La politica linguistica francese: impariamo dalla legge Toubon [2]

L’argomentazione  preferita di chi è contrario ai provvedimenti sulla lingua è che la legge Toubon non funziona.

L’altro giorno, nella trasmissione Tutta la città ne parla, mi è stato fatto notare che ormai anche i francesi dicono pc invece di ordinateur, come a dire che “ormai” anche la Francia cede all’inglese. Da quello che si ricava da Ngram Viewer,  però, risulta che fino al 2008 la frequenza della parola computer è irrisoria, e anche quella di pc (la frequenza di pc sale, ma rimane molto al di sotto di ordinateur, solo se si includono le occorrenze in maiuscolo, ma queste comprendono molte altre accezioni oltre a quella informatica: partiti politici, sigle tecno-scientifiche…):

pc_ordinateur_computer in Francia
La frequenza di ordinateur, pc e computer in Francia.

E allora queste impressioni su come parla la gente non mi pare siano dimostrabili. Se si ragiona sulle impressioni si può dire un po’ quel che si vuole. E comunque, tirare fuori qualche esempio che non ha attecchito non dimostra che la legge Toubon non ha funzionato, bisogna vedere le cose complessivamente e in modo più articolato.

L’altro argomento più frequente degli “anti-toubonisti” è che ci sarebbe una certa spaccatura tra la lingua ufficiale e quella che parlano i cittadini, dunque la legge sarebbe un provvedimento restrittivo di facciata, esattamente come da noi i giornali si son messi a scrivere ministra e avvocata per seguire le prescrizioni ministeriali – che adottano due pesi e due misure: intervengono sulla femminilizzazione delle cariche, mentre negano che la politica linguistica debba essere fatta per gli anglicismi – ma tanto le donne avvocato si definiscono “avvocato” e la gente parla in un altro modo.

Valeria della Valle, per esempio, in un articolo sul sito dell’accademia della Crusca scrive:

Del resto anche la lingua francese, pur difesa da una legge apposita (la legge Toubon del 1994) è ‘inquinata’ dall’inglese: nelle strade  di Parigi i nomi dei negozi e le pubblicità affisse ai muri parlano inglese, e il franglais è diffusissimo.

Su quali basi e su quali numeri si basano queste affermazioni? A quali studi si fa riferimento?
Non si sa. Non ci sono fonti. Solo impressioni. E invece di guardare alle politiche linguistiche della Spagna, della Francia o della Svizzera, si guarda al passato come se l’unica possibilità di una politica linguistica fosse quella (deprecabile) del fascismo.

Se chi dice che la legge Toubon non ha funzionato ha dati seri in proposito (io non ne ho trovati e anzi ne ho prodotti molti che dimostrano che funziona egregiamente) li tiri fuori, altrimenti è solo propaganda.


La legge Toubon funziona

Nel 1988, a proposito del modello francese, Gian Luigi Beccaria scriveva:

Il suggerimento assai bello di prêt-à-manger, sul modello di prêt-à-porter, non ha sostituito fast food. L’Accademia di Francia ha proposto inutilmente di sostituire dopage a doping”.

Gian Luigi Beccaria, Italiano. Antico e nuovo, Garzanti, Milano, 1988, p. 220.

A quell’epoca, questa impressione di Beccaria era difficile da dimostrare o da confutare.

Oggi abbiamo gli strumenti per vedere se è davvero così.  Invece di esprimere giudizi basati sul “secondo me”, bisogna andare a vedere come stanno le cose. È vero: prêt-à-manger non ha avuto successo. Tuttavia, cercando fast food negli archivi di Ngram Viewer di italiano e francese, da noi ha una frequenza di sei volte superiore a quella che si registra in Francia, e lo stesso divario risulta dal confronto con il corpus spagnolo. In altre parole, all’estero usano l’anglicismo in modo sensibilmente più sporadico. Quindi, se anche una sostituzione proposta non diventa popolare, intanto c’è, al contrario di quanto accade in Italia. In secondo luogo la frequenza degli anglicismi si riduce ed è arginata, anche se non di certo eliminata.

Quanto a doping e dopage, Beccaria si sbagliava, doping era già stato arginato quando scriveva. E dopo la legge Toubon del 1994 è stato praticamente sbaragliato da dopage.

dopage e doping
La frequenza di dopage e doping.

In Francia ci sono molti precedenti di anglicismi che regredisono, diversamente da quanto avviene in Italia.

Nel 2010, Tullio De Mauro sosteneva: “Non mi pare che la legge Toubon abbia dato grandi risultati”, anche se ammetteva di non avere statistiche precise.
Nel 2016 ribadiva che i risultati sulla stampa non erano

“brillanti come può vedersi ad esempio leggendo un giornale dallo stile sorvegliato come Le Monde (…) si trovano nei titoli e negli articoli anglismi presenti anche in italiano e altre lingue” come “boom, budget, meeting, football, marketing, match” e persino termini “non usati” in Italia come “biopic”.

