titoli (o prodotti finanziari) a medio e lungo termine, o più semplicemente mercato dei titoli.

♦ capsule collection nel mondo della moda è una collezione limitata di abiti, accessori, borse…

♦ car significa automobile, non è un lemma presente nei dizionari, ma circola in molte locuzioni e composti come (->) city car cioè una vettura da città, di piccole dimensioni e agevole; rent a car cioè autonoleggio; safety car cioè automobile di sicurezza, che nelle gare di Formula 1 segnala gli incidenti e permette ai piloti di rallentare; stunt car, cioè, nel cinema, le auto acrobatiche o da incidenti, utilizzate nelle scene pericolose. Lo sleeping car in italiano è invece un vagone letto. ♦ car pool o ♦ car pooling (car = automobile e to pool = mettere in comune) in italiano è la condivisione di un’automobile da parte di più persone (quindi si può dire anche auto condivisa o parco, servizio di auto condivise); ♦ car sharing in italiano è un autonoleggio, o parco vetture condivise con varie formule, e anche l’auto condivisa, a nolo, temporanea; ♦ car free in italiano si può rendere perfettamente con senza auto (per es. giornata car free, cioè senza auto o con il blocco delle auto); ♦ caravan letteralmente è carovana (che ha lo stesso etimo, ma non è molto usato con questo significato moderno) e corrisponde al francesismo roulotte, la casetta a rimorchio che in italiano si può rendere anche con rimorchio (attrezzato per dormire o per abitazione). ♦ caravanning in italiano indica una vacanza in caravan o roulotte, quindi un turismo da campeggio o con rimorchio.

♦ carbon free in italiano si può rendere con a emissione zero (di anidride carbonica o carbonio), o senza carbonio. ♦ carbon tax in italiano si dice più precisamente imposta sui carburanti (una tassa sulle risorse energetiche che emettono nell’atmosfera il biossido di carbonio).

♦ card in italiano si può perfettamente rendere con tessera (nominativa) o con carta, scheda, tesserino, biglietto (anche da visita). A volte è sinonimo di carta di credito (credit card), e circola in molte locuzioni o composti come fidelity card, cioè tessera fedeltà (per es. nei supermercati); inlay card cioè la quarta di copertina di un cd, o la retrocopertinamemory card, cioè scheda di memoria (nei computer o cellulari); smart card cioè scheda (personale o nominativa, per usufruire delle trasmissioni delle tv a pagamento o di altri servizi elettronici); social card cioè tessera assistenziale (o carta prepagata di assistenza sociale); e-card è invece un sinonimo dell’italiano cartolina digitale (o virtuale); code card in italiano è un codice (per es. per la duplicazione delle chiavi); ♦ card collection in italiano è più chiaramente una collezione di figurine.

♦ cardigan è un preciso tipo di maglione con bottoni  che si può aprire sul davanti, e non ha alternative italiane in circolazione, a parte sinonimi più generici come maglia (cfr. -> golf, pullover).

♦ care non è una voce a sé registrata dai dizionari, ma significa cura, assistenza, e si ritrova in locuzioni come customer care, cioè assistenza clienti, day care, cioè centro di assistenza diurno (per malati, anziani o per la sorveglianza dei bambini fuori dagli orari scolastici) e  home care, cioè assistenza a domicilio (di malati o anziani). ♦ caregiver (care = cura e giver = fornitore) è un anglicismo incipiente diffuso dai giornali soprattutto in seguito alle misure della legge di bilancio 2017 che in italiano si può esprimere più chiaramente con assistente familiare o badante e indica chi si prende cura, occupa o bada a infermi, malati o anziani che ha in casa, dunque un assistente a domicilio, che può essere un familiare o una figura professionale specializzata. L’espressione caregiver familiare indica il contributo, l’aiuto, l’indennità, il rimborso, le agevolazioni previsti per chi si prende cura di queste persone, e anche il prendersene cura, che nel tg di LA7 del 27/11/2017 è stato definito in italiano: la misura del prendi cura. ♦ care leaver (care = cura e to leave = lasciare) è un anglicismo apparso nella legge di bilancio 2017 per indicare i giovani che hanno lasciato la famiglia (che possono godere di contributi fino al ventunesimo anno di età), dunque il corrispondente introdotto nella legge è giovani fuori famiglia.

♦ cargo è un anglicismo ormai assimilato che non spezza il suono o la pronuncia dei termini italiani (al plurale fa carghi) e indica un aereo o nave merci, o da carico.

♦ carter (dal nome dell’inventore J.H. Carter) in italiano si dice più propriamente copricatena (la copertura delle catene di biciclette o moto).

♦ carried interest in italiano si dice in modo più chiaro provento da partecipazioni (a società), e indica gli utili (o proventi) che alcuni dipendenti di alto livello percepiscono dalle quote e partecipazioni alla società per cui lavorano.

♦ cartoon in italiano si dice più precisamente cartone animato (o cartoni animati), dove animato può anche essere sottinteso. Letteralmente è un singolo disegno o fotogramma di un cartone ma per estensione indica il tutto, dunque equivale anche a un fumetto o a una vignetta. ♦ cartoonist in italiano si dice più chiaramente disegnatore di cartoni (animati) o cartonista. Per estensione indica anche un fumettista o disegnatore di fumetti.

♦ carving in italiano è un tipo di discesa con gli sci sciancrati (più corti) e per estensione il tipo di sci, quindi si può rendere genericamente con discesa o con sci sciancrati.

♦ case, riferito per esempio all’esterno di un computer, cellulare o telecamera, indica il contenitore, l’aspetto e il rivestimento esterno, la scocca o il telaio (lett. la custodia, cassa, l’esterno, il guscio, la scatola o l’involucro).

♦ case history (lett. la storia di un caso) in italiano si può rendere perfettamente con locuzioni come caso esemplare, esempio da manuale, esempio storico o con esempi di fatti (realmente accaduti).; es. “Tra i case history di successo si possono sicuramente citare molti degli attuali colossi del web” = casi storici.

♦ case insensitive, riferito alle tastiere, in italiano si può rendere con indifferente al maiuscolo, senza distinzione di maiuscolo/minuscolo (per esempio nei codici di accesso personali) in contrapposizione con ♦ case sensitive, cioè sensibile al maiuscolo/minuscolocon distinzione di maiuscolo/minuscolo (per esempio nei codici di accesso personali).

♦ case study (lett. lo studio di un caso) in italiano si può rendere perfettamente con locuzioni come un caso esemplare o concreto, un esempio paradigmatico o da manuale.

♦ cash in italiano si può dire più precisamente (denaro) contante, (in) contanti, pronta cassa, cassa o liquidità. ♦ cash and carry (lett. paga e porta via) indica una vendita a prezzi bassi dove si paga in contanti e si trasporta con mezzi propri, e in italiano si può rendere con vendita all’ingrosso; per estensione indica anche il luogo di queste vendite, quindi il magazzino all’ingrosso. ♦ cash dispenser (lett. distributore di contante) in italiano si dice più chiaramente sportello (o distributore) automatico. ♦ cash flow in italiano si esprime più chiaramente con flusso di cassa (o monetario), movimento di cassa o di contanti, quindi per estensione anche con liquidità, il denaro incassato. ♦ cash management in italiano si esprime più semplicemente con estratto conto, e letteralmente è un servizio telematico di informazioni sui conti. ♦ cash mob in italiano si esprime in modo più chiaro per esempio con (gruppo di) (auto)finanziamento o di finanziamento solidale. Letteralmente indica un gruppo di persone che acquistano i prodotti di un’azienda o di un’attività commerciale per sostenerla (da cash = contante e mob = folla).

♦ cast in italiano si può dire anche gli attori (di un film o uno spettacolo teatrale, in quest’ultimo caso anche la compagnia), o l’insieme degli attori di uno spettacolo. ♦ casting in italiano si esprime perfettamente con audizione, oppure con selezione (o scelta) degli attori (e delle parti) per un film o uno spettacolo, quindi i provini, la scritturazione o semplicemente la selezione.

♦ casual (lett. casuale), riferito alla moda e all’abbigliamento indica uno stile (o dei capi) informale e sportivo. Talvolta è utilizzato con un’accezione anche un po’ dispregiativa: alla buona, trascurato, disinvolto.

♦ catch indica una variante americana di lotta libera americana senza esclusione di colpi.

♦ catcher, nel gioco della pallabase (o -> baseball), in italiano si esprime perfettamente con ricevitore e anche prenditore.

♦ catering in italiano si esprime più semplicemente con (servizio di) ristorazione o approvvigionamento alimentare (di aziende, mense, aerei…).

♦ caterpillar è il nome commerciale di un’azienda nota per l’omonimo grosso cingolato che in italiano si indica più semplicemente con schiacciasassi o apripista, e spesso è sinonimo di ruspa o -> bulldozer.

♦ cat sitter (sul modello di baby sitter ma con cat = gatto, una variazione che ha originato anche dog sitter e pet sitter) in italiano non ha un corrispondente in circolazione, a parte il termine gattaro, riferito però a persona che si prende cura dei gatti randagi, dunque per passione più che professione. In senso lato è un assistente dei gatti (o felino) che si potrebbe rendere semplicemente con guarda gatti  (sul modello di guardabimbi proposto da Arrigo Castellani), comprensibile a tutti ma non in uso. In alternativa ci sono locuzioni come assistente (badante o custode) per gatti, e simili. ♦ catwalk (lett. camminata da gatto) nel linguaggio della moda si può più chiaramente esprimere in italiano con passerella.

♦ CD (sigla di Compact Disc) in italiano per esteso si può indicare anche con dischetto.

♦ celebrity in italiano si esprime più chiaramente con il corrispettivo celebrità.

