2017: più di metà delle parole dell’anno sono in inglese

Qualche giorno fa la Repubblica ha lanciato il sondaggio aperto ai lettori per individuare la parola dell’anno 2017, cioè quella che dovrebbe risultare maggiormente impressa nell’immaginario collettivo degli italiani. Si tratta di un giochetto che ammicca per esempio alla tradizione dell’Oxford Dictionary che quest’anno ha eletto come parola dell’anno youthquake, il terremoto dei giovani, e cioè il ritorno alla loro spinta propulsiva nella politica e nel mobilitarsi.

La cosa interessante del sondaggio di Repubblica è che si può votare tra una rosa di 15 parole già selezionate dal giornale come le più gettonate, e che tra queste 7 sono inglesi (tra cui fake news, come prevedibile) e 6 italiane (una è in latino, ius solis, e un’altra araba, intifada). Mi pare inquietante, ma allo stesso tempo significativo, che più di metà delle potenziali parole dell’anno siano in inglese. Questo la dice lunga sulla pervasività degli anglicismi e sulla loro frequenza, ma anche su dove sta andando la lingua italiana: anno dopo anno scivola inesorabilmente verso l’itanglese.

Possibile che più della metà delle parole più importanti del 2017 siano inglesi?

Certo, e i dati che si ricavano dai neologismi del nuovo Millennio registrati dai dizionari vanno nella stessa direzione: la metà sono anglicsmi. Nel Devoto Oli 2017 sono registrate 1.049 parole datate negli anni Duemila, e 509 sono inglesi, cioè quasi la metà. Se a queste si aggiungono gli anglicismi parzialmente adattati come whatsappare, googlare, spoilerare… la metà si supera decisamente. L’analisi dello Zingarelli 2017 restituisce dati leggermente più bassi ma simili: 178 parole inglesi su 412 parole datate XXI secolo, cui bisogna aggiungere i verbi  semiadattati.

Questo è lo specchio dell’italiano del Duemila, c’è poco da fare e poco da contestare.

Tornando alla Repubblica e alla parola dell’anno, ecco la rosa delle 15 parole più significative da votare:

■ biotestamento
curvy (perché non dire maggiorata, prosperosa, giunonica, tutta curve, curvilinea…?)
■ fake news (perché non dire bufale, false notizie, falsi…?)
■ femminicidio
■ hater (perché non dire odiatori, insultatori, provocatori, seminatori di zizzania, avvelenati…?)
■ impresentabile
■ influencer (perché non dire influenti, importanti, autorevoli, trascinatori…?)
■ intifada
■ ius soli

■ omofobia
■ paradise paper (perché non dire lista degli evasori e paradisi fiscali…?)
■ sexgate (perché non dire scandali sessuali…?)
■ spelacchio
■ vaccino
■ voucher (perché non dire tagliando, buono, cedola, ricevuta…?)

 

Comunque la pensiate… Auguri e buon Natale a tutti.

Aderisci alla compagna:

Io gli auguri li faccio in italiano!

(perché dire Merry Christmas, Happy christmas, Merry Xmas and happy new year e tutte queste analoghe formule aliene e insensate?)

Anglicismi con la E

Aggiornamento 15 settembre 2018: questa voce è stata ampliata e corretta e si può consultare su AAA.italofonia.info, nel dizionario delle Alternative Agli Anglicismi.

AAA300x100street_food

 

Ecco l’elenco di 75 parole inglesi usate in italiano che cominciano con la lettera E. Come al solito, ogni anglicismo (anglismo o parola inglese che dir si voglia) viene innanzitutto spiegato, e poi affiancato dalle alternative italiane, dalle traduzioni e dai sinonimi.

Come sempre è un elenco in bozza e in divenire, aperto ai contributi e alle correzioni della rete… ogni commento e segnalazione sono graditi.

Parole inglesi con la E: alternative italiane, spiegazioni, traduzioni e sinonimi

 

♦ e- (abbr. di electronic) è un prefisso che si unisce ai sostantivi con il significato di elettronico (e-commerce, e-reader…) o digitale e anche virtuale (in alcuni casi sostituibile con –tele, per esempio e-job = telelavoro);in inglese si pronuncia i, anche se le pronunce adattate all’italiana come nel caso e-mail sarebbero del tutto legittime, benché i dizionari le riportino solo all’americana.

♦ early warning  in italiano è un primo avvertimento, un’ammonizione preventiva o un preavviso; l’espressione nasce nell’ambito dell’Unione Europea che rivolge questa primatirata d’orecchie” ai governi quando i bilanci sforano i tetti previsti dal trattato di Maastricht.

♦ easy in italiano è facile, e circola nel parlato in espressioni come è più easy, cioè è più facile. Ha assunto anche il significato di poco impegnativo, piacevole o confortevole in locuzioni come ambiente, moda o musica easy; ♦ easy listening indica invece la musica leggera, poco impegnativa, orecchiabile, di intrattenimento.

♦ e-banking (come home banking) in italiano è una banca elettronica o digitale, e indica anche il servizio bancario digitale, elettronico, da casa o in mobilità (mobile).

♦ e-bill in italiano è più chiaramente una fattura digitale o elettronica.

♦ e-bomb in italiano si chiama bomba E, cioè un ordigno elettromagnetico in grado di oscurare le reti elettriche e informatiche.

♦ e-book (e anche ebook) in italiano è un libro (ma anche un testo) elettronico o digitale, fruibile attraverso un ♦ ebook reader, perlopiù  decurtato in reader, cioè un lettore (di libri elettronici o digitali), un dispositivo portatile per la lettura, o anche un programma di lettura dei formati con cui i libri digitali sono codificati.

♦ e-business in italiano si può dire benissimo commercio elettronico e indica le attività di compravendita attraverso internet o il web, quindi le attività imprenditoriali (o l’imprenditoria) in rete.

♦ e-card in italiano corrisponde a una cartolina elettronica, digitale o virtuale.

♦ e-cigarette (abbr. anche in e-cig) in italiano si dice più chiaramente sigaretta elettronica.

♦ ecodesign in italiano si può esprimere più chiaramente con ecoprogettazione e consiste nel design (->) rispettoso dell’ambiente, a basso impatto ambientale, ecologico.

♦ eco friendly (lett. eco + friendly = amichevole) in italiano si può esprimere più chiaramente con ecologico, rispettoso dell’ambiente, favorevole (o attento) all’ambiente, verde.

♦ e-commerce in italiano si può dire più chiaramente commercio elettronico, in rete, via internet.

♦ e-conference in italiano si può dire più chiaramente videoconferenza, oppure convegno, dibattito, seminario via internet, in rete.

♦ economy 1) corrisponde in italiano al sistema economico, l’economia, e circola in espressioni come new economy, il sistema produttivo (o economico) basato sulla rete, i beni e i servizi digitali o virtuali, quindi il modello economico della rete, definito anche net economy e contrapposto alla old economy, l’economia tradizionale basata sulla produzione dei beni materiali. 2) Come decurtamento di economy class in italiano economy si può dire più chiaramente classe economica o turistica, che corrisponde alla vecchia terza classe di treni, navi o aerei.

♦ e-content in italiano si può dire più chiaramente contenuto digitale o elettronico.

♦ ecstasy (lett. estasi che però non è una traduzione in uso) è una droga anfetaminica, sintetica o chimica dagli effetti allucinogeni, e per estensione anche un allucinogeno.

♦ edging (da edge = confine, bordo)è una pratica erotica che consiste nel ritardare l’orgasmo per accrescerne l’intensità, e in italiano si può rendere con ritardo o prolungamento dell’orgasmo, controllo dell’orgasmo (o del piacere).

♦ editing in italiano è più chiaramente la revisione (redazionale), la redazione (genericamente la lavorazione), la cura; riferito soprattutto a un libro o a un testo, corrisponde all’editare e include anche la correzione bozze, il controllo di coerenza, la preparazione o stesura di indici e note, o la riscrittura delle parti meno felici; riferito a un filmato questa lavorazione include anche il montaggio, i tagli e le dissolvenze; nel caso di un programma informatico include anche la correzione dei bachi, il collaudo e la correzione del funzionamento.

♦ editor in italiano è più chiaramente il revisore, il curatore, il redattore che segue un testo da pubblicare, e nelle case editrici è anche chi seleziona o sceglie un testo che verrà pubblicato, quindi il responsabile editoriale, il redattore capo (o caporedattore), e in certi casi il direttore editoriale o di collana, che valuta e inserisce una proposta nel catalogo, oltre a seguirla dal punto di vista redazionale nei processi che portano alla sua pubblicazione. In informatica un editor è invece un programma di scrittura o di lavorazione, di  modifica di testi, immagini, suoni o filmati.

♦ educational in italiano è più chiaramente un educativo, un sussidio didattico, per es. un video o un programma che spiega e istruisce, quindi istruttivo.

♦ edutainment (contrazione di education = istruzione + entertainment = intrattenimento) in italiano è un genere editoriale che istruisce divertendo, dunque un approccio ludico all’apprendimento, una formazione spettacolo o spettacolarizzata,  e per estensione i contenuti di questo genere di insegnamenti divertenti, l’intrattenimento divulgativo o formativo.

♦ e-government in italiano è più chiaramente l’amministrazione digitale o attraverso la rete, dunque l’informatizzazione amministrativa.

♦ eHealt (lett. salute elettronica) in italiano è più chiaramente l’informatizzazione della sanità.

♦ e-ink è il nome commerciale dell’inchiostro elettronico, che simula l’effetto dell’inchiostro per esempio negli schermi magnetici.

e-job in italiano è più chiaramente il telelavoro o lavoro a distanza, reso possibile dalla rete.

♦ e-learning in italiano è più chiaramente l’apprendimento o la formazione telematica, attraverso la rete e i programmi multimediali, e dunque un programma di formazione o un corso in rete.

♦ election day in italiano si usa spesso per parlare di accorpamenti delle elezioni in una stessa data per motivi pratici o di risparmio, per es. politiche e amministrative, e si può rendere letteralmente con la giornata (o il giorno) delle elezioni.

♦ email (o e-mail) in italiano si può dire benissimo posta elettronica e indica anche un messaggio (missiva, lettera virtuale…) di posta elettronica (sottintende la decurtazione di message email), e anche il suo contenuto, oppure a volte indica anche l’indirizzo di posta elettronica (es. dammi la tua email = il tuo indirizzo).

♦ embed (lett. includere) circola per esempio nell’espressione codice embed, cioè un codice html che consente di incorporare all’interno di una pagina in rete un video che è collocato esternamente, quindi si può rendere in italiano con codice di incorporazione, di visualizzazione, di inserimento, di inglobamento, di inclusione.

♦ embedded (journalist) in italiano è un (giornalista) inviato di guerra al seguito di un esercito, quindi un aggregato alle truppe, un osservatore nelle file dei soldati (lett. inglobato, cioè protetto dall’esercito e dunque non completamente indipendente e senza una totale libertà di movimento).

♦ emoticon (da emotion = emozione + icon = icona) in italiano sono semplicemente le faccine o emoticone, come riportato dal Devoto Oli, che si compongono con i caratteri della tastiera, ed entrando nello specifico possono essere orizzontali (di derivazione giapponese, es. ^__^) o verticali – per es. :-). Le faccine che invece sono realizzate non con i caratteri ma come immagini, e dunque sono veri e propri pittogrammi, si chiamano emoji (al maschile secondo Devoto Oli e Zingarelli, e anche al femminile secondo la Treccani), un termine che ha un etimo che deriva dal giapponese (e = immagine e moji = lettera) anche se ci è arrivato attraverso applicazioni e programmi americani.

♦ empowerment  in italiano è la conquista (il raggiungimento o l’acquisizione) del proprio potenziale o del potere, sia a livello individuale (quindi l’autodeterminazione, la crescita) sia a livello sociale, per esempio nella politica o nel lavoro; quindi può esprimersi con il potenziamento, il processo di crescita, l’emancipazione o riqualificazione (l’empowerment delle donne nella politica, o nel mondo del lavoro), la scalata sociale, l’emergere.

♦ endorsement in italiano si può perfettamente esprimere con sostegno, appoggio o anche aiuto, riferito, soprattutto in ambito politico, ai personaggi famosi che si schierano in favore di un candidato o di un movimento. Dunque si può anche dire lo schierarsi con (a favore di), il promuovere (attraverso la propria immagine), l’aderire pubblicamente (o l’adesione pubblica), l’avallare (quindi l’avallo, l’adesione, la promozione, lo schieramento…). In ambito economico-amministrativo corrisponde invece all’italiano girata o trasferimento, mentre riferito alle compagnie di volo indica la sostituzione di un biglietto di una compagnia con quello di un’altra (lett. girata), quindi un cambio biglietto, una sostituzione, un passaggio di compagnia.

♦ endurance (lett. durata, resistenza) in italiano corrisponde a una gara di resistenza o di durata, riferito alle gare automobilistiche, motociclistiche o di motoscafi di lunga distanza (o percorso) o di lunga durata. L’endurance equestre è invece riferito alle competizioni a cavallo campestri.

♦ energy drink in italiano si può dire più chiaramente bevanda (o bibita) energetica, energizzante, tonificante, stimolante, rinforzante, vitaminica, che contiene sostanze vitaminiche come ginseng, guarana, caffeina… quindi anche un integratore.

♦ engineering in italiano si può dire più chiaramente ingegneria, progettazione e anche produzione e verifica di impianti, macchine o processi industriali basati sull’ingegneria, quindi la progettazione tecnica, l’organizzazione della produzione.

♦ enter, nelle tastiere, in italiano si chiama invio o (tasto di) conferma.

♦ entertainer in italiano si può dire più chiaramente intrattenitore o animatore e indica chi negli spettacoli intrattiene il pubblico in modo brillante e divertente, quindi può anche essere un presentatore.

♦ entertainment in italiano si può dire più chiaramente intrattenimento e indica un genere di spettacoli o di prodotti divertenti, di intrattenimento leggero, quindi di svago.

♦ entry level, riferito a prodotti spesso elettronici, in italiano si può dire più chiaramente (modello) di base o economico e indica il modello più semplice, di fascia bassa, senza fronzoli o senza accessori supplementari.

♦ environment (lett. ambiente) in italiano corrisponde a un ambiente (allestimento o spazio espositivo) coinvolgente, interattivo, multimediale, potenziato, tecnologico, per esempio quello di una mostra dove lo spettatore non è passivo, ma vive un’esperienza immersiva, totale (attraverso schermi, effetti sonori, luci…).

♦ e-paper  in italiano si può dire più chiaramente inchiostro elettronico.

♦ e-procurement in italiano si può dire più chiaramente approvvigionamento elettronico e indica le procedure per l’acquisto in rete di beni e servizi, e dunque le tecnologie (protocolli o procedure) di acquisto virtuali, i sistemi di compravendita elettronica, virtuale o in rete.

♦ e-publishing in italiano si può dire più chiaramente editoria in rete.

♦ e-reader è l’abbreviazione di ebook-reader (->), cioè un lettore.

♦ eros center in italiano si può dire più chiaramente centro (locale, struttura) erotico, cioè dove è possibile consumare rapporti sessuali a pagamento, e senza edulcorazioni ed eufemismi anglicizzati corrisponde a una casa di prostituzione, un bordello, un casino o un postribolo.

♦ esc, nelle tastiere, è l’abbreviazione di escape (->), cioè il tasto di uscita.

♦ escalation (lett. scalata) in italiano si può dire perfettamente aumento progressivo, crescita graduale o esponenziale, intensificazione (per es. della droga o di un qualunque fenomeno sociale), e dunque può essere spesso meglio rimpiazzato da il crescendo, l’intensificarsi, l’incremento, l’esplosione o il dilagare di un fenomeno e, in senso negativo anche la spirale (la spirale della droga).

♦ escape, nelle tastiere (abbreviato anche in esc), in italiano è il tasto di uscita, e in generale indica il comando per uscire da un programma, l’uscita dal programma o l’annullare (o annullamento) dell’ultimo comando.

♦ escort (lett. accompagnatore) un tempo indicava chi (uomo o  donna) accompagnava dietro compenso qualcuno in occasioni mondane o in viaggi (escort turistico), ma dagli anni Duemila la parola a un’accezione quasi esclusivamente femminile, accompagnatrice, che è diventata un sinonimo eufemistico di  prostituta di lusso, che oltre al ruolo di accompagnatrice è disponibile anche a prestazioni sessuali.

♦ e-shopping in italiano si può dire più chiaramente acquisti (compere, spesa)  in rete, via internet, e talvolta è anche sinonimo di e-commerce (->), cioè commercio elettronico.

♦ e-signature in italiano si può dire più chiaramente firma elettronica.

♦ establishment in italiano si può dire più chiaramente classe dirigente,  e indica chi detiene il potere politico o economico, e quindi per estensione il potere (costituito), il sistema, le istituzioni, la dirigenza, i vertici, la gerarchia (istituzionalizzata).

♦ e-store in italiano si può dire più chiaramente negozio virtuale, punto vendita in rete.

♦ eurobond in italiano si può dire più chiaramente eurobbligazione.

♦ evergreen (lett. sempreverde) in italiano si può esprimere più chiaramente con intramontabilesempre di moda (o attuale), sempreverde, riferito a persone e a cose, per esempio a brani musicali, e quindi anche un classico.

♦ e-voting in italiano si può dire più chiaramente voto elettronico.

♦ e-work in italiano si può dire più chiaramente telelavoro.

♦ e-worker in italiano si può dire più chiaramente telelavoratore.

♦ executive in italiano si può dire più chiaramente dirigente (o quadro aziendale) di solito di alto livello, e quindi alto funzionario, chi ha poteri operativi, per cui per es. anche l’amministratore delegato. Come aggettivo si riferisce a volte a ciò che riguarda gli uomini di affari, per es. una valigetta executive, cioè aziendale (per es. una ventiquattrore), oppure un jet executive, cioè un aereo privato dirigenziale, di rappresentanza (aziendale); un ♦ executive office è un ufficio amministrativo.

♦ exit poll (lett. voto all’uscita) è un’espressione entrata in uso senza molte alternative, ma si può esprimere in italiano con sinonimie secondarie come sondaggio a caldo, sondaggio (basato) sulle dichiarazioni di voto all’uscita dei seggi.

♦ exit strategy in italiano si può dire più chiaramente piano (o strategia) di uscita, riferito per es. all’uscita da conflitti bellici contenendo i danni (economici, di vite o di immagine).

♦ expertise in italiano si può dire più chiaramente esperienza, competenza, conoscenza specifica (o specializzazione), retroterra culturale, e anche un’abilità, o l’insieme delle capacità; a volte indica una certificazione (di autenticità o di valore, per es. di un’opera d’arte) quindi una perizia.

♦ export in italiano si può dire più chiaramente esportazione; ♦ export-import è il complesso delle attività di esportazione e importazione di un’azienda o di un Paese.

♦ extension (lett. estensione) in italiano si può esprimere con allungamento dei capelli, cioè l’applicazione di ciocche artificiali o naturali fissate ai capelli veri, e anche le ciocche innestate, artificiali, posticce , dunque si può dire anche estensione, innesto (delle ciocche).

♦ extra-large (abbr. in XL) in italiano è una taglia molto larga o grande degli indumenti di serie secondo la classificazione americana, cioè una taglia forte.

♦ extra-small (abbr. in XS) in italiano è una taglia molto piccola degli indumenti di serie secondo la classificazione americana.

♦ extra-time, nel linguaggio sportivo, in italiano si dice più chiaramente recupero o tempo di recupero.

♦ eyeliner in italiano indica il trucco (per il contorno) occhi, che è liquido si applica con un pennellino, al contrario della matita per gli occhi, che comunque genericamente può essere un sinonimo insieme a trucco occhi che è un’etichetta usata anche nelle profumerie per esporre questo tipo di prodotti.

♦ e-zine in italiano si dice più semplicemente rivista elettronica o digitale, telematica, in rete.

Fake news è l’anglicismo dell’anno?

 

Ogni anno, nei dizionari, vengono registrati numerosi nuovi anglicismi, ma non è facile stabilire esattamente quanti siano, perché le cose variano a seconda dei vocabolari e dei criteri lessicografici che vengono impiegati.

Ogni anno entrano nella nostra lingua dai 30 ai 74 anglicismi

Da un confronto tra gli anglicismi registrati nel Devoto Oli 1990 e quello del 2017, per esempio, si è passati da circa 1.600 a 3.500, il che porta a una media di 74 all’anno (se guardiamo ai dati grezzi). Dal confronto tra lo Zingarelli 1995 e 2017, invece, da circa 1.800 si passa a 2.750, e quindi la media è di 43 all’anno. L’analisi del Gabrielli 2011 e quello del 2015, vede invece un aumento da 2.428 a 2.547, e quindi una media di 30 all’anno (come ho provato a ricostruire nel grafico).

grafico entrata anglicismi

Queste differenze dipendono anche dai criteri lessicografici impiegati: è possibile fare di ogni anglicismo una voce (o meglio un lemma), come tende a fare il Devoto Oli  che per esempio registra computer art o computer music come voci a sé, oppure registrare queste due espressioni all’interno della voce computer, come fa lo Zingarelli, con il risultato che le locuzioni non sono considerate lemmi a sé stanti e i numeri cambiano.

Un altro modo per indagare sulla questione è quello di lanciare delle ricerche incrociate sugli archivi digitali utilizzando le datazioni, per esempio richiedendo tutti gli anglicismi del nuovo Millennio.

Se cerchiamo gli anglicismi del nuovo Millennio del Devoto Oli vediamo perciò che sono “solo” 509 (una media di 29 l’anno), mentre per lo Zingarelli sono 178 (circa 10 l’anno). Ma le ricerche per datazione non restituiscono dati attendibili: questo criterio di indagine presenta molte lacune, perché le datazioni indicate dai dizionari non corrispondono all’anno in cui il dizionario ha registrato la parola, bensì a quando la parola è comparsa nelle fonti scritte, il che è ben diverso. Per capirci: nel Devoto Oli 2017 le parole account e accountability sono datate rispettivamente 1984 e 1988, ma controllando sull’edizione del 1995 si vede che nessuna delle due era stata ancora registrata. Ciò è avvenuto successivamente. Il motivo è che, per entrare nel dizionario, una parola deve non solo circolare, ma anche stabilizzarsi; non deve essere un occasionalismo passeggero, ma deve avere una diffusione tale da farla ritenere destinata a durare. Per questo motivo alcune parole possono circolare anche per un decennio prima di essere annoverate. E così cd-rom, datato 1988, è stato registrato solo nel 2005, esattamente come blog, datato 2000. Dunque, questo criterio di ricerca fornisce numeri molto più bassi di quelli reali: account, accountability, cd-rom… di fatto sono stati inclusi nel nuovo Millennio, eppure dalle datazioni sembrerebbero essere lemmi del secolo scorso, quando erano in realtà poco più di occasionalismi non ancora stabilizzati.

