Troppo sesso siamo inglesi

madonna italians do it betterEra il 1973 quando uscì il film Niente sesso siamo inglesi (Cliff Owen) che evocava il luogo comune della freddezza anglosassone, ed era il 1986 quando Madonna indossò la celebre maglietta con la scritta Italians do it better (gli italiani lo fanno meglio) nel video di “Papa dont’ preach”. Un altro stereotipo che affonda le sue radici nel mito di Casanova o di Rodolfo Valentino, ma anche di Don Giovanni, per passare dall’Italia al fascino latino che dagli anni Sessanta si può dire anche in inglese, latin lover.

Che lo facciano meglio o peggio non si sa, ma sta di fatto che nel nuovo Millennio il sesso degli italiani è diventato sempre più angloamericano, almeno nella sua terminologia. Accanto agli anglicismi classici, come sex symbol o striptease decurtato all’italiana in strip, nell’era della Rete il sesso è sempre più sex.

Perché sforzarsi di dire sensuale, attraente, seducente, eccitante, e a seconda dei contesti erotico, conturbante, affascinante, irresistibile, avvenente, procace… quando abbiamo un anglicismo stereotipato che va bene per tutto come sexy?

Con che frequenza un italiano medio usa attivamente una parola come playboy? Per esprimere questo concetto circolano anche espressioni francesi come tombeur de femmes o varianti da mantenuto come gigolo, ma quest’ultima ha  aumentato incredibilmente la sua frequenza solo dopo il 1980, perché è stata resa popolare dal film American Gigolo (Paul Schrader). E parole come donnaiolo, conquistatore, amatore, sciupafemmine, casanova, dongiovanni, farfallone (“Non più andrai, farfallone amoroso”, per citare Mozart), si sentono sempre meno, mentre rubacuori è stato rispolverato dai giornali solo con il caso di “Ruby rubacuori” (per assonanza con il nome) a proposito del noto scandalo sessuale, che sulla stampa si dice perlopiù sexgate. Sui giornali è aumentata moltissimo l’occorrenza di escort (lett. accompagnatore). Un tempo indicava chi (uomo o  donna) accompagnava dietro compenso qualcuno in occasioni mondane o in viaggi (escort turistico), ma dagli anni Duemila la parola ha un’accezione quasi esclusivamente femminile, accompagnatrice, diventata un sinonimo eufemistico di prostituta di lusso, che oltre al ruolo di accompagnatrice è disponibile anche a prestazioni sessuali. Escort ci appare più gentile, più raffinato o meno volgare dei corrispettivi italiani, forse meno ipocriti. Così come il petting (da to pet = accarezzare) suona meno triviale di limonare o pomiciare e più tecnico per indicare l’accarezzarsi, il reciproco toccamento, palpeggiamento, l’insieme delle pratiche erotiche che non si spingono sino a un rapporto sessuale completo, un sesso senza penetrazione che in italiano si può dire di volta in volta i preliminari o lo scambiarsi effusioni, coccole, amoreggiare, baciarsi, strusciarsi, masturbarsi e via dicendo a seconda di quanto sia spinto.

playboy dongiovanni farfallone donnaiolo
Le occorrenze di playboy, dongiovanni, rubacuori, sciupafemmine, farfallone e casanova nelle statistiche di Google Viewer (periodo 1900-2008).

Per essere politicamente corretti (ma politically correct fa tutto un altro effetto, naturalmente) oggi si dice sempre meno omosessuale, o lesbica riferito alle donne (parole prive di qualunque connotazione negativa), e si preferisce gay (lett. gaio), che poi si ritrova in espressioni come gay pride, letteralmente l’orgoglio (di essere) omosessuale, quindi anche la rivendicazione dei diritti degli omosessuali, e come decurtazione di gay pride parade diventa persino una manifestazione (per i diritti) degli omosessuali, anche se in inglese non sarebbe possibile omettere parade, la manifestazione.
Ricorriamo spesso all’inglese snaturandolo in modo ridicolo. Come nel caso di lapdance (lap = grembo e dance =danza) che in italiano è un’esibizione (o danza) erotica alla pertica, uno spettacolo (o balletto) erotico al palo, ma è un’accezione che non corrisponde all’inglese: propriamente la lap dance è uno spettacolo erotico in cui le ballerine si siedono sugli spettatori, strusciando il grembo (lap, lo stesso di laptop, il portatile in cima al grembo) e intrattenendo contatti fisici, mentre la danza alla pertica si chiama pole dance, e non ha un significato necessariamente erotico, può essere anche un’esibizione di ginnastica o di danza acrobatica.