♦ cent in italiano si può esprimere in modo più preciso con centesimo (di dollaro).

♦ center in italiano si può esprimere più propriamente con centro; non è una voce a sé nei dizionari, ma si ritrova in varie locuzioni come call center, cioè centro chiamate o centralino, garden center, cioè centro per la vendita di piante o vivaio, shopping center cioè centro commerciale e simili.

CEO (sigla di Chief Executive Officer) è una posizione dirigenziale del mondo anglosassone che in italiano equivale all’amministratore delegato o al direttore generale.

♦ certified in italiano si può meglio dire autenticato, garantito, certificato; es. dai giornali: “Questi dispositivi Wi-Fi certified sono facili da integrare” = garantiti per i protocolli senza rete; “Un Master Certified” = un corso certificato.

♦ chain in italiano si può meglio dire catena; il termine ricorre in locuzioni come supply chain cioè catena di distribuzione (o di fornitura); supply chain director cioè direttore della logistica♦ chain organization in italiano è una catena di vendita e ♦ chain stores è una catena di negozi.

♦ challenge in italiano si può più chiaramente esprimere con gara, competizione, torneo o sfida di tipo sportivo, che prevede l’assegnazione di un trofeo, titolo o coppa (ugualmente detto challenge) es. dai giornali: “Arbitri di calcio: vogliamo il challenge come nel tennis” = la coppa. ♦ challenger in italiano si può meglio esprimere con sfidante (di un detentore di un titolo sportivo), es. dai giornali: “Ecco i due challenger in programma la prossima settimana”, “Un solo challenger in programma oggi”.

♦ Champions League è la denominazione ufficiale del torneo calcistico della UEFA che fino al 1993 era la Coppa dei Campioni, con cui si può denominare anche oggi in senso lato, insieme a coppa UEFA.

♦ change in italiano si esprime semplicemente con cambiamento, mutamento o variazione; es. dai giornali: “Un seminario sul Change” = dedicato al tema del cambiamento, su come affrontare il cambiamento; “USA: appoggi ai gruppi di opposizione in Iran per un regime change dall’interno” = per un cambiamento o rovesciamento di regime. L’anglicismo circola varie in locuzioni come per es. climate change, cioè cambiamento climatico; ♦ change office in italiano si dice più propriamente ufficio di cambio (o anche servizio o agenzia di cambi delle valute); ♦ change management in italiano si può dire più semplicemente gestione del cambiamento (riferito soprattutto all’ambito delle aziende tecnologiche), e indica anche i protocolli aziendali per la gestione dei cambiamenti organizzativi o tecnologici; in italiano si può perfettamente esprimere anche con gestione dell’innovazione, protocolli di cambiamento (o di transizione); es. dai giornali: Il change management: una sfida cruciale anche per le aziende”; “Un software dedicato al Change Management in cui viene salvata una copia di ogni revisione del programma”. ♦ changeover in italiano è il passaggio (o transizione) da un sistema monetario a un altro e si può perfettamente esprimere con cambio di moneta, per esempio dalla lira all’euro (in questo caso: passaggio all’euro) o conversione e anche riconversione.

♦ channel  non è presente come voce a sé nei dizionari, ricorre in varie locuzioni e nomi di emittenti televisive che in italiano si possono esprimere più propriamente con canale (televisivo, di comunicazione, di distribuzione ecc.).

♦ charity (lett. beneficenza o carità) in italiano si può rendere perfettamente con spettacolo (evento o manifestazione) di beneficenza (di raccolta fondi, donazioni o solidarietà), es.: “Una charity per i terremotati” o “per la ricerca sul cancro”.

♦ charm in italiano è semplicemente un ciondolo, pendaglio (o pendente) che si fissa a collane, bracciali orecchini.

♦ chart (lett. carta, mappa) nel linguaggio economico indica semplicemente l’andamento di Borsa, il grafico (o il diagramma) delle quotazioni.

♦ charter (lett. noleggio o licenza d’uso) indica un aereo (un volo, ma anche un viaggio per nave) economico, quindi non una rotta regolare di linea, ma un tragitto effettuato con un mezzo a nolo.

♦ chat (lett. chiacchiera o chiacchierata) in italiano si può esprimere con conversazione (o chiacchierata) virtuale o telematica, che avviene mediante tastiera attraverso una chat line, cioè un programma, un sito, una piattaforma o un’applicazione per la conversazione digitale di messaggistica istantanea o in tempo reale (chat line è spesso abbreviata in chat senza distinzione tra la piattaforma e i contenuti/servizi veicolati). Ha generato il verbo chattare. La chat room è invece una stanza, come si può dire perfettamente in italiano, cioè uno spazio virtuale generico o tematico, in cui avviene la conversazione.

♦ cheap (lett. poco costoso) in italiano si può meglio esprimere attraverso innumerevoli sinonimi come economico, a buon mercato, conveniente, a basso costo; spesso ha un’accezione spregiativa e indica qualcosa che di conseguenza è di poco valore, dozzinale, di qualità inferiore, quindi scadente, mediocre, ordinario, e per estensione anche privo di classe, gretto, meschino o di cattivo gusto.

♦ check (lett. controllo, verifica) da solo ha anche il significato di assegno (bancario) come si dice più chiaramente in italiano (per es. in espressioni come i vecchi traveller’s check, gli assegni turistici) ma ormai ha assunto sempre più il significato di controllo, ed è presente in molte locuzioni; fare il check è un’espressione che in italiano si esprime più precisamente con fare il punto della situazione. ♦ check-in letteralmente è il controllo dei biglietti, e negli aeroporti  o negli alberghi è l’accettazione dei passeggeri (e ritiro bagagli) o dei clienti, quindi la registrazione o, nel caso di aerei e navi, l’imbarco. ♦ check list letteralmente è la lista di controllo o la lista dei controlli per verificare l’esecuzione di varie operazioni complesse nel giusto ordine. ♦ check-out in italiano è il controllo all’uscita di alberghi o aeroporti, quindi la procedura di uscita per il ritiro bagagli, il pagamento (o il liberare la stanza) prima di lasciare un albergo (con restituzione dei documenti). ♦ check panel in italiano si può esprimere più precisamente con pannello (o quadro) di controllo. ♦ check point in italiano si può esprimere più propriamente con posto di blocco. ♦ checkup (o check-up) riferito alle visite mediche, in italiano si può anche dire controllo medico, visita generale, accertamento, serie di esami; in senso lato indica qualunque controllo, verifica, punto della situazione, analisi (esame o indagine) generale e anche revisione (periodica) e analisi sistematica, per es. il checkup di un impianto.

♦ cheddar è il tipico formaggio a pasta dura semicotta dei Paesi anglosassoni,che in italiano si può esprimere genericamente con formaggio inglese o indicare con varietà simili o equivalenti anche nelle ricette, come per esempio il formaggio olandese.

♦ cheerleader in italiano si può esprimere perfettamente con l’espressione ragazza pompon.

♦ cheese in italiano è formaggio. L’anglicismo si usa anche simbolicamente come sinonimo di “sorridi” o “fate un sorriso“ nelle pose fotografiche (la pronuncia spingerebbe le labbra al sorriso); la parola inglese si ritrova in varie locuzioni: ♦ cheeseburger in italiano è il tipico panino con hamburger e formaggio servito nelle catene di ristorazione veloce all’americana che non ha equivalenti italiani in circolazione; ♦ cheescake è un dolce al formaggio o torta alla crema di formaggio tipico degli Stati Uniti.

♦ cherry brandy (lett. acquavite di ciliegia), detto anche solo cherry, in italiano si può indicare anche con liquore (o ratafià) alla ciliegia o il meno comune cerosella.

♦ chewing gum in italiano è più precisamente una gomma (da masticare), detta anche gomma americana o cicca.

♦ chief executive officer (abbr. CEO) in italiano corrisponde all’amministratore delegato o al direttore generale di una società.

♦ chinatown (lett. città cinese) indica un quartiere abitato prevalentemente dai cinesi (per es. a Milano la zona intorno a via Paolo Sarpi) e si può rendere con quartiere cinese.

♦ chip in italiano è più precisamente un (micro)circuito (integrato) o (micro)circuito elettrico.

♦ chips in italiano sono più precisamente le patatine fritte (a fette sottili o a bastoncino) perlopiù confezionate industrialmente.

chorus line in italiano si dice più chiaramente corpo di ballo.

♦ chow chow è un tipico cane dal pelo folto, criniera e muso schiacciato che in italiano è stato adattato in ciauciau.

♦ Christmas in inglese è il Natale che circola in espressioni come -> Merry Christmas cioè buon Natale o Merry Xmas and happy new year, cioè buon Natale e felice anno nuovo.

♦ chromakey in italiano si può esprimere con chiave cromatica per lo scontorno cinematografico. È una tecnica di ripresa che usa uno sfondo uniforme come chiave cromatica che viene poi sostituita con altri sfondi applicati nella fase del montaggio. Per estensione chromakey indica anche lo sfondo uniforme impiegato nella ripresa.

chunking (lett. spezzettare, da chunk = pezzo, blocco) è un metodo o una tecnica di scomposizione delle informazioni complesse in unità elementari più semplici da ricordare e da gestire, dunque si può dire scomposizione, o metodo della scomposizione.

♦ cineclub in italiano si può anche dire circolo cinematografico, associazione cinefila e si può esprimere con un più generico cineteca.

♦ cinemascope è un marchio registrato di un vecchio sistema per la proiezione cinematografica che in italiano si può anche dire cinema panoramico.

♦ citizen journalism in italiano si può esprimere con giornalismo partecipativo (o anche collaborativo) che vede la partecipazione dei lettori grazie soprattutto alle nuove tecnologie della Rete.

