Punto, virgola, elezioni e anglicismi

Nelle maratone televisive legate alle elezioni si sentono sempre molti anglicismi. I sondaggi a caldo all’uscita dei seggi sono detti exit pooll (suona più figo, tecnico e preciso) ma ci sono anche gli istant poll, i sondaggi in tempo reale, mentre quelli telefonici fatti attraverso le chiamate a casa sono detti house poll. Nel lessico elettorale la giornata delle elezioni è l’election day, il voto elettronico è la voting machine oppure l’e-voting, e il linguaggio dei commentatori televisivi è sempre più infarcito di anglo-politichese (leader e leadership, premier e premiership) dove l’inglese stereotipato viene diffuso senza alternative e connotato da un’aurea di scientificità e di modernità che fa suonare le parole italiane come fuori luogo, obsolete e non da addetti ai lavori.

Niente di nuovo sotto il sole, l’anglicizzazione del linguaggio politico, lavorativo, informatico, tecnico, scientifico, pubblicitario… è sotto gli occhi di tutti e la denuncio da tempo.

Quello che più mi ha colpito della scorsa nottata elettorale è però un’interferenza dell’inglese che va oltre il lessico, e sulla quale pare che nessuno ci faccia troppo caso.

LA7

L’americanizzazione della trasmissione di Enrico Mentana, su La7, snatura le buone norme della matematica, oltre a quelle editoriali italiane, e nelle statistiche si usa ormai il punto al posto della virgola, sia nella comunicazione orale sia nelle infografiche. Il Partito Democratico tiene e si attesta al 31 punto 2, risultava dalla prima proiezione delle regionali in Emilia-Romagna. Peccato che in italiano le cifre decimali si dovrebbero esprimere con la virgola, non con il punto, che si usa invece per separare nei numeri le migliaia (100.000), tutto il contrario di quanto avviene in inglese.
Per fortuna su mamma Rai la virgola resiste ancora (anche se il canale è anglicizzato già nel nome, Rainews, come del resto Rai Movie, Rai Premium, Rai Play, Rai Gulp per i bambini).

RAINEWS

Questo errore di traduzione, linguistico e matematico, per cui si invertono la virgola e il punto è un malcostume sempre più diffuso che sembra destinato a diventare inarginabile, anche se può creare grande confusione (il Pi greco è 3,144 e non 3.144: e se per trovare la circonferenza moltiplichiamo il diametro per questa costante scritta male, il risultato cambia completamente).

calcolatrice

Una volta, un professore del Politecnico di Milano critico nei confronti dell’anglicizzazione della nostra lingua e cultura mi disse che questo uso del punto all’inglese dipendeva dal calcolatore, anzi dal computer, e dunque sarebbe stato per lui auspicabile adeguarsi all’uso diffuso internazionalmente. In effetti sul mio cellulare la calcolatrice di Google Android mi consente solo di usare il punto, anziché la virgola, perciò sono costretto a scrivere i numeri all’inglese. Ma questo particolare non dipende dal calcolatore, bensì dalle interfacce che non sono tradotte o localizzate (come è più moderno dire in questi casi), e infatti la calcolatrice di Windows del mio portatile è ben fatta e riporta la virgola.

calcolatrice italiana

Il punto è che queste piccoli dettagli influenzano il nostro modo di pensare e di vivere in modo concreto e molto profondo.

Se mandiamo le immagini in allegato (e non in attachment come si diceva agli esordi quando i programmi erano in inglese) ma poi ne facciamo il download, invece che lo scaricamento, è perché la prima parola è stata tradotta e la seconda no. E l’impatto di questi particolari sulla lingua, e dunque sul nostro modo di pensare, è rilevante. Ripetiamo ciò che passa il convento senza rifletterci troppo. Usare la calcolatrice in inglese porterà a dire “punto” anziché “virgola”.

Purtroppo, la scienza, la tecnologia, l’informatica e gran parte di ciò che è nuovo viene progettato, costruito ed esportato da gente che pensa e si esprime in inglese, e la globalizzazione diffonde e impone tutto ciò sempre più in inglese, seguendo un disegno ben preciso di esportazione della propria logica, delle proprie parole e del proprio modo di pensare e di vivere in tutto il pianeta in nome dell’omologazione basata sul proprio orticello. L’Italia è una “colonia” particolarmente fertile per essere inglesizzata, rispetto per esempio alla Francia o alla Spagna, dove le interfacce informatiche sono maggiormente tradotte. Il risultato è che da noi YouTube chiama i creatori dei video “creators”, e così ci impone questa parola come la sola possibile, mentre in spagnolo, catalano, portoghese, francese o rumeno propone rispettivamente creadores, creadorscriadorescréateurscreatorilor; analogamente Airbnb offre agli italiani di diventare host e non locatori, mentre ai francesi o agli spagnoli il programma si rivolge con le parole autoctone:  hôte e anfitrión e via dicendo.

