Caregiver? No grazie! E grazie a Enrico Mentana!

I mezzi di informazione sono i principali diffusori degli anglicismi, spesso immotivati, ne ho già accennato più volte, ma ieri sera il telegiornale di LA7 (edizione delle ore 20 del 27/11/2017) ha lanciato un segnale importante che suona davvero inedito nel panorama informativo.

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Enrico Mentana nell’edizione delle ore 20 del 27/11/2017 si impegna a non utilizzare il termine “caregiver”.

Enrico Mentana, nel riferire le misure della Legge di Bilancio a favore dei “caregiver”, ha contestato l’uso dell’anglicismo e si è impegnato a non usarlo mai con queste parole:

È stato varato piano di aiuto per chi si prende cura delle persone gravemente inferme che si trova in casa. “Si usa un termine terrificante inglese, caregiver, ma cercheremo di non usarlo mai, questa è una promessa che vi facciamo, perché non è difficile dire un aiuto, una sovvenzione, un’indennità per chi si occupa, per chi si prende cura, per chi bada alle persone inferme, lo possiamo dire molto più chiaramente in italiano.

Nel servizio di Marco Fratini che ne è seguito, questa linea editoriale è stata ripresa in modo encomiabile:

“… va detto che l’inedito suona bene, forte, credibile (…) e il frullatore della terminologia più o meno elettorale oggi scodella la misura caregiver, nome oscuro, per cui noi la chiameremo molto più italicamente: la misura del prendi cura. Sessanta milioni per tre anni destinati a chi in famiglia si prende cura di un familiare. (…) Si stabiliscono proprio testualmente interventi finalizzati al riconoscimento sociale ed economico per l’attività di cura non professionale del – così purtroppo lo chiamano – caregiver familiare. (…) Sì: può anche essere un contributo per assumere badanti, detto così è più easy, facile, unica digressione straniera accettabile per un tema così importante anche per chi l’inglese non lo sa.”

Questo modo di riportare la notizia, e questa attenzione per la chiarezza e la trasparenza suonano come un ritorno al giornalismo vecchia maniera cui non siamo più abituati, perché si sta sempre di più perdendo. Sembra un ritorno alla prima regola della buona comunicazione, che un tempo consisteva nell’usare il linguaggio più adatto al destinatario, ma che oggi si basa invece sull’imposizione dall’alto del gergo spesso inutilmente anglicizzato del mondo del lavoro, del nuovo politichese e della strategia commerciale degli addetti (il marketing).

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I titoli del tg LA7 del 27/11/2017 evitano volutamente il termine “caregiver”.

Gli altri anglicismi, nel corso del tg7 di ieri erano tanti… e questa accortezza è stata seguita solo per caregiver, però è apprezzabile il fatto che parlando delle liti tra Cinque stelle e Pd a proposito delle bufale, si sia usato l’italiano, affiancato all’inglese (cito: “bufale, le cosiddette fake news”).

La strategia di dirlo in italiano o per lo meno di affiancare gli anglicismi alle alternative italiane ogni volta che si impiegano dovrebbe essere sempre la buona regola da seguire. L’importanza delle traduzioni è fondamentale, e i mezzi di informazione hanno un’enorme responsabilità nel diffondere la lingua italiana, i neologismi, le espressioni e le parole più usate che poi vengono ripetute da tutti ed entrano così nell’uso. Un’attenzione maggiore per le parole utilizzate, e per come si utilizzano, potrebbe spezzare la moda, ridicola, assurda e deleteria, di ricorrere all’inglese con la frequenza attuale.

Spero che il segnale che si è visto ieri sera nell’informazione di Mentana non sia uno sprazzo, ma una prima presa di posizione per capovolgere quello sta accadendo e che è accaduto negli ultimi 30 anni nella nostra lingua.

Grazie Mentana e grazie al tg di La 7.

Oltretutto esiste un gran parte di cittadini, consumatori ed elettori che non ne può più dell’abuso degli anglicismi. E intercettare questa fetta di mercato sempre più larga può essere conveniente, oltre che giusto.

11 pensieri su “Caregiver? No grazie! E grazie a Enrico Mentana!

  1. Noi traduttori ci sforziamo sempre di tradurre, ma poi l’ultima parole va al cliente, e quello vede 5 parole anziché una, dice “è meglio in inglese” e ZAC! Abbiamo importato un’altra parola.

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  2. Indubbiamente l’inglese è una lingua più sintetica, in generale, anche se spesso siamo noi che la rendiamo così accorciando e decurtando (strip/striptease, basket/basketball, spending/spending review…), ma è solo un alibi, non è questo il vero motivo della preferenza dell’inglese (se vuoi ne ho parlato qui: https://diciamoloinitaliano.wordpress.com/2017/11/07/il-mito-della-sinteticita-dellinglese-competitor-e-giveaway/). Nello specifico, la misura del caregiver non è più sintetico della misura del pendi-cura proposta da Mentana, o di un “contributo assistenziale”. In ogni caso la lingua non è matematica, e non mi pare difendibile abbandonare l’italiano per importare termini più corti, oltretutto se il cinese fosse ancora più sintetico dell’inglese importeremmo quello? La questione riguarda l’interferenza culturale di una cultura che riteniamo superiore, non la sinteticità.

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  3. Sarei grato a Mentana se evitasse anche l’uso troppo frequente del verbo “impattare” (oltre a qualche altra caduta di stile con locuzioni dell’italiese moderno come “e quant’altro” e il recente tormentone “in qualche modo”.

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  4. Purtroppo l’impattatore cronico si è ripetuto anche stasera, due volte nel suo tg. Lo pagano apposta per diffondere cattivi esempi? Glielo impone il direttore? O è anche lui asservito alla dittatura del marketing globalista, per verificare quanto tempo ci vuole perché una sciocchezza diventi normalità modaiola?

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