♦ city (lett. città) da solo indica propriamente il centro politico o finanziario di una città, dunque il centro cittadino, il nucleo (o il cuore) della città, e per estensione la città stessa. Il termine è presente in varie locuzioni come ♦ city airport, cioè l’aeroporto cittadino (quello più vicino alla metropoli); ♦ city magazine, cioè una pubblicazione turistica o con gli eventi cittadini; ♦ city manager e cioè un dirigente (amministrativo) comunale (o funzionario del comune) e altre. ♦ city bike in italiano indica semplicemente una bicicletta da città. ♦ city-car in italiano indica un’automobile da città, di dimensioni ridotte e agevole, progettata per la guida nelle metropoli. ♦ city tax in italiano si può perfettamente esprimere con tassa di soggiorno.

♦ clacson (in origine marchio di fabbrica della Klaxon) è ormai un anglicismo assimilato e quasi senza alternative, ma tra i sinonimi in italiano ci sono segnalatore (o avvisatore) acustico e anche tromba (automobilistica).

♦ claim, come slogan, in italiano è più semplicemente un motto (richiamo, avviso, strillo) pubblicitario.

♦ clan (lett. famiglia) in italiano indica un gruppo (apparentato dalla discendenza, ma anche da rapporti sociali e interessi comuni) e per esteso si può rendere con gruppo chiuso, membri di un gruppo (di appartenenza, per es. il clan di Celentano), e con accezione negativa anche una banda (un clan mafioso, cioè un’organizzazione chiusa), cricca, combriccola, associazione, consorteria, famiglia, brigata, compagnia, congrega, e anche setta; in ambito sportivo si usa anche come sinonimo di squadra, società o scuderia.

♦ class non è una voce a sé presente nei dizionari, ma class al posto di classe si ritrova nelle tariffe di treni e aerei: business class (al posto della vecchia prima classe, o usata come classe intermedia tra la prima e la seconda) o economy class, la classe turistica, e ancora la top class, negli aerei, è la classe di lusso, superiore alla prima; middle class in italiano si dice più precisamente il ceto medio, la borghesia, mentre upper class non è altro che l’aristocrazia o l’alta borghesia. ♦ class action in italiano si può anche dire azione legale di gruppo o causa (legale), denuncia (o querela) collettiva.

♦ clean significa pulito o pulitura; e anche se l’aggettivo non p una voce a sé nei dizionari, circola in varie locuzioni riportate dai giornali,come clean eating (lett. il mangiare pulito), cioè un’alimentazione sana, salutare (es.: “Clean eating: mangiare meglio per vivere meglio”) o clean energy, cioè l’energia pulita, rinnovabile (es.; “Strasburgo: il Parlamento europeo approva le misure del Clean Energy Package” = le iniziative o il protocollo per l’energia pulita”, “Clean energies, un settore chiave per l’economia” = le fonti rinnovabili). ♦ cleaning in italiano si esprime perfettamente con pulizia o pulitura; es. dai giornali: “Cerume nelle orecchie, attenzione al cleaning fai-da-te” = alla pulizia; “Seoul, al via la sperimentazione degli Airport Cleaning Robot” = i robot per la pulizia degli aeroporti; “Cleaning Day in viale Lombardia, 112 volontari cancellano le scritte sui muri” = la giornata della pulizia, o della riqualificazione della via; “Investire nel settore cleaning” = nel settore delle imprese delle pulizie o dei macchinari per le pulizie. ♦ cleantech (clean = pulizia + technology = tecnologia) in italiano si può dire più chiaramente ecotecnologie, cioè le tecnologie ambientali, verdi, ecologiche, pulite, rispettose dell’ambiente, a basso impatto ambientale. ♦ clearance in italiano si esprime più propriamente con depurazione.

♦ clearing (da to clear = liquidare) nel linguaggio economico indica un accordo per la compensazione tra debiti e crediti, per esempio tra banche o Stati, e in italiano si può rendere benissimo con (accordo di) compensazione.

♦ clerygyman è l’abito sacerdotale o ecclesiastico con giacca e pantaloni (quindi contrapposto alla tonaca).

♦ click in italiano si scrive più semplicemente con l’adattamento onomatopeico clic. In ambito informatico fare clic si può rendere genericamente anche con selezionare, scegliere e cliccare, il verbo derivato in italiano. clickbait (esca da clic) indica un insieme di strategie che spingono i navigatori di un sito a cliccare su determinati collegamenti, per aumentare le visite o i proventi pubblicitari. In italiano si possono indicare letteralmente come esche (digitali o della Rete) oppure come titoli civetta; sui giornali sono spesso indicate come titoli o articoli acchiappa-clic, (più raramente accalappiaclic); in modo gergale nel parlato sono talvolta detti anche contenuti o collegamenti da acchiappo o acchiapponi; a seconda dei contesti, in senso lato possono essere pezzi seducenti, invitanti, di richiamo, accattivanti, oppure se si vuole sottolineare l’aspetto ingannevole e talvolta truffaldino, possono essere adescamenti, bufale, specchietti per gli allodole e via dicendo. ♦ click day si riferisce a una data per la presentazione telematica di rimborsi o iscrizioni, e in italiano si può rendere perfettamente con espressioni come data (o scadenza) di una teleprenotazione, o presentazione (o iscrizione, prenotazione) telematica.

♦ client (lett. cliente) in italiano indica un computer (o programma) in comunicazione con il computer principale (host o server) da cui dipende, e si può rendere genericamente con  computer (o elaboratore) cliente o anche terminale intelligente (cioè che non ha solo schermo e tastiera, ma anche una sua autonoma capacità di elaborazione).

♦ climate change in italiano si esprime semplicemente con cambiamento climatico.

♦ clip 1) in italiano è semplicemente un fermaglio (per es. degli orecchini, e in questo caso per estensione indica anche l’orecchino stesso) a molla, a scatto o anche a graffetta o a graffa (per fissare dei fogli) e in alcuni casi si può sostituire anche con molletta. 2) Come abbreviazione di videoclip, invece, si può rendere con (breve) filmato o video, e anche spezzone o talvolta cortometraggio. ♦ clip art (lett. ritaglio + art) è un’immagine digitale, un disegno, un’icona, un figura (e anche una raccolta di queste) che di solito ha un utilizzo libero, ed è riproducibile senza copyright o diritto d’autore, quindi anche un’immagine libera, riproducibile, pubblicabile.

♦ clock in italiano si dice più chiaramente orologio.

♦ cloud (lett. nuvola) è un’abbreviazione di cloud computing, indica una serie di programmi e servizi (per esempio di memoria) disponibili in Rete invece che sui dispositivi degli utenti. Sui mezzi di informazione talvolta è indicato letteralmente come nuvola informatica, oppure semplicemente con nuvole, con allargamento del significato originario esteso alla Rete. Es. dai giornali: “Il cloud computing, la nuvola informatica che tiene in memoria programmi e dati degli utenti”; “La nuova generazione cloud-only: il sistema operativo per la nuvola è utilizzato dal 23% delle aziende”. cloud storage (cloud = nuvola e storage = conservazione) in italiano si può dire archiviazione (conservazione o salvataggio) in Rete (o nuvola di archiviazione) dei propri documenti.

♦ closed in italiano si dice chiuso o chiusura (per es. nei cartelli dei negozi, closed for summer, cioè chiusura estiva).

♦ close-up in italiano si dice più chiaramente primo (o primissimo) piano (nelle fotografie o nelle riprese cinematografiche).

♦ clown in italiano si può esprimere perfettamente con pagliaccio, e in senso figurato si usa per indicare un buffone, un mattacchione, o un burlone. L’anglicismo, entrato già nell’Ottocento, è ormai ben assimilato e ha generato per es. l’aggettivo clownesco. ♦ clown therapy è stato adattato con clownterapia, ma in italiano si può esprimere anche con comicoterapia o terapia del sorriso.

♦ club in italiano si può dire anche circolo (culturale o sportivo), associazione e in alcuni contesti con gruppo, società.

♦ cluster in inglese ha tanti significati che a seconda dei casi rimandano al grappolo (cioè a elementi collegati tra loro, per es. un cluster di aziende, cioè un gruppo o insieme) oppure a un settore o blocco. In genetica è una sequenza di geni; in astronomia, in italiano si dice più propriamente un ammasso stellare (soprattutto un ammasso globulare). In informatica: in un disco rigido, indica un insieme di settori contigui, oppure un insieme di elaboratori collegati, dunque una rete di computer cluster bomb in italiano si dice più propriamente bomba a grappolo.

♦ clutch in italiano è una borsetta, senza manici, fino al secolo scorso indicata preferibilmente con il francesismo pochette.

♦ CMS (acronimo di Content Management System) in italiano è un sistema (un programma o una piattaforma) di gestione dei contenuti per esempio per la pubblicazione in Rete.

♦ coach in italiano si dice più chiaramente allenatore o preparatore, con un significato originariamente solo sportivo (soprattutto della pallacanestro) di commissario tecnico, ma oggi sempre più riferito in senso esteso all’allenatore mentale, motivatore, e anche istruttore, formatore, insegnante in ambito più psicologico o lavorativo (l’allenamento psicologico e motivazionale per il conseguimento di risultati lavorativi o personali). ♦ coaching in italiano si può esprimere con allenamento, preparazione in vari ambiti, da quello sportivo a quello motivazionale più generale per l’ottenimento di risultati nella vita o nella carriera.

♦ coast to coast in italiano si dice più chiaramente da costa a costa (riferito ai viaggi).

