L’itanglese imposto dall’alto: Kiss&Ride, Kiss&Fly, Kiss&Go… e tanti baci all’italiano

Kiss and cry, nel gergo dei pattinatori su ghiaccio, indica l’angolo dove gli atleti aspettano con gli allenatori il verdetto dei giudici, in attesa del pianto di gioia o disperazione a seconda dei risultati. È anche il titolo di un recentissimo film, e visto che ormai da anni la tendenza è quella di non tradurre più i titoli dei film americani, accogliamo anche questa nuova bellissima espressione nella nostra lingua, e mettiamola accanto a tutte le altre simili, che si moltiplicano sempre più, a partire da Kiss and ride.

Grazie, Ferrovie dello Stato, delle aree Kiss&Ride e di tutti gli altri anglicismi!

kiss&rideNel 2014, con l’apertura dell’alta velocità della stazione di Bologna, ha fatto molto discutere l’inaugurazione dell’area Kiss&Ride, che con un termine tecnico si dovrebbe chiamare ZTC, cioè Zona a Traffico Controllato, ma letteralmente è bacia e viaggia, e indica un’area di sosta limitata, o di fermata breve, dove è possibile accompagnare e salutare chi è in partenza parcheggiando gratuitamente per una decina di minuti. Fino a pochi anni fa l’espressione inglese risultava incomprensibile ai più, soprattutto perché il verbo to ride, non è conosciuto e utilizzato in italiano. In inglese significa prevalentemente cavalcare, e dunque per estensione viaggiare su un veicolo, ma ha anche ambigue accezioni sessuali (come il nostro cavalcare) e può generare doppi sensi imbarazzanti. Negli Stati Uniti, invece, l’espressione si era diffusa negli anni Cinquanta, anche se attualmente sembra che non sia molto in voga.

L’anno precedente, nel 2013, era stata inaugurata nella stazione di Padova un’area con la stessa funzione, denominata però Only kiss + park, e cioè kiss and park, forse più comprensibile, ma che non ha avuto lo stesso successo di quella di Bologna che è poi diventata il modello linguistico esportato anche in altre stazioni, perché alle ferrovie italiane poco importa di quello che pensano i viaggiatori e anche della chiarezza delle proprie scelte comunicative. Il nuovo linguaggio scelto e imposto dalla nuova dirigenza è l’itanglese. Le vecchie classi e tariffe dei biglietti sono state sostituite dalle nuove premium, business ed economy; l’azienda si vanta di aprire help center per la customer satisfaction, al posto di punti di informazione per i propri clienti; tra i nuovi progetti varati spiccano quello tecnologico denominato “Traveling companion” (probabilmente si vergognano di usare un banale e comprensibile compagno di viaggio) o “Women in Motion”: “la campagna di diversity management sostenuta dal Gruppo FS Italiane e patrocinata dal Ministero dell’Istruzione”, per colmare il “gap” della presenza femminile nel personale, e stabilire “un target numerico esplicito per la presenza delle donne (…) pari al 20% nel management di Line e al 30% nel management di Staff.”

Grazie, Ferrovie dello Stato, per il vostro linguaggio così moderno e internazionale! Grazie per imporci e costringerci a digerire i vostri anglicismi e a contribuire al regredire dell’italiano! Un tempo la prima regola della buona comunicazione era quella di usare parole comprensibili al destinatario. Adesso, invece, al destinatario bisogna imporre il linguaggio dei grandi geni del markeTTing, che piaccia o meno!

E così, dopo soli 3 anni, queste espressioni che prima suonavano astruse cominciano a circolare. Ancora qualche tempo e le cominceremo a usare anche noi sudditi-consumatori nella vita di tutti i giorni. E poi, piano piano, ci abitueremo a dirle solo in inglese, e a dimenticare le alternative così ridicole e obsolete che appartengono alla nostra lingua.

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L’area Kiss&Fly dell’aeroporto di Bologna (foto di Bruna Zambrini).

Grazie delle aree Kiss&Fly e Kiss&Go negli aeroporti!

