1972-2017: da 1 ad almeno 65 anglicismi con la “a”

Uno dei primi importanti studi sugli anglicismi nell’italiano risale al 1972: Influssi inglesi nella lingua italiana, di Ivan Klajn (Olschki, Firenze).

Nel 1987, quindici anni dopo, Arrigo Castellani, nel suo celebre e inascoltato grido di allarme sul “morbus anglicus”, volendo proporre le sue alternative a una serie di parole inglesi, scriveva:

“Prendiamo a titolo d’esperimento, le voci dell’elenco del Klajn che cominciano per b (non ce ne sono che cominciano per a, tranne il già raro e oggi svanito affatto all right)”

[“Morbus anglicus”, pp. 137-153, in Studi linguistici italiani, n. 13, Salerno Editrice, Roma 1987, p. 144].

E nel 2017 quanti sono gli anglicismi che iniziano con la a?

Dopo aver consultato i principali dizionari monovolume (Devoto Oli, Zingarelli, Gabrielli, Treccani) e qualche altro lavoro specifico (da “300 parole da dire in italiano”, pubblicato sul sito Nuovo e utile di Annamaria Testa a Gabriele Valle, Italiano Urgente. 500 anglicismi tradotti in italiano sul modello dello spagnolo, Reverdito, Trento 2016), e dopo aver scartato gli anglicismi più tecnici e meno frequenti, ne ho individuati più di 65 di cui è possibile fornire alternative italiane (ma i dizionari ne riportano anche di più).

Provo a proporre gli equivalenti nella speranza di aiutare maggiormente la loro circolazione.

Per la cronaca: la percentuale di aumento tra 1 e 65 è del 6.400%, e questo è quanto è accaduto in 45 anni per la sola lettera a.

 

