Come (e quanto) entrano gli anglicismi nell’italiano: analisi di “manager”

L’analisi storica dei dizionari è molto utile per capire con quali modalità, e con quale penetrazione sempre maggiore, gli anglicismi entrano e si radicano nella nostra lingua. Naturalmente questo è solo uno dei parametri per comprendere cosa sta accadendo all’italiano, insieme all’analisi della frequenza delle parole che è oggi possibile grazie alla Rete, agli archivi digitali dei giornali e a nuovi strumenti di misurazione della lingua. Le mie ricerche e analisi partono da queste fonti che vengono incrociate e valutate attentamente, badando anche alla coerenza dei risultati che emergono.

A titolo di esempio, per mostrare come sto procedendo nel documentare le mie affermazioni, voglio proporre la storia della parola manager.

Premessa: manager è un anglicismo che deriva dall’italiano maneggiare.

Fino al Settecento non avevamo alcun rapporto culturale diretto con l’Inghilterra. Anche gli italianismi che si ritrovano nell’inglese sino al Cinquecento riguardano solo i termini della finanza, tanto che ancora oggi a Londra c’e la Lombard Street, perche lombard indicava i commercianti del Nord Italia, e termini come cash, bank e bankrupt derivano, per mediazione del francese, dall’italiano cassa, banca e bancarotta. Esattamente come è successo per manager.

Il verbo italiano maneggiare era presente già nell’italiano del Trecento, ma si riferiva al governare i cavalli, e oggi di questa antica accezione rimane solo il termine maneggio. Con il tempo,  maneggiare ha cominciato a riferirsi non più solo ai cavalli, ma anche al denaro (nel dialetto milanese il “manegiun” cioè maneggione è chi maneggia i soldi) e il termine è passato nell’inglese antico generando to manage, che alla fine dell’Ottocento (1895 secondo il Devoto Oli e 1888 secondo lo Zingarelli) è ritornato nell’italiano attraverso management e manager, connessi con il dirigere le aziende.

Ma la frequenza di manager, sino al 1960, era praticamente nulla nella nostra lingua, come si evince dai grafici di Ngram Viewer (in generale non molto affidabili per le occorrenze basse, ma piuttosto significativi e coerenti con tutti gli altri parametri analizzati nel caso di parole di alta frequenza).

 

fequenza di MANAGER in italiano
La frequenza di manager nel corpus italiano di GoogleBooks dal 1940 al 2008

 

Per la cronaca: un confronto con quanto accade in Francia (dove esistono una politica linguistica e una serie di leggi a tutela della lingua francese) e in Spagna (dove l’orgoglio nazionale e il lavoro di una ventina di accademie rendono superflue le leggi a tutela dello spagnolo) può essere indicativo.

 

fequenza di MANAGER in italiano francese e spagnolo
La frequenza di manager in italiano, francese e spagnolo

 

1995-2017: il raddoppio delle locuzioni con “manager”

Nel 1995, un secolo dopo la datazione di manager del Devoto Oli, sullo stesso vocabolario le locuzioni composte da questa parola, erano diventate 8 (7 lemmi + 1 accezione) e precisamente:

manager, area manager, brand manager, credit manager, general manager, marketing manager (che però non era un lemma a sé bensì si trovava come locuzione sotto la voce marketing), sales manager e top manager.

Nel 2017, lo spoglio dello stesso dizionario restituisce invece 17 parole (16 lemmi + 1 accezione) dunque un raddoppio in circa 20 anni, e cioè (in grassetto le nuove entrate):

manager, area manager, brand manager, city manager, community manager, content manager, credit manager, energy manager, general manager, marketing manager (sempre sotto la voce marketing), mobility manager, product manager, project manager, sales manager, risk manager, security manager, top manager.

Un confronto con lo spoglio dello Zingarelli 2017 si arricchisce di altre 2 registrazioni: facility manager e money manger: se sommiamo anche queste voci le locuzioni diventano 19.

 

La nuvola di anglicismi fuori dai dizionari

Quanto registrato dai dizionari è però una fotografia molto diversa da quello che accade nel linguaggio di tutti i giorni. I dizionari registrano le parole che si sono affermate e che presumibilmente non sono occasionalismi effimeri, cioè parole che si usano per un certo periodo ma che poi possono decadere e passare di moda.

