La prolificità degli anglicismi nel lessico italiano

Nella sua evoluzione storica, l’italiano ha da sempre assorbito un gran numero di parole straniere, anche se nella maggior parte dei casi le ha completamente assimilate e italianizzate. Nei dizionari monovolume si trovano un centinaio di ispanismi, un centinaio di germanismi e un migliaio di francesismi, penetrati attraverso substrati plurisecolari. Le parole che arrivano da altre lingue sono invece di un ordine di grandezza inferiore, quantificabile nelle decine. Ma negli ultimi 70 anni il numero degli anglicismi crudi che abbiamo importato è diventato almeno il triplo di quello dei gallicismi, e questa lievitazione non è normale né sana, si tratta di un fenomeno molto preoccupante.

forestierismi adattati e non nel GRADIT
Le parole straniere adattate e non adattate nel Grande dizionario dell’italiano di Tullio De Mauro (Gradit 1999, fonte: Diciamolo in italiano, Hoepli 2017, p. 87).

Non è possibile sostenere che ciò che accade oggi con l’inglese sia già successo ai tempi in cui era il francese ad influenzarci (cfr. “Le profonde differenze tra l’interferenza di francese e inglese”), sta accadendo qualcosa di più profondo e di inedito sulle cui conseguenze dovremmo cominciare a riflettere con nuove prospettive.

Bastardi senza gloria: le parole ibride e l’effetto domino dell’inglese

Una caratteristica molto allarmante dell’interferenza dell’inglese nel nostro lessico è che gli anglicismi che continuano ad accumularsi sono così tanti che da “prestiti” isolati si sono trasformati in una rete di voci e radici tra loro interconesse che si espandono nel nostro lessico e si strutturano in famiglie di anno in anno più numerose. Questa moltiplicazione fa regredire le parole italiane, e ostacola la traduzione e l’evoluzione della nostra lingua. Ho già accennato a questo tema in più di un’occasione (cfr. “Anglicismi: dai singoli ‘prestiti’ a una rete di parole interconnesse che colonizza interi settori”), ma voglio concentrarmi su un “effetto collaterale” di questo fenomeno che sino a oggi è stato molto trascurato dagli studiosi.

I derivati ibridi che nascono dalle radici inglesi, cioè i semidattamenti come backuppare, bypassare, googlare, fashonista, hackeraggio, leaderistico, linkabile, shampista, targetizzazione, toasteria… sono in grande aumento, e benché il loro numero sia ancora contenuto, questo fenomeno non ha precedenti nell’interferenza del francese.

A questa moltiplicazione di voci che violano le nostre regole di grafia e di pronuncia, vanno poi aggiunti i composti ibridi (come clownterapia, libro-game, pornoshop, punkabbestia, webserie…) che sono molti di più.

E a questi bisogna aggiungere anche un numero ancora più ampio di ricombinazioni soltanto delle radici inglesi (baby sitterpet sitter, dog sitter, cat sitter; babybaby gang, baby killer, baby boss…).

L’effetto domino di tutti questi riaccostamenti è numericamente impressionante, e non si riscontra nell’interferenza delle altre lingue.

Poiché non ci sono molti studi in proposito, ho provato a svelare il meccanismo della prolificità degli anglicismi e a quantificare questi “bastardi senza gloria” in un articolo pubblicato sul sito dell’Enciclopedia Italiana Treccani di cui riporto l’incipit.

L’inglese nell’italiano: espansione per ibridazione

– Attento al camperone, doggialo!
– Droppagli gli shieldini!

da camper a camperone

Questo gergo adolescenziale è molto diffuso tra i giocatori di videogiochi in Rete, soprattutto nell’ambiente dello “sparatutto” attualmente più in voga, Fortnite. “Camperone” è un cecchino, nel gioco indicato con camper, a cui si applica istintivamente la regola dell’accrescitivo e si deriva anche “camperare”, cioè “campeggiare”, appostarsi in un luogo sicuro per sparare a chiunque passi davanti. “Doggiare” (o dodgiare) significa schivare (da to dodge), “droppagli” è un invito a impossessarsi di ciò che il nemico ha lasciato cadere (da to drop) e gli “shieldini” (da shield), detti anche “scudini”, sono pozioni che permettono di guarire dalle ferite e recuperare punti.
L’emergere di termini come questi travalica la categoria del “prestito linguistico”, nasce dalle declinazioni all’italiana (adattamenti morfologici) di radici inglesi che circolano nelle interfacce dei programmi. Dilagano anche “killare” (da to kill) e “le kill” (le uccisioni) che non si possono bollare semplicisticamente come “orribili favelle” gergali giovanili destinate a svanire, sono lo specchio di quello che accade in ogni livello della nostra lingua, da cui scaturiscono anche parole che si stabilizzano.

Il neologismo skippare nasce dal bottone su molti video in Rete (skip) per saltare una pubblicità, oggi sempre più tradotto, ma un tempo prevalentemente in inglese. Lo stesso percorso che ha generato downloadare (trasferire o scaricare), ormai registrato dai dizionari. Questi ibridismi, o “semiadattamenti”, non compaiono solo nell’informatica, si ritrovano nel lavoro (dai gergali skillato o brieffare ai più stabili customizzare o brandizzare), nello sport (dagli incipienti “baskettista” o “cornerista” ai datati waterpolista o dribblare), nella musica (jazzista, rockettaro) per poi finire nel linguaggio comune (shockare, zoomare). Sono parole che di solito non vengono conteggiate nelle statistiche sugli anglicismi e sfuggono alle estrazioni automatiche dei dizionari digitali…

Continua: leggi tutto l’articolo sul portale della Enciclopedia Treccani.

3 pensieri su “La prolificità degli anglicismi nel lessico italiano

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