L’itanglese ci avvolge: qualche esempio concreto

La mia impressione è che molti studiosi stiano sottovalutando, e di molto, il fenomeno degli anglicismi che percolano nel linguaggio di tutti i giorni in modo sempre più abbondante. L’itanglese non è poi così lontano, non è una prospettiva che riguarda solo il futuro, è qualcosa di tangibile nel linguaggio del presente. Voglio proporre tre esempi di fenomeni accaduti in questi giorni che ritengo significativi.

L’itanglese nella Gazzetta Ufficiale

Lucius Etruscus mi ha segnalato un bando appena pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale (6/11/2017) per  la fornitura di “Servizi di capacity building”, che ha così commentato:

“L’appalto rientra in un rapporto fra l’Italia e il Kenya e sicuramente ci si esprime in inglese (il titolo dell’appalto è infatti: Capacity building and supply to the Sigor Wei Wei Integrated Development Project), però bisogna decidersi: visto che il bando è pubblicato sulla Gazzetta italiana, forse dovrebbe essere scritto in italiano… Poi però viene specificato che interessa una «zona arida del Paese caratterizzata da scarsità di pioggie»: ecco perché scrive in inglese, perché l’italiano lo mastica poco!”

A parte lo strafalcione pioggie/piogge segnalato in modo perfido, quello che mi colpisce è la totale assenza di equivalenti italiani per capacity building, un’espressione incipiente e poco chiara, forse anche fumosa per molti (mentre Performance Guarantee è stato giustamente affiancato a Garanzia buona esecuzione).

Cosa significa in sostanza?
Capacity in italiano si esprime più semplicemente con capacità o abilità. Il termine inglese non è annoverato nei dizionari tra gli anglicismi entrati nella nostra lingua, eppure ricorre in varie espressioni circolanti sui giornali, come capacity test (una prova di abilità, un esperimento o esame attitudinale) o capacity development (più semplicemente lo sviluppo), o ancora capacity strenghtening (un potenziamento o un rafforzamento).

Venendo a capacity building (lett. costruzione delle capacità), si può dire più precisamente senza ricorrere all’inglese per esempio rafforzamento delle potenzialità, percorso di formazione…  e nel caso del bando in questione si potrebbe forse scrivere “Servizi di formazione”, anche perché tra i requisiti di gara c’è l’aver già partecipato ad almeno un altro simile appalto, per cui la traduzione e la chiarezza sarebbero in teoria doverose.

Tra gli altri anglicismi del testo spicca anche tender, in un caso affiancato al corrispettivo italiano (Garanzia mantenimento offerta – Tender Guarantee) ma più avanti usato come sinonimo di offerente, come nota Lucius che cito testualmente:

“Nella modalità di presentazione delle offerte si parla di «numero di riferimento del presente tender» (cioè della presente offerta) e della necessità di inserire «la frase, scritta nella lingua del tender: Not to be opened before the tender-opening session». Ora mi chiedo: che cos’è un tender? E quale sarebbe la lingua del tender? L’itanglese? Anche soprassedendo sulla scritta che dice «di non aprire prima dell’apertura…» questo tender sarebbe il mantenimento offerta? Boh…

Infine ho avuto un brivido all’ultima riga: «Sito italiano dal quale reperire tutta la documentazione […] durante la prevista site visit sarà richiesta attestazione dell’avvenuto pagamento». Site visit? Devo proprio dirlo: Oh my God!”

Sugli anglicismi che stanno entrando nel linguaggio istituzionale mi sono già espresso, non ritengo ci sia da aggiungere altro rispetto a questa segnalazione.

Cartelli stradali: refuso o lapsus?

Fico Rovery-2Il secondo esempio di itanglese (grazie all’avv. Bruna Zambrini che me l’ha indicato), riguarda un refuso su un cartello stradale in zona Bologna. Nella segnalazione del nuovo parco alimentare FICO Eataly World, nella foga di usare gli anglicismi, ecco che anche Roveri diventa Rovery. Alcuni giornali hanno parlato di un refuso, ma pare più un lapsus freudiano: non sarà il suono inglese sempre più pervasivo che ha portato a percepire all’inglese anche la i finale della zona industriale di Roveri? Agli “psicanalinguisti” l’ardua sentenza.