Dal porno in americano all’italiano

Visto che dirlo inglese equivale a essere moderni, un malato di sesso, ipersessuale, erotomane, sesso-dipendente è un sex addict; un negozio di erotismo è un sexy shop (ma in inglese si dice sex shop) o un pornoshop; un film erotico, a luci rosse, spinto, pornografico o porcellone è un film hot o hard (o hard-core, distinto dai meno espliciti soft-core e pornosoft), ma si parla anche di blue movie e di altre categorie più dettagliate come gli snuff movie (per indicare i film basati sulle torture a sfondo sessuale). Un fallo finto è un dildo (se non altro è un anglicismo “invisibile” che si scrive e legge come è scritto anche se al plurale rimane invariato), che rientra nella categoria dei sex toy (giocattoli sessuali), e si intreccia con l’espressione toy boy (uomo oggetto, uomo giocattolo) che di solito sono attraenti ragazzoni con cui si trastullano le cougar (lett. coguaro, puma) cioè le donne mature “predatrici” che gergalmente si possono indicare anche con tigri o panterone. E poi ci sono le milf, spesso adattate con l’accrescitivo milfone, un acronimo che letteralmente significa Mother I’d Like to Fuck (mamma che mi piacerebbe scopare), ormai di uso comune: si trova anche sui giornali con il significato edulcorato di donna matura piacente, dunque una splendida quarantenne o cinquantenne, una bella mamma o signora, una bellezza matura. Soltanto nel 1999, nella traduzione italiana del film American pie (Paul e Chris Weitz), la parola era stata resa con “MIMF”, Mamma che Io Mi Farei, visto che l’espressione era ancora sconosciuta.
Una donna grassa, obesa, cicciona o sovrappeso come quelle dipinte da Botero è invece edulcorata in donna curvy, cioè dalle forme piene o abbondanti, rotonda o rotondetta, florida, prosperosa, giunonica, tutta curve, curvilinea, maggiorata. Quanti sinonimi inutili davanti alla bellezza di simili parole inglesi… E se proprio si vuole spezzare la monosemia si può anche dire BBW, come si trova sui siti porno, acronimo di Big Beautiful Woman, cioè bella donna grossa, donnona, rotonda o abbondante.

Molti di questi anglicismi arrivano dal gergo del porno americano e si diffondono in italiano non certo per mancanza di alternative, come nel caso di blowjob per indicare la fellazione, in latino fellatio, e volgarmente pompino, pompa, bocchino, soffocone… I rapporti anali diventano inscrivibili nel genere anal (per risparmiare una e finale) come cantava Elio delle Storie tese: “Pratico l’anal e l’arte del bondaggio, come si vede nel mio cortometraggio” (“Cartoni animati giapponesi”, 1992). Il bondaggio è però più spesso definito bondage, e nelle pratiche legate al sado-maso si parla di master (cioè padrone) o di mistress (padrona), mentre passando dal gioco di chi domina e detta le regole della sottomissione al ruolo di chi ama sottomettersi ci sono gli slave, cioè gli schiavi, ma in queste pratiche sessuali è sempre bene concordare una safeword, cioè una parola di salvezza, una parola d’ordine che in caso di eccessi metta fine al gioco.

Betty Page, sculacciata sado maso

Perché dobbiamo ripetere questa terminologia americana? Anche nel sesso dovremmo imparare da loro?
Il motivo fondamentale è sempre lo stesso, come accade nell’informatica: ripetiamo ciò che leggiamo e non ci sforziamo di tradurlo. Leggiamo dowload e diciamo downloadare invece di scaricare… Leggiamo anal e lo ripetiamo così.