Fatte queste precisazioni, e al di là delle datazioni indicate, in un dizionario entra una quantità annuale di anglicismi compresa tra 74 (media del Devoto Oli 1990-2017) e 30 del Gabrielli (media calcolata su soli 4 anni), e dunque da 6 a 2,5 al mese. Ma fuori dai dizionari la nuvola delle parole inglese che ci avvolge è più vasta.

Qual è l’anglicismo dell’anno?

Mi chiedevo quale tra gli anglicismi non registrati dai dizionari si sia imposto nel 2017 con maggiore frequenza e pervasività.

Tra i più diffusi e coriacei c’è sicuramente black friday, apparso timidamente da qualche anno, emerso l’anno scorso, ma quest’anno esploso oltre ogni misura sulle vetrine dei negozi, al punto che è ormai impossibile che non venga registrato dai dizionari futuri. Eppure, a pelle, l’anglicismo più pervasivo è un altro: fake news.

L’analisi degli archivi del Corriere della Sera è impressionante: dalle 13 occorrenze del 2016 si è passati a 410 del 2017 (a oggi, ma l’anno non è ancora finito), mentre le ricerche nelle pagine in italiano su Google presentano 68.600 pagine datate 2017 contro 85.100 nell’intervallo tra il 2000 e il 2016 (da spalmare su 16 anni!).

FakeNews

Se sul Corriere cerchiamo invece una delle possibili alternative italiane, per esempio bufale (pur tenendo conto dell’approssimazione dovuta alla sinonimia del termine che in qualche caso potrebbe indicare anche gli animali, invece delle false notizie), si vede che nel 2017 il termine ricorre 178 volte, mentre nel 2016 ricorreva 98 volte. In sintesi: fino all’anno scorso si usavano termini italiani, ma improvvisamente da quest’anno si è cominciato a dirlo in inglese, proprio mentre il tema delle bufale aumentava di rilevanza, soprattutto nei titoli dei giornali.

Questo fenomeno della “stereotipia” del linguaggio mediatico, che usa preferibilmente le stesse espressioni, invece di usare i sinonimi (il concetto di “stereotipia” nei media è stato enunciato da Maurizio Dardano, ne: Il linguaggio dei giornali italiani, Laterza, Bari-Roma, 1986, p. 236) non è dovuto certo alla mancanza di alternative (bufale, falsi, false notizie…) e nemmeno al solito “alibi” per cui l’inglese sarebbe preferito per la sua sinteticità (bufale è più corto di fake news, e in teoria dovrebbe essere più funzionale nei titoli dei giornali, che però preferiscono l’inglese).

I motivi sono altri, per prima cosa la preferenza nasce dal fatto che i giornali partono tutti dalle stesse fonti, per lo più americane, che tendono a ripetere senza porsi il problema di tradurle (per pigrizia o fretta), ma soprattutto perché l’inglese è una moda e suona più evocativo e funzionale alla diffusione delle novità. E se questa moda insensata non cambierà, continueremo a importare anglicismi in modo sempre più massiccio mentre l’italiano si trasformerà progressivamente sempre più in itanglese.

Se qualcuno ha da segnalare altri anglicismi più eclatanti di fake news, esplosi nel 2017, è il benvenuto: il titolo dell’anglicismo dell’anno è aperto!

 

PS
Le bufale o le notizie false non sono affatto qualcosa di nuovo: una delle più antiche si potrebbe individuare nella battaglia di Qadesh, nel 1200 a.C., che Ramses II presentò come la sua grande vittoria contro gli Ittiti attraverso un’epica pomposa e autocelebrativa rappresentata sui piloni dei maggiori templi egizi, anche se in realtà l’esito della battaglia fu un pareggio, e gli Egizi non ottennero affatto il loro scopo: il controllo della zona rimase ittita.

Anglicismi con la D (136 alternative)

Aggiornamento 15 settembre 2018: questa voce è stata ampliata e corretta e si può consultare su AAA.italofonia.info, nel dizionario delle Alternative Agli Anglicismi.

AAA300x100street_food

 

Il dizionario delle alternative italiane agli anglicismi continua con la lettera D (136 voci). Come al solito è una bozza in divenire e conto sulle segnalazioni dei lettori per individuare refusi, miglioramenti e lacune.

 

♦ daisy cutter è una bomba al fosforo che esplode a un metro da terra facendo terra bruciata, e in italiano si esprime più propriamente attraverso il calco: (bomba) taglia-margherite.

♦ dalton  (da John Dalton, 1766-1844) in chimica è l’unità di misura delle masse atomiche.

♦ damping in fisica è la diminuzione di ampiezza di una oscillazione, quindi in italiano si può esprimere perfettamente con smorzamento o attenuazione.

♦ dance non è una voce a sé nei dizionari, ma ricorre in varie locuzioni con il significato di ballo o danza, come la break dance, o la lap dance, cioè il ballo (erotico) attorno a un palo. La social dance in italiano si esprime più chiaramente con ballo di gruppo; e la  tap dance è il tip tap.

♦ dance floor in italiano è più precisamente la pista da ballo.

♦ dance music in italiano è più chiaramente la musica da ballo, da discoteca, ritmata.

♦ dancing in italiano si dice più chiaramente discoteca o sala da ballo, l’anglicismo è ormai utilizzato solo per i locali da ballo di liscio o di musica da ballo tradizionale, più che moderna, e il corrispondente italiano in questo caso è balera.

♦ dandy in italiano indica un damerino, un personaggio alla moda, un modaiolo, chi veste elegante, ha gusti raffinati, ed è quindi un elegantone, o anche un esteta.

♦ dark (lett. scuro, e anche nero) evoca una moda giovanile e anche musicale caratterizzata da abbigliamento nero o dai colori scuri, trucco scuro e pesante, atteggiamento mistico-religioso e con una vena di pessimismo, legato ai simboli della morte (teschi, scheletri…). Per estensione si può definire in italiano con aggettivi e locuzioni come di stile tenebroso, decadente, pessimista e anche mistico.

♦ dark lady indica come il francesismo femme fatale, una donna fatale, spregiudicata, seduttrice, dal fascino irresistibile (al punto di morirne).

♦ dark room indica le stanze in cui, in certi locali, è possibile consumare incontri sessuali al buio, perché poco illuminate e perché gli incontri sono spesso tra sconosciuti. La traduzione letterale camera oscura indica lo stanzino buio per lo sviluppo delle fotografie, il nuovo significato potrebbe essere reso con lo stesso calco ma non è in uso; tre le sinonimie e le locuzioni equivalenti si può pensare a stanza a luci rosse, al buio, per gli incontri, il sesso, appartata

♦ darts (lett. dardi) in italiano è più chiaramente il gioco delle freccette.

♦ data in italiano corrisponde ai dati o all’insieme dei dati che si possono elaborare con vari sistemi informatici. Il termine circola in molte locuzioni come ♦ data entry, che in italiano si esprime più precisamente con inserimento dati; ♦ data mining (lett. estrazione dei dati) indica l’elaborazione dei dati di grandi archivi che produce nuove conoscenze, e quindi si può rendere per esempio con elaborazione delle informazioni o estrazione (euristica ) dei dati; ♦ data processing è più semplicemente l’elaborazione dati o delle informazioni.

♦ database (che si può pronunciare anche all’italiana, come è scritto) in italiano è più precisamente un archivio (informatico di dati), o una banca dati (anche base dati).

♦ date in italiano è data, e l’anglicismo, anche se non è presente come voce a sé nei dizionari, circola in locuzioni come up-to-date, cioè aggiornato, oppure save to date, letteralmente salva la data, usato nel senso di segnalo sull’agenda, ricorda la data (di un evento o di un appuntamento), quindi non dimenticare, memorizza.

♦ dating (lett. il fissare una data per un appuntamento) in italiano si può rendere con l’incontrarsi, il darsi un appuntamento soprattutto in vista di relazioni sessuali o amorose, o comunque per conoscersi. È legato soprattutto agli incontri tra sconosciuti che si sono relazionati in rete, e quindi il dating online è un appuntamento (talvolta al buio) per via telematica, o attraverso la rete, mentre un sito di dating è un sito di incontri (o per fare nuove conoscenze).

♦ day (giorno) circola in molte locuzioni e talvolta costituisce il secondo elemento di parole composte come il Columbus-day (il giorno di Colombo) e cioè la ricorrenza, la celebrazione o la giornata dell’arrivo di Cristoforo Colombo nel Nuovo Mondo (impropriamente definita dal punto di vista eurocentrico la scoperta dell’America); oppure l’election day e cioè il giorno delle elezioni; o ancora il memorial day la giornata della memoria, e tutta una serie di altre “giornate” come il family day (la giornata della famiglia); l’open day delle scuole, cioè la giornata aperta alle visite, o il giorno di apertura al pubblico…

♦ day after (lett. il giorno dopo) deriva dal film The day after (N. Meyer, 1983) incentrato sulle conseguenze di un’esplosione nucleare, per estensione indica il giorno dopo di un qualunque evento eclatante che comporta conseguenze e cambiamenti: il day after dell’11 settembre, dei mondiali di calcio, di un’elezione politica…

♦ day by day in italiano si può dire più chiaramente giorno per giorno, e si riferisce ad attività quotidiane o giornaliere.

day care in italiano è più precisamente un centro di assistenza diurno (per malati, anziani o per la sorveglianza dei bambini fuori dagli orari scolastici) e per estensione anche l’attività di assistenza diurna.

♦ day hospital in italiano è un ospedale diurno, una clinica o struttura sanitaria per l’ospedalizzazione diurna, e per estensione anche il ricovero temporaneo, diurno o in giornata (e anche veloce) per esempio per gli esami o le terapie in ospedale ma con il pernottamento o degenza a casa propria.

♦ daylight (lett. luce del giorno) in italiano indica un sistema di illuminazione naturale, che riproduce gli effetti della luce del giorno.

♦ day surgery in italiano è una struttura ospedaliera per interventi chirurgici diurni, dunque per interventi ambulatoriali che non prevedono il ricovero. Per estensione è anche l’intervento (chirurgico) ambulatoriale, veloce o in giornata.

♦ day to day in italiano si può dire più chiaramente giornaliero, di ogni giorno, quotidiano.

♦ day trader in italiano indica chi compra e rivende azioni o prodotti finanziari nell’arco della stessa giornata, per fare profitti rapidi, quindi è un operatore di Borsa che opera investimenti giornalieri, a brevissimo termine o nell’arco di poche ore, un investitore che gioca sulle oscillazioni giornaliere.

♦ day trading (lett. compravendita giornaliera) in italiano è la strategia di compravendita di titoli e azioni giornaliera, nell’arco di poche ore, spesso basata sui sistemi di compravendita in rete.

♦ D-day è il giorno fissato per un’operazione militare segreta, riferito spesso allo sbarco in Normandia degli americani nel 1944. In italiano si può rendere per esempio con il giorno X, che non specifica esattamente il quando, dato per scontato, e fuori dal gergo militare indica per estensione un giorno strategico, importante, cruciale.

deadline (lett. linea morta) in italiano si può esprimere più precisamente con scadenza, data o termine ultimo, tassativo, improrogabile, invalicabile.

deal in italiano è più chiaramente un accordo, una vendita e anche un affare (e dealing è anche trattativa) L’anglicismo non è registrato dai dizionari, ma circola sulla stampa con questi significati e anche nei negozi nella locuzione price deal, cioè offerta speciale.

dealer in italiano è semplicemente un intermediario, operatore finanziario o agente di borsa indipendente, che opera per proprio conto proprio; talvolta è usato più genericamente come sinonimo di rivenditore, grossista, commerciante, affarista, venditore.

♦ debug (o anche ♦ debugging) letteralmente è l’individuazione e la correzione dei bachi (come bug, lett. cimice, è stato adattato in italiano) di un programma, quindi la revisione informatica, il testare un programma o un sistema, la fase di controllo e correzione.

♦ decanter è un recipiente di vetro (solitamente a base larga e con collo più stretto e allungato) utilizzata per la decantazione e ossigenazione del vino prima del suo consumo, e in italiano si può perfettamente esprimere con decantatore, oppure in senso lato con caraffa o recipiente (per la decantazione o ossigenazione del vino).

♦ decision maker (lett. fabbricatore di decisioni) in italiano si può esprimere con chi ha il potere di decidere, chi detiene la facoltà di prendere le decisioni e per estensione indica l’uomo che conta (per es. in un’azienda), chi decide, e dunque spesso il capo, il responsabile.

♦ decision making in italiano si può esprimere con il processo decisionale o decisorio.

♦ decoder in italiano si può esprimere più correttamente con decodificatore, riferito ad apparecchi elettronici che decodificano i segnali (per es. criptati o a pagamento) per trasformarli in un altro formato.

♦ deconding in italiano si può esprimere più correttamente con decodifica o decodificazione.

♦ decommissioning in italiano si può dire più chiaramente smantellamento (o procedimento e protocollo di chiusura) di una centrale nucleare, che implica anche la messa in sicurezza delle scorie radioattive.

♦ deejay è la trascrizione della sigla DJ che sta per disc jockey che in italiano è un presentatore (radiofonico o televisivo) di trasmissioni musicali o, nelle discoteche, chi seleziona i brani musicali.

♦ deep web in italiano si può esprimere letteralmente con web profondo, o più correttamente con rete, (internet) sommersa, e cioè quell’insieme di pagine non necessariamente web (ma anche disponibili con altri formati in rete) che non sono rintracciabili dai motori di ricerca, sono appunto sommerse o nascoste,  e contengono spesso materiali illegali (pedofilia, vendita armi e via dicendo).

♦ de-escalation in italiano si può dire più chiaramente diminuzione progressiva (per es. soprattutto delle armi militari, e in questo caso anche smantellamento), graduale attenuazione (decrescita o calo).

♦ default nel linguaggio economico si può dire più chiaramente con espressioni italiane come bancarotta, fallimento, impossibilità di pagare i debiti, stato di insolvenza. In informatica l’espressione ♦ di default (l’opzione proposta da un sistema in assenza di specifiche da parte dell’utente) si può rendere perfettamente con di base, automaticamente, in modo predefinito o preordinato (es.: l’impostazione di default cioè automaticamente prevista dal sistema).

♦ deficit spending nel linguaggio economico si può dire più chiaramente con l’espressione italiana spesa in disavanzo (lett. deficit, latinismo ricorrente in inglese con il significato di disavanzo + spending cioè spesa).

♦ delete indica il tasto che nelle tastiere in italiano si chiama cancella (abbreviato in canc).

♦ delisting indica l’eliminazione di una società dal listino della Borsa (per il venir meno dei requisiti) e in italiano si può rendere per esempio con dequotare, non registrato nei dizionari ma attestato nel linguaggio economico (talvolta virgolettato), declassamento o con locuzioni come eliminazione (esclusione rimozione e simili) dalla Borsa. In senso lato indica l’eliminazione di un nominativo da una lista, per cui depennamento, cancellazione, esclusione, soppressione, rimozione… da una lista.

♦ delivery order (lett. consegna + ordine) in italiano si può meglio dire ordine (o bolla) di consegna (la ricevuta che rilascia del vettore).

♦ demand in italiano è domanda, e l’anglicismo circola in locuzioni come on demande, cioè su richiesta, su domanda, per esempio la tv on demand eroga programmi su richiesta, cioè selezionabili o anche scaricabili (al contrario di quella tradizionale basata sui palinsesti delle fasce orarie).

♦ demo (lett. abbreviazione di demonstration) è un anglicismo che passa inosservato (si pronuncia come si scrive e non viola il nostro sistema linguistico, si trova sia al femminile sia al maschile) ma si può rendere anche con dimostrazione, o versione dimostrativa (per es. di un programma informatico).

♦ derby è ormai assimilato nel linguaggio calcistico, in uso da tempo e di difficile sostituzione; indica una partita, sfida o competizione concittadina, tra due squadre della stessa città o regione.

♦ deregulation in italiano si può rendere benissimo con deregolamentazione, e indica l’ eliminazione di norme e vincoli nelle trattative economiche o di affari; in alcuni contesti si può sostituire per esempio con semplificazione (burocratica), liberalizzazione (dai vincoli prestabiliti); per estensione significa a volte sregolatezza, sfrenatezza, inosservanza delle regole, e in senso lato anarchia.

♦ design è un anglicismo di ritorno che deriva dall’italiano disegno (industriale) che possiede ancora un’accezione equivalente, indica il modello, l’idea o ideazione, lo stile, l’aspetto, la progettazione, la linea di un prodotto: la sua forma e la funzionalità. Il termine circola in varie locuzioni come graphic design cioè la progettazione grafica; industrial design cioè la progettazione industriale; l’italian design cioè lo stile di progettazione italiano.

♦ designer in italiano è che si occupa del design, dunque della progettazione esterna e funzionale dei prodotti, e a seconda dei contesti può essere un architetto, un progettista, uno stilista, un grafico. Il termine circola in espressioni come industrial designer, cioè un disegnatore industriale o interior designer, cioè progettista di interni.

♦ desk (lett. scrivania a sua volta connesso con il nostro desco = banco, tavolo) indica la scrivania, il pannello (di controllo) o la postazione di un operatore al videoterminale, e per estensione, per esempio negli alberghi o negli aeroporti , è lo sportello o il bancone per le informazioni o le pratiche. In un’azienda è anche il reparto, la struttura organizzativa o il personale che gestisce un certo settore, per es. in un giornale è la redazione che organizza le informazioni (il desk dello sport o della cultura…).

♦ desktop  (lett. la parte superiore della scrivania) in italiano corrisponde alla scrivania rappresentata sullo schermo di un elaboratore o computer, quindi l’insieme delle icone, dei pulsanti, dei programmi e dei comandi. Viene usato come abbreviazione di ♦ desktop computer per indicare un computer da scrivania, da tavolo o fisso, in contrapposizione a quello portatile.

♦ desktop publishing (lett. editoria da tavolo) corrisponde a un sistema (o una postazione) editoriale, per la creazione e la pubblicazione di contenuti editoriali per es. attraverso un computer e una stampante, o un computer che permette di pubblicare in rete.

♦ destroyer è un termine internazionale per indicare un’imbarcazione della marina militare che in italiano si chiama più precisamente cacciatorpediniere.

♦ detective (originariamente abbreviazione di detective policeman cioè poliziotto) in italiano si può perfettamente rendere con investigatore o poliziotto (spesso privato), agente (investigativo). Si ritrova nella locuzione ♦ dective story che in italiano indica un libro (romanzo, racconto, film, fumetto, storia…) giallo, un poliziesco.

♦ detector in italiano è più precisamente un rilevatore, o anche rivelatore, cioè un apparecchio o uno strumento di rilevazione (per es. metaldetector per i metalli, negli aeroporti o nelle banche).

♦ detox in italiano si può dire più chiaramente detossinante, disintossicante, depurativo, cioè in grado di eliminare le tossine dal corpo (es. un trattamento o una dieta detox).

♦ developer in italiano si può dire più chiaramente sviluppatore.

♦ device in italiano si può dire più semplicemente dispositivo (elettronico), apparecchio, strumento, congegno, (unità) periferica (per es. i device mobile sono i cellulari, cioè i dispositivi mobili).

♦ devolution in italiano si può più chiaramente esprimere con devoluzione, cioè il decentramento (dei poteri), l’autonomia amministrativa dei poteri periferici (per es. delle regioni); impropriamente è usato talvolta come sinonimo di federalismo.

♦ digital art in italiano si può dire più chiaramente arte digitale.

♦ digital divide in italiano si può dire più chiaramente divario digitale (lo squilibrio nell’accesso delle tecnologie di Paesi arretrati o di individui non informatizzati) o anche elettronico o informatico.

♦ digital signature in italiano si può esprimere più chiaramente con firma digitale.

♦ dildo in italiano è un fallo o pene artificiale, un giocattolo sessuale fallico, e per estensione anche un vibratore.

♦ dimmer in italiano si può dire più chiaramente varialuce, interruttore (o reostato) per l’intensità della luce, regolatore di luminosità (o luce).

♦ direct marketing in italiano indica la vendita (o la strategia di vendita) senza intermediari, dal produttore al consumatore.

♦ directory, nel linguaggio informatico, in italiano è un indice (o lista) dei documenti (il sinonimo direttorio non è in uso) o degli archivi, memorizzati su disco o presenti in una cartella.

♦ disaster recovery in italiano è una procedura per le emergenze, un protocollo per (affrontare) le emergenze (o catastrofi) e nell’informatica è anche un sistema (protocollo o procedura) per il recupero dei dati, quindi il recupero dati in caso di danneggiamento o perdita.

♦ disc jockey in italiano è un presentatore (radiofonico o televisivo) di trasmissioni musicali o, nelle discoteche, chi seleziona i brani musicali.

♦ disco beach in italiano è uno stabilimento balneare attrezzato a discoteca notturna, quindi una discoteca in spiaggia o sul mare.

♦ disco dance in italiano si può dire più chiaramente con ballo da discoteca (soprattutto lo stile in voga negli anni Settanta).

♦ disco music in italiano si può dire semplicemente musica da discoteca, ballabile, ritmata.

♦ disclaimer in italiano si può indicare più chiaramente con (clausola) liberatoria (o anche esonerativa, uno sgravio o esclusione di responsabilità), e cioè un’avvertenza (dichiarazione o nota) indicata sui prodotti per tutelare il produttore da reclami, danni o responsabilità legali (talvolta in calce ai messaggi di posta elettronica), quindi anche una dichiarazione cautelativa o di tutela (nel caso del foglietto illustrativo dei farmaci corrisponde a bugiardino).

♦ disclosure in italiano è una rivelazione o un’ammissione; non è un lemma registrato dai dizionari come voce a sé, ma circola in locuzioni come ♦ disclosure agreement, cioè un contratto con penali nel caso si violino i termini di un accordo, e dunque una clausola di riservatezza o una penale (contrattuale); self disclosure è invece il rivelarsi o il raccontarsi, il parlare di sé (per es. nelle reti sociali o nelle conversazioni telematiche con sconosciuti); la voluntary disclosure è invece una collaborazione (o anche ammissione) volontaria, una sorta di autodenuncia per fare rientrare i patrimoni detenuti  illecitamente all’estero attraverso una sanatoria (quindi anche il rientro capitali detenuti all’estero).

♦ discount (lett. sconto) è una decurtazione di hard o shop discount che in italiano è un supermercato (o centro commerciale, punto vendita, negozio) di sconti, offerte speciali, prezzi al ribasso, sottocosto.

♦ dispenser in italiano si esprime più propriamente con dosatore, distributore, dispensatore, erogatore, ed è riferito spesso a dispositivi  automatici come le macchinette (distributori automatica) di caffè, bevande  o merendine, oppure i dosatori del sapone nei bagni, i distributori di sacchetti nei supermercati e via dicendo. In alcuni casi è semplicemente un espositore (con la possibilità di prelievo diretto da parte dell’acquirente).

