Il caso “shopper” e i buchi dei dizionari

Ero lì che ciondolavo con uno dei mie giochini preferiti, Ngram (ognuno si diverte come può), e mi son trovato davanti all’impennata del termine shopper, che dal 2000 ha praticamente quadruplicato la sua frequenza e sale inesorabilmente.

shopper_Ngram
La frequenza di “shopper” nel corpus dei libri italiani, periodo di riferimento: 1960-2008.

Mi è venuto in mente Arrigo Castellani, che nel suo “Morbus anglicus” del 1987 scriveva:

“Tutti oggi dicono sacchetti (del supermercato); ma negli scontrini c’è scritto shoppers, e i produttori vogliono che s’usi quella parola, che gli pare più prestigiosa.”

[Arrigo Castellani (1987), “Morbus anglicus”, p. 152, in Studi linguistici italiani, n. 13, Salerno Editrice, Roma, pp. 137-153.]

Quindi adesso si dice così? Ho pensato. Possibile che quando vado al supermercato sento dire sacchetto, busta, persino sportina, ma non mi è mai capitato di sentire chiedere uno shopper? Devo essere sempre più antico, ho concluso. E allora sono andato a controllare sui dizionari se questa parola avesse assunto altri significati. Ma niente:

per il Devoto Oli 2017 è solo un “sacchetto di carta o plastica con manici, distribuito ai clienti di negozi o grandi magazzini per il trasporto di oggetti acquistati al minuto”; per lo Zingarelli 2017 anche: “sacchetto con manici, di plastica o di carta, fornito ai clienti da negozi o grandi magazzini per il trasporto della merce acquistata”; come per il Nuovo De Mauro (“sacchetto di carta o di plastica per la spesa , in cui di solito sono impressi marchi , messaggi pubblicitari e sim.”), per il Gabrielli (“sacchetto di plastica o di carta dotato di manici, usato per trasportare la merce acquistata”) e per il vocabolario Treccani (“capiente sacchetto di plastica o di carta resistente [detto anche shopping bag «borsa per gli acquisti»], fornito di manici e spesso con scritte pubblicitarie, che i negozî e i grandi magazzini forniscono ai clienti per il trasporto della merce acquistata”). Shopper non è invece presente tra gli innumerevoli neologismi Treccani, come non è presente sul Sabatini Coletti disponibile in rete.

Qualche giorno dopo, facendo la spesa chiedo alla cassiera uno “shopper” e mi guarda storto. Poi parlo con un’amica che redige un noto sito di moda (ma che si inalbera quando dico così invece di fashion blogger) e mi spiega che più che i volgari sacchetti della spesa gli shopper sono sacchetti lussuosi e prestigiosi, o firmati (per dirlo con parole mie traducendo dall’itanglese la sua riposta), come si evince facilmente anche da uno sguardo alle immagini di Google.

shopper
Le prime immagini mostrate dalla ricerca su Google.

Infine cerco in rete, e mi rendo conto che da più di quindici anni la parola ha acquistato un nuovo significato, e viene usata come sinonimo di “acquirente”, come in inglese (l’etimo dello Zingarelli 2017: “vc. ingl., dove ha, però, il sign. di ‘acquirente, chi va a comperare [to shop]”). E infatti si trovano trattati sullo “shopper marketing” che investe sul punto vendita per trasformare i passanti in acquirenti, oppure si parla di “personal shopper”, cioè consulenti per gli acquisti, che hanno dato vita persino al titolo di un film (Olivier Assayas, 2016), e non c’è quasi nessuno, in rete, che usi shopper nel significato di sacchetto, a parte le aziende che li producono e li pubblicizzano a questo modo.

In effetti, sul Devoto Oli 2017 sono state inserite anche le voci “serial shopper” (“frequentatore instancabile di negozi alla moda” rifatto scherzosamente sul modello di serial killer) e “personal shopper” (“consulente personale per gli acquisti”, composto di personal [= personale] e shopper [= acquirente]). In altre parole si sono aggiunte alcune nuove locuzioni dove è presente il nuovo significato, ma nessun dizionario, sino a oggi, si è preso la briga di andare a ritoccare la voce madre.

La gente non si basa sui dizionari nel parlare, se ne frega e parla come vuole, o forse sarebbe meglio dire: ripete quello che sente in giro e si adegua. Dunque non resta che prenderne atto e, visto che è l’uso che fa la lingua, lancio il mio appello a tutti i dizionari italiani: aggiornate il vostro lemma che è fermo agli anni Ottanta!

PS
Per la cronaca, il Devoto Oli 2017 riporta le seguenti parole con la radice shop:

coffe shop, duty-free shop, e-shopping, free shop, gift shop, personal shopper, serial shopper, sex shop, shopaholic, shopper, shopping, shopping center, shoppingmania, windows shopping, workshop.

Ma sono ancora poche, in rete ne circolano ben di più.

Annunci

2 pensieri su “Il caso “shopper” e i buchi dei dizionari

    • Sui plurali come “films” o “bars” ci scherzava già Renzo Arbore alla fine degli anni Settanta. La regola di non volgere al pluarle gli anglicismi, e in generale i forestierismi, è ormai consolidata, a meno che non entrino già al plurale come per esempio jeans, o che non si riportino così come sono parole che non sono ancora entrate nella nostra lingua (e si spera che non entrino mai). Uno “shoppers” mi mancava… grazie 🙂

      Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...