Fonte: È irresitibile l’ascesa degli anglicismi?

Ma queste impressioni sono vere?
No. Basta confrontare gli archivi di Le Monde con quelli di un giornale italiano come per esempio La Stampa (che ha reso i suoi archivi storici disponibili gratuitamente).  Con le dovute cautele che derivano dalla comparazione di archivi molto diversi tra loro:

la presenza dei termini boom, meeting, marketing e match è estremamente superiore da noi, e solo budget e football sono più usate in Francia. Persino il termine biopic è utilizzato 9 volte da Le Monde e 18 volte da La Stampa.

Antonio Zoppetti Diciamolo in italiano. Gli abusi dell’inglese nel lessico dell’Italia e incolla, Hoepli, Milano 2017, p. 17.

 

Aggiungo qualche altro esempio sulla grande differenza della frequenza degli anglicismi tra Francia e Italia. Da noi, la parola killer nei titoli di giornale rimpiazza quasi sempre le possibilità italiane di assassino, omicida e simili. In Francia killer si usa, ma con moderazione e buon senso, non in modo stereotipato come fosse l’unica parola possibile:

 

killer
La frequenza di killer in italiano e francese.

E chi nega che Ngram Viewer sia uno strumento affidabile dovrebbe tenere presente che per prima cosa dipende da come si usa e da che tipo di ricerche si fanno: in questi esempi si dimostra piuttosto affidabile, perché se si incrociano questi risultati con quelli che emergono dallo spoglio dei giornali sono molto coerenti.

Cercando sugli archivi del Corriere della Sera (al 19 aprile 2018) ci sono 2.732 risultati per assassino e 2.679 per assassini che messi insieme non arrivano a 7.947 occorrenze di killer (per la cronaca: ci sono 1.419 risultati per omicida e anche includendo questa variante la somma delle parole italiane è inferiore a quella dell’anglicismo). Le stesse ricerche su Le monde confermano i dati di Ngram: dal 1998 a oggi ci sono 4.944 documenti per tueur, 4.212 per assassin e 1.473 per killer.

Passando a un altro parametro ancora, se si cerca doping sulla Wikipedia francese (che cito come un indicatore di popolarità e non di autorevolezza) si viene rimbalzati alla voce dopage, e questo avviene per moltissimi altri anglicismi: conteneur e non container, cadreur e non cameraman… e così il computer è ordinateur, il software è logiciel… Persino le sigle, noi preferiamo tenercele così come ci arrivano dagli Stati Uniti, invece di adattarle alla nostra lingua. In Francia si parla di SIDA (Sindrome di ImmunoDeficienza Acquisita, come si dice in spagnolo e in portoghese)  e non di AIDS, di OVNI (Oggetti Volanti Non Identificati) e non di UFO, e il DNA è ADN (Acido DesossiriboNucleico).

Quando invece gli anglicismi sono in circolazione, la loro frequenza è mediamente più bassa in Francia che in Italia, come nel caso di playback.

 

playback
La frequenza di playback in Italia e in Francia.

Di esempi di questo tipo se ne possono fare a centinaia.

Questa è la realtà.

Poi ci sono anche i casi in cui le sostituzioni non sono diventate popolari, come fouineur invece di hacker o frimousse invece di smile, ma se non altro esistono, si producono alternative non inglesi e i parlanti sono liberi di scegliere. Mi pare già un buon risultato, visto che in italiano ci mancano le parole e la possibilità di scegliere, a proposito di “imposizioni” e di democrazia.

In conclusione:  l’opinione diffusa che la politica linguistica francese non ha funzionato è una notizia falsa, una bufala. L’anglicizzazione in Francia non è certo assente, ma non è assolutamente paragonabile a quella dell’Italia.

Dovremmo imparare dai francesi invece di sostenere la politica dell’Italia e incolla e di vergognarci di usare l’italiano. Stiamo depauperando il nostro patrimonio linguistico e la nostra storia credendo in questo  modo di essere moderni e internazionali, ma siamo semplicemente stupidi.