♦ display in italiano si può indicare perfettamente con schermo o visore (per es. di un computer, un tabellone) e qualunque indicatore luminoso, quadro o quadrante (elettronico o digitale), dispositivo di visualizzazione di un apparecchio elettronico che fornisce il riepilogo di dati numerici o grafici (per es. un orologio, una obliteratrice di biglietti, un pannello di comando…).

♦ diving (lett. immersione) si usa in italiano spesso come abbreviazione di diving center, cioè una struttura o centro (per) immersioni, subacquei (sub) o sommozzatori , che può erogare corsi, affittare le attrezzature necessarie od organizzare le visite subacquee e la loro logistica.

♦ dj è la sigla per disc jockey che in italiano è un presentatore (radiofonico o televisivo) di trasmissioni musicali o, nelle discoteche, chi seleziona i brani musicali.

♦ docudrama (da documentary + dramma, cioè documentario e dramma) in italiano è un documentario sceneggiato con parti interpretate da attori, o un film basato su una ricostruzione storica.

♦ docufiction (da documentary + fiction) in italiano è un genere di sceneggiato o film che ricostruisce fatti storici reali (documentario) con inserti e tecniche basate sull’invenzione (fiction), quindi è un documentario (o ricostruzione storica) romanzato.

♦ docufilm (da documentary + film) in italiano è uno sceneggiato, film o documentario che ricostruisce fatti reali, anche se può essere più o meno storico o romanzato.

♦ docu-reality in italiano è un genere televisivo che ricostruisce situazioni di vita, cronaca o professioni reali con uno stile documentaristico, talvolta spettacolarizzato, e si può esprimere anche con la locuzione tv-verità.

♦ doggy-bag è una confezione (busta, sacchettoper alimenti) da asporto con cui il cliente di un ristorante può portare a casa il cibo non consumato, formalmente per il cane (da cui l’etimo: doggy = cagnolino e bag = busta). In italiano si può indicare anche con locuzioni come contenitore per gli avanzi  o simili.

♦ dog sitter, costruito sul modello di baby sitter, indica chi bada (cura, custodisce, porta a spasso, accompagna, assiste, nutre, sorveglia) ai cani in assenza (o al posto) del proprietario.

♦ do-it-yourself in italiano si può perfettamente dire fai da te.

♦ dolly in italiano si può indicare come carrello, piattaforma mobile o (piccola) gru per la telecamera e le riprese televisive o cinematografiche

♦ domain name registration in italiano si dice più precisamente registrazione nome dominio (dei siti in rete).

♦ domain name system (DNS) in italiano si esprime più precisamente  con il sistema dei nomi (o di denominazione) di dominio (dei siti in rete).

♦ don’t worry è un’espressione non presente nei dizionari, ma riportata nel parlato all’americana senza traduzione, che in italiano si esprime perfettamente con non preoccuparti, o con modi di dire equivalenti come stai sereno, sta tranquillo, nessun problema.

♦ door-to-door in italiano si esprime più precisamente  con porta a porta, riferito alle vendite di zona fatte casa per casa.

♦ doping in italiano si esprime più precisamente  con dopaggio o anche drogaggio; è riferito all’assunzione di sostanze vietate da parte degli atleti per migliorare le proprie prestazioni ma anche in senso lato, per es. il doping amministrativo, cioè l’evidenziare (sopravvalutare, pompare, ingigantire, millantare) i dati positivi del bilancio.

♦ dotcom in italiano corrisponde semplicemente a un’azienda tecnologica, una società che opera principalmente in rete, per esempio con il commercio elettronico, quindi una società di commercio elettronico, un’attività o impresa in rete.

♦ double significa doppio o duplice; non è un lemma registrato dai dizionari come voce a sé, ma si trova in varie locuzioni come ♦ double dip, una crisi economica altalenante, oscillante, a picchi, o con andamento a zigzag  (un periodo di ribasso seguito da rialzo e poi di nuovo un ribasso); ♦ double event, un duplice o doppio successo, per es. la duplice vittoria di un cavallo in due corse nella stessa giornata. (NB: double-face non è invece un anglicismo, ma un francesismo che si pronuncia alla francese e che equivale a reversibile, rovesciabile o anche trasformabile).

♦ down (lett.  sotto) si usa in espressioni colloquiali al posto di giù, basso, per es. oggi mi sento down, cioè mi sento giù, ho l’umore sotto i piedi, sono sottotono. Si usa al maiuscolo anche per indicare un individuo mongoloide (un termine oggi sempre meno usato) cioè affetto dalla sindrome di Down (dal nome del medico che ha studiato questa sindrome).

♦ dow-jones indica l’indice dei titoli (o delle azioni) della Borsa di New York (e per estensione la Borsa di New York, da Ch.H. Dow ed E.D. Jones che lo hanno messo a punto).

♦ downgrade (e downgrading), nel linguaggio economico, è più precisamente  il declassamento, la diminuzione, il ribasso del punteggio (stima o valutazione, in inglese rating) di una società o di un titolo.

♦ download in italiano si esprime più precisamente  con trasferimento o scaricamento (dei) dati (o anche la loro copia in locale). Questo termine non è mai stato tradotto in modo sistematico nelle interfacce dei programmi (per es. di posta elettronica) e si è perciò diffuso (al contrario per es. di attachment sostituito dalla traduzione allegato)  generando anche il gergale downloadare (cioè scaricare, trasferire o copiare).

♦ downshifting (lett. scelta verso il basso) in italiano esprime una scelta di vita basata su un lavoro meno redditizio ma meno logorante, e si può esprimere con semplicità volontaria, cioè la riduzione del lavoro, il ridimensionamento o abbassamento degli impegni lavorativi, la decrescita lavorativa consapevole, la revisione delle aspettative economiche, la scelta di lavorare meno, la rinuncia a un lavoro eccessivo, impegnativo o a tempo pieno per migliorare la propria qualità della vita (e avere più tempo per la famiglia o il tempo libero).

♦ downsizing, nel linguaggio economico, si può più chiaramente esprimere con riduzione del personale (o dei consumi), e corrisponde al ridimensionamento di una società, azienda, attività o impresa per renderla più snella e competitiva.

♦ dowtown in italiano si esprime più chiaramente  con il centro di una città (o centro cittadino).

♦ draft in italiano si esprime più precisamente  con bozza o stesura.

♦ drafting (da to draft = redigere) in italiano si esprime più precisamente  con redazione o stesura di un documento e in particolare di un atto legislativo.

♦ drag-and-drop in italiano si esprime perfettamente  con trascina e (ri)lascia, riferito ai programmi che consentono di spostare (trascinare) gli elementi grafici con il cursore per posizionarli con il rilascio in una zona dello schermo a piacere.

♦ drag queen in italiano è un artista travestito da donna, spesso omosessuale o transessuale, che si esibisce in spettacoli di varietà con fattezze e abiti femminili appariscenti o esagerati (drag era la veste femminile indossata dagli attori nel teatro, e queen = regina in senso metaforico).

♦ dragster in italiano è una vettura (veicolo, automobile) da accelerazione, un veicolo speciale e leggero utilizzato per le gare di accelerazione da fermi su rettilineo.

♦ drawback in italiano si esprime più precisamente  con rimborso, indennizzo, dazio (doganale) di ritorno, e indica la restituzione del dazio di importazione sulla materia prima quando il prodotto finito si esporta.

♦ dreadlok (anche al pl. dreadloks e abbreviato talvolta in dread) in italiano indica la tipica acconciatura rasta, i riccioli attorcigliati, aggrovigliati e infeltriti (da dread = spaventoso e lock = ricciolo).

♦ dream in italiano è sogno, e anche se non è registrato come voce a sé nei dizionari, si ritrova in alcune locuzioni come american dream, cioè il sogno americano (il mito dello stile americano), oppure dream team, cioè la squadra da sogno (o perfetta).

♦ dress code (lett. codice dell’abbigliamento) in italiano si esprime più precisamente  con le regole di abbigliamento, l’etichetta (o il galateo) del vestire a seconda dei contesti e delle occasioni, quindi indica l’abito (o il completo) adatto all’occasione (da ufficio, da matrimonio, da sera…), il saper vestire.

♦ dressing 1) in italiano si esprime più precisamente  con il vestire o il modo di vestire, lo stile dell’abbigliamento (es. il power dressing femminile, cioè il modo di vestire delle donne di potere, oppure vide dressing, cioè i capi firmati usati, di seconda mano). 2) è anche un condimento o salsa (per es. per insalate) che si prepara a parte prima dell’utilizzo.

♦ dribbling in italiano si può esprimere con scarto o anche (il poco frequente) dribblaggio.

♦ drink (da to drink = bere) indica una bevanda alcolica e in italiano si può anche indicare con un bicchiere (o anche calice, es. vuoi un drink? = vuoi un bicchiere? vuoi qualcosa di alcolico?). Per estensione indica anche un ricevimento o una festa in cui si serve qualcosa di alcolico (es. ho un invito per un drink).

♦ driver 1) nel linguaggio informatico, è semplicemente un programma per le periferiche, cioè che gestisce e fa funzionare i dispositivi collegati (per es. tastiera, stampante…). 2) nell’ippica è invece il guidatore (o conducente) del cavallo nel trotto.

♦ drive test in italiano si esprime più precisamente  con  prova (o collaudo) di guida.

♦ drop (anche al pl. drops, lett. goccia) è una caramella gommosa alla frutta.

♦ drugstore è una bottega o negozio tipicamente americano (spesso a orario continuato) che vende sia alimentari sia altre merci come cosmetici e corrisponde all’italiano drogheria o a emporio.

♦ dry in italiano si esprime più precisamente  con secco, il contrario di dolce, riferito al gusto degli alcolici (liquori, vini…).

♦ dual band in italiano si esprime più precisamente  con a doppia banda (a due bande o bibanda), riferito ai telefoni cellulari che operano in questo modo.

♦ dual sim  in italiano si esprime più precisamente con a doppia scheda (telefonica), riferito ai cellulari che supportano contemporaneamente due schede telefoniche.

♦ due diligenze, nel linguaggio economico, indica semplicemente un controllo (o una verifica) di bilancio accurato o approfondito.

♦ dumper in italiano è autocarro con cassone ribaltabile utilizzato per il trasporto di sabbia, ghiaia e materiale incoerente, quindi un autoribaltabile, un camion con cassone inclinabile.

♦ dumping in italiano è la politica di ribasso dei prezzi  delle merci esportate (rispetto al mercato interno), per conquistare i mercati esteri, dunque un’esportazione sottocosto, una svalutazione o ribassamento (internazionale) e anche una concorrenza sleale. Con l’espressione ♦ dumping sociale si indica invece l’inosservanza dei diritti dei lavoratori, del rispetto dell’ambiente, delle leggi sulla sicurezza e simili pratiche illecite che consentono di abbassare i costi, dunque un opportunismo produttivo, uno sfruttamento sociale, un’inadempienza delle garanzie (del lavoro), il non rispetto delle regole o dei requisiti, un sistema di produzione selvaggio per ottenere un maggior profitto.

♦ dune buggy in italiano è un veicolo attrezzato per viaggiare nel deserto, quindi un’auto da deserto (o da dune) o più semplicemente anche un fuoristrada adatto alle dune o alle escursioni nel deserto.

♦ duty free shop (abbreviato spesso in duty free) in italiano è un negozio esentasse, un punto vendita che gode dell’esenzione doganale, libero dalle tasse (o imposte aggiunte), una franchigia doganale o una zona franca che può perciò offrire prodotti a prezzi inferiori e che di solito è situato negli aeroporti internazionali, alle frontiere o sulle navi.

Caregiver? No grazie! E grazie a Enrico Mentana!

I mezzi di informazione sono i principali diffusori degli anglicismi, spesso immotivati, ne ho già accennato più volte, ma ieri sera il telegiornale di LA7 (edizione delle ore 20 del 27/11/2017) ha lanciato un segnale importante che suona davvero inedito nel panorama informativo.

mentana3
Enrico Mentana nell’edizione delle ore 20 del 27/11/2017 si impegna a non utilizzare il termine “caregiver”.

Enrico Mentana, nel riferire le misure della Legge di Bilancio a favore dei “caregiver”, ha contestato l’uso dell’anglicismo e si è impegnato a non usarlo mai con queste parole:

È stato varato piano di aiuto per chi si prende cura delle persone gravemente inferme che si trova in casa. “Si usa un termine terrificante inglese, caregiver, ma cercheremo di non usarlo mai, questa è una promessa che vi facciamo, perché non è difficile dire un aiuto, una sovvenzione, un’indennità per chi si occupa, per chi si prende cura, per chi bada alle persone inferme, lo possiamo dire molto più chiaramente in italiano.

Nel servizio di Marco Fratini che ne è seguito, questa linea editoriale è stata ripresa in modo encomiabile:

“… va detto che l’inedito suona bene, forte, credibile (…) e il frullatore della terminologia più o meno elettorale oggi scodella la misura caregiver, nome oscuro, per cui noi la chiameremo molto più italicamente: la misura del prendi cura. Sessanta milioni per tre anni destinati a chi in famiglia si prende cura di un familiare. (…) Si stabiliscono proprio testualmente interventi finalizzati al riconoscimento sociale ed economico per l’attività di cura non professionale del – così purtroppo lo chiamano – caregiver familiare. (…) Sì: può anche essere un contributo per assumere badanti, detto così è più easy, facile, unica digressione straniera accettabile per un tema così importante anche per chi l’inglese non lo sa.”

Questo modo di riportare la notizia, e questa attenzione per la chiarezza e la trasparenza suonano come un ritorno al giornalismo vecchia maniera cui non siamo più abituati, perché si sta sempre di più perdendo. Sembra un ritorno alla prima regola della buona comunicazione, che un tempo consisteva nell’usare il linguaggio più adatto al destinatario, ma che oggi si basa invece sull’imposizione dall’alto del gergo spesso inutilmente anglicizzato del mondo del lavoro, del nuovo politichese e della strategia commerciale degli addetti (il marketing).

mentana2
I titoli del tg LA7 del 27/11/2017 evitano volutamente il termine “caregiver”.

Gli altri anglicismi, nel corso del tg7 di ieri erano tanti… e questa accortezza è stata seguita solo per caregiver, però è apprezzabile il fatto che parlando delle liti tra Cinque stelle e Pd a proposito delle bufale, si sia usato l’italiano, affiancato all’inglese (cito: “bufale, le cosiddette fake news”).

La strategia di dirlo in italiano o per lo meno di affiancare gli anglicismi alle alternative italiane ogni volta che si impiegano dovrebbe essere sempre la buona regola da seguire. L’importanza delle traduzioni è fondamentale, e i mezzi di informazione hanno un’enorme responsabilità nel diffondere la lingua italiana, i neologismi, le espressioni e le parole più usate che poi vengono ripetute da tutti ed entrano così nell’uso. Un’attenzione maggiore per le parole utilizzate, e per come si utilizzano, potrebbe spezzare la moda, ridicola, assurda e deleteria, di ricorrere all’inglese con la frequenza attuale.

Spero che il segnale che si è visto ieri sera nell’informazione di Mentana non sia uno sprazzo, ma una prima presa di posizione per capovolgere quello sta accadendo e che è accaduto negli ultimi 30 anni nella nostra lingua.

Grazie Mentana e grazie al tg di La 7.

Oltretutto esiste un gran parte di cittadini, consumatori ed elettori che non ne può più dell’abuso degli anglicismi. E intercettare questa fetta di mercato sempre più larga può essere conveniente, oltre che giusto.

Black Friday, il venerdì nero… della lingua italiana

Oggi, 24 novembre 2017, c’è stato il Black Friday, letteralmente il venerdì nero, il giorno di sconti con cui negli Stati Uniti, ma ormai anche in Italia, si apre la stagione natalizia dei regali. E così ho fatto un giro a fotografare le vetrine di corso Buenos Aires a Milano, una delle vie delle compere, o dello shopping, per chi non è più avvezzo alle alternative italiane.

Ecco le offerte per esempio di Yamamay, Vodafone, Swatch, Roberta Biagi, Kasanova, Carpisa, Geox, Euronics (tutte le foto sono state scattate realmente oggi)…


ma ce ne sono tante altre di marchi italiani da Benetton a Broggi che hanno usato la stessa espressione.

In Feltrinelli vedo la vetrina con scritto Black Week, che non è il contrario della settimana bianca, significa che da un solo, misero venerdì si passa a un’intera settimana di sconti! Entro e scopro che anche il mio Diciamolo in Italiano è in offerta. O forse dovrei dire in black, come il mio umore?

Gli sconti spesso si prolungano, e così il friday diventa un venerdì lunghissimo, che travalica i confini del calendario per durare almeno un fine settimana ed estendersi anche per giorni e giorni! E infatti, in molte vetrine è specificato che il venerdì dura fino a domenica, o only for the weekend, per essere ancora più chiari; altre volte, invece, è iniziato già da qualche giorno.

I più precisini preferiscono parlare di Black Weekend o usare simili varianti che si possono aggiungere o sostituire a friday/venerdì, mentre i più creativi si spingono al black fridays al plurale o ai black friday days!

Poi c’è chi specifica, come fosse un’eccezione, che il venerdì nero vale solo per oggi.

Molti creano variazioni e personalizzazioni tutte basate sull’inglese, e c’è chi augura good friday o happy friday come fosse una festa tradizionale e bellissima…

Ci sono black friday di lusso e altri più semplici, fatti con la stampante o persino a mano. Tutto pur di partecipare in qualche modo…

 

Ma qualcuno che lo dice in italiano ci sarà?

A parte qualche catena (come Upim e qualche altra che non espone nulla solo perché ha in atto già altri sconti pregressi) che non partecipa a questo venerdì di sconti o giornate di sconti, promozioni, offerte, saldi prenatalizi, scontissimi, affaroni… o cumunque li si potrebbe chiamare, solo  Zara e Prenatal hanno optato per non usare l’anglicismo. E li ringrazio molto.

Solo pochi anni fa black friday era un’espressione sconosciuta, oltre che inutile. Temo che da oggi (o forse dall’anno scorso?) diventerà uno dei tanti anglicismi considerati necessari o insostituibili. Non perché ci manchino le parole, né i venerdì, ma per molti altri motivi, tra cui non bisognerebbe trascurare l’idiozia.

 

L’itanglese imposto dall’alto: Kiss&Ride, Kiss&Fly, Kiss&Go… e tanti baci all’italiano

Kiss and cry, nel gergo dei pattinatori su ghiaccio, indica l’angolo dove gli atleti aspettano con gli allenatori il verdetto dei giudici, in attesa del pianto di gioia o disperazione a seconda dei risultati. È anche il titolo di un recentissimo film, e visto che ormai da anni la tendenza è quella di non tradurre più i titoli dei film americani, accogliamo anche questa nuova bellissima espressione nella nostra lingua, e mettiamola accanto a tutte le altre simili, che si moltiplicano sempre più, a partire da Kiss and ride.

Grazie, Ferrovie dello Stato, delle aree Kiss&Ride e di tutti gli altri anglicismi!

kiss&rideNel 2014, con l’apertura dell’alta velocità della stazione di Bologna, ha fatto molto discutere l’inaugurazione dell’area Kiss&Ride, che con un termine tecnico si dovrebbe chiamare ZTC, cioè Zona a Traffico Controllato, ma letteralmente è bacia e viaggia, e indica un’area di sosta limitata, o di fermata breve, dove è possibile accompagnare e salutare chi è in partenza parcheggiando gratuitamente per una decina di minuti. Fino a pochi anni fa l’espressione inglese risultava incomprensibile ai più, soprattutto perché il verbo to ride, non è conosciuto e utilizzato in italiano. In inglese significa prevalentemente cavalcare, e dunque per estensione viaggiare su un veicolo, ma ha anche ambigue accezioni sessuali (come il nostro cavalcare) e può generare doppi sensi imbarazzanti. Negli Stati Uniti, invece, l’espressione si era diffusa negli anni Cinquanta, anche se attualmente sembra che non sia molto in voga.

L’anno precedente, nel 2013, era stata inaugurata nella stazione di Padova un’area con la stessa funzione, denominata però Only kiss + park, e cioè kiss and park, forse più comprensibile, ma che non ha avuto lo stesso successo di quella di Bologna che è poi diventata il modello linguistico esportato anche in altre stazioni, perché alle ferrovie italiane poco importa di quello che pensano i viaggiatori e anche della chiarezza delle proprie scelte comunicative. Il nuovo linguaggio scelto e imposto dalla nuova dirigenza è l’itanglese. Le vecchie classi e tariffe dei biglietti sono state sostituite dalle nuove premium, business ed economy; l’azienda si vanta di aprire help center per la customer satisfaction, al posto di punti di informazione per i propri clienti; tra i nuovi progetti varati spiccano quello tecnologico denominato “Traveling companion” (probabilmente si vergognano di usare un banale e comprensibile compagno di viaggio) o “Women in Motion”: “la campagna di diversity management sostenuta dal Gruppo FS Italiane e patrocinata dal Ministero dell’Istruzione”, per colmare il “gap” della presenza femminile nel personale, e stabilire “un target numerico esplicito per la presenza delle donne (…) pari al 20% nel management di Line e al 30% nel management di Staff.”

Grazie, Ferrovie dello Stato, per il vostro linguaggio così moderno e internazionale! Grazie per imporci e costringerci a digerire i vostri anglicismi e a contribuire al regredire dell’italiano! Un tempo la prima regola della buona comunicazione era quella di usare parole comprensibili al destinatario. Adesso, invece, al destinatario bisogna imporre il linguaggio dei grandi geni del markeTTing, che piaccia o meno!

E così, dopo soli 3 anni, queste espressioni che prima suonavano astruse cominciano a circolare. Ancora qualche tempo e le cominceremo a usare anche noi sudditi-consumatori nella vita di tutti i giorni. E poi, piano piano, ci abitueremo a dirle solo in inglese, e a dimenticare le alternative così ridicole e obsolete che appartengono alla nostra lingua.

kiss&fly2
L’area Kiss&Fly dell’aeroporto di Bologna (foto di Bruna Zambrini).

Grazie delle aree Kiss&Fly e Kiss&Go negli aeroporti!

Anche gli aeroporti da qualche anno si sono adeguati a questo linguaggio, inaugurando le aree kiss and fly, o kiss and go, a seconda delle città. L’aeroporto di Malpensa resiste incredibilmente all’anglicismo con un encomiabile Area 10 minuti, mentre quelli di Olbia, Cagliari, Brindisi o Bologna hanno scelto Kiss&Fly, e Fiumicino ha optato per Kiss&Go.