Chi è Walter Veltroni? Uno
Statesman, journalist & filmmaker!

Il terzo esempio riguarda una manifestazione che si è appena svolta sul lago di Como, il TEDxLakeComo.

Anche in questo caso, basta scorrere il programma e il sito, per rendersi conto che la lingua scelta per promuovere la manifestazione è l’itanglese, l’alibi è di certo il voler rivolgersi a un pubblico internazionale, ma sarà davvero così?
Gli ospiti sono quasi tutti italiani, e l’italiano è la lingua in cui si parla nei convegni. La cosa che più mi colpisce e mi fa sorridere, è che tutti i protagonisti della manifestazione sono presentati in inglese, e così Waler Veltroni è uno Statesman, journalist & filmmaker, i musicisti sono music performer (alla faccia di chi sostiene che si usa l’inglese perché è una lingua più sintetica), un’arpista è una Contemporary Harpist (per fortuna che è contemporanea, altrimenti le sarebbe difficile suonare dal vivo) i giornalisti sono journalist e via dicendo. Ma che nel mondo del lavoro la frittata sia ormai fatta è cosa risaputa. Da anni le traduzioni in inglese delle professioni sono un obbligo (anche a costo di apparire ridicoli), basta consultare un sito di offerte di lavoro o collezionare biglietti da visita per rendersene conto.

 

PS: per chi fosse interessato, domani alle 16 parlerò di anglicismi su Radio 3, nella trasmissione Fahrenheit.

Annunci

4 pensieri su “L’itanglese ci avvolge: qualche esempio concreto

  1. Da traduttrice e revisora (volontaria) dei sottotitoli dei TED dall’inglese all’italiano e al sardo, mi scontro spesso con l’effettiva maggiore sinteticità dell’inglese rispetto alle mie lingue native. Il limite quasi fisico della dimensione dei sottotitoli mi obbliga a una gran fatica per dire quasi la stessa cosa, come diceva Eco. Eppure non cedo mai alla tentazione di lasciare una parola in inglese se esiste un corrispondente in italiano o in sardo, nemmeno quando davanti ai problemi di spazio mi farebbe molto comodo. Il mio sforzo massimo è rendere naturale e spontanea la lingua tradotta, evitando calchi e forzature che – quando le sento ad esempio nei doppiaggi – mi danno molto fastidio. Non è facile e le sviste sono dietro l’angolo, ma ce la metto tutta!

    Mi piace

    • Indubbiamente l’iglese è molto più sintetico, ne parlavo con un giornalista che aveva lo stesso problema di risparmio di lettere nei titoli, però non è questa la vera ragione del sucessso degli anglicismi, che spesso sono preferiti anche quando il risparmio non c’è, e spesso sono decurtati all’italiana (in inglese si usano espressioni più lunghe). Il problema delle “forzature” è molto interessante, a volte le alternative italiane ci sono ma di fatto sono obsolete e non utilizzate. Ho quasi terminato la lettera C del dizionario delle alternative e certe volte c’è veramente da impazzire per trovarle, altre volte semplicemente non ci sono, o comunque non sono in uso. Ieri per esempio in una lezione di scrittura parlavo del flashback, che in italiano sarebbe analessi, una categoria ben più antica del termine che arriva dal cinema, ma l’anglicismo arriva a tutti, l’analessi invece rimane un termine da addetti ai lavori che non risulta comprensibile.

      Liked by 1 persona

      • “Analessi” e “prolessi” mi fanno tornare ai miei anni da universitaria sui testi di teoria del romanzo! E, infatti, fuori dai miei studi, non credo mi sia mai capitato di incontrarli. Eppure sono termini molto belli, peccato.
        Mi rendo conto della tua difficoltà nel cercare corrispondenti italiani all’inglese imperante, a volte non è nemmeno questione di pigrizia (come invece, sospetto, nel caso di molti – troppi – operatori dei mezzi di comunicazione), è proprio che il termine italiano risulterebbe meno comprensibile di quello inglese. E allora lì mi arrendo…

        Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...