L’eterno riposo della lingua di Dante

Ecco qualche titolone preso dalla prima pagina del Corriere in rete di oggi 2 novembre.

Anglicismi datati come summit, staff, raid, vip
Anglicismi giovani come social, low cost e soft skill
Anglicismi attuali come lockdown, smart working, green pass e no vax
Intanto il black friday prolungato diventa l’Everyday Black Friday con le sue belle maiuscole all’americana, mentre l’ecologico è green, la cucina è diventata Cook e spuntano il CampBus, il washing e il social washing come fosse la cosa più naturale del mondo.

“Le lingue evolvono, è sempre successo e sempre accadrà – sorride qualcuno allargando le braccia come fosse un fenomeno normale – altrimenti non sarebbero lingue vive.” Chissà se nella testa colonizzata di chi liquida tutto con queste banalità c’è la consapevolezza che lingue, proprio perché sono vive, si possono anche ammalare e morire. Chissà se chi la pensa a questo modo si pone il problema di come l’italiano sta evolvendo. Se questo è italiano… si potrebbe dire parafrasando First Levi.

L’itanglese, più che un’evoluzione, è la disfatta della lingua di Dante di cui si celebrano a vanvera le ricorrenze. Sembra di vivere in un Paese occupato. L’invasore arriva d’oltreoceano insieme all’espansione delle multinazionali e della lingua dei Paesi dominanti attraverso una nuova forma di colonialismo morbido che si chiama globalizzazione, che ha i suoi cardini nell’informatica, nel mondo del lavoro, della scienza, della tecnica, dei prodotti di intrattenimento… Gli anglicismi sono i detriti dell‘inglese internazionale che si vuole imporre in tutto il mondo per trasformare le lingue locali nei dialetti dell’anglomondo a venire. Ma i veri responsabili sono i collaborazionisti che si annidano nella nostra stessa classe dirigente di cui i giornalisti sono l’avanguardia più potente. Sono loro la prima linea della distruzione sistematica dell’italiano che un tempo hanno contribuito a unificare. Ci martellano con questa neolingua da colonizzati attraverso un lessico stereotipato che si diffonde fino a che non diventa normale – c’è solo quello – e dunque non può che essere ripetuto dalla gente fino a che non si abitua. Questi “prestiti” prima suonano nuovi e moderni, poi diventano comuni e normali, entrano nell’uso, e infine fanno regredire le parole italiane che in questo modo muoiono. Ai tempi del vaiolo c’erano gli antivaccinisti, oggi ci sono solo i no vax, in itanglese, visto che in inglese sarebbero anti-vaxxer.

L’itanglese è una lingua viva. L’italiano è una lingua morta. Non solo non è più in grado di coniare neologismi e tutto ciò che è nuovo lo importa solo dall’inglese in modo crudo, ma giorno dopo giorno va a finire che sostituisce anche le parole storiche con quelle in inglese. Si può ancora usare, senza sentirsi antiquati, personale al posto di staff, agguato (nel caso sopraccitato) invece di raid, competenze trasversali invece di soft skill? Fra quanti anni dire ecologico e cucina al posto di green e cook comincerà a suonare “un linguaggio da vecchie signore cotonate”?

Una lingua che non evolve, ma sa solo attingere dall’anglosfera, non può che trasformarsi in un ibrido per poi estinguersi. L’italiano è un cipresso avvizzito, che sta in piedi perché sorretto dalle radici e dal tronco che lo sosterranno ancora per decenni e decenni prima di crollare. Ma è cristallizzato. Le sue parole sono ingessate ai significati del passato, hanno perso l’elasticità che consente loro di di evolversi e le nuove foglie sono innesti in inglese, sono trapianti che stanno trasformando la nostra lingua in un sistema genicamente modificato.

Nel giorno dei morti mi pareva doveroso lasciare qualche crisantemo anche sulla tomba dell’italiano.

9 pensieri su “L’eterno riposo della lingua di Dante

  1. Un articolo eccezionale, come sempre.
    Purtroppo è una battaglia MOLTO in salita. A volte è difficile credere in alcuna possibilità di arrestare questo fenomeno o per lo meno rallentarlo.
    Eppure bisogna continuare a raggiungere le coscienze.
    Le persone a cui questo fenomeno irrita e rattrista sono più di quanto pensiamo.
    E non dimentichiamo la proposta di legge depositata a Marzo.
    Ne abbiamo parlato proprio ieri sera in questa intervista di CAMPAGNA PER SALVARE L’ITALIANO con l’attore, comico e giornalista GIORGIO COMASCHI:
    https://www.facebook.com/groups/campagnapersalvarelitaliano/permalink/620193336100927