14 pensieri su “La politica linguistica francese: impariamo dalla legge Toubon [2]

  1. Hai messo il dito in una piaga estesa e purulenta: usare la propria impressione personale o un’esperienza limitata alla propria quotidianità per stablire una legge universale! Siccome ho sentito più volte una frase nel mio quartiere, allora “in Italia si dice così”. E hai citato fior fiore di autori che scrivono su fior fiore di testate, senza che si sentano in dovere – loro più di altri – di citare le fonti, che è l’unico elemento serio di discussione. Altrimenti sono chiacchiere da bar.
    Come sai faccio ricerche in un vasto numero di campi e mi preme sempre di non usare mie esperienze personali. Pensa ai film: mi sarebbe facile usare la mia esperienza negli anni Ottanta per raccontare “il cinema in Italia negli anni Ottanta”, ma sarebbe solo la mia esperienza personale, che non ha nulla a che vedere con quella del resto degli italiani. Invece autori molto più preparati di me sembra non abbiano voglia di cercare le fonti, che invece è la parte più divertente, anche se più faticosa.
    Proprio tempo fa ho citato due articoli su Star Wars molto elogiati dai fan, in cui si diceva che gli italiani del 1977 erano totalmente digiuni di inglese, quindi il doppiatore dovette cambiare i nomi perché nessuno italiano li avrebbe capiti. (Perché servono anni di studio per capire Leia: meglio chiamarla Leila…) Ovviamente queste affermazioni fatte negli anni Duemiladieci sono ridicole, da gente che dà per scontato che non esistesse l’inglese in epoche precedenti internet: che fonti citano per queste assurde affermazioni? Ovviamente nessuna: lo danno semplicemente per scontato.
    Purtroppo dimostri che questo non è un problema solo di solerti fan e chiacchieroni della rete: è una malattia che colpisce anche nomi illustri.

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    • A proposito della legge Toubon questo tipo di affermazioni non documentate suonano più di propoaganda e di prese di posizioni politiche, non sono malattie “innocenti”. Invece a proposito della lingua, in generale, noto una certa predisposizione ad affrontare le questioni con metodi non quantitativi e una certa mancanza di cognizioni di linguistica computazionale. E pensare che il padre della linguistica computazionale è stato un italiano (una cosa da me documentata sin dagli anni ’90 e solo di recente ammessa anche nel mondo anglosassone): Roberto Busa, con cui ho avuto la fortuna di lavorare, nel 1948 fu il primo al mondo a usare un calcolatore (a New York, quando erano giganteschi macchinari a schede perforate) per l’analisi linguistica. Nel 1965 IBM pubblicò la prima versione della Divina Commedia analizzata con un calcolatore, con gli indici di parole, frequenze, rime… analisi linguistiche all’avanguardia, curate dal linguista Carlo Tagliavini, un lavoro pionieristico totalmente ignorato in ambito accademico. Quando ai miei tempi frequentavo l’università quasi nessun docente di italiano sembrava conoscelro o comunque utilizzarlo e comprenderne la portata.

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  2. Una veloce ricerca in Google Scholar et voilà, ho trovato le informazioni che cercavi. Sono ricerche recenti che confermano le affermazioni di Della Valle e di De Mauro (e anche quanto mi raccontavano colleghi terminologi francesi).

    Nel volume Attitudes towards English in Europe, del 2015, ci sono due studi che riguardano proprio l’uso degli anglicismi nel francese della Francia. La conclusione di entrambi è che l’immagine “ufficiale” di avversione e contrasto agli anglicismi che viene proiettata all’estero non corrisponde ad atteggiamento e uso effettivo dei parlanti francesi.

    Il primo studio, Attitudes towards English in France di Olivia Walsh, sociolinguista specializzata in linguistica del contatto, è stato condotto attraverso questionari e interviste (metodologia descritta nello studio); c’è anche una panoramica di tutti i provvedimenti ufficiali adottati in questi anni in Francia, una sintesi delle modalità operative della commissione della terminologia e un sunto di altri studi in tema. Tra le conclusioni più significative: pochissimi francesi usano la terminologia ufficiale approvata dall’apposita commissione. Ad es., in un questionario in cui bisognava completare una frase con un sostantivo scegliendolo tra tre opzioni (anglicismo non adattato, calco e termine approvato dalla commissione della terminologia), il 65% ha scelto anglicismi come browser, scanner, web page, email, webcam, blog e solo il 18% la terminologia ufficiale approvata dalla commissione.

    Alcune conclusioni dello studio, grassetti miei:

    […] respondents display generally positive attitudes towards Anglicisms, and [this] suggests that the majority of French speakers have no problem with using them, and also that terminology commission terms have not passed into widespread usage in France. Given the large sample size, these results allow us to say with some degree of confidence that the official attitudes towards English in France are not reflected by the general population.

    […] We must therefore query, firstly, the widely accepted assumption that French speakers are negative towards Anglicisms and, secondly, the validity of carrying out language planning in France, when it so clearly does not align with the behaviour and attitudes of the wider speech community. Indeed, the results of the current study would suggest that official language planning does not necessarily have any impact on the attitudes of the general language community.

    In altre parole, politiche ufficiali e leggi varie non hanno un impatto rilevante sull’atteggiamento dei parlanti verso gli anglicismi.