Altre volte, invece, sembra che ci manchino le parole, e ricorriamo all’inglese perché non le vogliamo tradurre, inventare o riconiare. Con l’avvento della Rete i siti pornografici si sono moltiplicati e soprattutto si sono strutturati in categorie sempre più specializzate, che fino al secolo scorso erano inimmaginabili oppure non avevamo l’esigenza di etichettarle con una parola, ma oggi sì, evidentemente. I generi e i sottogeneri delle perversioni e delle bizzarrie sessuali sono infiniti, basta navigare su un sito porno per scoprirne a bizzeffe, e poiché sembra che ci manchino le parole, non resta che ripeterli e importarli in inglese. E allora le sculacciate si indicano con la pratica dello spanking, mentre nei negozi di oggettistica sessuale si possono comprare ammenicoli come gli strap-on, cioè le cinture falliche, anche se nessuno le chiama in italiano. In questo modo si diffonde il pissing, alternato all’italiano “pioggia dorata”, che corrisponde all’urofilia, oppure lo squirting traducibile come eiaculazione femminile (o “leggenda metropolitana”, a seconda dei punti di vista), che trova adattamenti gergali nel verbo “squirtare”.

In inglese nasce e si diffonde una terminologia per descrivere nuovi fenomeni come il sexting (sex = sesso + texting = invio di un testo) cioè la pratica di inviare messaggi, autoscatti o filmati erotici attraverso i dispositivi mobili, in altre parole lo scambio di messaggi erotici (a luci rosse, porno), l’invio di foto bollenti o della corrispondenza/messaggistica erotica tra amanti. Queste cose sono pericolose quando il gioco è tra sconosciuti incontrati virtualmente, nella pratica del cybersex, o sesso virtuale, e quindi si rischia di incorrere in episodi di sextortion (sex + extortion = estorsione) che in italiano si può dire ricatto o estorsione sessuale. Quando invece una relazione finisce, il rischio si chiama revenge porn, letteralmente una pornovendetta in cui si pubblicano in Rete foto o video intimi degli ex-amanti, anche se le vittime di questo “sputtanamento” che è un vero e proprio reato, sono soprattutto le donne, con conseguenze sociali spesso tragiche. Davanti a questi nuovi fenomeni di costume noi ripetiamo l’inglese, senza porci il problema di tradurre, adattare, usare o recuperare le nostre parole. Ciò che è nuovo si dice in inglese. Punto.

Purtroppo questa strategia non rimane confinata nel gergo e nelle stravaganze del porno, sempre più spesso questi anglicismi finiscono per travasarsi nel linguaggio giornalistico o comune, magari con allargamenti di significato o estensioni metaforiche. La scusa per ricorrere all’inglese, lingua sintetica e pragmatica, è quasi sempre la stessa: ci manca la parola italiana. Magari non il concetto, ma la parola.

Laura Antonelli Malizia

Spesso quando in una lingua manca una parola è perché non si è mai sentita l’esigenza di coniarla. Chi non ricorda la scena di Malizia (Salvatore Samperi 1973) in cui Laura Antonelli saliva sulla scala della biblioteca in minigonna facendo impazzire il quattordicenne Nino (Alessandro Momo) che la sbirciava da sotto? Noi all’epoca non lo sapevamo, popolo di arretrati, ma questa scena entrata nell’immaginario collettivo cinematografico non era altro che un upskirt! Meno male che oggi abbiamo una parola per indicare tutto questo.

Upskirt (lett. sotto la gonna) nel gergo del porno indica una ripresa o una fotografia che ritrae le gambe e l’intimo di una donna dal basso, dunque uno scatto sotto la gonna. Può essere consenziente, anche se per lo più si tratta di scatti rubati che con l’avvento dei dispositivi mobili sono diventati un fenomeno inquadrabile nella molestia sessuale (es. dai giornali: “Upskirt al supermercato, arrestato 55enne che filmava sotto le gonne delle donne”).

Sharon Stone accavala le gambe in basic instinctL’anglicismo indica anche le “scosciate” involontarie riprese per esempio durante gli eventi pubblici o le trasmissioni televisive, come una donna che accavalla le gambe mostrando l’intimo (nel caso di Basic Instinct, del 1992, Sharon Stone non lo indossava, e la scosciata non era affatto involontaria). Queste scosciate (parola italiana che risale all’Ottocento) sono dette in inglese anche sui giornali: “Upskirt. Le giornaliste del TG5 restano in mutande sotto la scrivania”;  “Kylie Minogue, upskirt involontario sul palco durante il live a Cannes”; “Gli incidenti sexy delle dive, ecco i fuori di seno e gli upskirt più imbarazzanti”…

Adesso che ci penso non abbiamo una parola nemmeno per indicare il fenomeno di un seno che fuoriesce involontariamente o meno dalla scollatura di una donna. L’italiano è lingua povera, è sempre più evidente, e soprattutto incapace di evolvere autonomamente con propri neologismi davanti all’emergere di queste “nuove” esigenze. Per fortuna abbiamo gli anglicismi che sopperiscono alle nostre lacune.