E così le nuove segnaletiche e i nomi che suonano inglesi, ortodossi o di fantasia, si moltiplicano. Se un tempo i cartelli stradali erano in italiano, oggi la tendenza è quella di passare all’inglese, alla faccia della trasparenza! Anche perché dietro queste aree di baci, ci sono le polemiche sulle multe: i sistemi automatici di controllo sono severissimi e basta qualche secondo in più rispetto ai 10 o 15 minuti previsti, per vedersi recapitare multe molto salate.

kiss&fly 1arealinitata

Va detto che il fenomeno non è soltanto italiano, l’inglese globalizzato avanza e si impone sulle lingue locali anche altrove (ma di solito in modo meno significativo): kiss and fly si ritrova per esempio all’aeroporto di Nizza, kiss and goodbye è stato avvistato in Danimarca, kiss and ride si trova in Austria o in Germania, anche se le ferrovie tedesche hanno dovuto fare retromarcia per le proteste dei cittadini e dei consumatori che, esasperati dagli anglicismi, sono riusciti a fare cambiare la comunicazione dell’azienda tedesca che ha eliminato una gran quantità di anglicismi.

Dalle stazioni alle scuole?

La diffusione di queste espressioni non è qualcosa di isolato, dopo un primo timido apparire sotto forma di occasionalismi spesso si stabilizzano e addirittura si moltiplicano a catena, e così nel 2015 il kiss and ride ferroviario ha cominciato a estendersi e ad applicarsi anche al problema della sosta dei genitori davanti alle scuole, per esempio in un progetto presentato al comune di Milano, che perlomeno è stato affiancato da una spiegazione comprensibile: un bacio e vai, una traduzione transitoria, fino a che non sarà più necessario tradurla e si potrà finalmente passare al solo in inglese.

Grazie anche a Milano! Sei la capitale dell’itanglese e ci stai insegnando a utilizzare questa nuova lingua in modo sempre più esteso. Presto la Milano da bere degli anni Ottanta sarà solo un ricordo, sarà forse sostituita da un bel to drink, per la gioia dei wine bar che si stanno moltiplicando, e kiss…à, anche da un bel kiss…nefrega dell’italiano.

Anglicismi con la C (329 alternative)

Aggiornamento 15 settembre 2018: questa voce è stata ampliata e corretta e si può consultare su AAA.italofonia.info, nel dizionario delle Alternative Agli Anglicismi.

AAA300x100street_food

 

Proseguo nel mio progetto di dizionario per la circolazione delle alternative italiane agli anglicismi. Ecco la lettera C: sono ben 329! Come al solito: si tratta di una bozza che spero di migliorare e arricchire con l’aiuto di tutti i lettori che vorranno partecipare segnalando errori, lacune, suggerimenti, spunti e considerazioni.

Sull’importanza della circolazione delle alternative segnalo l’intervista che mi ha fatto Tommaso Giartosio su Radio su 3 Fahrenheit (14-11-17), per chi ha voglia di ascoltarla.

Aggiornato il 23/02/2018

C

♦ c/o (abbreviazione di care of, cioè domiciliato presso), si usa negli indirizzi postali, ma in italiano si può meglio esprimere con presso (si utilizza quando il destinatario di una missiva non è registrato nell’anagrafica dell’indirizzo ma è solo domiciliato o reperibile).

♦ cache (lett. nascondiglio) in informatica indica la memoria di servizio, memoria nascosta o intermedia, cioè quella parte della memoria di un elaboratore che contiene le informazioni usate più di frequente che si possono richiamare in modo più veloce.

♦ caddie, nel gioco del golf, in italiano è il ragazzo portamazze – più raramente si dice anche portabastoni – cioè l’assistente o accompagnatore di un golfista.

♦ café society (lett. società da caffè) in italiano si può rendere benissimo con il bel mondo, la gente alla moda.

♦ cake in italiano si può meglio esprimere semplicemente con torta, o focaccia dolce. Il termine circola anche in espressioni come fruit cake, cioè torta di frutta o ananas cake, torta all’ananasso (o ananas), o in parole composte come plumcake (->) che designa invece una serie di dolci al forno solitamente a base rettangolare. ♦ cake design (lett. disegno delle torte) è l’arte di realizzare, impiattare, guarnire e presentare le torte o i dolci, e in italiano si può dire anche la presentazione o guarnizione dei dolci, es.: “Campionato di cake design: sul podio gli Emirati Arabi” = guarnizione o presentazione delle torte; “La scuola alberghiera apre un laboratorio di cake design”.  ♦ cake designer in italiano si può dire anche decoratore di torte o di dolci, un pasticciere specializzato nella guarnizione, scenografico o coreografico, e in senso lato anche di tendenza; es.: “Quando la torta dà spettacolo: incontro con i cake designer”, “Diventare cake designer: quando la passione si trasforma in professione”.

♦ call (lett. chiamata)  in italiano 1) si esprime più chiaramente con  chiamata o telefonata. 2) Talvolta indica invece un concorso, una gara o una sfida pubblica in cui i partecipanti sono “chiamati” a realizzare qualcosa, quindi in italiano si può dire anche invito, es. dai giornali: “Aperta la Call per la realizzazione del logo del Comune” = la gara; “Programma Europa per i cittadini, call 2018: aperto l’invito 2018 del Programma Europa per i cittadini finalizzato a promuovere la collaborazione fra città e comuni”. L’anglicismo circola in molte locuzioni come call center, cioè centralino, centro telefonico (o chiamate) e per estensione si può dire anche centro di informazioni (telefoniche), assistenza o servizio clienti (telefonici) e la locuzione può indicare anche le aziende che offrono questo servizio; call-to-action (lett. chiamata all’azione) è una tecnica commerciale che spinge un cliente a compiere una determinata azione che in italiano si può benissimo dire appello, invito all’azione o stimolo alla partecipazione e rendere di volta in volta con espressioni adeguate al contesto.  Per esempio un collegamento in Rete in calce a un messaggio di posta elettronica da cliccare, è uno stimolo all’approfondimento o a saperne di più. Es. dai giornali: “L’azienda lancia una call to action per musicisti chiamati a interpretare…” = chiama a raccolta, coinvolge; “Più alberi in ogni città. Parte la call to action per aumentare il verde urbano” = la campagna, l’appello. ♦ call transfer in italiano è semplicemente un trasferimento di chiamata e ♦ call deflection una deviazione di chiamata; una ♦ call-girl è più propriamente una ragazza squillo; una call of papers è una raccolta fondi, una richiesta di contributi, una colletta.

♦ cam (diminutivo di camera) è un’abbreviazione di telecamera, riferito spesso alla webcam, cioè telecamerina per il computer.  Si ritrova in vari composti come camcorder (camera + recorder)  cioè telecamera portatile che si può collegare al televisore; ♦ camgirl (o webcamgirl) cioè una ragazza che fa spettacoli erotici in rete (il corrispettivo maschile è camboy), che si può rendere in senso lato per esempio con sinonimie come spogliarellista virtuale o telematica.

♦ camber (lett. incurvatura) in italiano è l’inclinazione (rispetto al terreno) delle ruote di un autoveicolo. L’angolo di camber si esprime più precisamente con campanatura.

♦ camera è un caso di anglicismo di ritorno con allargamento di significato: ormai è perfettamente assimilato nella nostra lingua e non è più percepito come forestierismo, anche perché si pronuncia e si declina al plurale come tutte le altre parole nostrane: l’italiano camera (stanza) è ritornato dall’inglese con il nuovo significato di macchina da presa o fotografica, quindi come sinonimo di telecamera o cinepresa. Si ritrova in alcuni composti come per esempio ♦ cameracar, cioè telecamera da automobile (per registrare le immagini dal punto di vista del guidatore o per effettuare riprese all’interno della vettura), (->) cameraman (operatore) o (->) candid camera (telecamera nascosta). ♦ cameraman in italiano si può rendere perfettamente con operatore (televisivo, di macchine da ripresa) e anche cineoperatore o teleoperatore che hanno il significato di addetto alla ripresa.

♦ camper in italiano è un furgone (o autofurgone) attrezzato ad abitazione, un furgone alloggio, ma l’anglicismo è ormai entrato nell’uso senza alternative, e il termine corrispondente autocarovana è disusato, ma tra le sinonimie ci sono casa o alloggio a motore.

♦ camping in italiano si può dire più chiaramente campeggio.

♦ campus, anglolatinismo, indica un complesso universitario e per estensione anche l’università stessa o i soggiorni di studio nelle scuole: i campus estivi si possono perfettamente rendere con campi estivi cioè le vacanze studio.  Si ritrova in locuzioni come bar campus, cioè il bar universitario o anche la mensa universitaria.

♦ canadair è il nome commerciale di un aereo antincendio, che si può benissimo usare come alternativa generica.

♦ candid camera in italiano si può perfettamente rendere con telecamera nascosta.

♦ canister in italiano si può più precisamente esprimere con tanica (per il carburante).

♦ canvass in italiano si può rendere chiaramente con promozione limitata (per un periodo di tempo o in una determinata area); può essere anche una promozione sondaggio, o un sondaggio, e dunque un’analisi di mercato o un giro di visite che un venditore fa ai clienti.

♦ canyon in italiano si può rendere benissimo con gola (o canalone), e forra se sul fondo scorre l’acqua.  In ogni caso si tratta di una stretta valle scavata nella roccia per l’erosione. ♦ canyoning in italiano si dice più chiaramente torrentismo: è una pratica sportiva di discesa di un corso d’acqua con tecniche da roccia.

♦ capacity in italiano si dice capacità o abilità. Il termine non è registrato nei dizionari come voce a sé, ma ricorre in varie espressioni circolanti, per es.: ♦ capacity test è una prova di abilità, un esperimento (o esame) attitudinale; ♦ capacity building (lett. costruzione delle capacità) si esprime meglio per es. con rafforzamento delle potenzialità, percorso di formazione o semplicemente formazione;  ♦ capacity development è più semplicemente lo sviluppo;  ♦ capacity strenghtening è un potenziamento o un rafforzamento.

♦ capital gain (lett. guadagno sul capitale) in italiano si può esprimere più chiaramente con plusvalore (o plusvalenza), o più semplicemente con guadagno o utile (di capitale); in senso tecnico è il guadagno in conto capitale, cioè la differenza tra prezzo di acquisto e di vendita in particolare nei titoli di Borsa. ♦ capital market in italiano si può rendere perfettamente con compravendita di titoli (o prodotti finanziari) a medio e lungo termine, o più semplicemente mercato dei titoli.

♦ capsule collection nel mondo della moda è una collezione limitata di abiti, accessori, borse…

♦ car significa automobile, non è un lemma presente nei dizionari, ma circola in molte locuzioni e composti come (->) city car cioè una vettura da città, di piccole dimensioni e agevole; rent a car cioè autonoleggio; safety car cioè automobile di sicurezza, che nelle gare di Formula 1 segnala gli incidenti e permette ai piloti di rallentare; stunt car, cioè, nel cinema, le auto acrobatiche o da incidenti, utilizzate nelle scene pericolose. Lo sleeping car in italiano è invece un vagone letto. ♦ car pool o ♦ car pooling (car = automobile e to pool = mettere in comune) in italiano è la condivisione di un’automobile da parte di più persone (quindi si può dire anche auto condivisa o parco, servizio di auto condivise); ♦ car sharing in italiano è un autonoleggio, o parco vetture condivise con varie formule, e anche l’auto condivisa, a nolo, temporanea; ♦ car free in italiano si può rendere perfettamente con senza auto (per es. giornata car free, cioè senza auto o con il blocco delle auto); ♦ caravan letteralmente è carovana (che ha lo stesso etimo, ma non è molto usato con questo significato moderno) e corrisponde al francesismo roulotte, la casetta a rimorchio che in italiano si può rendere anche con rimorchio (attrezzato per dormire o per abitazione). ♦ caravanning in italiano indica una vacanza in caravan o roulotte, quindi un turismo da campeggio o con rimorchio.

♦ carbon free in italiano si può rendere con a emissione zero (di anidride carbonica o carbonio), o senza carbonio. ♦ carbon tax in italiano si dice più precisamente imposta sui carburanti (una tassa sulle risorse energetiche che emettono nell’atmosfera il biossido di carbonio).

♦ card in italiano si può perfettamente rendere con tessera (nominativa) o con carta, scheda, tesserino, biglietto (anche da visita). A volte è sinonimo di carta di credito (credit card), e circola in molte locuzioni o composti come fidelity card, cioè tessera fedeltà (per es. nei supermercati); inlay card cioè la quarta di copertina di un cd, o la retrocopertinamemory card, cioè scheda di memoria (nei computer o cellulari); smart card cioè scheda (personale o nominativa, per usufruire delle trasmissioni delle tv a pagamento o di altri servizi elettronici); social card cioè tessera assistenziale (o carta prepagata di assistenza sociale); e-card è invece un sinonimo dell’italiano cartolina digitale (o virtuale); code card in italiano è un codice (per es. per la duplicazione delle chiavi); ♦ card collection in italiano è più chiaramente una collezione di figurine.

♦ cardigan è un preciso tipo di maglione con bottoni  che si può aprire sul davanti, e non ha alternative italiane in circolazione, a parte sinonimi più generici come maglia (cfr. -> golf, pullover).

♦ care non è una voce a sé registrata dai dizionari, ma significa cura, assistenza, e si ritrova in locuzioni come customer care, cioè assistenza clienti, day care, cioè centro di assistenza diurno (per malati, anziani o per la sorveglianza dei bambini fuori dagli orari scolastici) e  home care, cioè assistenza a domicilio (di malati o anziani). ♦ caregiver (care = cura e giver = fornitore) è un anglicismo incipiente diffuso dai giornali soprattutto in seguito alle misure della legge di bilancio 2017 che in italiano si può esprimere più chiaramente con assistente familiare o badante e indica chi si prende cura, occupa o bada a infermi, malati o anziani che ha in casa, dunque un assistente a domicilio, che può essere un familiare o una figura professionale specializzata. L’espressione caregiver familiare indica il contributo, l’aiuto, l’indennità, il rimborso, le agevolazioni previsti per chi si prende cura di queste persone, e anche il prendersene cura, che nel tg di LA7 del 27/11/2017 è stato definito in italiano: la misura del prendi cura. ♦ care leaver (care = cura e to leave = lasciare) è un anglicismo apparso nella legge di bilancio 2017 per indicare i giovani che hanno lasciato la famiglia (che possono godere di contributi fino al ventunesimo anno di età), dunque il corrispondente introdotto nella legge è giovani fuori famiglia.

♦ cargo è un anglicismo ormai assimilato che non spezza il suono o la pronuncia dei termini italiani (al plurale fa carghi) e indica un aereo o nave merci, o da carico.

♦ carter (dal nome dell’inventore J.H. Carter) in italiano si dice più propriamente copricatena (la copertura delle catene di biciclette o moto).

♦ carried interest in italiano si dice in modo più chiaro provento da partecipazioni (a società), e indica gli utili (o proventi) che alcuni dipendenti di alto livello percepiscono dalle quote e partecipazioni alla società per cui lavorano.

♦ cartoon in italiano si dice più precisamente cartone animato (o cartoni animati), dove animato può anche essere sottinteso. Letteralmente è un singolo disegno o fotogramma di un cartone ma per estensione indica il tutto, dunque equivale anche a un fumetto o a una vignetta. ♦ cartoonist in italiano si dice più chiaramente disegnatore di cartoni (animati) o cartonista. Per estensione indica anche un fumettista o disegnatore di fumetti.

♦ carving in italiano è un tipo di discesa con gli sci sciancrati (più corti) e per estensione il tipo di sci, quindi si può rendere genericamente con discesa o con sci sciancrati.

♦ case, riferito per esempio all’esterno di un computer, cellulare o telecamera, indica il contenitore, l’aspetto e il rivestimento esterno, la scocca o il telaio (lett. la custodia, cassa, l’esterno, il guscio, la scatola o l’involucro).

♦ case history (lett. la storia di un caso) in italiano si può rendere perfettamente con locuzioni come caso esemplare, esempio da manuale, esempio storico o con esempi di fatti (realmente accaduti).; es. “Tra i case history di successo si possono sicuramente citare molti degli attuali colossi del web” = casi storici.

♦ case insensitive, riferito alle tastiere, in italiano si può rendere con indifferente al maiuscolo, senza distinzione di maiuscolo/minuscolo (per esempio nei codici di accesso personali) in contrapposizione con ♦ case sensitive, cioè sensibile al maiuscolo/minuscolocon distinzione di maiuscolo/minuscolo (per esempio nei codici di accesso personali).

♦ case study (lett. lo studio di un caso) in italiano si può rendere perfettamente con locuzioni come un caso esemplare o concreto, un esempio paradigmatico o da manuale.

♦ cash in italiano si può dire più precisamente (denaro) contante, (in) contanti, pronta cassa, cassa o liquidità. ♦ cash and carry (lett. paga e porta via) indica una vendita a prezzi bassi dove si paga in contanti e si trasporta con mezzi propri, e in italiano si può rendere con vendita all’ingrosso; per estensione indica anche il luogo di queste vendite, quindi il magazzino all’ingrosso. ♦ cash dispenser (lett. distributore di contante) in italiano si dice più chiaramente sportello (o distributore) automatico. ♦ cash flow in italiano si esprime più chiaramente con flusso di cassa (o monetario), movimento di cassa o di contanti, quindi per estensione anche con liquidità, il denaro incassato. ♦ cash management in italiano si esprime più semplicemente con estratto conto, e letteralmente è un servizio telematico di informazioni sui conti. ♦ cash mob in italiano si esprime in modo più chiaro per esempio con (gruppo di) (auto)finanziamento o di finanziamento solidale. Letteralmente indica un gruppo di persone che acquistano i prodotti di un’azienda o di un’attività commerciale per sostenerla (da cash = contante e mob = folla).

♦ cast in italiano si può dire anche gli attori (di un film o uno spettacolo teatrale, in quest’ultimo caso anche la compagnia), o l’insieme degli attori di uno spettacolo. ♦ casting in italiano si esprime perfettamente con audizione, oppure con selezione (o scelta) degli attori (e delle parti) per un film o uno spettacolo, quindi i provini, la scritturazione o semplicemente la selezione.

♦ casual (lett. casuale), riferito alla moda e all’abbigliamento indica uno stile (o dei capi) informale e sportivo. Talvolta è utilizzato con un’accezione anche un po’ dispregiativa: alla buona, trascurato, disinvolto.

♦ catch indica una variante americana di lotta libera americana senza esclusione di colpi.

♦ catcher, nel gioco della pallabase (o -> baseball), in italiano si esprime perfettamente con ricevitore e anche prenditore.

♦ catering in italiano si esprime più semplicemente con (servizio di) ristorazione o approvvigionamento alimentare (di aziende, mense, aerei…).

♦ caterpillar è il nome commerciale di un’azienda nota per l’omonimo grosso cingolato che in italiano si indica più semplicemente con schiacciasassi o apripista, e spesso è sinonimo di ruspa o -> bulldozer.

♦ cat sitter (sul modello di baby sitter ma con cat = gatto, una variazione che ha originato anche dog sitter e pet sitter) in italiano non ha un corrispondente in circolazione, a parte il termine gattaro, riferito però a persona che si prende cura dei gatti randagi, dunque per passione più che professione. In senso lato è un assistente dei gatti (o felino) che si potrebbe rendere semplicemente con guarda gatti  (sul modello di guardabimbi proposto da Arrigo Castellani), comprensibile a tutti ma non in uso. In alternativa ci sono locuzioni come assistente (badante o custode) per gatti, e simili. ♦ catwalk (lett. camminata da gatto) nel linguaggio della moda si può più chiaramente esprimere in italiano con passerella.

♦ CD (sigla di Compact Disc) in italiano per esteso si può indicare anche con dischetto.

♦ celebrity in italiano si esprime più chiaramente con il corrispettivo celebrità.

♦ cent in italiano si può esprimere in modo più preciso con centesimo (di dollaro).

♦ center in italiano si può esprimere più propriamente con centro; non è una voce a sé nei dizionari, ma si ritrova in varie locuzioni come call center, cioè centro chiamate o centralino, garden center, cioè centro per la vendita di piante o vivaio, shopping center cioè centro commerciale e simili.

CEO (sigla di Chief Executive Officer) è una posizione dirigenziale del mondo anglosassone che in italiano equivale all’amministratore delegato o al direttore generale.

♦ certified in italiano si può meglio dire autenticato, garantito, certificato; es. dai giornali: “Questi dispositivi Wi-Fi certified sono facili da integrare” = garantiti per i protocolli senza rete; “Un Master Certified” = un corso certificato.

♦ chain in italiano si può meglio dire catena; il termine ricorre in locuzioni come supply chain cioè catena di distribuzione (o di fornitura); supply chain director cioè direttore della logistica♦ chain organization in italiano è una catena di vendita e ♦ chain stores è una catena di negozi.

♦ challenge in italiano si può più chiaramente esprimere con gara, competizione, torneo o sfida di tipo sportivo, che prevede l’assegnazione di un trofeo, titolo o coppa (ugualmente detto challenge) es. dai giornali: “Arbitri di calcio: vogliamo il challenge come nel tennis” = la coppa. ♦ challenger in italiano si può meglio esprimere con sfidante (di un detentore di un titolo sportivo), es. dai giornali: “Ecco i due challenger in programma la prossima settimana”, “Un solo challenger in programma oggi”.

♦ Champions League è la denominazione ufficiale del torneo calcistico della UEFA che fino al 1993 era la Coppa dei Campioni, con cui si può denominare anche oggi in senso lato, insieme a coppa UEFA.

♦ change in italiano si esprime semplicemente con cambiamento, mutamento o variazione; es. dai giornali: “Un seminario sul Change” = dedicato al tema del cambiamento, su come affrontare il cambiamento; “USA: appoggi ai gruppi di opposizione in Iran per un regime change dall’interno” = per un cambiamento o rovesciamento di regime. L’anglicismo circola varie in locuzioni come per es. climate change, cioè cambiamento climatico; ♦ change office in italiano si dice più propriamente ufficio di cambio (o anche servizio o agenzia di cambi delle valute); ♦ change management in italiano si può dire più semplicemente gestione del cambiamento (riferito soprattutto all’ambito delle aziende tecnologiche), e indica anche i protocolli aziendali per la gestione dei cambiamenti organizzativi o tecnologici; in italiano si può perfettamente esprimere anche con gestione dell’innovazione, protocolli di cambiamento (o di transizione); es. dai giornali: Il change management: una sfida cruciale anche per le aziende”; “Un software dedicato al Change Management in cui viene salvata una copia di ogni revisione del programma”. ♦ changeover in italiano è il passaggio (o transizione) da un sistema monetario a un altro e si può perfettamente esprimere con cambio di moneta, per esempio dalla lira all’euro (in questo caso: passaggio all’euro) o conversione e anche riconversione.

♦ channel  non è presente come voce a sé nei dizionari, ricorre in varie locuzioni e nomi di emittenti televisive che in italiano si possono esprimere più propriamente con canale (televisivo, di comunicazione, di distribuzione ecc.).