    L’altro studio, Images of English in the French press di Marc Deneire, sociolinguista, sintetizza così la presenta degli anglicismi nei principali giornali:

    The results show that traditional cultural resistance to English is limited to a small set of national newspapers, regardless of ideological orientation. At the opposite end, business-oriented newspapers and magazines tend to encourage the use of English.

    Anche in questo caso, quindi, discrepanza tra uso effettivo degli anglicismi ed informazioni che si ricavano limitando il proprio ambito di ricerca solo ai principali quotidiani.

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  3. Aggiungo che sono tra quelli che ritengono che tu faccia un uso un po’ troppo disinvolto di Google Ngram Viewer, ma ne abbiamo già discusso e non voglio ripetermi. Non posso però evitare di rilevare che il grafico su killer non tiene conto che in italiano killer non è solo un sostantivo sinonimo di omicida e assassino ma viene usato soprattutto in senso figurato, inoltre da tempo è anche un aggettivo: sostanze killer, zanzara killer, cellule killer, squalo killer… Andrebbe anche specificato che, a quanto pare, in francese killer non è un sostantivo, se si esclude la locuzione serial killer, ma un verbo, quindi i risultati per le due lingue non sono paragonabili (e comunque la tua ricerca non tiene in ogni caso conto che in italiano il plurale degli anglicismi è invariato, ma non in francese che invece ha due forme diverse).

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    • Grazie per questi riferimenti bibliografici, che non conosco, e che leggerò anche per valutarne il taglio e le modalità. Naturalmente, visto che la legge Toubon ha sollevato aspri dibattiti, ed è anche stata stemperata in qualche punto dalla Corte Costituzionale francese, il problema principale è politico, e come per gli studi sulla marijuana o sull’aborto, le posizioni dei ricercatori in campo non sono mai innocenti. Noto che gli esempi da te importati riguardano la terminologia, non la lingua, due piani che tendi a confondere spesso. E ti faccio presente che se in Francia solo il 18% del campione preferisse alternative a termini come “scanner”,”blog” o “browser” mi sembrerebbe già una cosa eclatante, visto che in italiano si ripete l’inglese e non sono state prodotte alternative (grazie anche alle scelte terminologiche fatte da privati e multinazinali), dunque qui non abbiamo la possibilità di scegliere un bel niente. In ogni caso in Francia non ci sono act, tax, spending review, question time, quantitative easing e stepchild adoption… mi pare, e di conseguenza sarebbe difficile effettuare dei questionari in proposito.

      Credo che il giudizio complessivo sull’efficacia della politica linguistica francese sia molto difficile da oggettivare e che soprattutto non sia possibile una risposta di tipo vero/falso. Però, aanche ammettendo che abbia funzionato poco (cosa che non mi pare affatto) nel confronto tra italiano e francese è fuori dubbio che la situazione francese è più rosea e meno anglicizzata: basta la wikipedia per rendersene conto. Sulle singole parole è chiaro che bisogna vedere di volta in volta, e infatti io stesso citavo esempi come pret a manger, frimousse o fouineur che non hanno funzionato. E non mi pare che blog, web site e la terminolgia tecnica siano esempi significativi che si possano estendere alla lingua in generale.

      Su Ngram, ti faccio presente per l’ennesima volta che la sua affidabilità è indicativa, non credo restituisca percentuali necessariamente esatte in termini numerici (=l’esatta frequenza di una parola), ma non credo nemmeno che ogni volta che si faccia una comparazione tra italiano, francese, e spagnolo, per oscuri motivi ci sarebbero delle anomalie che vedono la nostra lingua sempre messa peggio. Credo che ti debba rassegnare: non esistono errori di algoritmi in sfavore dell’italiano, le approssimazioni e gli eventuali errori statistici valgono per tutte le lingue.
      Ti informo che killer è un sostantivo anche in francese, e se non si usa forse è perché la legge Toubon funziona, o perché i francesi preferiscono usare la propria lingua. Ti invito a consultare gli archivi dei giornali dove la parola killer riguarda soprattutto i titoli, e in generale, come vari studi dimostrano, sono proprio nei titoli che vengono urlati in bella vista gli anglicismi.

      Un’ultima considerazione sulle politiche linguistiche, che da noi sembrano improponibili a meno che non riguardino le femminilizzazione delle cariche lavorative. Si può discutere sulla legge Toubon, se è una buona legge o no (a mio avviso molti spunti sono efficaci ed elogiabili, altri meno), ma non si può negare in generale che le politiche linguistiche servano, e tra i parametri che si utilizzano per stabilire la salute di una lingua a rischio di estinzione a livello internazionale c’è proprio quello del “supporto di politiche linguistiche efficaci: una lingua può essere considerata in un buono stato di salute quando essa sia sostenuta da politiche linguistiche efficaci, promosse sia da governi sia da altre istituzioni ”

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  4. Una precisazione credo necessaria per evitare fraintendimenti: nel lavoro terminologico si distingue convenzionalmente tra parole, il lessico comune che descrive concetti generici usati in qualsiasi varietà linguistica, e termini, che identificano concetti specifici usati in ambiti specialistici. Parole e termini sono solo uno dei diversi elementi che caratterizzano ciascuna delle varietà linguistiche all’interno di ogni singola lingua.