♦ cocktail è un anglicismo ormai assimilato senza alternative (anche se Bruno Migliorini proponeva arlecchino, un’alternativa che non è mai entrata in uso). Espressioni sinonimiche non molto utilizzate ed efficaci possono essere miscela (miscuglio, mistura o mescolanza) di liquori (o alcolici) o ricetta (anche fantasia, in senso metaforico) di liquori (o alcolica) e in senso dispregiativo intruglio. Per estensione, talvolta indica anche una festa o un ricevimento (es. andare a un cocktail, cfr. -> party).

♦ code card in italiano si dice più semplicemente codice (per es. per la duplicazione delle chiavi di una vettura). ♦ coding in italiano è più chiaramente la scrittura di un codice (informatico), scrittura di un programma o programmazione. In senso lato corrisponde a codifica.

♦ coffee break in italiano si dice più propriamente pausa caffè.

♦ cohousing in italiano è semplicemente una forma di coabitazione o una condivisione di spazi tra vicini (per es. cucina, giardini, lavanderie, palestra…).

♦ collection in italiano si dice collezione. Circola in varie locuzioni come card collection cioè collezione di figurine, capsule collection cioè una collezione limitata di abiti, accessori, borse…

♦ college indica la scuola secondaria inglese, o l’università americana, e per estensione anche l’edificio scolastico che le ospita. In italiano si può genericamente rendere con scuola, istituto scolastico, facoltà, università o anche liceo.

♦ collie in italiano si può rendere con (cane da) pastore scozzese.

♦ colossal (dal tedesco kolossal) in italiano si può rendere anche con film (o spettacolo) costoso, sfarzoso, grandioso e anche filmone.

♦ columnist in italiano si dice meglio editorialista, giornalista, pubblicista (con una rubrica fissa in un periodico o rivista).

♦ combine in italiano si può dire più chiaramente accordo (o cartello) sottobanco (o illecito), pastetta, comunella e anche intrallazzo o imbroglio.

♦ comfort (che si alterna con il francesismo confort) in italiano si può dire più chiaramente comodità o agio (una casa o una vettura dotata di tutte le comodità) e anche conforto, e talvolta può essere sinonimo di agiatezza o lusso. ♦ comfortable in italiano si dice più propriamente agevole, comodo, confortevole.

♦ comic (talvolta anche al plurale comics, abbr. di comic strip = striscia a fumetti) in italiano si può dire più precisamente fumetto, racconto a fumetti, e al plurale anche strisce, vignette. (cfr. -> cartoon e grafic novel).

♦ coming out in italiano è più chiaramente una pubblica dichiarazione (ammissione, rivelazione, esternazione, confessione) della propria omosessualità (cfr. -> outing che è invece la dichiarazione pubblica dell’omosessualità di un’altra persona, con cui l’espressione è spesso confusa) e in senso lato può significare anche uscire allo scoperto.

♦ commando (al pl. anche commandos) in italiano si può dire anche truppa (o pattuglia) d’assalto, reparto (o nucleo) speciale, piccolo gruppo di guerriglieri (o soldati, militari) o più genericamente anche pugno di uomini (armati). Si tratta di un anglicismo mascherato che non rappresenta un “corpo estraneo” e una violazione delle nostre regole fonetiche o lessicali.

♦ commercial in italiano si può dire più precisamente annuncio (o comunicato) pubblicitario, promozionale o anche semplicemente promozione o pubblicità (televisiva o radiofonica), detta anche consigli per gli acquisti (cfr. -> spot).  ♦ commercial paper (e anche ♦ commercial bill) in italiano è più semplicemente una cambiale (commerciale, finanziaria, d’affari) o un pagherò.

♦ commission in italiano si dice più propriamente compenso, commissione, provvigione o percentuale di agenzia.

♦ commitment in italiano si può dire più precisamente impegno, motivazione, senso del dovere (o di appartenenza o responsabilità) per esempio a un’azienda, quindi anche fedeltà, forte identificazione (a un’organizzazione o ai suoi obiettivi).

♦ commodity (lett. merce) in italiano si può dire più propriamente bene (o prodotto) primario, materia prima, bene o prodotto di scambio (come petrolio, diamanti… che costituiscono materia di scambio commerciale internazionale).

♦ common low in italiano si può dire più precisamente diritto consuetudinario, cioè basato sulla tradizione più che sul diritto codificato. Nell’ordinamento giuridico inglese il common law (lett. legge comune) si fonda sulle sentenze più che sulla norma scritta di derivazione romanistica. ♦ common rail in italiano si può dire più propriamente (sistema a) iniezione diretta, riferito al motore diesel. ♦ commonwealth in italiano si può anche dire bene comune, la cosa pubblica, inizialmente riferito alle ex colonie dell’Impero britannico che hanno dato vita al Commonwealth inteso come un patto tra Stati di lingua inglese.

♦ community (abbr. di web community) in italiano si può dire perfettamente comunità (virtuale o della rete).

♦ compact disc (detto anche con la sigla cd) in italiano si può dire anche semplicemente dischetto.

♦ company in italiano si dice più precisamente azienda, società, impresa e in qualche caso anche con il “falso amico” compagnia che ha preso piede solo in alcuni ambiti (per esempio aerea, telefonica, del gas o assicurativa). Circola in varie locuzioni come ♦ company profile, cioè il profilo aziendale o societario, e ♦ company goals cioè gli obiettivi aziendali.

♦ competitor in italiano si dice più propriamente competitore, oppure concorrente, e anche rivale o avversario.

♦ compilation
 è un termine nato in ambito discografico (raccolta di  successi musicali) che oggi si estende anche ad altri ambiti, e in italiano si può esprimere perfettamente con sinonimi come raccolta, selezione, collezione, antologia e anche compilazione.

♦ compliance (lett. adesione o consenso da to comply = conformarsi, eseguire) in medicina corrisponde alla capacità di adeguamento del volume di un organo (per esempio i polmoni) davanti alla pressione, per cui si può esprimere con elasticità, capacità di dilatazione. In senso lato in italiano si può dire anche adeguamento, adempimento, conformità, ottemperanza, condiscendenza o anche cedevolezza, disponibilità (a collaborare o di collaborazione o a conformarsi), collaborazione per es. di un paziente nei confronti delle prescrizioni mediche o di un soggetto nell’osservare le regole e le leggi (quindi anche osservanza, aderenza, l’essere ligi o collaborativi, adempimento normativo o legislativo). Nel linguaggio economico la compliance normativa si può dire più chiaramente conformità normativa, cioè a norme, regole o consuetudini; la compliance fiscale, cioè la conformità alle regole fiscali, indica a volte l’adempimento spontaneo del contribuente agli obblighi fiscali spesso sollecitato dalla Agenzia delle Entrate in un’ottica collaborativa, e in altri casi è un dialogo, un accordo preventivo tra contribuenti e Agenzia delle Entrate che permette la correzione  di eventuali errori od omissioni nella dichiarazione. Es. dai giornali: “Legge sulla protezione dei dati: compliance, responsabilità e sanzioni” = adeguamento; “A oggi nessuna azienda è compliance al 100%, neppure i colossi americani” =  adempiente; “Agenzia delle Entrate: un provvedimento per la compliance spontanea” = collaborazione; “Fisco: un software per monitorare la compliance” = chi si mette in regola, la regolamentazione; “Prescrizioni mediche: la scarsa compliance. Quando il paziente non prende le medicine” = osservanza. ♦ compliant in italiano si dice più precisamente conforme (per es. i fondi PIR compliant, cioè conformi al PIR = Piani Individuali di Risparmio previsti dalla legge di bilancio 2017 per le agevolazioni fiscali).

♦ component approach è un’espressione inglese introdotta per esempio nel linguaggio tributario che implica il calcolo separato degli ammortamenti per i singoli componenti, e in italiano si può dire più propriamente ammortamento distinto (o dettagliato) e anche sconti fiscali distinti.

♦ compost in italiano si può dire in modo più chiaro composta o terricciato, e indica per esteso un fertilizzante, concime (organico) o un terriccio ottenuto dal compostaggio dei rifiuti.

♦ compound in italiano si può esprimere con complesso di edifici e per esteso anche stabilimento, sito, edificio (complesso); letteralmente indica una zona recintata con costruzioni di destinazione affine o complementare (militare fortificata o civile).

♦ computer fino agli anni Ottanta del secolo scorso in italiano si diceva più propriamente calcolatore (elettronico), un termine poi affiancato anche da elaboratore (elettronico) che conviveva con il sinonimo metaforico e suggestivo di cervello elettronico; In seguito all’avvento dei personal computer il termine inglese si è imposto sempre più sino a diventare insostituibile neglianni Duemila. Le alternative italiane – tra cui anche ordinatore o computatore (sul modello di come si dice in Francia e Spagna) – si possono oggi usare solo come sinonimie secondarie, perché non sono in uso, benché registrate dai dizionari. Ha generato il verbo computerizzare, l’aggettivo computerizzato e il sostantivo computerizzazione. ♦ computer art in italiano si può dire anche arte digitale. ♦ computer game in italiano si può esprimere perfettamente con videogioco. ♦ computer graphics in italiano si può esprimere perfettamente con grafica digitale o con l’adattamento computer grafica. ♦ computer music in italiano si può dire musica digitale.

♦ concept in italiano si può rendere con progetto o prototipo, o anche con concetto, idea o filosofia (di fondo), per es. nel caso del concept di un’opera. L’anglicismo si trova in espressioni come ♦ concept album un’opera (o album) musicale a tema che sviluppa una stessa storia; ♦ concept car, il prototipo o l’esemplare unico di una vettura che viene presentato; ♦ concept store un negozio all’avanguardia o innovativo (a tema).

