Itanglese: citazioni e modelli culturali

1956

Renato Carosone.jpg

Comme te po’ capì chi te vò bene
si tu le parle ‘mmiezzo americano?
Quando se fa l ‘ammore sotto ‘a luna
come te vene ‘capa e di: “i love you!?”

Tu vuò fa l’ americano
mmericano! mmericano!
ma si nato in Italy!
siente a mme
non ce sta’ niente a ffa…

 

Renato Carosone, 1956

da “Tu vuò fà l’americano”, di Brian Setzer e Renato Carosone.

All’inizio si scherzava sull’inglese che straripa nell’italiano. E l’interlocutore della canzone di Carosone era una macchietta come quella di Un americano a Roma di Alberto Sordi (Steno 1954). Ma poi le macchiette sono diventate grandi, e nelle generazioni successive hanno cominciato a fare sul serio.

1989

Nanni MorettiTrend negativo.

Io non l’ho mai detto!

Io non l’ho mai pensato!

Io non parlo così!

(…)

Le parole sono importanti!

 

Nanni Moretti, 1898

da Palombella rossa.

Negli anni Ottanta la parola trend (insieme a molti altri “tecnicismi”) si era riversata dal linguaggio economico a quello comune, grazie soprattutto ai giornali e ai giornalisti, e suonava ancora qualcosa di estraneo e inutile. Oggi, trent’anni dopo, si è ormai acclimatata e stabilizzata, e non solo suona normale, ma anche più evocativa, scientifica e precisa di tendenza.

L’attuale classe dirigente è formata da persone che preferiscono usare l’inglese nei giornali, nel lavoro, nei settori tecnoscientifici, incuranti di quello che la massimizzazione degli anglicismi sta comportando nel nostro lessico. I giornalisti, gli scienziati e gli imprenditori sono coloro che hanno sempre più il potere di decidere della sorte della nostra lingua, un tempo modellata soprattutto dagli scrittori, per riprendere le acute e lungimiranti osservazioni di Pier Paolo Pasolini (“Nuove questioni linguistiche”, Rinascita”, 26 dicembre 1964).

L’unico modo per cambiare le cose è quello di contrapporre nuovi modelli culturali, intellettuali e giornalistici.

2013

Corrado Augias

Spending review, service tax, ministero del Welfare (…) esempi grotteschi unici al mondo.

Ma siamo diventati matti?

La regola sarebbe che quando parli una lingua la devi usare tutta, idem se ne parli un’altra.

Corrado Augias, 2013

da “Quel goffo cosmopolitismo linguistico”, La Repubblica, 24 ottobre 2013.

 

2015

Beppe SevergniniOgni tanto penso che, in Italia, ci siamo cotti il cervello. Poiché sappiamo cucinare, resta saporito: ma non basta. Una società che affida a una lingua straniera le tre principali novità economiche e finanziarie, qualche problema ce l’ha. Avevamo accettato (sorridendo) “spending review”, preferito – chissà perché – a “revisione della spesa”. Stavamo digerendo Jobs Act, che poi è una legge sul lavoro. Ora Quantitative Easing per dire “immissione di liquidità”. E poiché non era abbastanza criptico, usiamo la sigla QE, fino a ieri una nave da crociera (Queen Elisabeth, Cunard Lines). Chiedete sul tram, al mattino presto, cosa pensano del “chiu i” (si pronuncia così). Se vi schiaffeggiano, avranno una riduzione di pena.

Beppe Severgnini, 2015

 

Aldo BusiPerché non dire ‘taglio alla spesa’, non è una parola meravigliosa?

Lo capisce anche una casalinga.

E la ‘legge sul lavoro’ non è meglio del Jobs act?

Il profilo intellettuale di chi usa questi termini inglesi è bassissimo.

Aldo Busi, 2015

 

2017

Dacia MarainiCon l’avanzare dei fenomeni della globalizzazione e della tecnicizzazione di numerosi aspetti della vita quotidiana, sempre più spesso diventa inevitabile ricorrere ad anglicismi:

Ma la lingua è come una conchiglia che avvolge il fastidioso granello di sabbia nella saliva e lo trasforma in una perla. Se però riempiamo la conchiglia di sabbia, questa non riesce più a creare perle.

Alla lunga il rischio è quello di perdere l’integrità linguistica che è poi simbolo diretto dell’integrità di un Paese. Non dobbiamo scordarci infatti che uno degli elementi imprescindibili per il mantenimento dell’identità di un Paese è la lingua.

Dacia Maraini, 2017

da una lezione agli studenti del liceo Volta di Como.

 

 

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6 pensieri su “Itanglese: citazioni e modelli culturali

  1. Grazie per questa preziosa raccolta da tenere sotto mano, ad es. per essere riutilizzata la prossima volta che si viene beffeggiati per il fatto di preferire vocaboli della stessa lingua usata, per appoggiarmi ad Augias.

    Piace a 1 persona

    • Grazie a te. Purtroppo le tante voci di protesta sono testimonianze isolate. Il mio sogno sarebbe quello di organizzarle e unirle in un manifesto e in un movimento. Solo così si potrebbe spezzare la moda deleteria che ci sta portando all’itanglese. Un saluto.

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