♦ charity (lett. beneficenza o carità) in italiano si può rendere perfettamente con spettacolo (evento o manifestazione) di beneficenza (di raccolta fondi, donazioni o solidarietà), es.: “Una charity per i terremotati” o “per la ricerca sul cancro”.

♦ charm in italiano è semplicemente un ciondolo, pendaglio (o pendente) che si fissa a collane, bracciali orecchini.

♦ chart (lett. carta, mappa) nel linguaggio economico indica semplicemente l’andamento di Borsa, il grafico (o il diagramma) delle quotazioni.

♦ charter (lett. noleggio o licenza d’uso) indica un aereo (un volo, ma anche un viaggio per nave) economico, quindi non una rotta regolare di linea, ma un tragitto effettuato con un mezzo a nolo.

♦ chat (lett. chiacchiera o chiacchierata) in italiano si può esprimere con conversazione (o chiacchierata) virtuale o telematica, che avviene mediante tastiera attraverso una chat line, cioè un programma, un sito, una piattaforma o un’applicazione per la conversazione digitale di messaggistica istantanea o in tempo reale (chat line è spesso abbreviata in chat senza distinzione tra la piattaforma e i contenuti/servizi veicolati). Ha generato il verbo chattare. La chat room è invece una stanza, come si può dire perfettamente in italiano, cioè uno spazio virtuale generico o tematico, in cui avviene la conversazione.

♦ cheap (lett. poco costoso) in italiano si può meglio esprimere attraverso innumerevoli sinonimi come economico, a buon mercato, conveniente, a basso costo; spesso ha un’accezione spregiativa e indica qualcosa che di conseguenza è di poco valore, dozzinale, di qualità inferiore, quindi scadente, mediocre, ordinario, e per estensione anche privo di classe, gretto, meschino o di cattivo gusto.

♦ check (lett. controllo, verifica) da solo ha anche il significato di assegno (bancario) come si dice più chiaramente in italiano (per es. in espressioni come i vecchi traveller’s check, gli assegni turistici) ma ormai ha assunto sempre più il significato di controllo, ed è presente in molte locuzioni; fare il check è un’espressione che in italiano si esprime più precisamente con fare il punto della situazione. ♦ check-in letteralmente è il controllo dei biglietti, e negli aeroporti  o negli alberghi è l’accettazione dei passeggeri (e ritiro bagagli) o dei clienti, quindi la registrazione o, nel caso di aerei e navi, l’imbarco. ♦ check list letteralmente è la lista di controllo o la lista dei controlli per verificare l’esecuzione di varie operazioni complesse nel giusto ordine. ♦ check-out in italiano è il controllo all’uscita di alberghi o aeroporti, quindi la procedura di uscita per il ritiro bagagli, il pagamento (o il liberare la stanza) prima di lasciare un albergo (con restituzione dei documenti). ♦ check panel in italiano si può esprimere più precisamente con pannello (o quadro) di controllo. ♦ check point in italiano si può esprimere più propriamente con posto di blocco. ♦ checkup (o check-up) riferito alle visite mediche, in italiano si può anche dire controllo medico, visita generale, accertamento, serie di esami; in senso lato indica qualunque controllo, verifica, punto della situazione, analisi (esame o indagine) generale e anche revisione (periodica) e analisi sistematica, per es. il checkup di un impianto.

♦ cheddar è il tipico formaggio a pasta dura semicotta dei Paesi anglosassoni,che in italiano si può esprimere genericamente con formaggio inglese o indicare con varietà simili o equivalenti anche nelle ricette, come per esempio il formaggio olandese.

♦ cheerleader in italiano si può esprimere perfettamente con l’espressione ragazza pompon.

♦ cheese in italiano è formaggio. L’anglicismo si usa anche simbolicamente come sinonimo di “sorridi” o “fate un sorriso“ nelle pose fotografiche (la pronuncia spingerebbe le labbra al sorriso); la parola inglese si ritrova in varie locuzioni: ♦ cheeseburger in italiano è il tipico panino con hamburger e formaggio servito nelle catene di ristorazione veloce all’americana che non ha equivalenti italiani in circolazione; ♦ cheescake è un dolce al formaggio o torta alla crema di formaggio tipico degli Stati Uniti.

♦ cherry brandy (lett. acquavite di ciliegia), detto anche solo cherry, in italiano si può indicare anche con liquore (o ratafià) alla ciliegia o il meno comune cerosella.

♦ chewing gum in italiano è più precisamente una gomma (da masticare), detta anche gomma americana o cicca.

♦ chief executive officer (abbr. CEO) in italiano corrisponde all’amministratore delegato o al direttore generale di una società.

♦ chinatown (lett. città cinese) indica un quartiere abitato prevalentemente dai cinesi (per es. a Milano la zona intorno a via Paolo Sarpi) e si può rendere con quartiere cinese.

♦ chip in italiano è più precisamente un (micro)circuito (integrato) o (micro)circuito elettrico.

♦ chips in italiano sono più precisamente le patatine fritte (a fette sottili o a bastoncino) perlopiù confezionate industrialmente.

chorus line in italiano si dice più chiaramente corpo di ballo.

♦ chow chow è un tipico cane dal pelo folto, criniera e muso schiacciato che in italiano è stato adattato in ciauciau.

♦ Christmas in inglese è il Natale che circola in espressioni come -> Merry Christmas cioè buon Natale o Merry Xmas and happy new year, cioè buon Natale e felice anno nuovo.

♦ chromakey in italiano si può esprimere con chiave cromatica per lo scontorno cinematografico. È una tecnica di ripresa che usa uno sfondo uniforme come chiave cromatica che viene poi sostituita con altri sfondi applicati nella fase del montaggio. Per estensione chromakey indica anche lo sfondo uniforme impiegato nella ripresa.

chunking (lett. spezzettare, da chunk = pezzo, blocco) è un metodo o una tecnica di scomposizione delle informazioni complesse in unità elementari più semplici da ricordare e da gestire, dunque si può dire scomposizione, o metodo della scomposizione.

♦ cineclub in italiano si può anche dire circolo cinematografico, associazione cinefila e si può esprimere con un più generico cineteca.

♦ cinemascope è un marchio registrato di un vecchio sistema per la proiezione cinematografica che in italiano si può anche dire cinema panoramico.

♦ citizen journalism in italiano si può esprimere con giornalismo partecipativo (o anche collaborativo) che vede la partecipazione dei lettori grazie soprattutto alle nuove tecnologie della Rete.

♦ city (lett. città) da solo indica propriamente il centro politico o finanziario di una città, dunque il centro cittadino, il nucleo (o il cuore) della città, e per estensione la città stessa. Il termine è presente in varie locuzioni come ♦ city airport, cioè l’aeroporto cittadino (quello più vicino alla metropoli); ♦ city magazine, cioè una pubblicazione turistica o con gli eventi cittadini; ♦ city manager e cioè un dirigente (amministrativo) comunale (o funzionario del comune) e altre. ♦ city bike in italiano indica semplicemente una bicicletta da città. ♦ city-car in italiano indica un’automobile da città, di dimensioni ridotte e agevole, progettata per la guida nelle metropoli. ♦ city tax in italiano si può perfettamente esprimere con tassa di soggiorno.

♦ clacson (in origine marchio di fabbrica della Klaxon) è ormai un anglicismo assimilato e quasi senza alternative, ma tra i sinonimi in italiano ci sono segnalatore (o avvisatore) acustico e anche tromba (automobilistica).

♦ claim, come slogan, in italiano è più semplicemente un motto (richiamo, avviso, strillo) pubblicitario.

♦ clan (lett. famiglia) in italiano indica un gruppo (apparentato dalla discendenza, ma anche da rapporti sociali e interessi comuni) e per esteso si può rendere con gruppo chiuso, membri di un gruppo (di appartenenza, per es. il clan di Celentano), e con accezione negativa anche una banda (un clan mafioso, cioè un’organizzazione chiusa), cricca, combriccola, associazione, consorteria, famiglia, brigata, compagnia, congrega, e anche setta; in ambito sportivo si usa anche come sinonimo di squadra, società o scuderia.

♦ class non è una voce a sé presente nei dizionari, ma class al posto di classe si ritrova nelle tariffe di treni e aerei: business class (al posto della vecchia prima classe, o usata come classe intermedia tra la prima e la seconda) o economy class, la classe turistica, e ancora la top class, negli aerei, è la classe di lusso, superiore alla prima; middle class in italiano si dice più precisamente il ceto medio, la borghesia, mentre upper class non è altro che l’aristocrazia o l’alta borghesia. ♦ class action in italiano si può anche dire azione legale di gruppo o causa (legale), denuncia (o querela) collettiva.

♦ clean significa pulito o pulitura; e anche se l’aggettivo non p una voce a sé nei dizionari, circola in varie locuzioni riportate dai giornali,come clean eating (lett. il mangiare pulito), cioè un’alimentazione sana, salutare (es.: “Clean eating: mangiare meglio per vivere meglio”) o clean energy, cioè l’energia pulita, rinnovabile (es.; “Strasburgo: il Parlamento europeo approva le misure del Clean Energy Package” = le iniziative o il protocollo per l’energia pulita”, “Clean energies, un settore chiave per l’economia” = le fonti rinnovabili). ♦ cleaning in italiano si esprime perfettamente con pulizia o pulitura; es. dai giornali: “Cerume nelle orecchie, attenzione al cleaning fai-da-te” = alla pulizia; “Seoul, al via la sperimentazione degli Airport Cleaning Robot” = i robot per la pulizia degli aeroporti; “Cleaning Day in viale Lombardia, 112 volontari cancellano le scritte sui muri” = la giornata della pulizia, o della riqualificazione della via; “Investire nel settore cleaning” = nel settore delle imprese delle pulizie o dei macchinari per le pulizie. ♦ cleantech (clean = pulizia + technology = tecnologia) in italiano si può dire più chiaramente ecotecnologie, cioè le tecnologie ambientali, verdi, ecologiche, pulite, rispettose dell’ambiente, a basso impatto ambientale. ♦ clearance in italiano si esprime più propriamente con depurazione.

♦ clearing (da to clear = liquidare) nel linguaggio economico indica un accordo per la compensazione tra debiti e crediti, per esempio tra banche o Stati, e in italiano si può rendere benissimo con (accordo di) compensazione.

♦ clerygyman è l’abito sacerdotale o ecclesiastico con giacca e pantaloni (quindi contrapposto alla tonaca).

♦ click in italiano si scrive più semplicemente con l’adattamento onomatopeico clic. In ambito informatico fare clic si può rendere genericamente anche con selezionare, scegliere e cliccare, il verbo derivato in italiano. clickbait (esca da clic) indica un insieme di strategie che spingono i navigatori di un sito a cliccare su determinati collegamenti, per aumentare le visite o i proventi pubblicitari. In italiano si possono indicare letteralmente come esche (digitali o della Rete) oppure come titoli civetta; sui giornali sono spesso indicate come titoli o articoli acchiappa-clic, (più raramente accalappiaclic); in modo gergale nel parlato sono talvolta detti anche contenuti o collegamenti da acchiappo o acchiapponi; a seconda dei contesti, in senso lato possono essere pezzi seducenti, invitanti, di richiamo, accattivanti, oppure se si vuole sottolineare l’aspetto ingannevole e talvolta truffaldino, possono essere adescamenti, bufale, specchietti per gli allodole e via dicendo. ♦ click day si riferisce a una data per la presentazione telematica di rimborsi o iscrizioni, e in italiano si può rendere perfettamente con espressioni come data (o scadenza) di una teleprenotazione, o presentazione (o iscrizione, prenotazione) telematica.

♦ client (lett. cliente) in italiano indica un computer (o programma) in comunicazione con il computer principale (host o server) da cui dipende, e si può rendere genericamente con  computer (o elaboratore) cliente o anche terminale intelligente (cioè che non ha solo schermo e tastiera, ma anche una sua autonoma capacità di elaborazione).

♦ climate change in italiano si esprime semplicemente con cambiamento climatico.

♦ clip 1) in italiano è semplicemente un fermaglio (per es. degli orecchini, e in questo caso per estensione indica anche l’orecchino stesso) a molla, a scatto o anche a graffetta o a graffa (per fissare dei fogli) e in alcuni casi si può sostituire anche con molletta. 2) Come abbreviazione di videoclip, invece, si può rendere con (breve) filmato o video, e anche spezzone o talvolta cortometraggio. ♦ clip art (lett. ritaglio + art) è un’immagine digitale, un disegno, un’icona, un figura (e anche una raccolta di queste) che di solito ha un utilizzo libero, ed è riproducibile senza copyright o diritto d’autore, quindi anche un’immagine libera, riproducibile, pubblicabile.

♦ clock in italiano si dice più chiaramente orologio.

♦ cloud (lett. nuvola) è un’abbreviazione di cloud computing, indica una serie di programmi e servizi (per esempio di memoria) disponibili in Rete invece che sui dispositivi degli utenti. Sui mezzi di informazione talvolta è indicato letteralmente come nuvola informatica, oppure semplicemente con nuvole, con allargamento del significato originario esteso alla Rete. Es. dai giornali: “Il cloud computing, la nuvola informatica che tiene in memoria programmi e dati degli utenti”; “La nuova generazione cloud-only: il sistema operativo per la nuvola è utilizzato dal 23% delle aziende”. cloud storage (cloud = nuvola e storage = conservazione) in italiano si può dire archiviazione (conservazione o salvataggio) in Rete (o nuvola di archiviazione) dei propri documenti.

♦ closed in italiano si dice chiuso o chiusura (per es. nei cartelli dei negozi, closed for summer, cioè chiusura estiva).

♦ close-up in italiano si dice più chiaramente primo (o primissimo) piano (nelle fotografie o nelle riprese cinematografiche).

♦ clown in italiano si può esprimere perfettamente con pagliaccio, e in senso figurato si usa per indicare un buffone, un mattacchione, o un burlone. L’anglicismo, entrato già nell’Ottocento, è ormai ben assimilato e ha generato per es. l’aggettivo clownesco. ♦ clown therapy è stato adattato con clownterapia, ma in italiano si può esprimere anche con comicoterapia o terapia del sorriso.

♦ club in italiano si può dire anche circolo (culturale o sportivo), associazione e in alcuni contesti con gruppo, società.

♦ cluster in inglese ha tanti significati che a seconda dei casi rimandano al grappolo (cioè a elementi collegati tra loro, per es. un cluster di aziende, cioè un gruppo o insieme) oppure a un settore o blocco. In genetica è una sequenza di geni; in astronomia, in italiano si dice più propriamente un ammasso stellare (soprattutto un ammasso globulare). In informatica: in un disco rigido, indica un insieme di settori contigui, oppure un insieme di elaboratori collegati, dunque una rete di computer cluster bomb in italiano si dice più propriamente bomba a grappolo.

♦ clutch in italiano è una borsetta, senza manici, fino al secolo scorso indicata preferibilmente con il francesismo pochette.

♦ CMS (acronimo di Content Management System) in italiano è un sistema (un programma o una piattaforma) di gestione dei contenuti per esempio per la pubblicazione in Rete.

♦ coach in italiano si dice più chiaramente allenatore o preparatore, con un significato originariamente solo sportivo (soprattutto della pallacanestro) di commissario tecnico, ma oggi sempre più riferito in senso esteso all’allenatore mentale, motivatore, e anche istruttore, formatore, insegnante in ambito più psicologico o lavorativo (l’allenamento psicologico e motivazionale per il conseguimento di risultati lavorativi o personali). ♦ coaching in italiano si può esprimere con allenamento, preparazione in vari ambiti, da quello sportivo a quello motivazionale più generale per l’ottenimento di risultati nella vita o nella carriera.

♦ coast to coast in italiano si dice più chiaramente da costa a costa (riferito ai viaggi).

♦ cocktail è un anglicismo ormai assimilato senza alternative (anche se Bruno Migliorini proponeva arlecchino, un’alternativa che non è mai entrata in uso). Espressioni sinonimiche non molto utilizzate ed efficaci possono essere miscela (miscuglio, mistura o mescolanza) di liquori (o alcolici) o ricetta (anche fantasia, in senso metaforico) di liquori (o alcolica) e in senso dispregiativo intruglio. Per estensione, talvolta indica anche una festa o un ricevimento (es. andare a un cocktail, cfr. -> party).

♦ code card in italiano si dice più semplicemente codice (per es. per la duplicazione delle chiavi di una vettura). ♦ coding in italiano è più chiaramente la scrittura di un codice (informatico), scrittura di un programma o programmazione. In senso lato corrisponde a codifica.

♦ coffee break in italiano si dice più propriamente pausa caffè.

♦ cohousing in italiano è semplicemente una forma di coabitazione o una condivisione di spazi tra vicini (per es. cucina, giardini, lavanderie, palestra…).

♦ collection in italiano si dice collezione. Circola in varie locuzioni come card collection cioè collezione di figurine, capsule collection cioè una collezione limitata di abiti, accessori, borse…

♦ college indica la scuola secondaria inglese, o l’università americana, e per estensione anche l’edificio scolastico che le ospita. In italiano si può genericamente rendere con scuola, istituto scolastico, facoltà, università o anche liceo.

♦ collie in italiano si può rendere con (cane da) pastore scozzese.

♦ colossal (dal tedesco kolossal) in italiano si può rendere anche con film (o spettacolo) costoso, sfarzoso, grandioso e anche filmone.

♦ columnist in italiano si dice meglio editorialista, giornalista, pubblicista (con una rubrica fissa in un periodico o rivista).

♦ combine in italiano si può dire più chiaramente accordo (o cartello) sottobanco (o illecito), pastetta, comunella e anche intrallazzo o imbroglio.

♦ comfort (che si alterna con il francesismo confort) in italiano si può dire più chiaramente comodità o agio (una casa o una vettura dotata di tutte le comodità) e anche conforto, e talvolta può essere sinonimo di agiatezza o lusso. ♦ comfortable in italiano si dice più propriamente agevole, comodo, confortevole.

♦ comic (talvolta anche al plurale comics, abbr. di comic strip = striscia a fumetti) in italiano si può dire più precisamente fumetto, racconto a fumetti, e al plurale anche strisce, vignette. (cfr. -> cartoon e grafic novel).

♦ coming out in italiano è più chiaramente una pubblica dichiarazione (ammissione, rivelazione, esternazione, confessione) della propria omosessualità (cfr. -> outing che è invece la dichiarazione pubblica dell’omosessualità di un’altra persona, con cui l’espressione è spesso confusa) e in senso lato può significare anche uscire allo scoperto.

♦ commando (al pl. anche commandos) in italiano si può dire anche truppa (o pattuglia) d’assalto, reparto (o nucleo) speciale, piccolo gruppo di guerriglieri (o soldati, militari) o più genericamente anche pugno di uomini (armati). Si tratta di un anglicismo mascherato che non rappresenta un “corpo estraneo” e una violazione delle nostre regole fonetiche o lessicali.

♦ commercial in italiano si può dire più precisamente annuncio (o comunicato) pubblicitario, promozionale o anche semplicemente promozione o pubblicità (televisiva o radiofonica), detta anche consigli per gli acquisti (cfr. -> spot).  ♦ commercial paper (e anche ♦ commercial bill) in italiano è più semplicemente una cambiale (commerciale, finanziaria, d’affari) o un pagherò.

♦ commission in italiano si dice più propriamente compenso, commissione, provvigione o percentuale di agenzia.

♦ commitment in italiano si può dire più precisamente impegno, motivazione, senso del dovere (o di appartenenza o responsabilità) per esempio a un’azienda, quindi anche fedeltà, forte identificazione (a un’organizzazione o ai suoi obiettivi).

♦ commodity (lett. merce) in italiano si può dire più propriamente bene (o prodotto) primario, materia prima, bene o prodotto di scambio (come petrolio, diamanti… che costituiscono materia di scambio commerciale internazionale).

♦ common low in italiano si può dire più precisamente diritto consuetudinario, cioè basato sulla tradizione più che sul diritto codificato. Nell’ordinamento giuridico inglese il common law (lett. legge comune) si fonda sulle sentenze più che sulla norma scritta di derivazione romanistica. ♦ common rail in italiano si può dire più propriamente (sistema a) iniezione diretta, riferito al motore diesel. ♦ commonwealth in italiano si può anche dire bene comune, la cosa pubblica, inizialmente riferito alle ex colonie dell’Impero britannico che hanno dato vita al Commonwealth inteso come un patto tra Stati di lingua inglese.

♦ community (abbr. di web community) in italiano si può dire perfettamente comunità (virtuale o della rete).

♦ compact disc (detto anche con la sigla cd) in italiano si può dire anche semplicemente dischetto.

♦ company in italiano si dice più precisamente azienda, società, impresa e in qualche caso anche con il “falso amico” compagnia che ha preso piede solo in alcuni ambiti (per esempio aerea, telefonica, del gas o assicurativa). Circola in varie locuzioni come ♦ company profile, cioè il profilo aziendale o societario, e ♦ company goals cioè gli obiettivi aziendali.

♦ competitor in italiano si dice più propriamente competitore, oppure concorrente, e anche rivale o avversario.

♦ compilation
 è un termine nato in ambito discografico (raccolta di  successi musicali) che oggi si estende anche ad altri ambiti, e in italiano si può esprimere perfettamente con sinonimi come raccolta, selezione, collezione, antologia e anche compilazione.

♦ compliance (lett. adesione o consenso da to comply = conformarsi, eseguire) in medicina corrisponde alla capacità di adeguamento del volume di un organo (per esempio i polmoni) davanti alla pressione, per cui si può esprimere con elasticità, capacità di dilatazione. In senso lato in italiano si può dire anche adeguamento, adempimento, conformità, ottemperanza, condiscendenza o anche cedevolezza, disponibilità (a collaborare o di collaborazione o a conformarsi), collaborazione per es. di un paziente nei confronti delle prescrizioni mediche o di un soggetto nell’osservare le regole e le leggi (quindi anche osservanza, aderenza, l’essere ligi o collaborativi, adempimento normativo o legislativo). Nel linguaggio economico la compliance normativa si può dire più chiaramente conformità normativa, cioè a norme, regole o consuetudini; la compliance fiscale, cioè la conformità alle regole fiscali, indica a volte l’adempimento spontaneo del contribuente agli obblighi fiscali spesso sollecitato dalla Agenzia delle Entrate in un’ottica collaborativa, e in altri casi è un dialogo, un accordo preventivo tra contribuenti e Agenzia delle Entrate che permette la correzione  di eventuali errori od omissioni nella dichiarazione. Es. dai giornali: “Legge sulla protezione dei dati: compliance, responsabilità e sanzioni” = adeguamento; “A oggi nessuna azienda è compliance al 100%, neppure i colossi americani” =  adempiente; “Agenzia delle Entrate: un provvedimento per la compliance spontanea” = collaborazione; “Fisco: un software per monitorare la compliance” = chi si mette in regola, la regolamentazione; “Prescrizioni mediche: la scarsa compliance. Quando il paziente non prende le medicine” = osservanza. ♦ compliant in italiano si dice più precisamente conforme (per es. i fondi PIR compliant, cioè conformi al PIR = Piani Individuali di Risparmio previsti dalla legge di bilancio 2017 per le agevolazioni fiscali).