♦ conference in italiano si può esprimere più propriamente con conferenza, e anche riunione, colloquio, convegno, congresso. ♦ conference call in italiano si può esprimere perfettamente con audioconferenza, anche se talvolta si impiega per indicare una semplice telefonata o chiamata (magari in vivavoce in presenza di più persone), quindi conferenza telefonica; oppure in caso di attivazione della telecamera si può indicare come teleconferenza, videoconferenza o videochiamata. ♦ conference room in italiano si dice più semplicemente sala riunioni.

♦ connection (lett. connessione) in italiano circola in locuzioni dal significato letterale (es. un programma per la live connection = per la connessione dal vivo in Rete) ma prevalentemente indica un’organizzazione mafiosa (o malavitosa), un’aggregazione (rete o associazione) criminale (o illecita) e segreta (o occulta), un traffico illecito (spesso internazionale) una gestione illegale per ottenere profitti illegali; spesso si ritrova in associazione ad altre parole come pizza connection, l’accordo tra la malavita italo-americana per il traffico della droga, o petrolio connection, la gestione illegale del petrolio… Es. dai giornali: “Scandalo rifiuti a Torre del Greco, gli imputati per la monnezza connection” = la gestione illegale dei rifiuti; “Trump: la Russian Connection e l’ombra dell’impeachment” = gli accordi segreti con la Russia. connection house (lett. case di connessione) sono i luoghi di raccolta (perlopiù in Libia) dei migranti e profughi che tentano di raggiungere l’Europa, di fatto quasi sempre gestite dai trafficanti di uomini, in condizioni di sfruttamento e schiavitù, dove le donne sono costrette e avviate alla prostituzione. Dunque sono diventate un sinonimo di luoghi di prigionia e reclusione, di sfruttamento, per la tratta delle persone e più frequentemente di bordello, postribolo, case di prostituzione. Es. dai giornali: “Migranti, ora nelle connection house in Libia si paga per mangiare” = nelle baracche di reclusione o prigionia; “Prostituzione e tratta delle nigeriane: manette per i gestori di una connection house in Campania” = di una casa di prostituzione.

♦ consultant in italiano si può esprimere più precisamente con consulente, o anche con esperto esterno (all’azienda). ♦ consulting in italiano si può esprimere più precisamente con consulenza, o con l’offerta di consulenze in ambito professionale (una società di consulting, cioè di consulenza, o un’attività di business consulting cioè di consulenza professionale).

♦ consumer in italiano si può esprimere più chiaramente con per i consumatori (o per il mercato privato), destinato ai consumatori (riferito a un bene o prodotto) o all’utente finale (contrapposto ai prodotti per le aziende). ♦ consumer benefit (lett. vantaggio del consumatore) in italiano si può esprimere più precisamente con aspettativa del consumatore (o cliente, acquirente) davanti a un prodotto e a come è presentato, quindi anche la motivazione di acquisto (da parte del cliente), la percezione positiva di una merce, la capacità di un prodotto di essere seducente, desiderabile, di offrire vantaggi e rispondere ai bisogni del compratore. ♦ consumer price si può dire più propriamente prezzo al dettaglio o al pubblico consumer research è una ricerca sul consumatore.

♦ container in italiano è più semplicemente un contenitore, un cassone metallico o una cassa mobile per il trasporto delle merci. L’uso dell’anglicismo è legato al fatto che questi cassoni possiedono delle misure codificate internazionalmente per renderle adatte al trasporto ferroviario, aereo o stradale, e in senso tecnico si può anche dunque rendere con contenitore intermodale (cioè idoneo a diversi mezzi di trasporto), universale o ISO (Organization for Standardization = Organizzazione internazionale per la standardizzazione) come si dice per esempio in Francia (conteneur) e in Spagna (contenedor).

♦ content management sistem (o CMS) in italiano è un sistema (un programma o una piattaforma) di gestione dei contenuti per esempio per la pubblicazione in Rete. ♦ content manager in italiano si può anche dire responsabile dei contenuti (testuali, audiovisivi, multimediali) di un sito o di un prodotto digitale; esiste anche la parola contenutista, che ha il medesimo significato, anche se di basso uso. ♦ content provider in italiano è più chiaramente un fornitore di contenuti, o una società fornitrice di contenuti (testuali, audiovisivi, multimediali) per la Rete o altri prodotti digitali (contrapposto ad access provider che fornisce invece l’accesso alla Rete). ♦ contents in italiano sono i contenuti, e come abbreviazione di table of contents il termine indica a volte l’indice (o il sommario, la tavola) dei contenuti.

♦ contest in italiano si dice più propriamente gara, competizione o concorso (es. beauty contest = concorso di bellezza, oppure contest fotografico, letterario…).

♦ contractor in italiano si dice più propriamente appaltatore, contraente o intermediario, per esempio un’azienda che appalta la costruzione di un’opera a terzi, di cui è responsabile, quindi un’azienda appaltatrice; talvolta il termine si riferisce a un militare o una guardia armata (privata, cioè a contratto) ingaggiata con compiti di polizia, di protezione o sorveglianza in zone a rischio o di guerra.

♦ controlled foreign companies (anche CFC) in italiano si dice più propriamente controllo delle aziende estere, o controllo estero, riferito al regime fiscale di chi detiene società con sede all’estero. control room in italiano si dice più propriamente sala o centrale di controllo, per es. negli aeroporti o in qualunque altra struttura dove si rende utile un controllo centralizzato. ♦ controller (lett. controllore) in italiano si riferisce a un (sistema di) comando, quindi un pannello di controllo per sistemi meccanici o elettronici; oppure equivale a un responsabile del controllo, riferito a una persona che si occupa della gestione economica di un’azienda, quindi anche responsabile (o amministratore) economico, economo, direttore amministrativo, tesoriere.

♦ convention, letteralmente, negli Stati Uniti è l’assemblea dei delegati di un partito per eleggere il candidato alla presidenza, e per esteso in italiano si esprime più chiaramente con assemblea, convegno, congresso, raduno, simposio, riunione, incontro, vertice, conferenza, riunione plenaria, assise. Nel mondo del lavoro e del commercio è anche un convegno di lavoro per stabilire gli obiettivi da raggiungere, quindi una riunione strategica, un incontro per fissare gli obiettivi. Nel linguaggio commerciale è una riunione dei venditori.

conversion rate, nel linguaggio della Rete, in italiano è il tasso di conversione, cioè la percentuale di visitatori che compie una determinata azione (per es. un acquisto, una registrazione).

♦ cookie (lett. biscotto) è una metafora che indica la registrazione (riconoscimento o profilazione) di un utente da parte di un sito in rete, e in italiano la traduzione biscotto non è utilizzata, o ha un’accezione scherzosa, anche se biscotto informatico (sul modello per es. dello spagnolo galleta informática) sarebbe ineccepibile.

♦ cooking show in italiano è più propriamente un programma (o uno spettacolo) di cucina (o di ricette), una trasmissione televisiva basata su un cuoco che cucina in diretta o un gara televisiva di cucina o di ricette.

♦ cool, letteralmente freddo (es. una persona cool = distaccata), ha assunto ormai il significato di alla moda, di tendenza (un locale o un programma cool) e per estensione è usato anche come sinonimo di fantastico, meraviglioso, bello, soprattutto in un registro gergale colloquiale, quindi fico, forte, ganzo♦ cooler in italiano è più propriamente un dispositivo di raffreddamento (in varie tecnologie), un refrigeratore, o dissipatore (di calore). Come abbreviazione di wine cooler è una bibita (rinfrescante) a base di vino e frutta ( a bassa gradazione alcolica) e anche un contenitore per tenere il vino in fresco, quindi il cestello del ghiaccio. ♦ cool hunter (lett. cacciatore di tendenze) è un professionista o giornalista alla ricerca di nuove mode e stili di vita di tendenza, quindi in italiano si può rendere anche con esperto di mode (o tendenze).

♦ cooperative compliance nel linguaggio tributario si può esprimere più chiaramente con (regime di) adempimento collaborativo, e consiste in un modello da trasmettere al fisco prima della dichiarazione dei redditi per evitare errori o contenziosi.

♦ copy in italiano è più precisamente un testo pubblicitario, e come abbreviazione di copywriter indica l’autore o il redattore (scrittore) di testi pubblicitari, o redattore pubblicitario, e in senso lato si può definire un creativo o un pubblicitario. ♦ copyleft (lett. un gioco di parole sul modello di copyright – dove right, significa sia destra sia diritto – mentre left è sinistra ma anche lasciato, quindi a diposizione di tutti) è una forma di protezione di un’opera d’autore che prevede la libertà di riproduzione solo in modo gratuito, quindi non per fini commerciali. In italiano si può rendere con espressioni come opera riproducibile gratuitamente, riproducibile non per fini commerciali. ♦ copyright (lett. diritto di copia, cioè di replica) è un concetto della giurisprudenza statunitense che corrisponde al diritto di sfruttamento economico o di riproduzione (o di replica) di un’opera per fini commerciali.  È una formula che corrisponde solo in parte, e in senso lato, al diritto d’autore della normativa europea e italiana, che comprende il diritto di sfruttamento economico ma anche una tutela maggiore per l’autore dell’opera e i suoi diritti (dunque non solo la protezione della mera opera). In senso figurato è la paternità intellettuale e in senso stretto protegge la forma (per es. di un testo letterario. musicale o cinematografico) più che i contenuti o la trama (al contrario di un brevetto industriale che tutela l’idea). Si può rendere in italiano con espressioni come riproduzione vietata, protetto da diritto d’autore. ♦ copywriter in italiano è più precisamente l’autore o il redattore (scrittore) di testi pubblicitari, o redattore pubblicitario.

♦ cordless in italiano si dice più semplicemente senza fili, riferito soprattutto agli apparecchi telefonici.

