L’italiano degli svizzeri: “question time”? No grazie.

La varietà delle lingue è un valore e una ricchezza che va preservata esattamente come va tutelata la biodiversità, visto che le lingue sono vive, e dunque possono anche ammalarsi e morire.

La confederazione Svizzera rappresenta un modello di plurilinguismo molto avanzato cui guardare come esempio, davanti al monolinguismo internazionale imperante basato sull’inglese. Questo Paese ha quattro lingue ufficiali e un ricco patrimonio di dialetti. Poiché l’italiano è parlato solo dall’8,1% della popolazione (nel canton Ticino e in quattro valli del canton Grigioni: Mesolcina, Calanca, Poschiavo e Bregaglia) ed è in minoranza rispetto al tedesco (63.5 %) e al francese (22.5 %), il Consiglio Federale ha fatto della promozione dell’italiano una priorità. Nel progetto sulla cultura 2016-2020 ha stanziato fondi per rafforzare la presenza della lingua e cultura italiana nell’insegnamento, nella formazione bilingue e attraverso una serie di manifestazioni culturali.

E così, paradossalmente, la lingua italiana è più tutelata in Svizzera che da noi, dove non esiste alcuna politica linguistica, anzi, il  linguaggio della politica, nel nuovo Milllennio si è anglicizzato sempre di più introducendo le parole inglesi nelle leggi, nelle istituzioni e nel cuore dello Stato.

La politica dell’Italia e incolla

Dopo i primi anglicismi come il ticket ospedaliero, la privacy e il welfare, e dopo la tendenza a chiamare premier il presidente del Consiglio, come indicato nella Costituzione, ormai le imposte sono tax (minimum tax, carbon tax, flat tax, city tax, local tax, web tax, Robin tax…) e dopo il jobs act le leggi tendono a esser act e il lavoro è job, tra spending review, quantitative easing, spoils system, flexicurity, devolution, deregulation, election day, government, establishment, stepchild adoption, voluntary disclosure, question time

Parole di cui vergognarsi, queste, più che da sbandierare, anche perché per molti cittadini sono poco chiare, quando non sono incomprensibili, e spesso sono impiegate dai politici proprio per mascherare ed edulcorare come stanno le cose. I centri di collocamento si ribattezzano job center per far finta di introdurre innovazioni moderne che non esistono se non nel suono. E chiamare jobs act l’abolizione dell’articolo 18 è puro marketing nella sua accezione più negativa.

 

Question time un esempio che la dice lunga

Question time è un’espressione copiata dal linguaggio politico inglese e introdotta senza alternative nel Parlamento italiano.

Si tratta più semplicemente dell’ora delle domande in cui, durante una seduta, i parlamentari rivolgono le loro interrogazioni ai ministri in merito al loro dicastero. E allora perché si chiama in inglese?
I perché vanno ricercati nel considerare l’inglese un modello culturale superiore a quello italiano e nel vergognarci di usare la nostra lingua.

Ci sono state in passato proteste e petizioni degli stessi parlamentari, per dirlo in italiano, ma sono rimaste inascoltate e nulla è cambiato, né nel parlamento, né nel linguaggio dei giornali.

In Svizzera invece, molto semplicemente, si è chiamata l’ora delle domande, e sui giornali del Ticino si chiama così, in modo che lo capisca anche un bambino (vedi Ticinonews o Tio).

question time
La frequenza di question time in italiano, francese e spagnolo nei grafici di Ngram Viewer (1965-2008). L’espressione si è diffusa negli anni ’80; nei Paesi con una politica linguistica è stata fermata ed è regredita, da noi è decollata.

In Spagna si dice il turno de preguntas (= turno delle domande), e in Francia – dove la lingua è il francese (come scritto nella loro Costituzione), obbligatorio nel linguaggio istituzionale, perché esiste una politica linguistica sancita in varie leggi tra cui la legge Toubon (1994) – si dice  période de questions (= periodo delle domande).

Dovremmo imparare da questi  Paesi, invece di andare verso il depauperamento del nostro patrimonio linguistico per sposare il monolinguismo basato sull’inglese.

Dovremmo introdurre anche noi una “guardia svizzera” per proteggere la nostra lingua, che fa buchi da tutte le parti come una forma di groviera.

Dovremmo mangiare più bistecche svizzere e meno hamburger, visto che parlare come si mangia può diventare pericoloso, nell’era dei master chef televisivi all’americana.

Dai cantoni svizzeri ci arriva un esempio da seguire e una grande lezione, perché question time è una “cantonata” e dovremmo cominciare anche noi a usare l’italiano: l’ora delle domande. La Svizzera ci ha regalato un precedente in italiano che adesso esiste ed è in circolazione!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...