♦ component approach è un’espressione inglese introdotta per esempio nel linguaggio tributario che implica il calcolo separato degli ammortamenti per i singoli componenti, e in italiano si può dire più propriamente ammortamento distinto (o dettagliato) e anche sconti fiscali distinti.

♦ compost in italiano si può dire in modo più chiaro composta o terricciato, e indica per esteso un fertilizzante, concime (organico) o un terriccio ottenuto dal compostaggio dei rifiuti.

♦ compound in italiano si può esprimere con complesso di edifici e per esteso anche stabilimento, sito, edificio (complesso); letteralmente indica una zona recintata con costruzioni di destinazione affine o complementare (militare fortificata o civile).

♦ computer fino agli anni Ottanta del secolo scorso in italiano si diceva più propriamente calcolatore (elettronico), un termine poi affiancato anche da elaboratore (elettronico) che conviveva con il sinonimo metaforico e suggestivo di cervello elettronico; In seguito all’avvento dei personal computer il termine inglese si è imposto sempre più sino a diventare insostituibile neglianni Duemila. Le alternative italiane – tra cui anche ordinatore o computatore (sul modello di come si dice in Francia e Spagna) – si possono oggi usare solo come sinonimie secondarie, perché non sono in uso, benché registrate dai dizionari. Ha generato il verbo computerizzare, l’aggettivo computerizzato e il sostantivo computerizzazione. ♦ computer art in italiano si può dire anche arte digitale. ♦ computer game in italiano si può esprimere perfettamente con videogioco. ♦ computer graphics in italiano si può esprimere perfettamente con grafica digitale o con l’adattamento computer grafica. ♦ computer music in italiano si può dire musica digitale.

♦ concept in italiano si può rendere con progetto o prototipo, o anche con concetto, idea o filosofia (di fondo), per es. nel caso del concept di un’opera. L’anglicismo si trova in espressioni come ♦ concept album un’opera (o album) musicale a tema che sviluppa una stessa storia; ♦ concept car, il prototipo o l’esemplare unico di una vettura che viene presentato; ♦ concept store un negozio all’avanguardia o innovativo (a tema).

♦ conference in italiano si può esprimere più propriamente con conferenza, e anche riunione, colloquio, convegno, congresso. ♦ conference call in italiano si può esprimere perfettamente con audioconferenza, anche se talvolta si impiega per indicare una semplice telefonata o chiamata (magari in vivavoce in presenza di più persone), quindi conferenza telefonica; oppure in caso di attivazione della telecamera si può indicare come teleconferenza, videoconferenza o videochiamata. ♦ conference room in italiano si dice più semplicemente sala riunioni.

♦ connection (lett. connessione) in italiano circola in locuzioni dal significato letterale (es. un programma per la live connection = per la connessione dal vivo in Rete) ma prevalentemente indica un’organizzazione mafiosa (o malavitosa), un’aggregazione (rete o associazione) criminale (o illecita) e segreta (o occulta), un traffico illecito (spesso internazionale) una gestione illegale per ottenere profitti illegali; spesso si ritrova in associazione ad altre parole come pizza connection, l’accordo tra la malavita italo-americana per il traffico della droga, o petrolio connection, la gestione illegale del petrolio… Es. dai giornali: “Scandalo rifiuti a Torre del Greco, gli imputati per la monnezza connection” = la gestione illegale dei rifiuti; “Trump: la Russian Connection e l’ombra dell’impeachment” = gli accordi segreti con la Russia. connection house (lett. case di connessione) sono i luoghi di raccolta (perlopiù in Libia) dei migranti e profughi che tentano di raggiungere l’Europa, di fatto quasi sempre gestite dai trafficanti di uomini, in condizioni di sfruttamento e schiavitù, dove le donne sono costrette e avviate alla prostituzione. Dunque sono diventate un sinonimo di luoghi di prigionia e reclusione, di sfruttamento, per la tratta delle persone e più frequentemente di bordello, postribolo, case di prostituzione. Es. dai giornali: “Migranti, ora nelle connection house in Libia si paga per mangiare” = nelle baracche di reclusione o prigionia; “Prostituzione e tratta delle nigeriane: manette per i gestori di una connection house in Campania” = di una casa di prostituzione.

♦ consultant in italiano si può esprimere più precisamente con consulente, o anche con esperto esterno (all’azienda). ♦ consulting in italiano si può esprimere più precisamente con consulenza, o con l’offerta di consulenze in ambito professionale (una società di consulting, cioè di consulenza, o un’attività di business consulting cioè di consulenza professionale).

♦ consumer in italiano si può esprimere più chiaramente con per i consumatori (o per il mercato privato), destinato ai consumatori (riferito a un bene o prodotto) o all’utente finale (contrapposto ai prodotti per le aziende). ♦ consumer benefit (lett. vantaggio del consumatore) in italiano si può esprimere più precisamente con aspettativa del consumatore (o cliente, acquirente) davanti a un prodotto e a come è presentato, quindi anche la motivazione di acquisto (da parte del cliente), la percezione positiva di una merce, la capacità di un prodotto di essere seducente, desiderabile, di offrire vantaggi e rispondere ai bisogni del compratore. ♦ consumer price si può dire più propriamente prezzo al dettaglio o al pubblico consumer research è una ricerca sul consumatore.

♦ container in italiano è più semplicemente un contenitore, un cassone metallico o una cassa mobile per il trasporto delle merci. L’uso dell’anglicismo è legato al fatto che questi cassoni possiedono delle misure codificate internazionalmente per renderle adatte al trasporto ferroviario, aereo o stradale, e in senso tecnico si può anche dunque rendere con contenitore intermodale (cioè idoneo a diversi mezzi di trasporto), universale o ISO (Organization for Standardization = Organizzazione internazionale per la standardizzazione) come si dice per esempio in Francia (conteneur) e in Spagna (contenedor).

♦ content management sistem (o CMS) in italiano è un sistema (un programma o una piattaforma) di gestione dei contenuti per esempio per la pubblicazione in Rete. ♦ content manager in italiano si può anche dire responsabile dei contenuti (testuali, audiovisivi, multimediali) di un sito o di un prodotto digitale; esiste anche la parola contenutista, che ha il medesimo significato, anche se di basso uso. ♦ content provider in italiano è più chiaramente un fornitore di contenuti, o una società fornitrice di contenuti (testuali, audiovisivi, multimediali) per la Rete o altri prodotti digitali (contrapposto ad access provider che fornisce invece l’accesso alla Rete). ♦ contents in italiano sono i contenuti, e come abbreviazione di table of contents il termine indica a volte l’indice (o il sommario, la tavola) dei contenuti.

♦ contest in italiano si dice più propriamente gara, competizione o concorso (es. beauty contest = concorso di bellezza, oppure contest fotografico, letterario…).

♦ contractor in italiano si dice più propriamente appaltatore, contraente o intermediario, per esempio un’azienda che appalta la costruzione di un’opera a terzi, di cui è responsabile, quindi un’azienda appaltatrice; talvolta il termine si riferisce a un militare o una guardia armata (privata, cioè a contratto) ingaggiata con compiti di polizia, di protezione o sorveglianza in zone a rischio o di guerra.

♦ controlled foreign companies (anche CFC) in italiano si dice più propriamente controllo delle aziende estere, o controllo estero, riferito al regime fiscale di chi detiene società con sede all’estero. control room in italiano si dice più propriamente sala o centrale di controllo, per es. negli aeroporti o in qualunque altra struttura dove si rende utile un controllo centralizzato. ♦ controller (lett. controllore) in italiano si riferisce a un (sistema di) comando, quindi un pannello di controllo per sistemi meccanici o elettronici; oppure equivale a un responsabile del controllo, riferito a una persona che si occupa della gestione economica di un’azienda, quindi anche responsabile (o amministratore) economico, economo, direttore amministrativo, tesoriere.

♦ convention, letteralmente, negli Stati Uniti è l’assemblea dei delegati di un partito per eleggere il candidato alla presidenza, e per esteso in italiano si esprime più chiaramente con assemblea, convegno, congresso, raduno, simposio, riunione, incontro, vertice, conferenza, riunione plenaria, assise. Nel mondo del lavoro e del commercio è anche un convegno di lavoro per stabilire gli obiettivi da raggiungere, quindi una riunione strategica, un incontro per fissare gli obiettivi. Nel linguaggio commerciale è una riunione dei venditori.

conversion rate, nel linguaggio della Rete, in italiano è il tasso di conversione, cioè la percentuale di visitatori che compie una determinata azione (per es. un acquisto, una registrazione).

♦ cookie (lett. biscotto) è una metafora che indica la registrazione (riconoscimento o profilazione) di un utente da parte di un sito in rete, e in italiano la traduzione biscotto non è utilizzata, o ha un’accezione scherzosa, anche se biscotto informatico (sul modello per es. dello spagnolo galleta informática) sarebbe ineccepibile.

♦ cooking show in italiano è più propriamente un programma (o uno spettacolo) di cucina (o di ricette), una trasmissione televisiva basata su un cuoco che cucina in diretta o un gara televisiva di cucina o di ricette.

♦ cool, letteralmente freddo (es. una persona cool = distaccata), ha assunto ormai il significato di alla moda, di tendenza (un locale o un programma cool) e per estensione è usato anche come sinonimo di fantastico, meraviglioso, bello, soprattutto in un registro gergale colloquiale, quindi fico, forte, ganzo♦ cooler in italiano è più propriamente un dispositivo di raffreddamento (in varie tecnologie), un refrigeratore, o dissipatore (di calore). Come abbreviazione di wine cooler è una bibita (rinfrescante) a base di vino e frutta ( a bassa gradazione alcolica) e anche un contenitore per tenere il vino in fresco, quindi il cestello del ghiaccio. ♦ cool hunter (lett. cacciatore di tendenze) è un professionista o giornalista alla ricerca di nuove mode e stili di vita di tendenza, quindi in italiano si può rendere anche con esperto di mode (o tendenze).

♦ cooperative compliance nel linguaggio tributario si può esprimere più chiaramente con (regime di) adempimento collaborativo, e consiste in un modello da trasmettere al fisco prima della dichiarazione dei redditi per evitare errori o contenziosi.

♦ copy in italiano è più precisamente un testo pubblicitario, e come abbreviazione di copywriter indica l’autore o il redattore (scrittore) di testi pubblicitari, o redattore pubblicitario, e in senso lato si può definire un creativo o un pubblicitario. ♦ copyleft (lett. un gioco di parole sul modello di copyright – dove right, significa sia destra sia diritto – mentre left è sinistra ma anche lasciato, quindi a diposizione di tutti) è una forma di protezione di un’opera d’autore che prevede la libertà di riproduzione solo in modo gratuito, quindi non per fini commerciali. In italiano si può rendere con espressioni come opera riproducibile gratuitamente, riproducibile non per fini commerciali. ♦ copyright (lett. diritto di copia, cioè di replica) è un concetto della giurisprudenza statunitense che corrisponde al diritto di sfruttamento economico o di riproduzione (o di replica) di un’opera per fini commerciali.  È una formula che corrisponde solo in parte, e in senso lato, al diritto d’autore della normativa europea e italiana, che comprende il diritto di sfruttamento economico ma anche una tutela maggiore per l’autore dell’opera e i suoi diritti (dunque non solo la protezione della mera opera). In senso figurato è la paternità intellettuale e in senso stretto protegge la forma (per es. di un testo letterario. musicale o cinematografico) più che i contenuti o la trama (al contrario di un brevetto industriale che tutela l’idea). Si può rendere in italiano con espressioni come riproduzione vietata, protetto da diritto d’autore. ♦ copywriter in italiano è più precisamente l’autore o il redattore (scrittore) di testi pubblicitari, o redattore pubblicitario.

♦ cordless in italiano si dice più semplicemente senza fili, riferito soprattutto agli apparecchi telefonici.

♦ core business (lett. il cuore o nucleo di un’impresa) in italiano si può perfettamente esprimere  in modo più semplice con l’attività primaria (principale, portante o fondamentale) di un’azienda, di un’impresa o attività.

♦ corner, 1) nel gioco del calcio, in italiano si dice più chiaramente calcio d’angolo e l’espressione figurata salvarsi in corner si può perfettamente rendere con locuzioni come  salvarsi per il rotto della cuffia, per un pelo, per un soffio. 2) Nel linguaggio promozionale un corner (lett. angolo) è un angolo, un padiglione, un espositore, un banco (talvolta anche sportello) posto all’interno di un grande magazzino dove viene venuto o promosso un prodotto o un marchio.

♦ cornflakes in italiano si possono chiamare anche fiocchi di granturco o mais (soffiati) o più in generale (fiocchi di) cereali.

♦ corporate in italiano è semplicemente aziendale, societario e si ritrova in varie espressioni composte con questo significato, per es. premio corporate (= aziendale) e molte altre di seguito. corporate bond in italiano si dice più propriamente titoli societari; ♦ corporate design in italiano è semplicemente l’immagine dell’azienda, il logotipo, l’identità visiva e il marchio societario o anche la confezione e la grafica di un prodotto o marchio aziendale. ♦ corporate finance in italiano è più chiaramente la finanza d’impresa, le strategie finanziarie di una società e anche le attività di consulenza per finanziare un’attività. ♦ corporate governance in italiano si esprime meglio con governo, gestione o amministrazione di un’impresa o società, e indica anche l’insieme delle regole, i protocolli, le (buone) pratiche di un’azienda. ♦ corporate identity in italiano è semplicemente l’identità dell’azienda (societaria o aziendale) e quindi per estensione ciò che rappresenta un marchio o che distingue una società, la sua percezione pubblica. ♦ corporate image in italiano è l’immagine di un’azienda (impresa o società), di un marchio o di un prodotto che caratterizza un’impresa, quindi la reputazione, la fama, nomea, fortuna o visibilità. ♦ corporate tax è una tassa aziendale; ♦ corporate venture capital è un investimento in capitale di rischio (venture = a rischio e capital = capitale) cioè una tipologia di investimenti sulle imprese – di solito le imprese nascenti (startup) o la piccola e media impresa – in cambio di quote (solitamente di minoranza). ♦ corporation in italiano è più precisamente una grande impresa cioè una società di grandi dimensioni, spesso una multinazionale, o anche una società per azioni.

♦ cosplay (comp. da costume + play = giocare) è la moda di indossare i costumi dei personaggi di cartoni animati, fumetti, videogiochi o film e di impersonarli e in italiano non ha un corrispondente se non in senso lato travestimento, festa a tema, mentre un adattamento come costumismo non è in uso, anche se sarebbe ineccepibile. ♦ cosplayer è un appassionato o un praticante del cosplayer, quindi un indossatore di costumi di personaggi dei fumetti o film, un amante del travestimento, che in italiano non ha alternative in circolazione.

♦ cost in italiano è costo, prezzo o spesa. ♦ costing in italiano si esprime più chiaramente con rilevazione o controllo dei costi (aziendali).

♦ co-sourcing in italiano è più chiaramente una risorsa condivisa o la condivisione delle risorse.

♦ cottage in italiano è più chiaramente una villetta, villino o casetta, casa (a un piano), perlopiù di campagna, di stile rurale, rustico ma elegante.

♦ cotton fioc è un nome commerciale usato per antonomasia per esprimere, più precisamente, i bastonicini ovattati per la pulizia delle orecchie, detti (bastonicini) pulisciorecchi.

♦ couchsurfing (lett. surfing dal divano, dal nome di un sito che offre questo servizio) è un servizio di scambio ospitalità attraverso la rete, e anche la pratica di viaggiare attraverso lo scambio gratuito di ospitalità e abitazioni.

♦ counsellor (anche counselor) letteralmente è un consigliere, che si occupa di counselling, un professionista che fa il motivatore, l’orientatore il consulente alla persona, e aiuta i suoi clienti psicologicamente e con varie tecniche a sviluppare le proprie potenzialità nel lavoro e nella società. ♦ counselling (anche counseling) in italiano è più chiaramente una consulenza per l’orientamento professionale, o anche più in generale un servizio di orientamento, sostegno psicologico, una terapia o un corso motivazionale per chi manifesta disagi sociali e viene così reintegrato nella società e nel mondo del lavoro, ma anche per individuare, motivare, coltivare e potenziare le proprie attitudini e la propria autostima, dunque: una terapia per l’autostima, un sostegno motivazionale,  un corso o una consulenza per l’autoriqualificazione o l’autoaiuto.

♦ countertrade (lett. controscambio) in italiano indica un baratto (o scambio) commerciale in cui l’acquirente paga le merci con i beni del proprio Paese che il venditore immette sul mercato, quindi è in senso lato un semplice scambio merci a livello internazionale.

♦ countdown in italiano si dice conto (o anche conteggio) alla rovescia.

♦ country manager in italiano si esprime più semplicemente con responsabile (commerciale) di un dato Paese o nazione, quindi in una multinazionale è il direttore (dirigente o responsabile) nazionale.

♦ couponing in italiano è una promozione attraverso buoni sconto od omaggio.

♦ cover (lett. copertina) in italiano 1) si dice più semplicemente copertina (di dischi, riviste ecc.); 2) riferito ai cellulari indica la custodia sostituibile (rimovibile e intercambiabile), la mascherina, l’involucro; 3) in ambito musicale indica un rifacimento, una riedizione, una reinterpretazione o una riesecuzione di un brano o di una canzone successo (anche una nuova versione). ♦ coverage in italiano si esprime più chiaramente con copertura del segnale televisivo, radiofonico o telefonico. ♦ cover band in italiano è un complesso (musicale) che esegue pezzi di successo altrui. ♦ cover girl in italiano si esprime più chiaramente con ragazza (da) copertina e per estensione fotomodella. ♦ cover story (lett. storia da copertina) in italiano si può dire fatto (o storia, vicenda) da prima pagina (o da copertina), quindi di primo piano, eclatante, vicenda bomba e simili.

♦ cowboy (comp. di mucca e ragazzo) 1) letteralmente in italiano è più precisamente un buttero (guardiano, a cavallo, di mandrie), mandriano, vaccaro o vaccaio, allevatore (di mucche); 2) nell’immaginario cinematografico indica i personaggi dei film western cioè i coloni ottocenteschi delle coste occidentali degli Stati Uniti (il “far west”) che giravano armati, e per estensione è talvolta sinonimo di pistolero o avventuriero.

♦ coworking in italiano è letteralmente una condivisione del lavoro (o lavoro in condivisione) che può avvenire attraverso la condivisione di uno stesso spazio lavorativo (per es. tra diversi professionisti), la condivisione di alcuni spazi o servizi (per es. una sala riunioni o una segreteria) oppure una sinergia multidisciplinare tra differenti competenze e figure professionali.

♦ crack 1) è una droga a base di cocaina in cristalli, da fumo e di basso costo. 2) In informatica, in italiano corrisponde a una violazione, intrusione (illecita, abusiva, illegale) in un sistema o programma. Ha generato il verbo craccare, che si esprime anche con bucare un sistema, cioè violarlo per utilizzarlo senza licenza, ma che significa anche violare e danneggiare per esempio un sito o una banca dati in Rete. 3) Adattato anche in crac, in economia indica più precisamente il fallimento (tracollo, crollo, rovina) economico o finanziario di un’impresa. ♦ cracker 1) in italiano è una galletta o biscotto (salato). 2) In informatica è chi viola un sistema o un programma per utilizzarlo abusivamente o senza licenza, oppure per danneggiarlo o rubarne i dati, quindi si può definire un pirata (criminale, scassinatore) informatico. (cfr. -> hacker che talvolta è utilizzato come sinonimo ma non propriamente). ♦ cracking è una lavorazione del petrolio che in italiano si chiama più precisamente piroclasi, pirolisi, piroscissione.

♦ crash (di etimo onomatopeico) 1) è il rumore di qualcosa che va in pezzi, il frantumarsi, la frantumazione rumorosa, lo schianto, l’andare in pezzi, il fracassarsi; 2) per estensione in italiano indica anche il crollo in Borsa; 3) in informatica è il blocco di un sistema o di un programma, l’arresto improvviso, l’andare in bomba, l’impallarsi. Ha generato il verbo crashare cioè il bloccarsi di un programma (il pc si è crashato) o mandarlo in bomba (ho crashato il computer). ♦ crash test in italiano si può anche dire simulazione di un incidente (automobilistico) o di collisione, prova d’urto, collaudo di impatto.

crawl, nel nuoto, in italiano si dice più propriamente stile libero.

♦ creative writing in italiano si dice più propriamente scrittura creativa.

♦ credit card in italiano si dice più propriamente carta di credito. ♦ credit crunch in italiano si dice più propriamente stretta di credito (o credilizia) e cioè la riduzione del credito (la concessione del credito limitata o erogata con parsimonia) da parte delle banche. ♦ credit manager (o anche credit officer) in una banca è più chiaramente il responsabile (della concessione) dei crediti di una banca o di un’azienda, dunque in italiano è un agente di credito. ♦ credits in italiano sono più precisamente i riconoscimenti, le attribuzioni o i ringraziamenti, in un libro espressi per es. nel colophon o nel frontespizio, cioè gli autori, i collaboratori; nei film sono i titoli di coda; nei programmi multimediali in rete o su dischetto talvolta sono indicati anche con il falso amico (non particolarmente corretto ma ormai diffuso) crediti.

♦ crew in italiano si dice più propriamente il personale (solitamente i crew sono il personale di grandi catene commerciali); un’altra accezione è quella semplicemente di squadra o equipaggio, cioè un gruppo di persone impegnate in un’attività comune.

♦ critical mass in italiano si dice più propriamente massa critica.

♦ cropping (da to crop = tagliare) in italiano si dice più propriamente lo scontornare, il ritagliare, rifilare o anche profilare (una sagoma, una foto, un disegno…).

♦ cross (lett. croce) 1) nel linguaggio calcistico, in italiano si dice anche traversone e ha generato il verbo crossare, cioè fare un passaggio lungo in diagonale; nel tennis corrisponde invece a un colpo diagonale, mentre nel pugilato in italiano si dice gancio. 2) Spesso viene usato come abbreviazione di motocross, che in italiano si può definire come moto fuoristrada e attraverso sinonimie poco in uso come motociclismo campestre. ♦ cross-country in italiano si dice più propriamente corsa campestre. ♦ crossing-over in italiano si può definire come scambio (o incrocio) genetico (o di segmenti di DNA), o ricombinazione cromosomica (o genetica) che avviene tra cromosomi durante la meiosi.

♦ crouch, nel linguaggio del pugilato, in italiano si dice guardia bassa.