Mi viene in mente una vecchia canzone in milanese di Nanni Svampa, che aveva a sua volta tradotto un testo di Brassens (“Brave Margot”), “La Rita de l’Ortiga”. Raccontava di una ragazza con la camicetta scollata che quando si chinava per versare il latte al gattino dava spettacolo, e tutti gli uomini le sbirciavano nella scollatura. Lei, inconsapevole, credendo che ammirassero la sua bestiola sorrideva e cantava allegramente…

Quanti giri di parole inutili in questi testi! Forse un anglicismo presto ci salverà anche da questa grave mancanza di poterlo esprimere con un solo termine, chissà…

9 pensieri su “Troppo sesso siamo inglesi

  1. Come dicevo per la questione “archivio / database”, perché le parole italiane non vengono mai “promosse” a nuovi significati? Eppure su queste materie pruriginose la fantasia non manca, e la cinematografia italiana anni Ottanta ha messo in circolo molta “creatività” in proposito, eppure tutto finisce con una parole inglese, spesso sbagliata, spesso pronunciata male.
    Non so se sia un’espressione gergale, comunque sia nei romanzi autopubblicati degli anni Dieci del Duemila sia in un romanzo di Terminator del 2003 (scoperto proprio oggi!), noto che la parola “bimbo” indica in inglese una donna bella ed affascinante, procace, piena di curve e disponibile, ma non propriamente intelligente. Finché il termine viene usato dall’universo alternativo degli autopubblicati non sarebbe da tener conto – in fondo decine di quegli autori oggi usano l’espressione “fembot” per “robot femmina” che non esiste in inglese, inventata nel 1976 per un telefilm e usata per gioco da Austin Powers negli anni Novanta – invece trovarla in un romanzo-novelization legato ad un grande marchio come Terminator mi fa pensare sia parecchio usata.
    Ah, ultima cosa. Nel 2012 hanno fatto un ultimo seguito di “American Pie” dove tutto il cast si ritrova a quasi quindici anni di distanza. Tornano anche i due che in pratica hanno sdoganato il termine “milf”, e i due attori – Justin Isfeld e John Cho, ormai uomini adulti – non hanno alcuna linea di dialogo: per tutto il film si guardano, si abbracciano tristi pensando agli spensierati anni giovanili, e ripetono una sola parola. Milf, appunto, la loro firma e la loro fama mondiale 😀
    Jennifer Coolidge, la mitica mamma di Stifler che per prima è stata chiamata Milf (basandoci la successiva lunga carriera attoriale!) aveva 38 anni all’epoca del film, mentre Courteney Cox ne aveva 45 quando ha iniziato la serie “Cougar Town” che ha sdoganato il termine: in pratica queste sono le età “fissate” per i rispettivi appellativi. Bene o male Cougar potrebbe sovrapporsi al nostro “panterona”, ma temo che nessuna parola italiana venga “promossa” a traduzione di milf…

    Piace a 2 people

    • be milf ha dalla sua che non si capisce cosa voglia dire, al contrario di “mamma scopabile” e dunque si inserisce nel linguaggio comune senza apparente trivialità, anche se c’è chi si definisce così con orgoglio e chi lo considera un insulto. Comunque la creatività italiana viene meno persino nel sesso! 🙂

      Piace a 1 persona

  2. Bella la foto vintage, quando la sessualità era piu spontanea. Bell’articolo davvero è questo etichettare tutto e ricondurlo razionalmente ad una parola (inglese) infrigidisce il contenuto… Sembra quasi Orwelliano il voler impadronirsi con le parole di qualcosa denso di contenuti Come fa un inglese a definire uno spogliarello della Fenech… Inesprimibile..

    Piace a 2 people

  3. Caro Zoppas, concordo perfettamente con te! Che dirti, in ogni ambito è così: recentemente ho scoperto un termine (che neppure ricordo) per sostituire “inaugurazione di casa”… o work out per dire allenamento e tante altre “aberrazioni” di questo tipo! Direi che con il tuo articolo hai forse centrato il problema: gli italiani fanno poco sesso e con poca fantasia se si sono ridotti a pochi vocaboli peraltro inglesi (che notoriamente non sono un gran ché!) :))

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...