A come Anglicismi e Alternative


(gli equivalenti possono variare a seconda dei contesti)
  • abstract riassunto, sintesi, estratto, sommario.
  • access code codice di accesso.
  • access point punto di accesso.
  • access provider lett. fornitore di accesso, si può rendere con fornitore di rete (o di accesso alla rete).
  • account 1) nel linguaggio della rete: registrazione, profilo, conto (Gabriele Valle nota che in inglese si apre un account = conto, sia in una banca sia presso un fornitore di accesso alla rete, cfr. Italiano Urgente, Reverdito 2016, pp. 53-54). 2) usato impropriamente come abbreviazione di account executive (->); negli annunci di lavoro corrisponde talvolta a procacciatore di clienti/venditore.
  • account executive lett. responsabile di un conto, cioè degli stanziamenti economici del cliente, soprattutto in ambito pubblicitario. Fa parte del linguaggio lavorativo ormai codificato soprattutto in inglese, di difficile resa in italiano soprattutto perché non in uso, ma si può talvolta rendere con un più generico funzionario commerciale.
  • ace colpo (punto o servizio) vincente (nel tennis e nella pallavolo), e anche palla imprendibile (e quindi vincente).
  • acid music (è un genere musicale ormai codificato in inglese) nel linguaggio comune si può rendere con musica acida, ipnotica (soprattutto elettronica), che ha effetti e ritmi quasi “allucinogeni”.
  • acquapark (pseudoanglicismo sul modello di luna park) parco (divertimenti) acquatico.
  • acquascooter (pseudoanglicismo, in inglese jet ski) moto d’acqua.
  • acquaspinning bicicletta in acqua (si potrebbe usare idrocicletta o idrobicicletta adattando l’alternativa inglese hydrobike, ma non è in uso).
  • act si può rendere di volta in volta con: legge, decreto, atto legislativo, proposta di legge. Il jobs act (legge o riforma del lavoro) di matrice renziana ha poi generato tutta una serie di altri act e atti non necessariamente legislativi, traducibili con provvedimenti e simili: digital act (per es. provvedimenti per il digitale), green act (per es. manifesto per l’ecologia), food act (per es. misure o iniziative per la tutela della cucina o della gastronomia italiana), Africa act, student act
  • action movie film d’azione.
  • addicted dipendente (chi ha una dipendenza compulsiva). Non presente come lemma a sé stante nei dizionari, si trova in locuzioni come fashion addicted (dipendente dalla moda o modaiolo compulsivo), shopping addicted (per es. acquirente o compratore seriale).
  • admin abbreviazione informatica per amministratore.
  • advanced avanzato, progredito, evoluto, sviluppato, potenziato, d’avanguardia.
  • advergame videogioco promozionale, gioco pubblicitario (interattivo). Game, lett. gioco, ha in italiano un’accezione che riguarda soprattutto il videogioco.
  • advertisement annuncio pubblicitario, pubblicità, inserzione.
  • advertising pubblicità, strategia pubblicitaria.
  • advisor lett. consulente o consigliere, si può rendere più nel dettaglio con consulente economico o finanziario, consigliere professionale (riferito a persone o aziende).
  • adware lett. programma informatico malevolo che spia e profila per l’invio di pubblicità, si può definire come programma di profilazione pubblicitaria, programma spia.
  • after-shave dopobarba.
  • agreement accordo, intesa, patto.
  • AIDS acronimo inglese per Sindrome da ImmunoDeficienza Acquisita, si potrebbe rendere come avviene in Spagna e Francia con le iniziali nell’ordine italiano: SIDA (Cfr. Gabriele Valle, Italiano Urgente). Da noi SIDA non è in uso, ma per fare circolare questa alternativa personalmente quando uso AIDS cerco sempre di aggiungere: o SIDA, come si dice in spagnolo e francese…
  • airbag pallone salvavita, cuscino salvavita, sacca (d’aria) salvavita.
  • airbus aerobus è un sinonimo più italianizzato; una traduzione letterale potrebbe essere aerocorriera o aerotorpedone (non in uso, però).
  • air show esibizione aerea, spettacolo aereo (acrobatico).
  • air terminal aerostazione, capolinea aereo, stazione terminale di aeroplani.
  • alert allarme, avviso, segnalazione (es. alert fiscali = segnalazioni fiscali, cfr.  Petizione dell’avv. Maurizio Villani).
  • all inclusive tutto compreso, tutto incluso.
  • all in one tutto in uno.
  • all right va bene, d’accordo, tutto a posto.
  • ambient nel gergo musicale indica un preciso genere musicale rilassante, nel linguaggio comune si può rendere con musica rilassante o d’atmosfera.
  • anchor man (femm. anchor woman) conduttore televisivo (carismatico).
  • anti-age antietà.
  • antidoping antidopaggio.
  • anti-trust antimonopolio.
  • antispam e antispammer tecnicismo nell’ambito informatico di difficile sostituzione, nel linguaggio comune si può alternare con programma, filtro o protezione antispazzatura telematica.
  • apartheid segregazione razziale, politica di discriminazione della razza.
  • app applicazione.
  • appeal attrazione, richiamo, fascino.
  • apple pie torta di mele (americana se si vuole fare riferimento alla ricetta d’oltreoceano).
  • applet tecnicamente è un programma di ridotte dimensioni in una pagina web, si può rendere in modo generico per esempio con programmino (in rete).
  • appetizer stuzzichino, antipastino.
  • aquabike (anche acquabike) bicicletta d’acqua e talvolta utilizzato anche per moto d’acqua.
  • aquagym (adattato anche in acquagym) ginnastica d’acqua o acquatica.
  • aquaplaning indica lo slittamento degli pneumatici (sull’asfalto bagnato). Gabriele Valle propone sul modello delle traduzioni spagnole: acquaplanamento o idroplanamento. In senso lato si può rendere con slittamento, scivolone.
  • area manager capoarea, responsabile di un settore, reparto o zona (talvolta anche sostituibile con caporeparto).
  • area test nel linguaggio economico indica una ricerca di mercato in una zona limitata, un campione effettuato su una zona, un’analisi ristretta a un’area, quindi si può rendere a seconda delle circostanze per esempio con area di sondaggio (o di analisi, simulazione), area campione, punti (o zone) di prova (o collaudo), area pilota, analisi di zona, sondaggio (limitato).
  • art director direttore artistico.
  • ASAP (acronimo di As Soon As Possible) al più presto, prima possibile, in men che non si dica, quanto prima.
  • asset (spesso al plurale: gli asset) nel linguaggio economico: bene, patrimonio, risorsa, anche liquidità, credito. In senso lato viene usato anche per indicare i punti di forza, i valori aggiunti, gli elementi portanti di aziende o iniziative.
  • assist passaggio vincente (nei giochi di palla a squadre). In senso figurato un aiuto (facilitazione o anche gancio) determinante.
  • at chiocciola (@).
  • attachment allegato.
  • audience la platea (degli spettatori), il pubblico (in ascolto), i telespettatori (Gabriele Valle suggerisce udienza) o il numero degli spettatori calcolati, il loro totale.
  • audit e auditing revisione (contabile), verifica (di un bilancio), controllo, accertamento.
  • auditor revisore (contabile).
  • augmented reality realtà aumentata (o arricchita, potenziata).
  • austerity austerità, severità economica, rigore (economico).
  • authority autorità (riferito agli organismi e agli enti, più che alle persone: es. autorità per le comunicazioni).
  • autofocus (a) fuoco automatico, messa a fuoco automatica (autofuoco sarebbe un adattamento perfetto per indicare il dispositivo automatico per la messa a fuoco di un obiettivo, ma non è in uso né sui dizionari).
  • autogrill (pseudoanglicismo, nome commerciale della Pavesi) area di servizio, autoservizio, ristoro autostradale.
  • automotive lett. semovente o automobilistico, a seconda dei contesti può indicare il settore automobilistico, l’industria delle auto.
  • award premio.