♦ core business (lett. il cuore o nucleo di un’impresa) in italiano si può perfettamente esprimere  in modo più semplice con l’attività primaria (principale, portante o fondamentale) di un’azienda, di un’impresa o attività.

♦ corner, 1) nel gioco del calcio, in italiano si dice più chiaramente calcio d’angolo e l’espressione figurata salvarsi in corner si può perfettamente rendere con locuzioni come  salvarsi per il rotto della cuffia, per un pelo, per un soffio. 2) Nel linguaggio promozionale un corner (lett. angolo) è un angolo, un padiglione, un espositore, un banco (talvolta anche sportello) posto all’interno di un grande magazzino dove viene venuto o promosso un prodotto o un marchio.

♦ cornflakes in italiano si possono chiamare anche fiocchi di granturco o mais (soffiati) o più in generale (fiocchi di) cereali.

♦ corporate in italiano è semplicemente aziendale, societario e si ritrova in varie espressioni composte con questo significato, per es. premio corporate (= aziendale) e molte altre di seguito. corporate bond in italiano si dice più propriamente titoli societari; ♦ corporate design in italiano è semplicemente l’immagine dell’azienda, il logotipo, l’identità visiva e il marchio societario o anche la confezione e la grafica di un prodotto o marchio aziendale. ♦ corporate finance in italiano è più chiaramente la finanza d’impresa, le strategie finanziarie di una società e anche le attività di consulenza per finanziare un’attività. ♦ corporate governance in italiano si esprime meglio con governo, gestione o amministrazione di un’impresa o società, e indica anche l’insieme delle regole, i protocolli, le (buone) pratiche di un’azienda. ♦ corporate identity in italiano è semplicemente l’identità dell’azienda (societaria o aziendale) e quindi per estensione ciò che rappresenta un marchio o che distingue una società, la sua percezione pubblica. ♦ corporate image in italiano è l’immagine di un’azienda (impresa o società), di un marchio o di un prodotto che caratterizza un’impresa, quindi la reputazione, la fama, nomea, fortuna o visibilità. ♦ corporate tax è una tassa aziendale; ♦ corporate venture capital è un investimento in capitale di rischio (venture = a rischio e capital = capitale) cioè una tipologia di investimenti sulle imprese – di solito le imprese nascenti (startup) o la piccola e media impresa – in cambio di quote (solitamente di minoranza). ♦ corporation in italiano è più precisamente una grande impresa cioè una società di grandi dimensioni, spesso una multinazionale, o anche una società per azioni.

♦ cosplay (comp. da costume + play = giocare) è la moda di indossare i costumi dei personaggi di cartoni animati, fumetti, videogiochi o film e di impersonarli e in italiano non ha un corrispondente se non in senso lato travestimento, festa a tema, mentre un adattamento come costumismo non è in uso, anche se sarebbe ineccepibile. ♦ cosplayer è un appassionato o un praticante del cosplayer, quindi un indossatore di costumi di personaggi dei fumetti o film, un amante del travestimento, che in italiano non ha alternative in circolazione.

♦ cost in italiano è costo, prezzo o spesa. ♦ costing in italiano si esprime più chiaramente con rilevazione o controllo dei costi (aziendali).

♦ co-sourcing in italiano è più chiaramente una risorsa condivisa o la condivisione delle risorse.

♦ cottage in italiano è più chiaramente una villetta, villino o casetta, casa (a un piano), perlopiù di campagna, di stile rurale, rustico ma elegante.

♦ cotton fioc è un nome commerciale usato per antonomasia per esprimere, più precisamente, i bastonicini ovattati per la pulizia delle orecchie, detti (bastonicini) pulisciorecchi.

♦ couchsurfing (lett. surfing dal divano, dal nome di un sito che offre questo servizio) è un servizio di scambio ospitalità attraverso la rete, e anche la pratica di viaggiare attraverso lo scambio gratuito di ospitalità e abitazioni.

♦ counsellor (anche counselor) letteralmente è un consigliere, che si occupa di counselling, un professionista che fa il motivatore, l’orientatore il consulente alla persona, e aiuta i suoi clienti psicologicamente e con varie tecniche a sviluppare le proprie potenzialità nel lavoro e nella società. ♦ counselling (anche counseling) in italiano è più chiaramente una consulenza per l’orientamento professionale, o anche più in generale un servizio di orientamento, sostegno psicologico, una terapia o un corso motivazionale per chi manifesta disagi sociali e viene così reintegrato nella società e nel mondo del lavoro, ma anche per individuare, motivare, coltivare e potenziare le proprie attitudini e la propria autostima, dunque: una terapia per l’autostima, un sostegno motivazionale,  un corso o una consulenza per l’autoriqualificazione o l’autoaiuto.

♦ countertrade (lett. controscambio) in italiano indica un baratto (o scambio) commerciale in cui l’acquirente paga le merci con i beni del proprio Paese che il venditore immette sul mercato, quindi è in senso lato un semplice scambio merci a livello internazionale.

♦ countdown in italiano si dice conto (o anche conteggio) alla rovescia.

♦ country manager in italiano si esprime più semplicemente con responsabile (commerciale) di un dato Paese o nazione, quindi in una multinazionale è il direttore (dirigente o responsabile) nazionale.

♦ couponing in italiano è una promozione attraverso buoni sconto od omaggio.

♦ cover (lett. copertina) in italiano 1) si dice più semplicemente copertina (di dischi, riviste ecc.); 2) riferito ai cellulari indica la custodia sostituibile (rimovibile e intercambiabile), la mascherina, l’involucro; 3) in ambito musicale indica un rifacimento, una riedizione, una reinterpretazione o una riesecuzione di un brano o di una canzone successo (anche una nuova versione). ♦ coverage in italiano si esprime più chiaramente con copertura del segnale televisivo, radiofonico o telefonico. ♦ cover band in italiano è un complesso (musicale) che esegue pezzi di successo altrui. ♦ cover girl in italiano si esprime più chiaramente con ragazza (da) copertina e per estensione fotomodella. ♦ cover story (lett. storia da copertina) in italiano si può dire fatto (o storia, vicenda) da prima pagina (o da copertina), quindi di primo piano, eclatante, vicenda bomba e simili.

♦ cowboy (comp. di mucca e ragazzo) 1) letteralmente in italiano è più precisamente un buttero (guardiano, a cavallo, di mandrie), mandriano, vaccaro o vaccaio, allevatore (di mucche); 2) nell’immaginario cinematografico indica i personaggi dei film western cioè i coloni ottocenteschi delle coste occidentali degli Stati Uniti (il “far west”) che giravano armati, e per estensione è talvolta sinonimo di pistolero o avventuriero.

♦ coworking in italiano è letteralmente una condivisione del lavoro (o lavoro in condivisione) che può avvenire attraverso la condivisione di uno stesso spazio lavorativo (per es. tra diversi professionisti), la condivisione di alcuni spazi o servizi (per es. una sala riunioni o una segreteria) oppure una sinergia multidisciplinare tra differenti competenze e figure professionali.

♦ crack 1) è una droga a base di cocaina in cristalli, da fumo e di basso costo. 2) In informatica, in italiano corrisponde a una violazione, intrusione (illecita, abusiva, illegale) in un sistema o programma. Ha generato il verbo craccare, che si esprime anche con bucare un sistema, cioè violarlo per utilizzarlo senza licenza, ma che significa anche violare e danneggiare per esempio un sito o una banca dati in Rete. 3) Adattato anche in crac, in economia indica più precisamente il fallimento (tracollo, crollo, rovina) economico o finanziario di un’impresa. ♦ cracker 1) in italiano è una galletta o biscotto (salato). 2) In informatica è chi viola un sistema o un programma per utilizzarlo abusivamente o senza licenza, oppure per danneggiarlo o rubarne i dati, quindi si può definire un pirata (criminale, scassinatore) informatico. (cfr. -> hacker che talvolta è utilizzato come sinonimo ma non propriamente). ♦ cracking è una lavorazione del petrolio che in italiano si chiama più precisamente piroclasi, pirolisi, piroscissione.

♦ crash (di etimo onomatopeico) 1) è il rumore di qualcosa che va in pezzi, il frantumarsi, la frantumazione rumorosa, lo schianto, l’andare in pezzi, il fracassarsi; 2) per estensione in italiano indica anche il crollo in Borsa; 3) in informatica è il blocco di un sistema o di un programma, l’arresto improvviso, l’andare in bomba, l’impallarsi. Ha generato il verbo crashare cioè il bloccarsi di un programma (il pc si è crashato) o mandarlo in bomba (ho crashato il computer). ♦ crash test in italiano si può anche dire simulazione di un incidente (automobilistico) o di collisione, prova d’urto, collaudo di impatto.

crawl, nel nuoto, in italiano si dice più propriamente stile libero.

♦ creative writing in italiano si dice più propriamente scrittura creativa.

♦ credit card in italiano si dice più propriamente carta di credito. ♦ credit crunch in italiano si dice più propriamente stretta di credito (o credilizia) e cioè la riduzione del credito (la concessione del credito limitata o erogata con parsimonia) da parte delle banche. ♦ credit manager (o anche credit officer) in una banca è più chiaramente il responsabile (della concessione) dei crediti di una banca o di un’azienda, dunque in italiano è un agente di credito. ♦ credits in italiano sono più precisamente i riconoscimenti, le attribuzioni o i ringraziamenti, in un libro espressi per es. nel colophon o nel frontespizio, cioè gli autori, i collaboratori; nei film sono i titoli di coda; nei programmi multimediali in rete o su dischetto talvolta sono indicati anche con il falso amico (non particolarmente corretto ma ormai diffuso) crediti.

