Gli anglicismi e le alternative: un tema caldo

la_verita_zoppetti

In questi giorni il tema degli anglicismi è “caldo”. La nuova edizione del Devoto Oli 2018, da poco annunciata, dedica al fenomeno una nuova attenzione e introduce una parte con gli anglicismi di cui si potrebbe fare a meno e le loro sostituzioni.

Anche i mezzi di informazione sembrano molto interessati all’argomento: dopo il pezzo su MicroMega, nell’ultima settimana mi hanno intervistato sul Corriere Scuola e La Verità; ieri ho partecipato a una trasmissione su Radio Lombardia (Mattina Lombardia, di Monica Stefinlongo) e oggi mi citano anche sul Secolo XIX.

A proposito del senso di fastidio della gente davanti all’uso eccessivo e inutile dell’inglese di cui accennavo l’altro giorno, è importante che le alternative italiane circolino, perché se gli apparati mediatici e istituzionali utilizzano solo gli anglicismi, è plausibile che la gente sarà portata e ripeterli fino a perdere la capacità di dirli in italiano. L’iniziativa del Devoto Oli è perciò un segnale importante.

Su quesitaliano urgenteto aspetto voglio segnalare un libro meraviglioso che rappresenta una guida formidabile per chi vorrebbe ricorrere alle parole italiane ma non sa in che modo farlo. Si intitola Italiano Urgente (Reverdito, Trento 2016) ed è scritto da Gabriele Valle, italo-peruviano, che ha raccolto 500 anglicismi con le possibili traduzioni nella nostra lingua proposte sul modello dello spagnolo.

Nei Paesi ispanici la Fundación del Español Urgente costituisce attraverso il suo sito un servizio di consulenza linguistica che è diventato un punto di riferimento per i giornalisti che si rivolgono proprio a queste risorse per trovare le traduzioni agli anglicismi. Inoltre, la Real Academia Española è affiancata da una ventina di altre accademie dislocate in tutti i Paesi di lingua ispanica che si prodigano per trovare e diffondere gli equivalenti ai termini stranieri. Il Dizionario panispanico dei dubbi (Diccionario panhispánico de dudas, 2005) rappresenta una guida che mantiene l’omogeneità della lingua in tutti i Paesi che parlano lo spagnolo. Gabriele Valle parte e attinge proprio da queste esperienze, già al centro di un’altra sua preziosa pubblicazione (che ho “saccheggiato” e citato nel mio libro):  “L’esempio della sorella minore. Sulla questione degli anglicismi: l’italiano e lo spagnolo a confronto”, in Studium. Saperi e pratiche della speranza tra teologia e filosofia, a cura di Vincenzo Rosito, Anno 109, settembre/ottobre 2013, n. 5, p. 742-767.

L’Italiano urgente rappresenta il prolungamento di questo primo saggio. La prefazione è firmata da Tullio De Mauro, e la voluminosa raccolta delle alternative è ragionata, non è una semplice lista di corrispondenti. Si tratta di un vero e proprio dizionario dei sinonimi che contiene spesso proposte nuove e interessanti. Le voci includono ricostruzioni storiche, etimologiche e consigli erogati con grande documentazione e attenzione. Uno dei rari casi in cui un dizionario non è soltanto uno strumento di consultazione, ma diventa una piacevole lettura anche da sfogliare pagina per pagina.

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4 pensieri su “Gli anglicismi e le alternative: un tema caldo

  1. Splendida iniziativa! Ricordo che negli anni Novanta qualcuno mi segnalò qualcosa di simile, e mi è rimasta impressa la traduzione di “trend” con “andazzo”, che trovo geniale. “Trend negativo” = brutto andazzo 😀
    Comunque sembra incredibile che si debba pubblicare un dizionario che ricordi la lingua ai madre-lingua…

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  2. Di dizionari così ne sono stati fatti tanti in passato. Il più noto e famigerato era “Barbaro dominio” di Paolo Monelli, di epoca fascista, che condannava i forestierismi da quel punto di vista (prendendosela con i francesismi soprattutto perché all’epoca erano molto più fitti dei non molti anglicismi). Arrigo Castellani proponeva parole nuove come guardabimbi per baby sitter e fubbia per smog… in tempi recenti anche Giovanardi aveva scritto un libro con le sostituzioni. La cosa bella di questo di Valle è che si basa sull’esperienza delle accademie spagnole, che sulla questione riflettono e dispensano consigi seguiti dai giornali, da molto tempo.

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  3. L’italiano urgente…. ottimo suggerimento così si potrà evitare di dire mobbing o coming out e feedback e quant’altro. Non credo che ci libereremo mai dalla parola computer o pc e di tutto il lessico relativo all’informatica. Se non sbaglio i Francesi lo chiamano pomposamente eleborateur de dates o calculateur.

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  4. Grazie Silvia, se ti interessa un giochino meraviglioso ti lascio un link con le occorrenze delle parole “computer” in italiano, francese e spagnolo, e delle sue alternative (calcolatore, ordinateur in francese e computador/computadora/ordinator in spagnolo). Come si vede da noi computer ha spazzato via alla fine degli anni ’70 l’equivalente italiano, in Francia ordinateur ha un frequenza altissima e computer non è usato, e in Spagna anche, con la differenza che esistono ben 3 alternative, tutte e tre di frequenza altissima rispetto a computer, che non è affatto un internazionalismo, come si dice da noi, ce viene spacciato per “necessario”. Nel grafico puoi confrontare le frequenze nei corpus delle diverse lingue:

    https://books.google.com/ngrams/graph?content=computer%3Aita_2012%2Ccomputer%3Aspa_2012%2Cordenador%3Aspa_2012%2Ccomputer%3Afre_2012%2Cordinateur%3Afre_2012%2Ccomputador%3Aspa_2012%2Ccomputadora%3Aspa_2012&year_start=1950&year_end=2000&corpus=15&smoothing=3&share=&direct_url=t1%3B%2Ccomputer%3Aita_2012%3B%2Cc0%3B.t1%3B%2Ccomputer%3Aspa_2012%3B%2Cc0%3B.t1%3B%2Cordenador%3Aspa_2012%3B%2Cc0%3B.t1%3B%2Ccomputer%3Afre_2012%3B%2Cc0%3B.t1%3B%2Cordinateur%3Afre_2012%3B%2Cc0%3B.t1%3B%2Ccomputador%3Aspa_2012%3B%2Cc0%3B.t1%3B%2Ccomputadora%3Aspa_2012%3B%2Cc0

    Un saluto!

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