 

PS
Non so se avrò la forza di continuare questo elenco delle alternative italiane anche per le altre lettere dell’alfabeto, è un lavoro molto oneroso per una persona sola. Intanto è gradita qualunque segnalazione di lacune, imprecisioni, errori da me commessi, altri anglicismi incipienti non registrati dai dizionari o miglioramenti delle alternative proposte. Ogni contributo verrà valutato ed eventualmente inserito con grande piacere.

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Anglicismi nei giornali: le statistiche “drogate”

Ho spulciato vari studi che hanno conteggiato il numero di anglicismi presenti nei giornali e, anche a seconda delle testate prese in considerazione, le conclusioni indicano perlopiù che la loro percentuale è compresa tra lo 0,5% e il 2% delle parole. Se le cose stessero davvero così non si tratterebbe di numeri troppo allarmanti. Peccato che questi dati grezzi, presentati a questo modo, non hanno un gran valore, e le cose sono molto diverse da come appaiono: bisogna innazitutto interpretarle.

Cito un paio di esempi tra tanti altri non dissimili:

– Nel 1996 , dallo spoglio delle riviste Chi e Panorama, risultava l’1% di anglicismi nel primo giornale e il 2,3% nel secondo.

[Cfr. Marja Komu, “Anglicismi nella stampa italiana”, tesi di laurea in Filologia romanza, Università di Jyväskylä, maggio 1998, p. 26]

– Nel 2011, l’analisi di 7 differenti giornali rilevava percentuali di anglicismi tra lo 0,65% e l’1,87.

[Paola Deriu, “Gli anglicismi nella stampa italiana del XXI secolo”, in Letterature Straniere &. Quaderni della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere, Università degli Studi di Cagliari, 2011, n. 13, pp. 165-190]

A pagina 173, l’autrice confrontava i suoi dati con quelli ottenuti da H. Moss nel 1992, sugli stessi giornali, calcolando un aumento che andava dal +0,22% di Panorama, al +0,88% di Sorrisi e canzoni TV.

[Cfr. H. Moss, “The incidence of anglicism in modern Italian: considerations on its overall effect on the language”, in The Italianist: Journal of the Department of Italian Studies, University of Reading, 1992, pp. 129-136]

Questi numeri, di per sé verissimi, sono ottenuti conteggiando tutti gli anglicismi presenti e comparati con il numero totale delle parole prese in analisi, il che non fornisce dati significativi per almeno due motivi, uno metodologico e uno qualitativo.

Il metodo
Chiunque abbia un po’ di dimestichezza con le basi della linguistica computazionale sa che se si analizza la frequenza delle parole all’interno di un determinato corpus letterario, alcune (per esempio le congiunzioni, le preposizioni o agli articoli) ricorrono un’infinità di volte, mentre i sostantivi o gli aggettivi occorrono in modo di gran lunga inferiore. Il numero totale delle parole è insomma un dato grezzo che include forme flesse, numeri, parole straniere di altre lingue e quindi non italiane, nomi propri di persona o aziende che andrebbero tolti dai conteggi… e tutto questo viene comparato con il numero lavorato e pulito degli anglicismi (invariabili, al 90% sostantivi). Se analizziamo per esempio il lessico della Divina Commedia (composta da 13.770 singole parole che, ripetute, compongono un’opera che ne ha in totale 101.499) e lo ordiniamo per frequenza, la parola più usata è e (che ricorre 3.884 volte), seguita da che (2.292), la (2.254) e così via.