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    • Grazie Peter! Poi mi guardo con più calma il video — su YouTube non avendo Fb — con l’ottimo Giorgio Comaschi, che considero un amico e che due anni fa è stato tra i firmatari della petizione a Mattarella. Vedo che gli hai mostrato la nuova petizione in essere, e che sembra scettico. Forse dovrebbe sapere che la petizione di legge è stata assegnata sia alla Camera sia al Senato… e che la raccolta firme è un gesto sicuramente simbolico, che forse non porterà a nulla, ma fa parte comunque della “campagna” che vuole condurre nelle strade e nei mercati, serve a porre il problema e a non lasciare alcuna strada intentata. Per lo meno ci si prova. 😉 Gazie anche per i tuoi ottimi video. Sono importanti per sensibilizzare la gente, e soprattutto ben fatti.

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      • Grazie per le gentili parole, Antonio.
        Sì, effettivamente Giorgio ha espresso un pizzico di scetticismo verso la nozione di raccolte di firme.
        Però, come ben dici tu, qualsiasi cosa “simbolica” aiuta. Basterebbe solo che fosse ripresa da UN giornale o TV nazionale e le cose già prenderebbero un altro ritmo.
        E lo stesso vale per i video su YouTube o per i gruppi di FB.
        A presto!

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  2. Zoppaz, ho saputo che voi di Italofonia state già mettendo in fase embrionale un’associazione di tutela linguistica organizzata nata dalla sua costola (ringrazio Giorgio Cantoni di avermi mostrato il sito in attesa di uscire alla luce https://siti.italofonia.info/associazione/?fbclid=IwAR1xbKgocxib85-OMboabRw_z3R6OpQHpznJnQcNSxJnJmsXHkr0rUGseNk ). Una volta che questa associazione sarà completata al più presto si potrà finalmente cominciare a finanziare ogni attività di tutela linguistica sul nostro territorio nazionale oltre che collaborare con le altre associazioni europee simili per iniziative comuni. Lo spero proprio dai…

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  3. Io nel mio piccolo me ne infischio di sembrare antiquato se uso termini in italiano ormai dimenticati e soppiantati da anglicismi. Tanto per fare un esempio, il “garage” (termine usato da più di 50 anni) io lo chiamo tranquillamente “autorimessa”. Poi me ne frego se devo spiegare al mio interlocutore di turno che cosa intendo. È vero che ci sono termini in italiano dimenticati, ma è altrettanto vero che così come sono scomparsi possono sempre tornare a essere riutilizzati. Certo, se lo faccio io è come una goccia nel mare, ma basterebbe un’inversione di rotta da parte di chi ha maggiore visibilità. Spero che qualcuno inizi a capirlo.

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    • Mi pare legittimo (oltre che sano) usare parole italiane, e nel caso di autorimessa non è (ancora) una parola scomparsa, anche se garage — parola francese — è molto diffuso e affiancato soprattutto al nord in modo inarginabile dallo pseudoanglismo box. Il punto però non sta nell’evitare singoli forestierismi per motivi di principio, ma nel reagire davanti allo “tsunami anglicus” (commistione di giapponese e latino) che sta travolgendo e cambiando il volto della nostra lingua. Poco male dire tsunami invece di onda anomala, i nipponismi non sono nemmeno un centinaio e non costituiscono certo un problema per la nostra lingua. Gli anglicismi sono 4.000 e la stanno spazzando via soprattutto per descrivere tutto ciò che è nuovo, attuale, moderno e tecnico. In Italia non solo non lo capiamo, ma andiamo fieri dell’itanglese proprio a partire dai giornali, dalla classe dirigente e dai centri di irradiazione della lingua. Senza un intervento su questi ultimi, gli sforzi di chi come te privilegia la lingua di Dante sono decisamente meno efficaci, per quanto lodevoli e auspicabili. Grazie!

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  4. Reagisco, eccome se reagisco! Un paio di esempi: 1) parlando con mia figlia le ho sentito pronunciare “step” invece di “passo” o “fase” …la mia reazione è stata quella di farle ripetere in versione italiana perché non capivo. 2) Guardando una partita di tennis in televisione ho abbassato completamente il volume quando il telecronista, dopo svariati termini inglesi, se ne uscito con “score” al posto di “punteggio”…non c’ho visto più! Ho guardato l’intera partita (lui avrebbe detto “match”) in muto. Come ho detto, il punto è che purtroppo la mia visibilità è una goccia nel mare e quindi poco efficace per modificare il sistema. Sinceramente sono schifato da tutto questo. Io non ho nulla contro l’inglese, anzi, penso che sarebbe utile impararlo come seconda lingua nella scuola dell’obbligo, ma quando si deve parlare italiano, che si parli l’italiano.

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