    Per capire se la politica linguistica francese è efficace, va verificato l’uso delle alternative “ufficiali” agli anglicismi, che in Francia sono i termini approvati dalla Commissione della terminologia (come dice il nome, non si occupa di lessico comune). Quando leggerai lo studio vedrai che gli esempi del questionario sono stati scelti oculatamente. Ai partecipanti viene infatti chiesto di nominare concetti di ambiti specialistici, come l’informatica, che da tempo fanno parte anche della vita quotidiana e sono familiari alla maggior parte dei parlanti, quindi designazioni che possono essere considerate sia termini che parole.

    Ho visto comunque che ci sono vari altri testi recenti sugli anglicismi in francese, ad es. un libro del 2017, Remade in France: Anglicisms in the Lexicon and Morphology of French di Valérie Saugera, con molto esempi ricavati usando metodologie della linguistica dei corpora.

    Non aggiungerò altri commenti su questo tema ma ci tengo a ringraziarti per lo scambio di idee, sempre stimolante. Ti saluto con un dettaglio divertente. Per la serie “tutto il mondo è paese”, nel sito dell’Académie française si può leggere Comment se fait-il que l’italien che guarda all’Italia come esempio di paese che resiste meglio della Francia agli anglicismi. 😀

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  5. La distinzione concettuale tra termini e parole è astratta, e poiché la lingua è in movimento, nella realtà non è sempre possibile fare questa distinzione, anzi quasi mai, se si escludono termini come i “rebbi” della forchetta che vivono solo nei giochi televisivi, e che se si dicono “punte” o “denti”, nel linguaggio comune, sono immagini molto più evocative, perché la lingua, al contrario della terminologia, è metafora.

    Un giudizio sull’efficacia della politica linguistica francese (che io guardo come esempio, ma insieme agli esempi di Spagna e Svizzera, non come qualcosa da importare così com’è) comprende un insieme di parametri molto più ampio di quello della produzione terminologica.
    Il primo punto è nel creare alternative e termini autoctoni, e da noi non si fa. Senza questa premessa non ha senso parlare di leggi per la tutela dell’italiano (esattamente come senza l’appoggio della Crusca nella femminilizzazione delle professioni, mancherebbe il modello cui riferirsi). Ora non tutte le alternative prodotte funzionano, e alcune suonano ridicole ai francesi. Ma molte funzionano. In Francia c’è però la possibilità dei parlanti di scegliere, che da noi manca. Questa è democrazia, e porta la comunità dei parlanti a scegliere e a fare la lingua sulla base di alternative ufficiali prodotte.
    Un altro parametro per giudicare l’efficacia della politica linguistica è quello della lingua istituzionale e dei giornali, e da questo punto di vista non c’è battaglia tra Italia e Francia.
    Un terzo parametro sta nel confronto tra quanto avviene in Italia e in Francia. L’articolo dell’accademia francese è molto curioso e anche poco veritiero come giudizio complessivo, vale solo per quegli esempi. Si fanno esempi basati sulla frequenza (confermati dalle ricerche su Ngram tra l’altro). In Francia “football” è gettonatissimo (insieme a “budget” è l’unico degli esempi di De Mauro che registra da loro un’alta frequenza). Ma sono parole non termini: camping, parking, looping. Si vede che i francesi preferiscono queste parole. Il che non significa che la legge Toubon non funziona, bensì che i francesi hanno la possibilità di scelgiere di volta in volta. E poi sono pochi esempi, e sul rapporto complessivo tra francese e italiano dedicherò il prossimo articolo, con un confronto che dovrebbe definitivamente mettere fine alla questione.

    Comunque mi fa piacere che chi sostiene, a mio avviso sbagliando di grosso, che la politica francese non funziona lo faccia con dati e studi, perquanto a loro volta opinabili e discutibili, invece che con affermazioni campate per aria. Questo è il giusto modo di procedere.

    Sui questionari linguistici, anche per l’italiano ne sono stati fatti. Ne ho visto uno che però prende in considerazione un campione piccolo che non credo sia rappresentativo, ma tieni presente che dalla ricerca di Anna Grochowska in cui gli intervistati dovevano completare alcune frasi scegliendo tra due parole
    alternative, in italiano o in inglese, è emerso che il 100% aveva scelto “sexy”, “reception” e “part time”, invece di “seducente”, “accettazione” e “mezza giornata”. Quasi unanime era la scelta di “comfort” al posto di “comodità”, e “interessi” e “pallacanestro” perdevano contro “hobby” e “basket”. ”
    Riposo/relax e show/ spettacolo erano invece in parità, mentre solo per le coppie shopper/sacchetto
    e room service/servizio in camera i corrispondenti italiani trionfavano al 100%.