♦ crowdfounding (crowd = folla e funding = finanziamento) in italiano si può definire come finanziamento collettivo o popolare, o raccolta di (micro)finanziamenti o di fondi, per lo più attraverso la Rete intorno a progetti di valore sociale, dunque è una sorta di colletta. ♦ crowdsourcing (crowd = folla + sourcing = origine) in italiano si può definire come progetto collettivo, progettazione (o anche soluzione) collettiva o popolare,  in altre parole un progetto basato sull’intelligenza collettiva o connettiva della rete. Nel caso le soluzioni siano ricercate da un’azienda si può parlare anche di esternalizzazione collettiva o digitale (invece di fare outsourcing = esternalizzazione verso terzi, si fa un’esternalizzazione aperta alle reti sociali).

♦ cruelty-free in italiano si può esprimere con il calco senza crudeltà o con animalista, rispettoso dei diritti degli animali, e più precisamente non testato sugli animali (riferito a prodotti per es. cosmetici che seguono queste procedure).

♦ cruise (lett. crociera) in italiano si può definire come missile da crociera o a traiettoria guidata (in quanto possiede un motore per la traiettoria guidata che gli consente una sua rotta, al contrario dei missili balistici a traiettoria prefissata). ♦ cruiser è un imbarcazione che in italiano si può indicare con cabinato, cioè fornita di cabina, da diporto e adatta a brevi crociere. ♦ cruising in italiano si può definire navigazione sportiva, o da diporto.

♦ cult in italiano si può dire anche oggetto di culto (in ingl. anche cult object), un mito o semplicemente di culto quando ha funzione di aggettivo riferito per es. a un libro o un film. Es. un libro cult, cioè di culto, di straordinario successo, mitico e simili. ♦ cult movie è un film di culto, di grande successo, intramontabile, un classico simili.

♦ curtain wall in italiano si può rendere più chiaramente con parete a vetro o genericamente vetrata (di fabbricati con le pareti a vetro sostenuti da intelaiature metalliche).

♦ curvy indica la rotondità delle forme di una donna, con un’accezione positiva, quindi un tipo di canone bellezza che in italiano ha tante sfumature: dalle forme piene o abbondanti, rotonda o rotondetta, florida, prosperosa, giunonica, tutta curve, curvilinea, anche maggiorata; oppure curvy può essere un eufemismo, come burrosa, per grassa, cicciona, sovrappeso, obesa.

♦ custom (abbr di custom-made o custom-built = fatto su misura) in italiano si può rendere perfettamente con personalizzato, fatto su misura (o con la locuz. latina ad hoc), adattato (o adeguato) alle singole esigenze, e in senso metaforico cucito su misura; ha generato customizzare, customizzato e customizzazione. Come abbreviazione di (moto) custom, nel gergo dei motociclisti, indica le moto assemblate artigianalmente, personalizzate in casa con elementi base e altri accessori che le rendono uniche; ♦ customer care (customer = cliente e care = cura) in italiano si può rendere più chiaramente con assistenza clienti (o della clientela) o servizio clienti. ♦ customer satisfation in italiano si può dire meglio soddisfazione dei clienti o gradimento. ♦ customer service in italiano si può rendere più propriamente con servizio clienti, il reparto aziendale che segue i clienti nella postvendita, quindi anche servizio postvendita.

♦ cut in italiano è un taglio, e il termine circola in varie espressioni come cut and paste, cioè taglia e incolla (la funzione di molti programmi informatici), e ♦ cut price cioè uno sconto, una riduzione del prezzo di vendita. ♦ cutter 1) in italiano si può dire benissimo taglierino o anche sgarzino, cioè una lametta retrattile (per tagliare la carta, le pelli…). 2) A volte indica invece un frullatore, uno sminuzzatore, un tritatutto (un elettrodomestico dotato di lame per tagliare). 3) Nel linguaggio marinaresco è anche un piccolo veliero, un’imbarcazione a vela (da diporto o regata).

♦ cyber- è un suffissoide che in italiano è stato adattato anche come ciber-, e indica ciò che è virtuale o legato alla rete, e si ritrova in composti come cybersecurity, cioè sicurezza informatica o le procedure per la sicurezza contro virus o attacchi informatici; ciberbullismo, cioè bullismo digitale o virtuale; ciberspazio cioè realtà virtuale, lo spazio virtuale della memoria dei calcolatori; cibernauta cioè navigatore in rete. cyber risk) in italiano è il rischio di attacchi informatici, la potenziale vulnerabilità della sicurezza informatica♦ cyborg nella fantascienza indica un essere umano con impianti sintetici, quindi in italiano si può rendere benissimo con uomo bionico, cibernetico, potenziato (da protesi).

 

L’itanglese ci avvolge: qualche esempio concreto

La mia impressione è che molti studiosi stiano sottovalutando, e di molto, il fenomeno degli anglicismi che percolano nel linguaggio di tutti i giorni in modo sempre più abbondante. L’itanglese non è poi così lontano, non è una prospettiva che riguarda solo il futuro, è qualcosa di tangibile nel linguaggio del presente. Voglio proporre tre esempi di fenomeni accaduti in questi giorni che ritengo significativi.

L’itanglese nella Gazzetta Ufficiale

Lucius Etruscus mi ha segnalato un bando appena pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale (6/11/2017) per  la fornitura di “Servizi di capacity building”, che ha così commentato:

“L’appalto rientra in un rapporto fra l’Italia e il Kenya e sicuramente ci si esprime in inglese (il titolo dell’appalto è infatti: Capacity building and supply to the Sigor Wei Wei Integrated Development Project), però bisogna decidersi: visto che il bando è pubblicato sulla Gazzetta italiana, forse dovrebbe essere scritto in italiano… Poi però viene specificato che interessa una «zona arida del Paese caratterizzata da scarsità di pioggie»: ecco perché scrive in inglese, perché l’italiano lo mastica poco!”

A parte lo strafalcione pioggie/piogge segnalato in modo perfido, quello che mi colpisce è la totale assenza di equivalenti italiani per capacity building, un’espressione incipiente e poco chiara, forse anche fumosa per molti (mentre Performance Guarantee è stato giustamente affiancato a Garanzia buona esecuzione).

Cosa significa in sostanza?
Capacity in italiano si esprime più semplicemente con capacità o abilità. Il termine inglese non è annoverato nei dizionari tra gli anglicismi entrati nella nostra lingua, eppure ricorre in varie espressioni circolanti sui giornali, come capacity test (una prova di abilità, un esperimento o esame attitudinale) o capacity development (più semplicemente lo sviluppo), o ancora capacity strenghtening (un potenziamento o un rafforzamento).

Venendo a capacity building (lett. costruzione delle capacità), si può dire più precisamente senza ricorrere all’inglese per esempio rafforzamento delle potenzialità, percorso di formazione…  e nel caso del bando in questione si potrebbe forse scrivere “Servizi di formazione”, anche perché tra i requisiti di gara c’è l’aver già partecipato ad almeno un altro simile appalto, per cui la traduzione e la chiarezza sarebbero in teoria doverose.

Tra gli altri anglicismi del testo spicca anche tender, in un caso affiancato al corrispettivo italiano (Garanzia mantenimento offerta – Tender Guarantee) ma più avanti usato come sinonimo di offerente, come nota Lucius che cito testualmente:

“Nella modalità di presentazione delle offerte si parla di «numero di riferimento del presente tender» (cioè della presente offerta) e della necessità di inserire «la frase, scritta nella lingua del tender: Not to be opened before the tender-opening session». Ora mi chiedo: che cos’è un tender? E quale sarebbe la lingua del tender? L’itanglese? Anche soprassedendo sulla scritta che dice «di non aprire prima dell’apertura…» questo tender sarebbe il mantenimento offerta? Boh…

Infine ho avuto un brivido all’ultima riga: «Sito italiano dal quale reperire tutta la documentazione […] durante la prevista site visit sarà richiesta attestazione dell’avvenuto pagamento». Site visit? Devo proprio dirlo: Oh my God!”

Sugli anglicismi che stanno entrando nel linguaggio istituzionale mi sono già espresso, non ritengo ci sia da aggiungere altro rispetto a questa segnalazione.

Cartelli stradali: refuso o lapsus?

Fico Rovery-2Il secondo esempio di itanglese (grazie all’avv. Bruna Zambrini che me l’ha indicato), riguarda un refuso su un cartello stradale in zona Bologna. Nella segnalazione del nuovo parco alimentare FICO Eataly World, nella foga di usare gli anglicismi, ecco che anche Roveri diventa Rovery. Alcuni giornali hanno parlato di un refuso, ma pare più un lapsus freudiano: non sarà il suono inglese sempre più pervasivo che ha portato a percepire all’inglese anche la i finale della zona industriale di Roveri? Agli “psicanalinguisti” l’ardua sentenza.


Chi è Walter Veltroni? Uno
Statesman, journalist & filmmaker!

Il terzo esempio riguarda una manifestazione che si è appena svolta sul lago di Como, il TEDxLakeComo.

Anche in questo caso, basta scorrere il programma e il sito, per rendersi conto che la lingua scelta per promuovere la manifestazione è l’itanglese, l’alibi è di certo il voler rivolgersi a un pubblico internazionale, ma sarà davvero così?
Gli ospiti sono quasi tutti italiani, e l’italiano è la lingua in cui si parla nei convegni. La cosa che più mi colpisce e mi fa sorridere, è che tutti i protagonisti della manifestazione sono presentati in inglese, e così Waler Veltroni è uno Statesman, journalist & filmmaker, i musicisti sono music performer (alla faccia di chi sostiene che si usa l’inglese perché è una lingua più sintetica), un’arpista è una Contemporary Harpist (per fortuna che è contemporanea, altrimenti le sarebbe difficile suonare dal vivo) i giornalisti sono journalist e via dicendo. Ma che nel mondo del lavoro la frittata sia ormai fatta è cosa risaputa. Da anni le traduzioni in inglese delle professioni sono un obbligo (anche a costo di apparire ridicoli), basta consultare un sito di offerte di lavoro o collezionare biglietti da visita per rendersene conto.

 

PS: per chi fosse interessato, domani alle 16 parlerò di anglicismi su Radio 3, nella trasmissione Fahrenheit.

Il mito della sinteticità dell’inglese (competitor e giveaway)

Uno dei motivi per cui i giornalisti preferiscono ricorrere all’inglese, soprattutto nei titoli e nei sottotitoli, è legato alla maggiore sinteticità di questa lingua che permette di comporre strilli di impatto con un minor numero di lettere rispetto all’italiano. Spesso gli anglicismi si riducono a comodi monosillabi, come boss, box, club, cast, fan, flirt, gay, quiz, star, show, tweet, vip, zoom

Ma è davvero questa la ragione della preferenza dei termini inglesi?

Non credo proprio. Premesso che la lingua non è matematica – e se il cinese fosse ancora più sintetico dell’inglese non mi sembra una buona ragione per adottarlo al posto dell’italiano – la sinteticità dell’inglese è solo un alibi. La verità è che lo preferiamo per altri motivi: perché è di moda, suona moderno e internazionale e perché abbiamo un complesso di inferiorità culturale che ci induce a utilizzare le parole inglesi, o i loro suoni, invece di adattarle o tradurle, per sentirci più americani, come nella canzone di Renato Carosone e nel film con Alberto Sordi Un americano a Roma.

Per prima cosa: la preferenza dell’inglese avviene anche quando questa sinteticità viene meno. Misunderstanding è lungo e impronunciabile rispetto a equivoco, malinteso o fraintendimento, eppure si sente spesso, perché suona più “figo”. Che dire della preferenza dei giornali per il termine leader rispetto a capo? Dov’è il risparmio? E nomination o location invece di nomina e luogo (posto o sede)? In realtà queste parole ci piacciono per il loro suono (abbiamo un debole per i suoni in scion, come nella Svalutation di Celentano) e non è certo per risparmiare una “e” finale se sempre più spesso si sente dire mission, vision o competitor al posto dei nostri equivalenti.

Competitor o competitore?

Competitore non è una parola di alta frequenza rispetto a sinonimi come rivale, concorrente e simili, ma si è sempre usata, in italiano, senza vergognarcene. Almeno fino agli anni Novanta, quando si è cominciato sempre più a usare il corrispondente inglese. Dagli anni Duemila c’è stato il sorpasso: oggi il termine inglese ha una frequenza che è più del doppio di quella dell’italiano (stando alle occorrenze dei libri in italiano indicizzati da Google).

competitor

Seconda considerazione, tornando alla sinteticità dell’inglese: in linea di massima è innegabile, ma non è questa la causa dell’abuso degli angloamericanismi. Già Leopardi, nello Zibaldone, appuntava che “nel pronunziare o nel sentir pronunziare una lingua straniera, ci piacciono più di tutti quei suoni che non sono propri della nostra” e se questa lingua è poi considerata superiore, di moda o maggiormente evocativa, come nel caso dell’inglese, è qui che vanno ritrovate le ragioni dell’abbandono dell’italiano.

E infatti la lista degli pseudoanglicismi – quelle parole che suonano come inglesi ma che non lo sono affatto nel significato o nell’uso – è molto lunga. In inglese non esistono gli slip né i pile. Beauty è bellezza, non il diminutivo di beauty case, basket è cesto, non la pallacanestro (basketball). Spesso siamo noi che accorciamo le espressioni inglesi e diamo loro un significato particolare e una sinteticità che esistono solo in Italia: la spending review viene introdotta nella nostra lingua al posto di taglio o revisione della spesa e diventa semplicemente spending, i wafer biscuit o (wafer cookie) sono wafer, il trolley course (trolley bag, trolley case o trolley suitcase) è il trolley; lo striptease diventa strip e il toasty, toastie o toasted sandwich, si contraggono semplicemente in toast.

Giveaway: Diciamolo in italiano!

Tra gli pseudoanglicismi incipienti c’è anche giveaway che in inglese indica un omaggio, qualcosa di “dato via” per fini promozionali, spesso di scarso valore, ma che in italiano è usato erroneamente come sinonimo di gara a premi, competizione con in palio un omaggio, ma come ha osservato Licia Corbolante in inglese si dice giveaway contest o giveaway competition.

diciamolo in italianoE allora chi vuole partecipare a un sorteggio per vincere una copia omaggio del mio libro… può collegarsi al Free Book #Giveaway: Diciamolo in italiano!

Buona fortuna e W le contraddizioni!

Per partecipare al commenta e vinci basta lasciare un commento entro il 27 novembre sul sito Liberi di scrivere. Tra tutti quelli pervenuti sarà estratto un nominativo a caso che riceverà a casa gratuitamente una copia del libro.

Partecipa numeroso, lettore!

Rassegna stampa

Si sa che le lingue cambiano, si evolvono e si contaminano. Quindi perché l’itanglese è un problema?
L’itanglese è la rinuncia alle nostre radici, alla nostra storia, alla nostra cultura e al futuro dell’italiano. Curiosamente, nessuno ha da ridire sulla difesa e salvaguardia dell’italianità in altri campi, dal patrimonio artistico a quello culinario. Ma per la lingua, sembra che la sua tutela (normale in Francia, Spagna o in Cina) sia un’idea da conservatori antiquati.

Le lingue vive cambiano, certo, ma proprio perché sono vive non bisogna dimenticare che possono anche morire. L’espansione dell’inglese globalizzato interferisce con gli idiomi di tutti i Paesi, ma dai noi il numero e la frequenza degli anglicismi non sono paragonabili a quanto accade altrove…

Questo è uno stralcio dell’intervista che mi hanno fatto sul sito della Comunità Radiotelevisiva Italofona, uscita ieri, che si può leggere integralmente qui: L’italiano diventerà un dialetto d’Europa?

* * *

“Ecco un libro cool che andrebbe letto as soon as possible (o peggio, asap!). Perché think different è sempre un must.

Chiara Beretta Mazzotta ha segnalato il mio libro su Radio 105, nella rubrica “Libri a colacione” del 28 ottobre. Si può leggere la sua presentazione e scaricare l’audio della trasmisione sul sito BookBlister.

* * *

“La verità è che non riesco a vedere negli anglicismi l’unico colpevole dell’impoverimento lessicale dell’italiano che usiamo tutti i giorni. Impoverimento che non si può negare, così come massiccia è l’invasione dell’inglese, di cui Zoppetti ci fornisce ampie prove.

Anche a me location fa orrore e scrivo persino sempre fine settimana invece di weekend, ma non riuscirei a tornare a trucco invece di makeup o a tesserino invece di badge. Perché mi vengono in mente le signore cotonate degli anni sessanta e le macchinette timbratrici all’ingresso degli uffici.”

Luisa Carrada in una recensione al libro sul blog Il mestiere di scrivere.

 

* * *

“Avete presente le diatribe sul riscaldamento globale, con tanti scienziati che negavano (e alcuni che negano ancora oggi) che gli eventi che si trovano davanti ai nostri occhi abbiano correlazione alcuna con l’aumento della temperatura del pianeta causato dalle nostre emissioni? Ecco: in questo libro Zoppetti mostra come l’ingresso degli anglismi nella lingua italiana stia seguendo lo stesso percorso, con un effetto valanga che è nato sottotraccia, addirittura minimizzato da illustri italianisti come Tullio De Mauro, ma è arrivato a un punto tale che potrebbe persino essere troppo tardi per evitare danni irreparabili non solo al lessico ma anche alla struttura stessa dell’italiano.”

Lo scrive Maurizio Codogno sulle sue Notiziole di .mau.

* * *

“Wojtyla una volta disse: ‘Non so se posso bene spiegarmi nella vostra… nostra lingua italiana. Se mi sbaglio mi… corrigerete‘, ma nessuno osò corrigerlo.
Ma almeno quel papa (…) ci aveva provato a parlare italiano, mentre molti italiani vi rinunciano.”

Armando Adolgiso apre così la sua segnalazione al mio libro dalla rubrica Cosmotaxi.

Anglicismi con la B

Aggiornamento 15 settembre 2018: questa voce è stata ampliata e corretta e si può consultare su AAA.italofonia.info, nel dizionario delle Alternative Agli Anglicismi.

AAA300x100street_food

Dopo gli anglicismi con la A,  pubblico la lettera B del dizionario dei sinonimi e delle alternative agli anglicismi imperanti, nella speranza che possa servire per la diffusione e circolazione delle parole italiane, che stanno soccombendo davanti al monolinguismo basato sull’inglese e sulla monosemia che piace tanto ai traduttori automatici.

Premessa

Nel 2015, Claudio Giovanardi, analizzando alcune voci del Devoto Oli,  notava che troppe volte i dizionari si limitano a dare delle definizioni, ma non riportano le alternative italiane agli anglicismi. In questo modo la parola straniera diventa l’unica risorsa lessicale a disposizione del lettore.

Cfr. Claudio Giovanardi, “Un bilancio delle proposte di traduzioni degli anglicismi 10 anni dopo” in Claudio Marazzini e Alessio Petralli (a cura di), La lingua italiana e le lingue romanze di fronte agli anglicismi, Accademia della Crusca/goWare, 2015, pp. 64-85 (e-book, formato epub).

Questo è per me un punto fondamentale che voglio riprendere con qualche esempio. Bulldozer in italiano si dice apripista, e anche se non è comune come il corrispettivo inglese, è un termine appropriato e in circolazione. Eppure, nella voce bulldozer di Devoto Oli 2017, Zingarelli 2017 (che riporta: “fig. schiacciasassi”), Gabrielli, Nuovo De Mauro e Sabatini Coletti (che indica ruspa), l’alternativa italiana non è mai indicata.  Curiosamente, invece, la voce apripista di Devoto Oli, Zingarelli e Nuovo De Mauro rimanda proprio a bulldozer.
Perché questa alternativa al contrario? Perché la parola inglese non ha l’alternativa italiana e, viceversa,  quella italiana ha un rimando a come si dice in inglese?

Non è solo una questione di frequenza, è un problema di impostazione.
Cercando catering, non c’è un dizionario che riporti l’alternativa di servizio di ristorazione che si trova per esempio nell’elenco delle 300 parole pubblicato su Nuovo e Utile di Annamaria Testa.

Oppure screenshot, perché i dizionari si limitano a definire l’anglicismo senza riportare l’alternativa schermata? Questo approccio non può che contribuire alla diffusione delle parole in inglese e a farle affermare come l’unica possibilità espressiva. La gente parla come vuole, ma per poter scegliere, le alternative devono esistere e devono circolare. I giornali preferiscono gli anglicismi e li diffondono, la gente necessariamente li ripete, e gli equivalenti italiani regrediscono. Se non li riportano nemmeno i dizionari, l’itanglese sarà il futuro.

Per fortuna la nuova edizione del Devoto Oli sembra che abbia finalmente recepito questo problema e ha annunciato tra le novità proprio una sezione con 200 anglicismi di cui sono finalmente proposte le alternative.

Il segnale è importante, ma 200 anglicismi sono davvero pochi. Primo perché il dizionario ne annovera più di 3.400 e secondo perché di seguito pubblico 261 alternative a parole inglesi solo con la lettera B.

Ho aggiustato il tiro rispetto alla lettera A (soprattutto nel taglio), ma ancora si tratta di un elenco in fase di bozza, sicuramente con errori, ingenuità, lacune, possibilità di miglioramenti, ma da qualche parte bisogna pure cominciare. Spero che possa essere utile e spero che gli utilizzatori e i lettori si trasformino in partecipanti: che lascino le loro aggiunte e segnalazioni in modo che tutto si possa arricchire e perfezionare.

Ringrazio:
♦ l’avvocato Bruna Zambrini per la consulenza sui termini bancari e della giurisprudenza;
Lucio per il materiale bibliografico che ha voluto condividere;
♦ il forum Cruscate, che con i suoi elenchi di traduzioni dei forestierismi è attualmente la più ampia e preziosa risorsa in rete che ho consultato, insieme alle 300 parole da dire in italiano di Annamaria Testa.

