Il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati è “GDPR” (solo in Italia)

Come nelle barzellette, ci sono un italiano, un francese, uno spagnolo e un tedesco.

Da qualche giorno tutti ricevono varie missive di posta elettronica (in italiano dette email) che informano sugli aggiornamenti dell’informativa dei dati personali (in italiano spesso detti  “Aggiornamenti della Privacy Policy” come mi capita di ricevere)  per l’adeguamento al Nuovo Regolamento Europeo per la protezione dei dati personali.

Si tratta di un testo del 2016 che è entrato in vigore il 25 maggio 2018 e che in italiano è detto in inglese, con la sigla GDPR (General Data Protection Regulation).

In questa barzelletta, gli altri cittadini europei chiedono stupiti all’italiano perché lo chiami GDPR e non RGPD (Regolamento Generale Protezione Dati) e sono anche sorpresi che il nostro connazionale parli di “privacy” che pronuncia curiosamente all’americana (pràivasi) e non all’inglese (prìvasi).

Sulla Wikipedia italiana si legge:

“Il regolamento generale sulla protezione dei dati (…) meglio noto con la sigla GDPR, è un regolamento dell’Unione europea in materia di trattamento dei dati personali e di privacy”.

L’italiano è convinto che la sigla GDPR costituisca un anglicismo “necessario”, perché si tratta di un internazionalismo che ci viene dall’Unione Europea, come fosse il “nome proprio” e intoccabile di un provvedimento emanato dall’alto che non va messo in discussione, perché è un segno di modernità e di adeguamento a una lingua superiore, anche se di fatto sarà presto extracomunitaria se non nei cavilli burocratici.

Davanti a questi ragionamenti gli altri ridono e la barzelletta finisce qui. Purtroppo, per noi c’è ben poco da ridere.

Il punto è che negli altri Paesi europei si dice RGDP. Dunque per sentirci “europei” e internazionali bisognerebbe dire così, nella nostra lingua, e non in inglese.

Basta con GDPR: in italiano si dice RGDP

La voce della Wikipedia francese riporta la sigla inglese solo come variante secondaria. Quella spagnola riporta soltanto la sigla RGDP, esattamente come quella portoghese.

Anche la Wikipedia tedesca traduce nella propria lingua l’acronimo: Datenschutz-Grundverordnung (DSGVO) e riporta la sigla sia in inglese sia in francese, a testimonianza di come ogni Paese (tranne l’Italia, ovvio), come è naturale, usa la propria lingua invece di ripetere a pappagallo e a vanvera l’inglese: negli articoli informatici tedeschi da tempo la questione si esprime in tedesco, cosa che forse a noi sembrerà strano, ma che è normale negli altri Paesi.

Questo è solo un esempio di come siamo succubi davanti all’inglese. Anche le altre sigle sono tradotte dagli europei (ne ho già accennato in passato, ma ripeterlo è utile): in Francia, Spagna e Portogallo si parla di SIDA (Sindrome di ImmunoDeficienza Acquisita) e non di AIDS, di OVNI (Oggetti Volanti Non Identificati) e non di UFO, il DNA è ADN (Acido DesossiriboNucleico), mentre USA in spagnolo si dice EE.UU. (Estados Unidos) e in francese EU (États-Unis), così come ISIS è EI (Estado Islámico e État Islamique) e in generale tutte le sigle si adattano all’ordine delle parole delle rispettive lingue, e non rimangono senza adattamenti e traduzioni come da noi.

In sintesi: da noi manca la cultura della nostra lingua. Non ci sono filtri per arginare la penetrazione degli anglicismi, non ci sono politiche linguistiche, i giornali ripetono le cose in inglese, il linguaggio dell’informatica è ormai mutilato, quello della moda è in itanglese, come quello del lavoro, e persino quello della politica, delle leggi e del fisco si sta sempre più anglicizzando. Il gruppo Incipit, a 3 anni dalla sua costituzione, ha prodotto una manciata di alternative davvero inconsistente dal punto di vista numerico. E il risultato è che gli anglicismi aumentano in modo esponenziale, le alternative italiane spesso non esistono o non circolano, con la conseguenza che i parlanti troppo spesso sono costretti a ripetere ciò che passa il convento anglofilo-monolinguista senza alcuna libertà di scegliere come esprimersi.