[Cfr. Carlo Tagliavini, La Divina Commedia. Testo, concordanze, lessici, rimario, indici, IBM Italia, 1965, p. XX]

Il primo sostantivo che si incontra, invece, è occhi, il più utilizzato, che ricorre solo 213 volte.
In sintesi: un conteggio automatico include migliaia e migliaia di occorrenze di parole come di, perché… che sono necessariamente italiane. Allo stesso modo conteggia le altre forme strutturali della nostra lingua che si ripetono più spesso perché ne sono gli elementi portanti (come gli ausiliari essere e avere, i verbi più diffusi come fare, andare in tutte le loro flessioni….) e sono frequentissime. La presenza di un sostantivo, italiano o straniero, è destinata ad avere percentuali bassissime in questi confronti, e dire che gli anglicismi sono l’1% significa poco. Per capirci, immaginiamo un elenco di 10 anglicismi separati dalla congiunzione e: avrebbe senso concludere che il risultato statistico dell’analisi di questo testo è che grosso modo il 50% dei termini è in inglese e il 50% in italiano? No. In realtà si è in presenza di un testo fatto interamente di termini inglesi separati da una congiunzione italiana, al di là delle percentuali grezze e non significative. Un altro esempio? Un cartello apposto su una vetrina di un negozio chiuso per restaurazione che recitava: “Work in progress per un look ancora più fashion” (lo rubo a Licia Corbolante). E ancora, l’osservazione di Annamaria Testa che riporta la considerazione di un collega: “Ho appena spedito un messaggio a un cliente. Quando l’ho riletto prima di inviarlo, mi sono accorto che di italiano c’erano solo le congiunzioni.”

Ecco perché nelle statistiche non si possono mettere sullo stesso piano parole che appartengono a generi grammaticali differenti: le loro frequenze ricorrono in modo differente e, senza le opportune distinzioni, le percentuali si diluiscono e perdono di senso. Tutti gli studi linguistici concordano sul fatto che gli anglicismi non adattati sono per il 90% sostantivi, e per il resto aggettivi (verbi e altre parti del discorso hanno delle incidenze trascurabili, sono dunque salvi e l’itanglese non li intaccati più di tanto), e allora la percentuale interessante da calcolare è quella di quanti anglicismi si trovano tra i sostantivi o gli aggettivi.

Corriere_4_10_2017
Particolare della prima pagina in rete del Corriere della sera del 4 ottobre 2017 (gli anglicismi sono stati evidenziati).

 

L’analisi qualitativa e la rilevanza delle parole
Se si passa dai conteggi automatici alle analisi più raffinate, non solo si deve contare in modo differente, ma oltre alla frequenza, bisogna anche considerare la posizione di rilevanza dei termini inglesi, che compaiono soprattutto in grande e urlati in bella evidenza nei titoli e nei sottotitoli, come ha ben sottolineato Laura Pinnavaia.

[“I prestiti inglesi nella stampa italiana: una riflessione semantico-testuale”, in MPW. Mots Palabras Words, Studi Linguistici a cura di Elisabetta Lonati, Edizioni Universitarie di Lettere, Economia, Diritto del dipartimento di Scienze del linguaggio e letterature straniere comparate, Università degli studi di Milano, n. 6/2005, p. 52]

Insomma, se gli anglicismi sono il monster da sbattere in prima pagina, nei titoloni e nei sottotitoli, è evidente che li leggeranno tutti e che il loro impatto sui lettori sarà enorme, rispetto a quelli che si possono incontrare nei testi degli articoli.

E allora come stanno le cose?
Fatte queste precisazioni, è meglio fare un esempio concreto per dimostrare in modo pratico che le percentuali degli anglicismi nei giornali non sono affatto l’1% o il 2% delle parole impiegate, il loro numero e la loro rilevanza sono al contrario un fenomeno ben più massiccio e allarmante. Ho provato ad analizzare la prima pagina del Televideo Rai del 4 ottobre 2017, chiamata NEWS FLASH, dove sono riportati i titoli delle notizie:

televideo_4ottobre2017
Si possono trascurare la prima riga della schermata (che contiene solo numeri e date), i numeri di pagina a cui rimandano i titoli, e la pubblicità di una banca in alto a sinistra, che non sono elementi utili e significativi. Il testo che rimane è formato da 69 parole, di cui 10 sono anglicismi (in corsivo) che tradotti in percentuale costituiscono il 14,49% delle parole utilizzate:

Prima news flash
Mafia, 37 arresti nel clan Rinzivillo
Maxi operazione in Italia e Germania
Sequestrati 11 milioni di euro
Filipe IV: garantiremo unità Spagna
Catalogna sleale e irresponsabile
Puigdemont: indipendenza a giorni
Strappo di Mdp: non voteremo DEF
Difesa, sottosegretario Rossi si dimette
dopo notizia su favori al figlio
USA, rientrata compagna killer Las Vegas
accolta da Fbi e subito interrogata
Marsiglia, killer visse in Italia
politica sport

Si può discutere nel considerare euro, USA, Fbi e sport come anglicismi. Eppure, sport è una parola inglese, anche se ormai assimilata senza alternativa al punto che non ce ne rendiamo più conto. Anche euro è di fatto un anglicismo, e ai tempi della sua introduzione c’è stata una battaglia (persa) per italianizzarlo e fare in modo che, come le lire o i dollari, al plurale diventasse gli euri, all’italiana (oggi solo scherzoso e popolare) come in Spagna si dice los euros. Nel 1998 ci fu una presa di posizione dell’accademia della Crusca per questo adattamento e anche Beppe Severgnini si schierò con vigore nello stesso senso, prima di dover rinunciare a ogni ragionamento logico e razionale davanti all’uso che si è imposto in seguito.
Venendo alle sigle, ricordo vecchissimi film in cui Fbi era pronunciato all’italiana, come ancora oggi pronunciamo Cia (qui un aneddoto divertente in proposito), ma da tempo la sua pronuncia ne fa una parola inglese a tutti gli effetti. E lo stesso vale per USA che, al di là della pronuncia oscillante, è una sigla che mantiene le iniziali all’inglese, mentre in spagnolo si dice EE.UU. (Estados Unidos) e in francese EU (États-Unis), così come ISIS è EI (Estado Islámico e État Islamique), UFO è OVNI (Oggetti Volanti Non Identificati), AIDS è SIDA e in generale tutte le sigle si adattano all’ordine delle parole delle rispettive lingue, e non rimangono all’americana come da noi.

Comunque sia, eliminiamo anche le sigle (sia straniere come USA e Fbi, sia italiane come Mdp e DEF) e per fare le cose fatte bene escludiamo dai conteggi anche i numeri (37, 11) che non sono né italiani né stranieri e i nomi propri (Rinzivillo, Las Vegas…), questi sono dei filtri che nelle statistiche sui giornali vengono ignorati, ma senza queste accortezze i dati finiscono per essere annacquati. Eliminiamo anche l’ultima riga che è solo un indice che porta a politica e a sport, le parole prese in esame si riducono così a 49 di cui 7 anglicismi, e cioè il 14,28%. Alla fine le cose non cambiano poi molto:

prima news flash
mafia, arresti nel clan
maxi operazione in e
sequestrati milioni di euro
garantiremo unità spagna
sleale e irresponsabile indipendenza a giorni
strappo di non voteremo
difesa, sottosegretario si dimette
dopo notizia su favori al figlio
rientrata compagna killer
accolta da e subito interrogata
killer visse in

Infine, limitiamoci all’analisi dei solo nomi e aggettivi presenti, le categorie grammaticali dove gli anglicismi effettivamente penetrano e ridefiniscono gli equivalenti italiani:

prima news flash mafia arresti clan maxi operazione milioni euro unità sleale irresponsabile indipendenza giorni strappo difesa sottosegretario notizia favori figlio compagna killer killer

Sono 24 parole, e i 7 anglicismi inclusi rappresentano il 29,16%.

In conclusione
L’ esempio qui sopra è casuale e senza una validità scientifica, ma queste percentuali non sono casi eccezionali o infrequenti. Comunque, gli anglicismi in questa pagina di televideo costituiscono quasi un terzo dei nomi e degli aggettivi utilizzati. La comparazione grammaticale dei termini omologhi – invece della loro diluzione che “salva” la nostra lingua attraverso il conteggio delle congiunzioni o dei nomi propri – mostra che in questi titoli, la penetrazione dell’inglese non riguarda affatto l’1% o il 2% delle parole, ma è di almeno un ordine di grandezza superiore.