♦ crew in italiano si dice più propriamente il personale (solitamente i crew sono il personale di grandi catene commerciali); un’altra accezione è quella semplicemente di squadra o equipaggio, cioè un gruppo di persone impegnate in un’attività comune.

♦ critical mass in italiano si dice più propriamente massa critica.

♦ cropping (da to crop = tagliare) in italiano si dice più propriamente lo scontornare, il ritagliare, rifilare o anche profilare (una sagoma, una foto, un disegno…).

♦ cross (lett. croce) 1) nel linguaggio calcistico, in italiano si dice anche traversone e ha generato il verbo crossare, cioè fare un passaggio lungo in diagonale; nel tennis corrisponde invece a un colpo diagonale, mentre nel pugilato in italiano si dice gancio. 2) Spesso viene usato come abbreviazione di motocross, che in italiano si può definire come moto fuoristrada e attraverso sinonimie poco in uso come motociclismo campestre. ♦ cross-country in italiano si dice più propriamente corsa campestre. ♦ crossing-over in italiano si può definire come scambio (o incrocio) genetico (o di segmenti di DNA), o ricombinazione cromosomica (o genetica) che avviene tra cromosomi durante la meiosi.

♦ crouch, nel linguaggio del pugilato, in italiano si dice guardia bassa.

♦ crowdfounding (crowd = folla e funding = finanziamento) in italiano si può definire come finanziamento collettivo o popolare, o raccolta di (micro)finanziamenti o di fondi, per lo più attraverso la Rete intorno a progetti di valore sociale, dunque è una sorta di colletta. ♦ crowdsourcing (crowd = folla + sourcing = origine) in italiano si può definire come progetto collettivo, progettazione (o anche soluzione) collettiva o popolare,  in altre parole un progetto basato sull’intelligenza collettiva o connettiva della rete. Nel caso le soluzioni siano ricercate da un’azienda si può parlare anche di esternalizzazione collettiva o digitale (invece di fare outsourcing = esternalizzazione verso terzi, si fa un’esternalizzazione aperta alle reti sociali).

♦ cruelty-free in italiano si può esprimere con il calco senza crudeltà o con animalista, rispettoso dei diritti degli animali, e più precisamente non testato sugli animali (riferito a prodotti per es. cosmetici che seguono queste procedure).

♦ cruise (lett. crociera) in italiano si può definire come missile da crociera o a traiettoria guidata (in quanto possiede un motore per la traiettoria guidata che gli consente una sua rotta, al contrario dei missili balistici a traiettoria prefissata). ♦ cruiser è un imbarcazione che in italiano si può indicare con cabinato, cioè fornita di cabina, da diporto e adatta a brevi crociere. ♦ cruising in italiano si può definire navigazione sportiva, o da diporto.

♦ cult in italiano si può dire anche oggetto di culto (in ingl. anche cult object), un mito o semplicemente di culto quando ha funzione di aggettivo riferito per es. a un libro o un film. Es. un libro cult, cioè di culto, di straordinario successo, mitico e simili. ♦ cult movie è un film di culto, di grande successo, intramontabile, un classico simili.

♦ curtain wall in italiano si può rendere più chiaramente con parete a vetro o genericamente vetrata (di fabbricati con le pareti a vetro sostenuti da intelaiature metalliche).

♦ curvy indica la rotondità delle forme di una donna, con un’accezione positiva, quindi un tipo di canone bellezza che in italiano ha tante sfumature: dalle forme piene o abbondanti, rotonda o rotondetta, florida, prosperosa, giunonica, tutta curve, curvilinea, anche maggiorata; oppure curvy può essere un eufemismo, come burrosa, per grassa, cicciona, sovrappeso, obesa.

♦ custom (abbr di custom-made o custom-built = fatto su misura) in italiano si può rendere perfettamente con personalizzato, fatto su misura (o con la locuz. latina ad hoc), adattato (o adeguato) alle singole esigenze, e in senso metaforico cucito su misura; ha generato customizzare, customizzato e customizzazione. Come abbreviazione di (moto) custom, nel gergo dei motociclisti, indica le moto assemblate artigianalmente, personalizzate in casa con elementi base e altri accessori che le rendono uniche; ♦ customer care (customer = cliente e care = cura) in italiano si può rendere più chiaramente con assistenza clienti (o della clientela) o servizio clienti. ♦ customer satisfation in italiano si può dire meglio soddisfazione dei clienti o gradimento. ♦ customer service in italiano si può rendere più propriamente con servizio clienti, il reparto aziendale che segue i clienti nella postvendita, quindi anche servizio postvendita.

♦ cut in italiano è un taglio, e il termine circola in varie espressioni come cut and paste, cioè taglia e incolla (la funzione di molti programmi informatici), e ♦ cut price cioè uno sconto, una riduzione del prezzo di vendita. ♦ cutter 1) in italiano si può dire benissimo taglierino o anche sgarzino, cioè una lametta retrattile (per tagliare la carta, le pelli…). 2) A volte indica invece un frullatore, uno sminuzzatore, un tritatutto (un elettrodomestico dotato di lame per tagliare). 3) Nel linguaggio marinaresco è anche un piccolo veliero, un’imbarcazione a vela (da diporto o regata).

♦ cyber- è un suffissoide che in italiano è stato adattato anche come ciber-, e indica ciò che è virtuale o legato alla rete, e si ritrova in composti come cybersecurity, cioè sicurezza informatica o le procedure per la sicurezza contro virus o attacchi informatici; ciberbullismo, cioè bullismo digitale o virtuale; ciberspazio cioè realtà virtuale, lo spazio virtuale della memoria dei calcolatori; cibernauta cioè navigatore in rete. cyber risk) in italiano è il rischio di attacchi informatici, la potenziale vulnerabilità della sicurezza informatica♦ cyborg nella fantascienza indica un essere umano con impianti sintetici, quindi in italiano si può rendere benissimo con uomo bionico, cibernetico, potenziato (da protesi).

 

L’itanglese ci avvolge: qualche esempio concreto

La mia impressione è che molti studiosi stiano sottovalutando, e di molto, il fenomeno degli anglicismi che percolano nel linguaggio di tutti i giorni in modo sempre più abbondante. L’itanglese non è poi così lontano, non è una prospettiva che riguarda solo il futuro, è qualcosa di tangibile nel linguaggio del presente. Voglio proporre tre esempi di fenomeni accaduti in questi giorni che ritengo significativi.

L’itanglese nella Gazzetta Ufficiale

Lucius Etruscus mi ha segnalato un bando appena pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale (6/11/2017) per  la fornitura di “Servizi di capacity building”, che ha così commentato:

“L’appalto rientra in un rapporto fra l’Italia e il Kenya e sicuramente ci si esprime in inglese (il titolo dell’appalto è infatti: Capacity building and supply to the Sigor Wei Wei Integrated Development Project), però bisogna decidersi: visto che il bando è pubblicato sulla Gazzetta italiana, forse dovrebbe essere scritto in italiano… Poi però viene specificato che interessa una «zona arida del Paese caratterizzata da scarsità di pioggie»: ecco perché scrive in inglese, perché l’italiano lo mastica poco!”

A parte lo strafalcione pioggie/piogge segnalato in modo perfido, quello che mi colpisce è la totale assenza di equivalenti italiani per capacity building, un’espressione incipiente e poco chiara, forse anche fumosa per molti (mentre Performance Guarantee è stato giustamente affiancato a Garanzia buona esecuzione).

Cosa significa in sostanza?
Capacity in italiano si esprime più semplicemente con capacità o abilità. Il termine inglese non è annoverato nei dizionari tra gli anglicismi entrati nella nostra lingua, eppure ricorre in varie espressioni circolanti sui giornali, come capacity test (una prova di abilità, un esperimento o esame attitudinale) o capacity development (più semplicemente lo sviluppo), o ancora capacity strenghtening (un potenziamento o un rafforzamento).

Venendo a capacity building (lett. costruzione delle capacità), si può dire più precisamente senza ricorrere all’inglese per esempio rafforzamento delle potenzialità, percorso di formazione…  e nel caso del bando in questione si potrebbe forse scrivere “Servizi di formazione”, anche perché tra i requisiti di gara c’è l’aver già partecipato ad almeno un altro simile appalto, per cui la traduzione e la chiarezza sarebbero in teoria doverose.

Tra gli altri anglicismi del testo spicca anche tender, in un caso affiancato al corrispettivo italiano (Garanzia mantenimento offerta – Tender Guarantee) ma più avanti usato come sinonimo di offerente, come nota Lucius che cito testualmente:

“Nella modalità di presentazione delle offerte si parla di «numero di riferimento del presente tender» (cioè della presente offerta) e della necessità di inserire «la frase, scritta nella lingua del tender: Not to be opened before the tender-opening session». Ora mi chiedo: che cos’è un tender? E quale sarebbe la lingua del tender? L’itanglese? Anche soprassedendo sulla scritta che dice «di non aprire prima dell’apertura…» questo tender sarebbe il mantenimento offerta? Boh…

Infine ho avuto un brivido all’ultima riga: «Sito italiano dal quale reperire tutta la documentazione […] durante la prevista site visit sarà richiesta attestazione dell’avvenuto pagamento». Site visit? Devo proprio dirlo: Oh my God!”

Sugli anglicismi che stanno entrando nel linguaggio istituzionale mi sono già espresso, non ritengo ci sia da aggiungere altro rispetto a questa segnalazione.

Cartelli stradali: refuso o lapsus?