 

[Ringrazio Giuliano Iodice per la segnalazione del caso e di quanto avviene nella lingua tedesca]
Annunci

10 pensieri su “Il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati è “GDPR” (solo in Italia)

  1. E’, vero, anche le sigle le importiamo! Ricordo solo un traduttore che osò riportare in “doppia lingua” una sigla. Era un saggio di Dawkins (credo proprio il celebre “Il gene egoista”) e la sigla ESS (Evolutionary Stable Strategy) venne tradotta dal coraggioso traduttore SSE (Strategia Stabile Evolutiva). Probabilmente ha potuto farlo perché era una sigla limitata al libro, se avesse detto UFO o CIA non avrebbe potuto fare molto, ma è da lodare l’iniziativa 😉

    Piace a 1 persona

    • Ma sai che non la sapevo questa del gene egoista? Devo rispolverare i miei libri sull’evoluzionismo per approfondire, grazie della dritta!
      Invece rispetto a UFO in teoria anche in Italia si potrebbe dire OVNI (anche se nessuno lo sa): benché nell’italiano popolare “ufo” spopoli, come tecnicismo esiste e se vuoi segnalare al ministero della difesa l’avvistamento di un oggetto volante non identificato, devi compilare il modulo OVNI – non UFO – che trovi qui: http://www.aeronautica.difesa.it/organizzazione/loStatoMaggiore/organigramma/RGS/Oggetti%20Volanti%20Non%20Identificati/Pagine/default.aspx

      Piace a 1 persona

      • Noooo ma è davvero un documento ufficiale!!! Credevo fosse qualche sito di entusiasti ufologi 😀
        Ma sai che devo essermi fidato troppo di un ricordo “costruito”? Sono andato a controllare e in effetti almeno il titolo del saggio lo ricordavo giusto, ma il testo riporta:
        «Una strategia evolutivamente stabile o Ess (evolutionary stable strategy) è definita come una strategia che, se la maggior parte dei membri di una popolazione l’adotta, non può essere migliorata da una strategia alternativa.»
        Ma vuoi vedere che quell’SSE me lo costruito nella mente quando ho letto la prima volta il testo, 25 anni fa??? Avrei giurato sotto processo che il traduttore avesse riportato entrambe le accezioni… tipico caso di testimone inaffidabile…

        Piace a 1 persona

  2. Articolo interessante e ben scritto, molto simile a questo del 23 maggio che trovai tramite Facebook: https://www.facebook.com/italofonia/posts/446475642478603 È davvero una questione di mentalità, di sensibilità linguistica che abbiamo perduto.

    Sempre sullo stesso sito ho trovato un articolo ancora più agghiacciante: http://italofonia.info/quando-in-italia-per-essere-accessibili-a-tutti-si-scrive-solo-in-inglese/ Sostanzialmente si usa esclusivamente l’inglese per cartelli pubblici, in un parco giochi comunale! E si giustifica anche la scelta come metodo per farsi capire da tutti. Ma è legale?

    Piace a 1 persona

    • Grazie, non conoscevo questi articoli.
      Sulla questione dei cartelli, a parte la risposta aziendale evidentemente inventata per mascherare l’omissione di traduzioni, immagino che sia una produzione inglese o pensata per il mercato globale che viene poi rivenduta senza personalizzazioni; sulla sua legalità in effetti credo ci sia da eccepire se gli avvertimenti non sono in italiano… però vado a buon senso, non ho competenze, è una questione da legali e da assicuratori.

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...