Per avere un quadro di ciò che avviene nel linguaggio di tutti i giorni può allora essere utile cercare manager in Rete, attraverso Google, nelle notizie dei giornali e soprattutto negli annunci di lavoro. E qui la situazione si complica terribilmente, perché viviamo immersi in una nuvola di anglicismi diffusi nella stampa e nel linguaggio aziendale e non registrati dai dizionari davvero molto alta.

Di seguito riporto alcune tra le locuzioni più diffuse non presenti nei dizionari ma che si trovano in Rete e nelle notizie dei giornali in lingua italiana:

country manager
station manager
temporary export manager
junior business development manager
real estate development manager
digital ecobrand manager
business control manager
department manager
net manager…

La faccenda si aggrava cercando manager nelle offerte di lavoro dei siti specializzati, dove tra le figure ricercate si trovano per esempio (provare per credere):

account manager
engineering manager
project engineering manager
delivery manager
SEO manager
store manager
temporary supply chain manager
district manager
academy manager
restaurant manager
network project manager
maintenance manager
transport manager
store manager fashion luxury
IT manager
quality manager
export manager
finance manager
technical supervior manager
sub-agenti team manager
transport manager support
program manager
site manager/capocantiere
technical manager tlc di cantiere
yield manager / revenue manager
application manager…

Qui mi fermo, non per mancanza di altri esempi (e ce ne sono), ma perché ormai vivono di vita propria e manager si ricombina con le più disparate altre parole inglesi, al punto che non è più possibile registrare tutte le locuzioni e gli occasionalismi. Tra questi ci sono di sicuro molti lemmi dei dizionari del futuro. Ma purtroppo questa è la lingua che, fuori dai dizionari, si parla nel presente.

PS
Molte di queste locuzioni mi risultano oscure e incomprensibili, ma so per certo che un content manager non è un “dirigente contento” (magari di avere un lavoro), ma chi gestisce i contenuti.

L’itanglese è la lingua del mondo del lavoro di oggi, non solo di domani

Il mondo del lavoro è qualcosa di terribilmente concreto, che riguarda tutti, adesso, oltre che domani. E il linguaggio aziendale è diventato questo: itanglese allo stato puro, dove la trasparenza non esiste, non è chiaro (forse volutamente) quali siano di preciso i ruoli ricercati, quali le mansioni, e tutto si ricombina spesso in neoconiazioni estemporanee a scapito dei significati.

Ai “linguisiti” che continuano a ripetere che nella lingua italiana non sta accadendo nulla di pericoloso, e che quello che vado denunciando è il solito grido di allarme privo di fondamento come se ne son già visti in passato rispondo che non si può più negare: se i numeri e i conteggi che ho pubblicato non sono veri li smentiscano numeri alla mano, se ne sono capaci. Altrimenti tacciano. Perché, davanti ai fatti, continuare a ripetere “secondo me non è vero” è esattamente come dire “secondo me la terra è piatta”.

 

 

6 pensieri su “Come (e quanto) entrano gli anglicismi nell’italiano: analisi di “manager”

  1. Mi sono appena affacciato alla finestra e te lo confermo: secondo me la terra è piatta 😀
    Scherzi a parte, incredibile la storia di “manager”, spettacolare e sorprendente come una parola ci torni indietro sembrandoci più affascinante solo perché non sappiamo che è italiana. Mi ricorda l’editoria da edicola anni ’50 e ’60 (ma in realtà giunta fino a tempi recentissimi), in cui eserciti di autori italiani dovevano americanizzare il proprio nome per vendere libri.

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    • Tu ci scherzi ma ci sono persone e pseudoscienziati che sostengono che la terra sia piatta (ma del resto i fondamentalisti americani negli anni ’80 si sono inventati anche il creazionismo scientifico che la nostra cara Moratti, quando era ministra della scuola ha anche cercato di introdurre nella scuola come alternativa all’evoluzionismo); ti lascio un paio di riferimenti, uno spiritoso http://www.corriere.it/caffe-gramellini/17_novembre_23/terra-piatta-caffe-massimo-gramellini-132d8a54-d095-11e7-90be-0a385e484c27.shtml
      e uno più articolato: http://www.ilsuperuovo.org/speciale-terra-piatta-la-controversa-teoria-punto-punto/

      Ma tornando alla lingua il problema non è il “complottismo”, è semplicemente miopia, mancanza di documentazione e anche una certa predisposizione ad accettare l’itanglese come segno di modernità e considerarlo l’evoluzione “naturale” dell’italiano.