    Anna Grochowska, “La pastasciutta non e più trendy? Anglicismi di lusso nell’italiano
    contemporaneo” in Annales Univerisitatis Mariae Curie Sklodowska, Lublin, Polonia
    2010, Vol. XXVIII. z.2 sectio FF, pp. 43-59;

    Se però non si creano le alternative, che in questi casi ci sono, anche per i termini come browser, scanner o firewall, c’è poco da fare sondaggi. e ben poco da scegliere. Non sono i cittadini a parlare come vogliono, ma sono i giornali e le istituzioni che rendono i parlanti sudditi: possono solo ripetere quel che passa il convento.

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  6. Pur non avendo competenze linguistiche/terminologiche seguo da abbastanza tempo il blog Terminologia etc che apprezzo per le analisi precise e ben documentate, e grazie alle ultime discussioni lì riportate, ho avuto occasione di passare da queste parti.

    La mia formazione è di tipo scientifico (informatico) e per ragioni di lavoro mi interesso di metrologia, ragion per cui sono rimasto abbastanza perplesso sui metodi da lei proposti per l’analisi dei dati.
    Noto con stupore che lei si affida in maniera quasi cieca allo strumento ‘ngram viewer’ di Google, anche se le informazioni che esso riporta ritengo (da buon informatico e metrologo) siano da prendersi alquanto con le pinze:

    – Non mi risulta che da nessuna parte Google definisca i corpora utilizzati per creare il database
    – Credo che i dati in questione non siano sufficientemente aggiornati (2008 – 10 anni fa?) per potere fare analisi comparative con la situazione odierna

    Una delle prime cose che ti insegnano in metrologia (ed in qualsiasi analisi di tipo scientifico) è che se non si conoscono gli strumenti ed i loro limiti è praticamente impossibile fare una misura che sia coerente.

    È per caso a conoscenza di qualche dettaglio che a noi è sfuggito sulla composizione dei database e degli algoritmi di ‘ngram viewer’? Come fa quindi ad essere certo che le sue analisi siano corrette, quando persino lei in qualche commento adombra dei dubbi sulle analisi fatte con questo strumento?

    Tali database sono aggiornati? Direi proprio di no: provi a fare una ricerca su ‘ngram viewer’ coi termini ‘smartphone’ ed il suo equivalente francese ‘mobile multifonction’… Scopriamo che lo strumento a cui lei fa tanto affidamento risulta una lancia spuntata: il suo database è troppo obsoleto! A questo proposito, desidero ringraziare pubblicamente .mau. per la sua GENIALE traduzione: furbofono, termine che uso all’ordine del giorno per misurare i tempi di reazione del mio interlocutore quando finalmente ne afferra il significato!

    Altra cosa che non mi è assolutamente chiara [ieri ho fatto un salto in biblioteca per consultare la sua ultima pubblicazione] è l’uso che fa dei grafici senza prima averli normalizzati come invece bisognerebbe fare anche nella più basilare ricerca scientifica/comparazione: a questo riguardo consiglio vivamente la lettura del sempreverde “How to Lie with Statistics” di Darrell Huff che in maniera divertente, economica ed intelligente insegna a non farsi ingannare dal primo grafico “buttato lì”.
    Un esempio per tutti, la figura 4.1 dove alcuni risultati hanno valore inferiore alle 80ppb (parti per miliardo), valore che si va a perdere nel rumore di fondo ed è statisticamente risibile. D’altra parte, osservando tale grafico viene da chiedersi: ma invariabilmente, per tre anni di seguito tali libri/articoli sono stati tutti ristampati a cadenza annuale?

    Riassumendo: la pratica da lei utilizzata per corroborare le sue opinioni manca in alcun modo di metodo scientifico/metrologico e le analisi in questione NON SONO ‘numeri’ come invece da lei affermato!
    Nel mio lavoro lo liquideremmo come GIGO che preferisco non tradurre per evitare di essere offensivo.

    Per smentire questa impressione, attendo un articolo in cui vengono dettagliati in maniera SCIENTIFICA i metodi da lei usati e i potenziali difetti delle sue analisi (percentuali di errore, …) altrimenti a tutti gli effetti la sua confermerà di essere una analisi da “filosofo da poltrona” che non si distanzia in alcun modo da coloro che ha criticato nel post originale.
    Può prendere come riferimento la lucida e dettagliata metodologia ed analisi dei dati, riportata negli articoli sul francese nominati nella riposta della Corbolante, che si possono consultare gratuitamente e senza troppa fatica.