In questo scenario da noi succede che gli esperti di proiezioni e di statistiche si formano sui testi d’oltreoceano, con la conseguenza che usano ormai senza nemmeno riflettere il punto al posto della virgola perché le loro menti sono plasmate sui modelli inglesi.

Studiare e formarsi in angloamericano porta a pensare in inglese, a perdere i legami con la nostra cultura. Ma al posto di riflettere su questi dettagli, la nostra classe dirigente va fiera di ostentare l’itanglese, e i commentatori televisivi, invece di vergognarsi di non sapere più usare l’italiano, si gongolano degli anglicismi che snocciolano per elevarsi di rango.

17 pensieri su “Punto, virgola, elezioni e anglicismi

  1. Io uso molto Microsoft Excel, e quando inserisco numeri con la tastierina a destra della tastiera… quando premo il tasto con il punto appare la virgola! Così se devo scrivere 1.200 mi tocca muovermi con le dita a premere il punto sopra la barra spaziatrice, riconosciuto come punto da Excel. Che scocciatura!
    Grazie, itanglese! 😛

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  2. Questa storia della virgola matematica non ci avevo fatto caso.

    A parte questo vorrei dire la mia a proposito dei canali televisivi anglicizzati. Di quei canali Rai che hai citati io salverei parzialmente Rai Gulp, semplicemente perché “gulp”, storica onomatopea fumettistica (per altro usata pure per la celebre trasmissione “Supergulp – Fumetti in Tv”), viene facilmente pronunciata come si scrive all’italiana (noi infatti diciamo “gulp”, non “galp”, esattamente come pronunciamo “tunnel” al posto di “tannel”). Se proprio non vogliamo usare Gulp allora possiamo sempre usare anche l’alternativa “Rai Ragazzi” (sulla riga del precursore Rai-Sat Ragazzi), tanto ognuno può dirlo come vuole (ma con consapevolezza e senza perseverare). In quanto a Rai Movie, Rai News e Rai Play essi vanno assolutamente tradotto in altro modo: si potrebbero trasformarli in Rai Cinema (sulla riga del precursore Rai-Sat Cinema) e Rai TG 24, suona bene no ?
    Per quanto riguarda “premium” mi vengono dei dubbi: visto che il latino sta alle radici dell’italiano allora è possibile che alcuni anglo-latinismi (cioè gli anglicismi importati dal latino) potrebbero passare nella nostra lingua SENZA PERO’ pronunciarli all’inglese ? Per esempio fare in modo che “premium” non venga pronunciato “primium”, oppure “media” che non diventi “midia” oppure ancora pronunciare “iunior” anzichè “junior”, un pò come avevi spiegato in “Bastardi con o senza gloria”, giusto ?

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    • Concordo sul fatto che parole come “gulp”, nonostante la finale in consonante, siano perfettamente integrate e datate, e che si pronuncino all’italiana. Lo stesso vale per gli anglolatinsimi, se si recupera il latino e non li si storpia all’inglese non mi piaiono un problema. Invece c’è da riflettere sulla conuetudine di ricorrere all’inglese nei nomi dei canali (la scelta dei nomi o nominazione che ormai è di moda chiamare naming), e a questo proposito vale la pena di ricordare che nel 2014, con un’operazione fatta in sordina e senza pubblicità, la Rai, che forse si è resa conto del mancato gradimento da parte del pubblico, ha cambiato il nome a due dei suoi canali dai nomi inglesi: Rai International e Rai Educational si sono trasformati così in Rai Italia e Rai Cultura. Ma a parte questo la situazione non mi pare rosea, dal punto di vista dell’italiano.

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    • In effetti concordo anche perché io uso leggerli così, “alla latina”.
      Faccio fatica a pensarli altrimenti, ma questo perché appunto,per fortuna, l’inglese ha fatto solo da mediatore per la fama di queste parole.

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  3. Sicuramente l’avrà trattato da qualche altra parte, ma tra le (tante) cose (angloamericanizzanti) che non sopporto c’è anche DR. al posto di Dott. e Dott.ssa con qualche misto come dr.ssa.
    In più, tutte le nuove professioni che debbano necessariamente ed esclusivamente essere indicate in inglese: personal trainer, wedding planner, life coach, professional organizer.

    La situazione è talmente fuori controllo che adesso è perfettamente lecito per chiunque all’interno di trasmissioni televisive o di pagine Internet introdurre espressioni inglesi mai sentite prima, al libitum.
    Protestare contro questo dilagare significherebbe passare per arretrati e ignoranti.

    Giacomo

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  4. Piccola annotazione:
    rom. “creatorilor” è genitivo plurale della forma determinata (< lat. illorum usato come suffisso); il plurale "normale" (che mi sembra più appropriato se si vuol citare un sostantivo isolatamente dal contesto) è "creatori" nella forma indeterminata e "creatorii" in quella determinata.

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