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      • Sì, proprio per una fantomatica patina di “modernità”, di “in”, di “noi giovani parliamo così”, anche in tempi oggi considerati “vecchi” si finiva per cadere negli stessi trabocchetti. Come sai in uno dei miei blog presento “finestre” sulla cultura pop italiana passata che testimoniano, spesso involontariamente, su come si pensasse all’epoca, e se ricordi quel terrificante film con Al Bano e Romina si dettavano, in modo scherzoso ma deciso, le regole di un uso gggiovane di due nuove parole inglesi: “in” e “out”. E’ una testimonianza quasi in diretta dell’entrata nella nostra lingua di un’usanza straniera solamente perché “giovane” e… be’, in!
        Quella decisione della Moratti mi provocò un violento travaso di bile e ho sofferto abbastanza al pensiero: non cliccherò sui link se no mi torna la violenza in gola! Poi mi viene da scrivere al Ministero per proporre, in clima di pari opportunità, di insegnare a fare sesso con la frutta come “alternativa” all’educazione sessuale classica 😀 (non è un esempio a caso, in un suo spettacolo Ricky Gervais mostra un volantino di una campagna che si prefiggeva di “curare” l’omosessualità spingendo i gay a fare sesso con qualsiasi cosa e in qualsiasi modo, tranne in quello che evidentemente desideravano! Credo che l’Italia sia pronta per questo…)
        Ah, e nel raccontare la “bufavola” della Terra piatta, lo storico Alessandro Barbero conclude che sì, è esistita un’epoca oscura in cui un numero impressionante di persone credevano sul serio che la Terra fosse piatta, ed è il Novecento!

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  2. Aggiungo un aspetto della parola manager che è rilevante per un’analisi completa dell’anglicismo: il significato che le attribuiamo in italiano non sempre corrisponde a quello che ha in inglese.

    In inglese manager ha diverse accezioni ma in un contesto lavorativo indica chiunque gestisca (manage) o supervisioni persone o risorse, quindi anche capi operai, capi reparto, capi ufficio e, in generale, chi è responsabile di un esercizio o di un progetto per conto di terzi. È in questa accezione che vanno interpretate la maggior parte delle posizioni elencate nel post.

    In italiano invece manager usato singolarmente identifica un “amministratore o dirigente di un’azienda o di un’impresa, con poteri decisionali nella condotta delle stesse” (Devoto-Oli), quindi il prestito manager ha assunto accezioni particolari assenti in inglese che lo rendono un potenziale falso amico (per chi avesse la curiosità: se non è chiarito dal contesto, in inglese si indica un dirigente specificando senior manager, top manager ecc. o si preferiscono alternative come director, executive, head, administator).

    Andrei però un po’ più cauta sull’interpretazione dei dati da Google Ngram Viewer e non solo perché la ricerca manager non consente di distinguere tra le occorrenze della singola parola e quelle invece in parole composte del tipo x manager. Non si sa infatti cosa è incluso nel corpus: oltre a testi bilingui e libri di apprendimento dell’inglese ne fanno parte testi tecnici, presumo in numero considerevole. Va quindi tenuto conto che manager è un termine ricorrente soprattutto in informatica, dove indica un programma o sistema che controlla processi o dispositivi: file manager, task manager, server manager ecc. Se si tratta di nomi propri, i vari Manager rimangono in inglese anche nelle versioni localizzate (oppure potrebbe trattarsi di riferimenti a software non tradotto). Per questi e altri motivi le informazioni di frequenza ricavate da Google Ngram Viewer potrebbero risultare gonfiate.

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  3. Dimenticavo: nel confronto tra lingue in Google Ngram Viewer va considerato che manager è sia la forma plurale che quella singolare in italiano, mentre per il francese e lo spagnolo rappresenta solo il singolare. Se nelle altre lingue si include anche managers, si nota la differenza. 🙂

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