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    • Guardi signor Franco amico di Lucia Corbolante, la sua affermazione per cui mi affiderei “in maniera quasi cieca” a Ngram viewer di Google, è falsa.
      Le mie ricerche partono dallo spoglio dei dizionari elettronici storici, dal Devoto Oli del 1990 confrontato con quello di oggi, a quello del 1995 dello Zingarelli conforntato con l’ultima edizione. La bibliografia riportata nel mio libro è abbastanza esauriente, ho esaminato i principali dizionari italiani e i principali studi su di essi. Nel mio lavoro ho cercato di attingere a tutti gli studi che sono riuscito a procurarmi. Tra gli altri parametri presi in considerazione ci sono le occorrenze sugli archivi dei giornali, gli studi sul lessico di base di De Mauro degli anni ’80 e del 2016, le ricerche su Google notizie, alcune ricerche fatte personalmente con i bambini, l’analisi della wikipedia italiana e francese… e ho operato in modo molto serio, rispetto al panorama letterario sull’argomento.
      Tra i tanti parametri c’è ANCHE il servizio di GoogleBooks, di cui ho chiaramente premesso anche nel mio libro, i limiti, l’obsolescenza e altre perplessità, compresa la mancanza dei dati sui corpus.
      Ciò premesso, se vuole la mia opinione, considero questo strumento, sicuramente imperfetto, ma molto utile, e molto semplicemente avendolo usato in modo massiccio e soprattutto avendo confrontato i suoi risultati con gli altri parametri, mi sono fatto l’idea che – con tutti i limiti – restituisca dati coerenti tra loro e con gli altri parametri. Il giudizio sulla sua affidabilità dipende molto anche dal tipo di interrogazione che si fa, e non credo che sia affatto affidabile e preciso in termini di frequenza numerica, però dà un’idea di massima che mi pare coerente e sensata in caso di confronti come quelli riportati in questo articolo. Credo che una “lancia spuntata” sia meglio di niente, e che il cannocchiale “giocattolo” costruito da Galileo, perquanto imperfetto, gli consentì di vedere cose che gli aristotelici non vedevano, ma soprattutto non volevano vedere considerando il suo strumento fallace. Comunque la si pensi (io considero Ngram uno strumento coerente perché ho fatto centinaia e centinaia di incroci e comparazioni) le faccio notare che in questo articolo ho smentito le affermazioni di De Mauro confrontando Le Monde e La stampa, non Google Viewer, e ho citato anche esempi tratti dagli archivi del Corriere. Sulla questione del francese ho continuato le mie analisi analizzando le differenze tra Wikipedia francese e italiana, se le interessa avere un quadro più ampio di come la penso su questo confronto Italia/Francia.

      Sinceramente mi aspetterei delle critiche più sensate da persone che, prima di parlare, abbiano letto quello che scrivo e non mi attribuiscano etichette che non mi appartengono. Lei è libero di liquidare il mio lavoro come preferisce, non è libero di venire qui a dettare e ad attendere proprio nulla. Se vuole le dico come liquido io il suo commento, mi pare poco informato e un po’ arrogante. Poi è del tutto lecito anche sostenere che il progetto di GoogleBooks non sia attendibile, ma è una vecchia tiritera che a sua volta non mi pare stringente e documentata. E soprattutto i risutati delle mie ricerche possono anche fare a meno di Ngram, che uso soprattutto in modo grafico-visivo perché ritengo abbia un impatto significativo sulle macrotendenze più che sui numeri, da prendere con le pinze e con riserve.

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      • Noto nelle risposte di Licia e dei suoi (di Licia) lettori una aggressività di fondo davvero incomprensibile. Sembra quasi che a Franco e Licia dia fastidio che qualcuno obietti che no, non è vero che introdurre istituzionalmente traducenti di anglismi o altri forestierismi, per far comprendere quanto sia importante la vitalità di una lingua, sia inutile.

        Ad ogni modo proprio in ragione del bias che può caratterizzare qualunque ricerca sul tema ho chiesto a Licia su twitter se esistono ricerche non di anglofoni, come quelle del 2015 da lei riportate nel suo blog, in modo da mediare le varie inclinazioni anglofile con quelle francofile. Anche perché Licia sostiene la lista di parole da proporre agli intervistati sia stata scelta con rigore, ma il rigore in questo contesto da cosa è determinato se non dalle convinzioni dello studioso? Modificando il campione di parole si può passare facilmente da un articolo con una qualche valenza scientifica ad un pamphlet.