Fico Rovery-2Il secondo esempio di itanglese (grazie all’avv. Bruna Zambrini che me l’ha indicato), riguarda un refuso su un cartello stradale in zona Bologna. Nella segnalazione del nuovo parco alimentare FICO Eataly World, nella foga di usare gli anglicismi, ecco che anche Roveri diventa Rovery. Alcuni giornali hanno parlato di un refuso, ma pare più un lapsus freudiano: non sarà il suono inglese sempre più pervasivo che ha portato a percepire all’inglese anche la i finale della zona industriale di Roveri? Agli “psicanalinguisti” l’ardua sentenza.


Chi è Walter Veltroni? Uno
Statesman, journalist & filmmaker!

Il terzo esempio riguarda una manifestazione che si è appena svolta sul lago di Como, il TEDxLakeComo.

Anche in questo caso, basta scorrere il programma e il sito, per rendersi conto che la lingua scelta per promuovere la manifestazione è l’itanglese, l’alibi è di certo il voler rivolgersi a un pubblico internazionale, ma sarà davvero così?
Gli ospiti sono quasi tutti italiani, e l’italiano è la lingua in cui si parla nei convegni. La cosa che più mi colpisce e mi fa sorridere, è che tutti i protagonisti della manifestazione sono presentati in inglese, e così Waler Veltroni è uno Statesman, journalist & filmmaker, i musicisti sono music performer (alla faccia di chi sostiene che si usa l’inglese perché è una lingua più sintetica), un’arpista è una Contemporary Harpist (per fortuna che è contemporanea, altrimenti le sarebbe difficile suonare dal vivo) i giornalisti sono journalist e via dicendo. Ma che nel mondo del lavoro la frittata sia ormai fatta è cosa risaputa. Da anni le traduzioni in inglese delle professioni sono un obbligo (anche a costo di apparire ridicoli), basta consultare un sito di offerte di lavoro o collezionare biglietti da visita per rendersene conto.

 

PS: per chi fosse interessato, domani alle 16 parlerò di anglicismi su Radio 3, nella trasmissione Fahrenheit.

Il mito della sinteticità dell’inglese (competitor e giveaway)

Uno dei motivi per cui i giornalisti preferiscono ricorrere all’inglese, soprattutto nei titoli e nei sottotitoli, è legato alla maggiore sinteticità di questa lingua che permette di comporre strilli di impatto con un minor numero di lettere rispetto all’italiano. Spesso gli anglicismi si riducono a comodi monosillabi, come boss, box, club, cast, fan, flirt, gay, quiz, star, show, tweet, vip, zoom

Ma è davvero questa la ragione della preferenza dei termini inglesi?

Non credo proprio. Premesso che la lingua non è matematica – e se il cinese fosse ancora più sintetico dell’inglese non mi sembra una buona ragione per adottarlo al posto dell’italiano – la sinteticità dell’inglese è solo un alibi. La verità è che lo preferiamo per altri motivi: perché è di moda, suona moderno e internazionale e perché abbiamo un complesso di inferiorità culturale che ci induce a utilizzare le parole inglesi, o i loro suoni, invece di adattarle o tradurle, per sentirci più americani, come nella canzone di Renato Carosone e nel film con Alberto Sordi Un americano a Roma.

Per prima cosa: la preferenza dell’inglese avviene anche quando questa sinteticità viene meno. Misunderstanding è lungo e impronunciabile rispetto a equivoco, malinteso o fraintendimento, eppure si sente spesso, perché suona più “figo”. Che dire della preferenza dei giornali per il termine leader rispetto a capo? Dov’è il risparmio? E nomination o location invece di nomina e luogo (posto o sede)? In realtà queste parole ci piacciono per il loro suono (abbiamo un debole per i suoni in scion, come nella Svalutation di Celentano) e non è certo per risparmiare una “e” finale se sempre più spesso si sente dire mission, vision o competitor al posto dei nostri equivalenti.

Competitor o competitore?

Competitore non è una parola di alta frequenza rispetto a sinonimi come rivale, concorrente e simili, ma si è sempre usata, in italiano, senza vergognarcene. Almeno fino agli anni Novanta, quando si è cominciato sempre più a usare il corrispondente inglese. Dagli anni Duemila c’è stato il sorpasso: oggi il termine inglese ha una frequenza che è più del doppio di quella dell’italiano (stando alle occorrenze dei libri in italiano indicizzati da Google).

competitor

Seconda considerazione, tornando alla sinteticità dell’inglese: in linea di massima è innegabile, ma non è questa la causa dell’abuso degli angloamericanismi. Già Leopardi, nello Zibaldone, appuntava che “nel pronunziare o nel sentir pronunziare una lingua straniera, ci piacciono più di tutti quei suoni che non sono propri della nostra” e se questa lingua è poi considerata superiore, di moda o maggiormente evocativa, come nel caso dell’inglese, è qui che vanno ritrovate le ragioni dell’abbandono dell’italiano.

E infatti la lista degli pseudoanglicismi – quelle parole che suonano come inglesi ma che non lo sono affatto nel significato o nell’uso – è molto lunga. In inglese non esistono gli slip né i pile. Beauty è bellezza, non il diminutivo di beauty case, basket è cesto, non la pallacanestro (basketball). Spesso siamo noi che accorciamo le espressioni inglesi e diamo loro un significato particolare e una sinteticità che esistono solo in Italia: la spending review viene introdotta nella nostra lingua al posto di taglio o revisione della spesa e diventa semplicemente spending, i wafer biscuit o (wafer cookie) sono wafer, il trolley course (trolley bag, trolley case o trolley suitcase) è il trolley; lo striptease diventa strip e il toasty, toastie o toasted sandwich, si contraggono semplicemente in toast.

Giveaway: Diciamolo in italiano!

Tra gli pseudoanglicismi incipienti c’è anche giveaway che in inglese indica un omaggio, qualcosa di “dato via” per fini promozionali, spesso di scarso valore, ma che in italiano è usato erroneamente come sinonimo di gara a premi, competizione con in palio un omaggio, ma come ha osservato Licia Corbolante in inglese si dice giveaway contest o giveaway competition.

diciamolo in italianoE allora chi vuole partecipare a un sorteggio per vincere una copia omaggio del mio libro… può collegarsi al Free Book #Giveaway: Diciamolo in italiano!

Buona fortuna e W le contraddizioni!

Per partecipare al commenta e vinci basta lasciare un commento entro il 27 novembre sul sito Liberi di scrivere. Tra tutti quelli pervenuti sarà estratto un nominativo a caso che riceverà a casa gratuitamente una copia del libro.

Partecipa numeroso, lettore!

Rassegna stampa

Si sa che le lingue cambiano, si evolvono e si contaminano. Quindi perché l’itanglese è un problema?
L’itanglese è la rinuncia alle nostre radici, alla nostra storia, alla nostra cultura e al futuro dell’italiano. Curiosamente, nessuno ha da ridire sulla difesa e salvaguardia dell’italianità in altri campi, dal patrimonio artistico a quello culinario. Ma per la lingua, sembra che la sua tutela (normale in Francia, Spagna o in Cina) sia un’idea da conservatori antiquati.

Le lingue vive cambiano, certo, ma proprio perché sono vive non bisogna dimenticare che possono anche morire. L’espansione dell’inglese globalizzato interferisce con gli idiomi di tutti i Paesi, ma dai noi il numero e la frequenza degli anglicismi non sono paragonabili a quanto accade altrove…

Questo è uno stralcio dell’intervista che mi hanno fatto sul sito della Comunità Radiotelevisiva Italofona, uscita ieri, che si può leggere integralmente qui: L’italiano diventerà un dialetto d’Europa?

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“Ecco un libro cool che andrebbe letto as soon as possible (o peggio, asap!). Perché think different è sempre un must.

Chiara Beretta Mazzotta ha segnalato il mio libro su Radio 105, nella rubrica “Libri a colacione” del 28 ottobre. Si può leggere la sua presentazione e scaricare l’audio della trasmisione sul sito BookBlister.

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“La verità è che non riesco a vedere negli anglicismi l’unico colpevole dell’impoverimento lessicale dell’italiano che usiamo tutti i giorni. Impoverimento che non si può negare, così come massiccia è l’invasione dell’inglese, di cui Zoppetti ci fornisce ampie prove.

Anche a me location fa orrore e scrivo persino sempre fine settimana invece di weekend, ma non riuscirei a tornare a trucco invece di makeup o a tesserino invece di badge. Perché mi vengono in mente le signore cotonate degli anni sessanta e le macchinette timbratrici all’ingresso degli uffici.”

Luisa Carrada in una recensione al libro sul blog Il mestiere di scrivere.

 

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“Avete presente le diatribe sul riscaldamento globale, con tanti scienziati che negavano (e alcuni che negano ancora oggi) che gli eventi che si trovano davanti ai nostri occhi abbiano correlazione alcuna con l’aumento della temperatura del pianeta causato dalle nostre emissioni? Ecco: in questo libro Zoppetti mostra come l’ingresso degli anglismi nella lingua italiana stia seguendo lo stesso percorso, con un effetto valanga che è nato sottotraccia, addirittura minimizzato da illustri italianisti come Tullio De Mauro, ma è arrivato a un punto tale che potrebbe persino essere troppo tardi per evitare danni irreparabili non solo al lessico ma anche alla struttura stessa dell’italiano.”

Lo scrive Maurizio Codogno sulle sue Notiziole di .mau.

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“Wojtyla una volta disse: ‘Non so se posso bene spiegarmi nella vostra… nostra lingua italiana. Se mi sbaglio mi… corrigerete‘, ma nessuno osò corrigerlo.
Ma almeno quel papa (…) ci aveva provato a parlare italiano, mentre molti italiani vi rinunciano.”

Armando Adolgiso apre così la sua segnalazione al mio libro dalla rubrica Cosmotaxi.