Congiunti, ristori e cashback: le parole firmate Giuseppe Conte

Ricoprire la carica di presidente del Consiglio implica grandi responsabilità non solo per le sorti del nostro Paese, ma in maniera indiretta anche per le sorti della nostra lingua. Chi è al centro dell’attenzione mediatica dovrebbe essere consapevole che ogni parola che proferisce o introduce è esposta a un esercito di virgolettatori, chiamati anche giornalisti, pronti a rilanciarla su tutti i mezzi di informazione, che a loro volta saranno ripresi dal tamtam delle piattaforme sociali e ripetuti dalla gente.

Le alte figure istituzionali fanno anche la lingua. E alcuni personaggi politici sono entrati nella storia anche per le parole che hanno lasciato. Poco importa se l’espressione convergenze parallele sia uscita dalla penna di Eugenio Scalfari negli anni Sessanta, è diventata celebre negli anni Settanta perché è stata utilizzata da Aldo Moro, e a lui associata. Il presidente della Repubblica Francesco Cossiga si può associare alle picconate, la ministra Elsa Fornero agli esodati
Certe espressioni hanno una circolazione effimera, sono parole usa e getta che scompaiono passata la loro attualità, altre volte dopo un periodo di alto uso sono riprese in altri contesti e si stabilizzano con una frequenza ben maggiore di prima, e in altri casi si affermano in modo ancora più stabile, come il jobs act renziano che ha portato a innumerevoli emulazioni; ormai è diventato normale parlar di act invece che di leggi, dal family act alla non traduzione del digital services act di matrice europea. Se queste nuove parole si esprimono in inglese, l’italiano regredisce proprio a partire dal linguaggio delle istituzioni.

In attesa delle misure dragoniane del nuovo futuro presidente del Consiglio, si può provare a fare un bilancio su ciò che l’ultimo governo Conte ci ha lasciato dal punto di vista lessicale. E la novità è che le parole congiunti, ristori e cashback, dopo essere state passate per la centrifuga mediatica, sono diventate popolari.

Congiunti

La parola congiunto appartiene a un ambito del linguaggio giuridico-burocratico che appare appositamente indeterminato. Calvino l’avrebbe forse inserita nel lessico dell’antilingua, un linguaggio che sembra fatto apposta per risultare incomprensibile, dove una semplice affermazione come: “Nel primo pomeriggio sono andato in cantina e ho trovato delle bottiglie di vino”, in un rapporto dei carabinieri si trasforma in: “Il sottoscritto, essendosi recato nelle prime ore antimeridiane nei locali dello scantinato (…), dichiara d’esser casualmente incorso nel rinvenimento di un quantitativo di prodotti vinicoli”.
Questa poca trasparenza talvolta è voluta; meglio essere vaghi quando è difficile dare indicazioni precise in un terreno fatto di sfumature. E così, davanti alle restrizioni, al confinamento e alle zone rosse (il lockdown non è stato importato da Conte, anche se successivamente l’ha usato), l’introduzione della possibilità di far visita ai “congiunti”, il cui significato ha suscitato interrogativi in tutti gli italiani, è stato un tentativo di salvare capra a cavoli, di mantenere il rigore, ma allo stesso tempo un po’ di permissività.

Giuridicamente si è sempre utilizzato in modo corrente come sinonimo di parenti in senso lato, in locuzioni come stretti congiunti o prossimi congiunti, e nei decreti è stato esteso anche ai conviventi, ma dopo le parole di Giuseppe Conte non era era chiaro se fosse riferibile anche ai fidanzati, tanto che il governo è dovuto intervenire a precisarne una nuova accezione che prima non era estesa anche ai legami stabili di questo tipo.

Congiunto era una parola molto usata nell’Ottocento, nell’ambito della giurisprudenza, ma poi ha registrato un forte calo, e negli anni Duemila si ritrova di rado e sempre in contesti dove è meglio essere generici, per esempio per indicare gli eredi, che possono essere parenti, affini o anche titolari di diritti per danni, risarcimenti e assicurazioni con altri legami (cfr. La nuova giurisprudenza civile commentata, Cedam, 2001; F. Caringella, Responsabilità civile e assicurazioni. Normativa e giurisprudenza ragionata, Giuffrè Editore. 2008). Una vaghezza che si ritrova anche nel linguaggio della Cassazione (cfr. Lattanzi, Lupo, Codice penale. Rassegna di giurisprudenza e di dottrina, Volume 5, Giuffrè Editore, 2010) e che è probabilmente legata all’allargamento del concetto di famiglia, oggi più difficile da definire rispetto al passato.

Comunque sia, nel 2020 la parola ha fatto il salto: dall’uso di settore al linguaggio comune. Attraverso il linguaggio di Conte è diventata frequente, anche se spesso è stata usata con ironia e sarcasmo. E sulla sua stabilità fuori dall’ambito giuridico non ci scommetterei. Di recente è stata sostituita da prescrizioni meno fumose anche nelle direttive sulle zone arancione, in cui è specificata la possibilità di far visita a parenti e amici.