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        • La persona che cita è molto aggressiva e intollerante, può tranqullamente togliere quel “sembra quasi” che le dia fastidio: le dà proprio fastidio. Oltretutto ha un’avversione nei miei confronti che la porta spesso a mistificare ciò che dico e a prendere in considerazine solo ciò che le fa di volta in volta comodo ed escludere il resto, in modo calcolato. In occasioni come questa sosteneva che le mie ricerche si basassero “esclusvamente” su Ngram. In altri contesti per esempio un articolo sui dizionari piuttosto imbarazzante, sostiene invece che le miei tesi si basino “esclusivamente” sui dizionari. Un articolo che è stata costretta in parte a rettificare perché mi attribuiva affermazioni che non avevo mai fatto.
          La verità è che mi baso su tutto ciò che è disponbile, dalle ricerhe sulle frequenze di De Mauro agli studi di settore di vari campi, e i risultati convergono.

          Il questionario sul francese qui indicato non è significativo. Che l’anglicizzazione di francese e spagnolo non siano minimamente paragonabili alla nostra è un’evidenza accettata da tutti e da innumerevoli studi che riguardano i giornali, l’informatica, la politica… e la storia. Curiosamente, alla tesi per cui il “francese ufficiale” dei giornali non corrisponderebbe a come i francesi parlano davvero (tesi indimostrabile che sottintende che usino anglcismi) corrisponde l’esatto contrario di ciò che avverrebbe nella lingua italiana, dove i tanti anglicismi dei giornali non corrisponderebbero a come parliamo (altra tesi indimostrabile che presuppone che non li usiamo).

          Credo che valga la pena di discutere e confrontarsi con persone che abbiano una diversa onestà intellettuale e anche una diversa preparazione sull’argomento.

          Un saluto

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  7. Articolo assolutamente condivisibile! Ho seguito di recente un corso di francese con insegnante madrelingua, una signora di Nimes che vive nella mia Padova da più di 20anni e, nonostante il tempo passato, è ancora sconvolta dalla quantità impressionante di anglicismi della lingua italiana, che a suo avviso non fanno che aumentare continuamente da quando lei si è stabilita qui. Mi diceva che per lei è assolutamente inconcepibile telefonare per ordinare qualcosa a domicilio e sentirsi dire che le avrebbero mandato un “rider”, per non parlare poi, caso ancora più grave, di quando l’anglicismo non è limitato al settore privato (dove si potrebbe anche pensare che sia diritto dell’imprenditore scegliere come rivolgersi ai clienti, ai dipendenti già meno essendoci profili di diritto del lavoro, anche se la legge Toubon riguarda anche tale ambito), ma va ad inquinare addirittura il linguaggio delle istituzioni, del diritto, della politica, che dovrebbero essere nucleo fondamentale della tutela dell’identità anche linguistica della nazione. Sia chiaro io non sono un sostenitore assoluto e acritico del centralismo o nazionalismo linguistico francese, ad esempio la prof in questione deprecava il fatto che in molte zone d’Italia, tra cui la mia Regione, sia ancora molto in uso il dialetto o lingua regionale che dir si voglia (non voglio entrare in questo dibattito più politico), mentre secondo me le identità regionali sono una delle ricchezze e delle bellezze del nostro Paese, quindi non considererei un “successo” il fatto di lavorare instancabilmente per schiacciarle ed emarginarle come ha fatto la Francia in Corsica o in Alsazia, probabilmente anche come ripicca ai nemici dell’ultima guerra, l’Italia e la Germania; però non concepisco neppure questo continuo inchinarsi di una lingua nobile, apprezzata in tutto il mondo come l’italiano, alla lingua presunta internazionale (perché per noi questo è un dogma praticamente indiscutibile, mentre un francese o uno spagnolo hanno appunto spesso opinioni ben diverse in proposito) l’inglese, spesso peraltro con l’uso maccheronico di termini che nell’inglese vero neppure esistono o hanno significato diverso da quello che noi crediamo (esempio il nostro fare “footing”, che in inglese non è un’attività sportiva bensì significa equilibrio). Carole la prof scherzava con me dicendo “né gli italiani né i francesi sanno bene l’inglese, parlando a livello di persona media ovviamente, ma almeno noi francesi non facciamo finta di saperlo riempiendoci la bocca di parole di cui non conosciamo neppure il vero significato”. Sarebbe ora di imparare l’inglese, il tedesco etc. in modo serio e al contempo di difendere la nostra identità culturale e linguistica rifuggendo dagli anglicismi e riscoprendo la ricchezza e la bellezza di una lingua che tanto ha dato alla storia, alla letteratura e alla cultura mondiale come quella di Dante

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    • Siamo assolutamente d’accordo, compresa la questione della ricchezza delle varietà regionali dell’italiano. Chi si confronta con francesi e spagnoli, ma anche svizzeri italiani, percepisce la grande differenza nel rapporto con gli anglicsmi, che spesso sono pseudoanglicismi, e che altrettanto spesso vengono contrabbandati per internazioanlismi quando a usarli siamo invece solo noi, da mouse e computer al recente lockdown. Grazie di queste testimoninanze.

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