Rassegna stampa

Si sa che le lingue cambiano, si evolvono e si contaminano. Quindi perché l’itanglese è un problema?
L’itanglese è la rinuncia alle nostre radici, alla nostra storia, alla nostra cultura e al futuro dell’italiano. Curiosamente, nessuno ha da ridire sulla difesa e salvaguardia dell’italianità in altri campi, dal patrimonio artistico a quello culinario. Ma per la lingua, sembra che la sua tutela (normale in Francia, Spagna o in Cina) sia un’idea da conservatori antiquati.

Le lingue vive cambiano, certo, ma proprio perché sono vive non bisogna dimenticare che possono anche morire. L’espansione dell’inglese globalizzato interferisce con gli idiomi di tutti i Paesi, ma dai noi il numero e la frequenza degli anglicismi non sono paragonabili a quanto accade altrove…

Questo è uno stralcio dell’intervista che mi hanno fatto sul sito della Comunità Radiotelevisiva Italofona, uscita ieri, che si può leggere integralmente qui: L’italiano diventerà un dialetto d’Europa?

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“Ecco un libro cool che andrebbe letto as soon as possible (o peggio, asap!). Perché think different è sempre un must.

Chiara Beretta Mazzotta ha segnalato il mio libro su Radio 105, nella rubrica “Libri a colacione” del 28 ottobre. Si può leggere la sua presentazione e scaricare l’audio della trasmisione sul sito BookBlister.

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“La verità è che non riesco a vedere negli anglicismi l’unico colpevole dell’impoverimento lessicale dell’italiano che usiamo tutti i giorni. Impoverimento che non si può negare, così come massiccia è l’invasione dell’inglese, di cui Zoppetti ci fornisce ampie prove.

Anche a me location fa orrore e scrivo persino sempre fine settimana invece di weekend, ma non riuscirei a tornare a trucco invece di makeup o a tesserino invece di badge. Perché mi vengono in mente le signore cotonate degli anni sessanta e le macchinette timbratrici all’ingresso degli uffici.”

Luisa Carrada in una recensione al libro sul blog Il mestiere di scrivere.

 

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“Avete presente le diatribe sul riscaldamento globale, con tanti scienziati che negavano (e alcuni che negano ancora oggi) che gli eventi che si trovano davanti ai nostri occhi abbiano correlazione alcuna con l’aumento della temperatura del pianeta causato dalle nostre emissioni? Ecco: in questo libro Zoppetti mostra come l’ingresso degli anglismi nella lingua italiana stia seguendo lo stesso percorso, con un effetto valanga che è nato sottotraccia, addirittura minimizzato da illustri italianisti come Tullio De Mauro, ma è arrivato a un punto tale che potrebbe persino essere troppo tardi per evitare danni irreparabili non solo al lessico ma anche alla struttura stessa dell’italiano.”

Lo scrive Maurizio Codogno sulle sue Notiziole di .mau.

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“Wojtyla una volta disse: ‘Non so se posso bene spiegarmi nella vostra… nostra lingua italiana. Se mi sbaglio mi… corrigerete‘, ma nessuno osò corrigerlo.
Ma almeno quel papa (…) ci aveva provato a parlare italiano, mentre molti italiani vi rinunciano.”

Armando Adolgiso apre così la sua segnalazione al mio libro dalla rubrica Cosmotaxi.

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Gli anglicismi e le alternative: un tema caldo

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In questi giorni il tema degli anglicismi è “caldo”. La nuova edizione del Devoto Oli 2018, da poco annunciata, dedica al fenomeno una nuova attenzione e introduce una parte con gli anglicismi di cui si potrebbe fare a meno e le loro sostituzioni.

Anche i mezzi di informazione sembrano molto interessati all’argomento: dopo il pezzo su MicroMega, nell’ultima settimana mi hanno intervistato sul Corriere Scuola e La Verità; ieri ho partecipato a una trasmissione su Radio Lombardia (Mattina Lombardia, di Monica Stefinlongo) e oggi mi citano anche sul Secolo XIX.

A proposito del senso di fastidio della gente davanti all’uso eccessivo e inutile dell’inglese di cui accennavo l’altro giorno, è importante che le alternative italiane circolino, perché se gli apparati mediatici e istituzionali utilizzano solo gli anglicismi, è plausibile che la gente sarà portata e ripeterli fino a perdere la capacità di dirli in italiano. L’iniziativa del Devoto Oli è perciò un segnale importante.

Su quesitaliano urgenteto aspetto voglio segnalare un libro meraviglioso che rappresenta una guida formidabile per chi vorrebbe ricorrere alle parole italiane ma non sa in che modo farlo. Si intitola Italiano Urgente (Reverdito, Trento 2016) ed è scritto da Gabriele Valle, italo-peruviano, che ha raccolto 500 anglicismi con le possibili traduzioni nella nostra lingua proposte sul modello dello spagnolo.

Nei Paesi ispanici la Fundación del Español Urgente costituisce attraverso il suo sito un servizio di consulenza linguistica che è diventato un punto di riferimento per i giornalisti che si rivolgono proprio a queste risorse per trovare le traduzioni agli anglicismi. Inoltre, la Real Academia Española è affiancata da una ventina di altre accademie dislocate in tutti i Paesi di lingua ispanica che si prodigano per trovare e diffondere gli equivalenti ai termini stranieri. Il Dizionario panispanico dei dubbi (Diccionario panhispánico de dudas, 2005) rappresenta una guida che mantiene l’omogeneità della lingua in tutti i Paesi che parlano lo spagnolo. Gabriele Valle parte e attinge proprio da queste esperienze, già al centro di un’altra sua preziosa pubblicazione (che ho “saccheggiato” e citato nel mio libro):  “L’esempio della sorella minore. Sulla questione degli anglicismi: l’italiano e lo spagnolo a confronto”, in Studium. Saperi e pratiche della speranza tra teologia e filosofia, a cura di Vincenzo Rosito, Anno 109, settembre/ottobre 2013, n. 5, p. 742-767.

L’Italiano urgente rappresenta il prolungamento di questo primo saggio. La prefazione è firmata da Tullio De Mauro, e la voluminosa raccolta delle alternative è ragionata, non è una semplice lista di corrispondenti. Si tratta di un vero e proprio dizionario dei sinonimi che contiene spesso proposte nuove e interessanti. Le voci includono ricostruzioni storiche, etimologiche e consigli erogati con grande documentazione e attenzione. Uno dei rari casi in cui un dizionario non è soltanto uno strumento di consultazione, ma diventa una piacevole lettura anche da sfogliare pagina per pagina.