Anche gli aeroporti da qualche anno si sono adeguati a questo linguaggio, inaugurando le aree kiss and fly, o kiss and go, a seconda delle città. L’aeroporto di Malpensa resiste incredibilmente all’anglicismo con un encomiabile Area 10 minuti, mentre quelli di Olbia, Cagliari, Brindisi o Bologna hanno scelto Kiss&Fly, e Fiumicino ha optato per Kiss&Go.

E così le nuove segnaletiche e i nomi che suonano inglesi, ortodossi o di fantasia, si moltiplicano. Se un tempo i cartelli stradali erano in italiano, oggi la tendenza è quella di passare all’inglese, alla faccia della trasparenza! Anche perché dietro queste aree di baci, ci sono le polemiche sulle multe: i sistemi automatici di controllo sono severissimi e basta qualche secondo in più rispetto ai 10 o 15 minuti previsti, per vedersi recapitare multe molto salate.

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Va detto che il fenomeno non è soltanto italiano, l’inglese globalizzato avanza e si impone sulle lingue locali anche altrove (ma di solito in modo meno significativo): kiss and fly si ritrova per esempio all’aeroporto di Nizza, kiss and goodbye è stato avvistato in Danimarca, kiss and ride si trova in Austria o in Germania, anche se le ferrovie tedesche hanno dovuto fare retromarcia per le proteste dei cittadini e dei consumatori che, esasperati dagli anglicismi, sono riusciti a fare cambiare la comunicazione dell’azienda tedesca che ha eliminato una gran quantità di anglicismi.

Dalle stazioni alle scuole?

La diffusione di queste espressioni non è qualcosa di isolato, dopo un primo timido apparire sotto forma di occasionalismi spesso si stabilizzano e addirittura si moltiplicano a catena, e così nel 2015 il kiss and ride ferroviario ha cominciato a estendersi e ad applicarsi anche al problema della sosta dei genitori davanti alle scuole, per esempio in un progetto presentato al comune di Milano, che perlomeno è stato affiancato da una spiegazione comprensibile: un bacio e vai, una traduzione transitoria, fino a che non sarà più necessario tradurla e si potrà finalmente passare al solo in inglese.

Grazie anche a Milano! Sei la capitale dell’itanglese e ci stai insegnando a utilizzare questa nuova lingua in modo sempre più esteso. Presto la Milano da bere degli anni Ottanta sarà solo un ricordo, sarà forse sostituita da un bel to drink, per la gioia dei wine bar che si stanno moltiplicando, e kiss…à, anche da un bel kiss…nefrega dell’italiano.

6 pensieri su “L’itanglese imposto dall’alto: Kiss&Ride, Kiss&Fly, Kiss&Go… e tanti baci all’italiano

  1. A Roma non ho mai visto queste scritte, spero che non arrivi ‘sta roba. Un uso utile di questa frase mi viene in mente pensando a quelle strade con delle postazioni, ad intervalli regolari, munite di signorine ben disposte a tenere compagnia ai viaggiatori. Lì ce lo vedrei un bel cartello “Kiss & ..” ehm, e via dicendo…

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  2. Fastidiosissimo l’itanglese di aeroporti e stazioni, ma anche il burocratese italiano (incomprensibile a molti italiani, figuriamoci agli stranieri che passano di qui) non scherza! Per uno straniero “area a permanenza limitata” non è di immediata comprensione, così come il cartello elettronico che accoglie chi, arrivando dall’aeroporto, entra a Cagliari: “Moderare la velocita (sì, senza accento) in prossimita delle intersezioni”. È vero che c’era il rischio che scrivessero “Slow down in prossimity of the crossings” o qualcosa di altrettanto brutto (e sbagliato), ma gli sembrava brutto un semplicissimo “Rallentare agli incroci”?

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    • Il burocratese è un’antilingua, per dirla con Calvino. Quando si mescola con l’itanglese risulta micidiale. Il primo però è respinto e ripugna, la gente non lo capisce ma non lo ripete e lo evita, al contrario del secondo.

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