La sostituibilità degli anglicismi e lo speciale Treccani sulla lingua italiana

L’articolo di oggi si intitola “La sostituibilità degli anglicismi con corrispettivi italiani” (vai all’articolo), ma invece di leggerlo qui lo potete fare sul sito Treccani (su questo sito è invece possibile lasciare eventuali commenti).

Treccani speciale lingua italiana Antonio Zoppetti

Lo speciale “Lingua italiana” uscito oggi è interamente dedicato al tema degli anglicismi: “Inglese – Italiano 2 a 1?” (vai allo speciale) e riprende il fortunato libro di Giovanardi-Gualdo-Coco: Inglese-italiano 1 a 1. Tradurre o non tradurre le parole inglesi? (Manni, San Cesario di Lecce, 2003).

Come ha sottolineato lo stesso Giovanardi, la novità è che se questo titolo, nel 2003, aveva suscitato ilarità e accuse di neopurismo, oggi il tempo si è rivelato galantuomo, e sedici anni dopo l’attenzione sull’invadenza dell’inglese è completamente cambiata.

Ho già mostrato come studiosi del calibro di Luca Serianni, che ai tempi della denuncia di Arrigo Castellani sul “Morbus anglicus” non erano preoccupati dell’anglicizzazione della nostra lingua, in seguito hanno rivisto le loro posizioni. Persino Tullio De Mauro, dopo aver contrastato per una vita le tesi di Castellani, nel 2016 ha ammesso che nel nuovo Millennio la situazione si era ribaltata:

Trent’anni fa e più un valoroso filologo, Arrigo Castellani, nel diffondersi di anglismi nell’uso italiano vide e diagnosticò un morbus anglicus, un virus capace di infettare e corrompere la lingua italiana. Ma del fenomeno ormai bisogna dire di più. (…) L’afflusso di parole inglesi dagli anni Ottanta ai nostri ha assunto dimensioni crescenti, uno tsunami anglicus. Le ondate somigliano ormai infatti a un susseguirsi di tsunami…

[Fonte: Internazionale, 14 luglio 2016]

Per conoscere altri pareri su questo tsunami vi invito a leggere lo speciale Treccani che raccoglie i contributi di:

Claudio Giovanardi: “Inglese – Italiano 2 a 0”;
Michele Cortelazzo: “Gruppo Incipit: l’alternativa c’è”;
Francesca Rosati, “Vogliamo davvero impoverire l’italiano (e imbastardire l’inglese)?”;
Francesca Vaccarelli, “Burocratese e gobbledygook: il linguaggio oscuro in italiano e in inglese”;
Antonio Zoppetti, “La sostituibilità degli anglicismi con corrispettivi italiani”.

 

[PS: questo è il centesimo articolo di questo sito]

6 pensieri su “La sostituibilità degli anglicismi e lo speciale Treccani sulla lingua italiana

  1. Il voluntary disclosure non lo avevo ancora sentito. Chi lo usa dovrebbe essere lui rinchiuso.
    Mi sa che trucco davvero non si usa più. Ormai il makeup è davvero ubiquo, complice il fatto dei miliardi di video su Youtube con quell’argomento.

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...