Ristori

Nell’italiano storico ristoro ha proprio il senso principale di indennizzo, compensazione, rimborso e simili. È un significato che si trova nel Boccaccio e nell’Alfieri, che allo stesso modo impiegarono il verbo ristorare, come fecero anche Galilei, Tasso, Machiavelli (che l’ha usata come sinonimo di retribuzione, cfr. Grande dizionario della lingua italiana di Battaglia) e molti altri autori classici.
L’accezione di rifocillare con il cibo che oggi prevale, come in ristorante, è più recente, ma il primo significato non è del tutto scomparso (il dizionario Nuovo De Mauro lo registra come di basso uso), e in particolare circola nel linguaggio della giurisprudenza, da dove non è mai uscito. Anche se non tutti usano questa parola attivamente, tutti la intendono nel suo riferirsi a un indennizzo o a un rimborso. Era molto ricorrente nell’Ottocento, ma si ritrova anche nel Novecento e negli anni Duemila.
Non mi pare che il suo uso sia così limitato, come ha scritto sul portale Treccani Michele Cortelazzo, basta parlare con un avvocato esperto in indennizzi per rendersene conto. Hanno usato ristoro con questa accezione autorevoli giuristi come Francesco Galgano (per es. qui o qui), si ritrova nelle sentenze della Cassazione, e soprattutto è presente anche in altri decreti legge, prima di quelli di Conte, per esempio in quello del 24 gennaio 2012, del 27 settembre 2013 (titolato proprio: “Ripartizione del contributo ai comuni per il ristoro del minor gettito IMU 2013”) o del 2 aprile 2014.

E allora dov’è la novità?

Semplicemente, Giuseppe Conte ha annunciato i ristori in televisione rivolgendosi agli italiani e i giornali hanno subito parlato del decreto ristori. Questa parola che circolava in sordina e tra gli addetti ai lavori è finita così in primo piano e sulle prime pagine. È diventata un titolo, ed è per questo che avuto un forte impatto. Personalmente trovo molto bello che, grazie a Conte, un significato letterario storico regredito sia stato recuperato. Anche se esistono altri sinonimi utilizzabili, questo ripescaggio nel linguaggio comune mi pare un arricchimento lessicale, un segnale di rivitalizzazione linguistica che è sempre più raro in un “Conte-sto” dove tutto ciò che è nuovo diventa inglese e abbiamo perso la capacità di partire dalla riscoperta delle nostre radici.

Sono dunque molto “Conte-nto” se un rimborso diventa ristoro, e molto “s-Conte-nto” quando invece si trasforma in cashback.

Cashback

Su questa parola mi sono già espresso. Posso aggiungere solo che circolava già da qualche tempo, la sua frequenza d’uso ha cominciato a salire una decina di anni fa, e l’ho registrata sul dizionario AAA nel gennaio del 2019. Ma grazie a Conte, e ai giornalisti virgolettatori, è uscita dal suo ambito tecnico e commerciale ed è entrata nella disponibilità di tutti: l’ennesimo anglo-tecnicismo che è diventato comune, e dalla periferia della nostra lingua ha trasferito la sua residenza nel centro.

Dopo questi tre esempi, è molto più chiara la responsabilità che chi ricopre incarichi istituzionali ha nell’evoluzione della lingua. E forse un politico di spicco dovrebbe riflettere maggiormente sulle parole inglesi che usa, soprattutto quando introduce neologismi. Penso a quando Conte ha presenziato alla presentazione della prima card per il reddito di cittadinanza, da parte di Di Maio, che ha in questo modo fatto prevalere l’inglese sulla parola “carta” o “tessera”, per poi introdurre senza alternative la figura del navigator.

Tutti ci auguriamo che Mario Draghi ci possa ben governare, in questo momento difficile.
Mi domando però quali potranno essere le implicazioni lessicali che emergeranno da chi è abituato al linguaggio economico, sempre più anglicizzato soprattutto in ambito europeo.
Se nel lessico di Conte sono rintracciabili elementi che provengono dal settore della giurisprudenza, nelle sue conferenze stampa, quando ha parlato di economia è ricorso spesso ad anglicismi come stockholder (invece di azionisti), recovey plan o fund (invece di piano o fondi per la ripresa) oppure green economy, sharing economy e blue economy (cfr. discorso del 2 giugno 2018).

Draghi per il momento è legato lessicalmente all’inglese di ambito europeo, è associato all’introduzione del quantitative easing (cioè l’immissione di liquidità o allentamento quantitativo) come presidente della Bce, e ricordato per aver salvato l’euro e riscritto la storia dell’Unione Europea proferendo a Londra il suo Whatever it takes (costi quel che costi) riportato dai giornali in inglese.

Saprà essere un presidente del Consiglio in italiano invece di un premier?
Saprà parlare di economia invece che di economy e rinunciare a tutti gli anglicismi finanziari che in passato sono stati introdotti in questo ambito (spread, subprime, bailout, swap, default, bond, bad bank, rating, credit crunch…)?
E soprattutto, saprà evitare di introdurne di nuovi?

Il futuro dell’italiano, oltre che dell’Italia, dipende anche da queste scelte e dall’inaugurare, prima o poi, una politica attenta all’ecologia linguistica del nostro patrimonio lessicale.



“Le parole sono importanti!”
Nanni Moretti, Palombella rossa, 1898

11 pensieri su “Congiunti, ristori e cashback: le parole firmate Giuseppe Conte

  1. Ieri mi è capitato di vedere sul sito di manpower, pieno di parole inglesi, la frase: “Abbiamo lavorato con i nostri partner, esperti nel campo dell’assessment, per trovare il match tra le skills richieste per eccellere in oltre 11.000 videogame”.

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  2. Riguardo i “ristori”, per altro, io sapevo che se accidentalmente ti rompo una finestra e poi te la ripago, quello è un indennizzo, se invece te la faccio sostituire è un ristoro.

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