 

Alternative agli anglicismi: lettera B

(C) 20017, antonio zoppetti

B2B abbreviazione di business to business (approssimato al suono di two = 2). È una voce gergale del linguaggio aziendale, e soprattutto nel linguaggio comune si può sostituire per esempio con l’espressione commercio interaziendale.
B2C abbreviazione di business to consumer (approssimato al suono di two = 2) consumer. È una voce gergale del linguaggio aziendale, e soprattutto nel linguaggio comune si può sostituire per esempio con commercio al dettaglio o rivolto al consumatore finale.
♦ baby si può sostituire con equivalenti come bambino, bimbo, pupo, piccolo (secondo Arrigo Castellani anche bebè, un francesismo ottocentesco onomatopeico che risulta ineccepibile anche dal suo punto di vista neopurista). Al femminile indica anche ragazza (hey baby!). In Italia (ma non nell’inglese) dal sinonimo di piccolo passa a designare anche una porzione ridotta o mezza porzione di un alcolico (per esempio di whisky). Baby è diventato anche un suffissoide sinonimo di piccolo o giovane (es. royal baby, l’ultimo nato della casa reale del Regno Unito) che in italiano (ma non inglese) genera espressioni dal suono anglofono come baby bonus o bonus bebè (= contributo per le nascite), baby-gang (= banda criminale minorile), baby killer (= giovane assassino o omicida). In molti altri casi si combina con termini italiani in parole macedonia dove può essere sostituito da bambino, piccolo o giovane: babypensionato, babycalciatore, babycampione, babyconsumatore. Spesso designa la delinquenza giovanile o dei minori: babycriminale e babycriminalità, babydelinquente, babydelinquenza, babyspacciatore.
♦ baby bonus in italiano si dice più chiaramente contributo per le nascite.
♦ baby boom è un’espressione coniata per indicare l’incremento demografico o l’esplosione delle nascite (del Dopoguerra).
♦ baby boom generation si riferisce alla generazione dei nati negli anni Cinquanta.
♦ baby doll (lett. piccola bambola) indica un completo da notte femminile divenuto popolare attraverso l’omonimo film di Elia Kazan (1956). Nel linguaggio comune si può sostituire in senso esteso con sinonimi come completo da notte, vestaglia, camicia da notte (di aspetto sensuale).
♦ baby-gang in italiano si può meglio dire banda criminale minorile.
baby killer in italiano si può meglio esprimere con giovane assassino o omicida.
♦ baby parking è una zona attrezzata per la custodia dei bambini, per esempio in alcuni centri commerciali. Si può perfettamente esprimere con espressioni italiane come zona bambini, parco (per i) bambini.
♦ baby-sitter è ottimamente sostituibile da parole italiane come tata o bambinaia, e anche da espressioni più datate come balia e in alcuni casi governante. Arrigo Castellani ha proposto senza successo l’equivalente guardabimbi, che non è in uso né un termine registrato dai dizionari. Tuttavia è comprensibilissimo e non richiede spiegazioni, e nel linguaggio comune (in cui si esprime la creatività personale del parlanti) nulla vieta di usare l’espressione guarda-bimbi.
baby-sitting si può esprimere perfettamente con il parziale adattamento babysitteraggio, oppure con locuzioni equivalenti come per es. assistenza bambini o sorveglianza dei bimbi.
backbone (lett. spina dorsale) indica una linea di collegamento telematica e si può rendere benissimo anche con dorsale (per le telecomunicazioni) e sinonimi come collegamento o infrastruttura.
back-end nei programmi informatici indica l’interfaccia di amministrazione (contrapposto a front-end = interfaccia utente).
back cover è un’espressione non riportata nei dizionari, ma che circola in rete o nel linguaggio dell’editoria, e si può rendere in modo più comprensibile e corretto con quarta di copertina o retrocopertina.
♦ backgammon è un celebre gioco che in italiano si chiama tavola reale, tric trac o tricche tracche (onomatopeico, dal rumore dei dadi) e anche sbaraglino (il diminutivo di un gioco simile, ma con tre dadi invece di due, che si chiama sbaraglio).
background in italiano si esprime più correttamente con espressioni come retroterra o bagaglio (culturale), e in certe espressioni si può esprimere per esempio anche con sfondo.
back-office (lett. ciò che sta dietro un ufficio o un’attività, e che il pubblico non vede) è un’espressione del linguaggio aziendale (il back-office bancario, le attività di back-office) che indica per estensione la logistica, la produzione, la struttura operativa di un’azienda che si possono utilizzare come sinonimi efficaci. La traduzione retrosportello non è molto in uso.
backslash è il simbolo (\) presente sulle tastiere che in italiano si chiama barra (barretta o sbarretta) rovesciata (o retroversa).
backspace è il tasto lungo (<–)  che serve per cancellare il carattere a sinistra del cursore, presente sulle tastiere, che in italiano si chiama tasto indietro, e si può esprimere con locuzioni come tasto di ritorno.
♦ backstage si può meglio esprimere in italiano con dietro le quinte (o il meno diffuso retroscena).
♦ backup è un sistema di riserva (in caso di guasto di quello principale), e in informatica fare un backup si può esprimere più chiaramente con fare una copia o un duplicato (di sicurezza, riserva, scorta su un secondo supporto),  e per estensione è anche il salvataggio dei dati.
backpacker (lett. che ha uno zaino in spalla) indica un turista squattrinato, con pochi soldi, senza un programma stabilito e quindi fai-da-te, e si può esprimere in senso lato anche con sinonimi come per esempio saccopelista.
♦ bacon in italiano si dice più correttamente pancetta affumicata.
♦ bad bank nel linguaggio economico indica una  banca (costituita) per l’assorbimento dei crediti deteriorati (non esigibili o dei derivati). Non c’è nessuna ragione per non tradurre l’espressione con un equivalente di banca cattiva (o cattiva banca), in molti articoli sull’argomento le due espressioni sono infatti alternate (es. Banca d’Italia).
Un consiglio per chi deve per esempio scrivere in proposito è quello di introdurre le due espressioni e di alternarle come sinonimi in modo da fare circolare anche l’equivalente italiano, che in senso lato si può rendere anche come mala banca [Cfr. Gabriele Valle, Italiano Urgente. 500 anglicismi tradotti in italiano sul modello dello spagnolo, Reverdito, Trento 2016].
bad boy si può esprimere in italiano a seconda dei contesti come ragazzaccio o cattivo soggetto o anche bullo, ribelle (con accezione negativa ma che può avere il suo fascino).
bad company (lett. cattiva società)  nel linguaggio economico indica una a società (costituita) per l’assorbimento delle perdite (dei debiti o dei passivi), per es. l’Alitalia smembrata in una cattiva impresa da liquidare e in una buona impresa da risanare. Non c’è nessuna ragione per non tradurre l’espressione con un equivalente come cattiva impresa/società (o impresa/società cattiva) e in molti articoli sull’argomento le due espressioni sono infatti alternate.
Un consiglio per chi deve per esempio scrivere in proposito è quello di introdurre le due espressioni e di alternarle come sinonimi in modo da fare circolare anche l’equivalente italiano.
♦ bad girl si può esprimere in italiano a seconda dei contesti come ragazzaccia, cattiva ragazza, malafemmina.
♦ badge (lett. distintivo anche della polizia) in italiano si può rendere benissimo con tesserino (magnetico) che può essere identificativo o di accesso, cartellino, o anche lasciapassare.
badminton in italiano è il gioco del volano.
baggy pants indica i pantaloni a vita bassa, calzati bassi, che lasciano intravedere l’intimo.
bagpipe in italiano è la cornamusa (scozzese).
♦ bagtrack in italiano è il (sistema di) tracciamento dei bagagli (per es. negli aeroporti).
♦ bail-in è un’espressione del linguaggio economico che si può meglio esprimere in italiano con salvataggio interno (di una banca in difficoltà) [cfr.  Petizione dell’avv. Maurizio Villani] o ricapitalizzazione interna [Cfr. Gabriele Valle].
♦ balloon in italiano si rende meglio con nuvoletta (dei fumetti), una parola che è resa anche nei nomi di varie librerie e manifestazioni specializzate con “nuvola parlante”. Per estensione i balloon si usano anche per indicare i fumetti stessi (o le strisce).
♦ banana republic è un’espressione che in italiano si esprime meglio con repubblica delle banane.
♦ band, nella sua accezione musicale, in italiano si può esprimere con espressioni come gruppo o complesso (musicale), per la musica leggera. Tra i sinonimi ci sono anche orchestra (più adatto per il jazz o la musica classica), piccola orchestra, orchestrina, mentre banda si riferisce soprattutto a una compagnia di suonatori di fiati e percussioni (civile o militare).
♦ bang come onomatopea vive correttamente nell’italiano, per esempio nei fumetti (accanto a bum e agli altri suoni); nel suo significato esteso si può dire meglio con parole come scoppio (per es. sonico, per la rottura del muro o barriera del suono), sparo, deflagrazione, esplosione, boato e altri.
♦ bankster (composto da banker “banchiere” e gangster) in italiano si può indicare con la parola faccendiere, o con locuzioni come banchiere pirata, fraudolento, speculatore e altri simili epiteti.
♦ banjo indica lo strumento musicale che in italiano è stato adattato con bangio.
♦ banner è un tecnicismo per indicare gli annunci grafici cliccabili sulle pagine in rete, e per esteso si può di volta in volta rendere in italiano anche con pubblicità, inserzione o annuncio cliccabile.
♦ bar è un anglicismo che da noi ha assunto un diverso significato (in inglese nei bar si servono gli alcolici) ma è ormai assimilato nella nostra lingua sin dall’Ottocento, al punto che non ne percepiamo più l’origine straniera. Tra i sinonimi e le alternative ci sono anche caffè, caffetteria, birreria, il datato mescita (o spaccio di bevande) o il generico locale (pubblico).
♦ barbecue in italiano si può esprimere con griglia o fornello (a carbonella), e la sua altra accezione che indica il cucinare all’aperto e il tipo di cottura con grigliata, cottura alla brace.
♦ barbie è il nome commerciale dell’omonima bambola, e per antonomasia indica anche una bambola generica. In senso metaforico, barbie (come appunto bambola) indica anche una bella donna, che rappresenta il canone di bellezza o la bellezza stereotipata.
♦ barcamp è un termine tipico del linguaggio della rete e per designare un raduno (di discussione) e un incontro pubblico annunciato su web su determinate argomenti. Tra i sinonimi ci sono per esempio ritrovo, evento, discussione, dibattito, confronto (pubblici).
♦ barcode in italiano si può meglio esprime con codice a barre.
♦ barmaid è l’equivalente femminile inglese di barman, dunque si può rendere in italiano con (la) barista, e per estensione con cameriera o genericamente con ragazza.
♦ barman in inglese è chi lavora in un bar, dove si servono alcolici, e ha competenze nella loro miscelazione. In italiano si dice più correttamente barista, che ha competenze più allargate, perché serve anche cibi o caffè.
♦ bartender equivale a barman (inglese) nell’angloamericano. Da noi questa parola è talvolta usata per indicare chi prepara “cocktail acrobatici” e ricorre a tecniche più veloci o spettacolari. Ma in italiano il termine equivalente è barista, e come per i pizzaioli acrobatici, anche per i baristi si può aggiungere l’aggettivazione di volta in volta più appropriata.
♦ baseball è un gioco che in italiano è stato adattato con pallabase, che è l’equivalente anche se meno usato.
♦ baseball cap (o hat) indica il tipico cappello usato nella pallabase, e per estensione designa in modo più generico il cappello con visiera.
♦ base jumping in italiano si può esprimere con l’espressione paracadutismo da terra, o anche da dirupo o da grattacielo a seconda delle circostanze.
♦ base line (lett. “linea di base”) nel linguaggio pubblicitario designa la scritta in calce a un documento (o testo) che reca l’anagrafica, il logotipo o il motto aziendale. Nel linguaggio comune si può esprimere come l’anagrafica in calce o di fondopagina.
♦ basic oltre a essere un linguaggio di facile programmazione (Beginners Allpurpose Symbolic Instruction Code), come aggettivo in inglese significa essenziale, fondamentale, di base. Non c’è alcun bisogno in italiano di ricorrere al termine in inglese, davanti ai tanti sinonimi, tra cui se ne è aggiunto uno nuovo proprio per l’influsso del “falso amico” inglese: basico (un tempo il contrario di acido o riferito alle rocce eruttive) oggi possiede anche l’analoga estensione del significato anglosassone (che tuttavia non è particolarmente elegante e consigliabile nei registri linguistici elevati).
♦ basic english in italiano si può esprimere con inglese di base, fondamentale, i rudimenti dell’inglese, o anche con inglese da turista in senso ironico.
♦ basket letteralmente significa canestro, e in italiano (ma non in inglese) viene preferibilmente usato come abbreviazione al posto di basketball che nella nostra lingua si dice pallacanestro.
♦ basketball in italiano si dice pallacanestro.
♦ basset hound è il nome inglese di un cane da caccia che, solo nel linguaggio comune, per estensione si può rendere genericamente con bassotto da caccia.
♦ batch processing nel linguaggio informatico è un procedimento che in italiano si può rendere con elaborazione a blocchi.
♦ bazooka in italiano si può indicare in modo preciso come lanciagranate (o lanciarazzi) anticarro portatile, e nel linguaggio generico un sinonimo semplicemente lanciarazzi o lanciagranate.
♦ BB cream (Blemish Balm cream) è una crema coprente (da giorno), che serve per nascondere le imperfezioni e idratare, quindi copre come un fondotinta (che può essere sinonimo in contesti generici) ma senza cambiare le tonalità della pelle.
BBW acronimo di Big Beautiful Woman, cioè bella donna grossa. Nel gergo del porno designa le donne con queste caratteristiche quindi una BBW si può rendere a seconda dei contesti con: maggiorata, grassottella, cicciona, in carne, obesa, sovrappeso, donnona, donna rotonda o abbondante. Per estensione indica anche l’attrazione sessuale verso questo canone femminile.
♦ beach basket in italiano è la pallacanestro da spiaggia.
♦ beach soccer in italiano è il calcetto da spiaggia.
♦ beach tennis in italiano è il tennis da spiaggia.
♦ beach volley in italiano è la pallavolo da spiaggia.
♦ beachwear nel linguaggio della moda corrisponde all’abbigliamento da mare.
♦ bear nel linguaggio della borsa si può rendere in italiano con speculatore ribassista, cioè chi vende titoli che poi ricompra a un prezzo inferiore (il contrario di -> bull, speculatore rialzista). Il termine inglese compare nella Borsa di Londra a metà degli anni Cinquanta e letteralmente è l’abbreviazione di bearskin jobber (chi vende la pelle dell’orso).
Nel gergo degli omosessuali, invece, bear indica un uomo corpulento e peloso, dunque un orso.
♦ beauty case (spesso abbreviato in beauty, che da solo significa però bellezza) è uno pseudoanglicismo italiano (solo di recente comparso anche in Francia) che si può dire più propriamente dire bauletto o valigetta di bellezza, o per i trucchi, o anche portatrucco (o portatrucchi) usati e comprensibilissimi anche se non registrati nei dizionari.
♦ beauty center in italiano si può meglio esprimere con istituto o centro di bellezza.
♦ beauty contest in italiano si può meglio esprimere con concorso di bellezza.
♦ beauty farm in italiano si può meglio esprimere (come beauty center) con centro di bellezza, o stabilimento per trattamenti estetici.
♦ beeper in italiano si può meglio esprimere con cercapersone.
♦ benchmark nel linguaggio finanziario si può più chiaramente esprimere in italiano con parametro di riferimento, e nel linguaggio comune con punto di riferimento, parametro di confronto, pietra di paragone, confronto di base, o semplicemente riferimento e paragone.
♦ benefit in italiano si può dire meglio con sinonimi come beneficio, vantaggio, valore aggiunto, gratifica, indennità.
♦ best friend in italiano si può dire più chiaramente il miglior amico o l’amico del cuore.
♦ best practice (anche al plurale pratices), espressione tipica del linguaggio aziendale,  in italiano si può esprimere più chiaramente con linee guida, protocolli consigliati, miglior procedura, buone pratiche, buone prassi.
♦ best seller è ormai un tecnicismo molto diffuso che si può però sostituire con sinonimi come campione di incassi (delle vendite o di vendita), migliore vendita, o anche con un aggettivo al superlativo come vendutissimo o stravenduto.
betting in italiano si può dire benissimo il settore delle scommesse (soprattutto ippiche) o più semplicemente le scommesse.
♦ bermuda (dalle isole omonime) sono un tipo di pantaloni che nel linguaggio comune si possono anche definire pantaloni corti (al ginocchio).
B&B abbreviazione di bed and breakfast (lett. letto e colazione). SI può sostituire con formule come pernottamento e colazione, e di volta in volta può indicare anche un alloggio informale, una pensione o camera privata. L’espressione, che punta a essere un termine turistico internazionale (anche se nei Paesi di lingua tedesca è diffuso anche Zimmer Privat, camera privata) si diffonde in Italia soprattutto alla fine degli anni ’90 sulla spinta di incentivi e sovvenzioni regionali al turismo che puntano alla locuzione in voga nei Paesi anglosassoni.
♦ big (in inglese grande) si ritrova in moltissime locuzioni inglesi entrate nella nostra lingua. Da solo si può rendere perfettamente con persona importante, o con grande (un big o grande della musica).
♦ big bang nel linguaggio fisco-astronomico (teoria del big bang) è la grande esplosione, o la (grande) esplosione (o deflagrazione) primordiale che ha dato origine all’espansione dell’universo, e queste espressioni sono sinonimi utilizzabili anche in contesti scientifici (Arrigo Castellani proponeva anche gran botto che non ha però un’analoga circolazione).
♦ big band in italiano si può sostituire perfettamente con grande orchestra (jazz).
♦ big board in italiano è sostituibile con la Borsa (valori) di New York.
♦ big crunch nel linguaggio fisco-astronomico si può rendere anche con (grande) collasso o implosione finale che, in una variante delle teoria del big bang (o della grande esplosione primordiale) seguirà la fase di espansione dell’universo.
♦ big data nel linguaggio informatico indica una grande (o complessa) raccolta dati, una super banca dati la cui consultazione richiede strumenti di gestione superiori a quelli tradizionali.
♦ big match (lett. grande match) si può rendere in italiano con espressioni simili, come il grande incontro, il più importante, l’incontro dell’anno (o anche partita, sempre in ambito sportivo).
♦ biker in italiano si può dire più chiaramente motociclista.
♦ bike sharing è il sistema di condivisione delle biciclette, come si dovrebbe dire meglio in italiano, e si può parlare perfettamente di biciclette condivise o in affitto.
♦ bikini (dall’omonimo atollo del Pacifico – considerato esplosivo come il costume – per gli esperimenti nucleari del 1946) è stato italianizzato più correttamente in bichini, e tra i sinonimi inequivocabili affermati c’è anche la locuzione (costume in) due pezzi.
♦ billing indica lo stanziamento (annuo) che un’agenzia pubblicitaria destina a ogni cliente e può quindi essere reso in italiano con stanziamento (o investimento) pubblicitario.
♦ bingo è un gioco di origine anglosassone simile alla tombola, e quando è usato in senso figurato (es. ho fatto bingo) può anche essere sostituito dal nostro corrispondente (es. ho fatto tombola) senza cambiare il senso. Bingo è però uno di quegli anglicismi che passano inosservati, per il suo terminare in vocale non rappresenta una discontinuità e non suona come un “corpo estraneo”, per dirla con Arrigo Castellani. Il suo uso non stride con l’italiano.
♦ binge drinking (baldoria + bere) è una smodata assunzione di alcolici con lo scopo di ubriacarsi simile a quella che in modo gergale è definita in italiano indianata (non nei dizionari). È possibile parlare con lo stesso significato per esempio di rito della sbornia collettiva, sballo alcolico o semplicemente del fenomeno dell’eccesso alcolico.
♦ binge eating è un disturbo comportamentale che in italiano si può meglio indicare con bulimia (compulsiva).
♦ biomaker nel linguaggio della biologia si esprime meglio in italiano con marcatore biologico (una sostanza che in un organismo si può individuare e tracciare osservando i suoi processi chimici).
biopic indica un genere di film incentrato sulla biografia di un personaggio e in italiano si può più chiaramente esprimere con film biografico.
♦ biotech (abbr. di biotechnology) in italiano si esprime meglio con biotecnologico (o anche biotecnologia).
♦ bio-watching  in italiano si dice più chiaramente osservazione della natura o (degli animali).
♦ bipartisan nel linguaggio politico anglosassone basato su due schieramenti significa condiviso dalle due parti, e in italiano si può rendere con bipartitico, bilaterale. Nella politica italiana, dove gli schieramenti sono più di due, si può esprimere più precisamente con trasversale (a più schieramenti) o pluripartitico e in senso lato anche con sinonimi come unanime o consensuale.
♦ birdwatcher (chi pratica il birdwatching) in italiano è un osservatore ornitologico (o degli uccelli) e in senso lato anche un ornitologo (amatoriale o dilettante).
♦ bird-watching in italiano si può esprimere con osservazione ornitologica (o degli uccelli).
♦ bisex in italiano si dice più chiaramente bisessuale.
♦ bit rate nel linguaggio informatico si può esprimere più chiaramente con larghezza di banda.
black bloc è un appartenente alle frange più estremiste o violente del movimento internazionale antiglobalizzazione (detto anche no global), e in senso generico si può rendere in italiano con una serie di sinonimi come antiglobalista (o manifestante) estremista, facinoroso, insurrezionalista, violento.
♦ black comedy è un genere cinematografico o teatrale che in italiano si esprime meglio con commedia nera.
♦ blackjack è un gioco d’azzardo di carte che in italiano si chiama fante nero o anche ventuno.
♦ blacklist in italiano si dice più propriamente lista nera.
♦ blackout in italiano è un’interruzione elettrica (o della corrente) e si può anche esprimere con parole come oscuramento o buio (improvviso). Nei registri colloquiali corrisponde più semplicemente a è andata via la luce. Arrigo Castellani ha proposto anche abbuio (derivato da abbuiare).
♦ black music si può esprimere più chiaramente in italiano con musica afroamericana o con il suo adattamento musica nera.
♦ black power è un movimento politico radicale statunitense che si può rendere in italiano con l’adattamento  potere nero.
♦ blazer è un tipo di giacca (con bottoni di metallo e spesso uno stemma sul taschino) che in senso lato si può esprimere in italiano con giacca.
♦ blind date in italiano si dice più chiaramente appuntamento al buio (o alla cieca se si vuole aderire maggiormente a blind).
♦ blind test in italiano corrisponde a degustazione alla cieca (si assaggiano i prodotti senza sapere le marche dei produttori).
♦ blind trust in italiano corrisponde a un’amministrazione per conto terzi o esterna o neutrale (per esempio l’amministrazione gestita da terzi perché il proprietario assume incarichi in conflitto o incompatibili) e si può rendere anche con fondo cieco (es. “Berlusconi e l’idea del «fondo cieco»”, Simone Filippetti, Sole 24 ore 1/2/13).
♦ blister in italiano è la confezione delle pillole (in plastica termo-saldata) e in senso lato si può rendere semplicemente con confezione.
♦ blitz (di origine tedesca, ma entrato da noi attraverso l’angloamericano) si può esprimere perfettamente con incursione, assalto, operazione militare (a sorpresa, inaspettati o fulminei). In senso lato non militaresco è una manovra rapida, a sorpresa, inaspettata (es. un blitz finanziario).
♦ blizzard è una tipica bufera di neve molto forte del clima artico americano, per estensione in italiano è più chiaramente esprimibile con (forte) tempesta o bufera di neve.
♦ bloc-notes è uno pseudoanglicismo che in italiano si dice più precisamente blocco note, taccuino, quadernetto.
♦ blockbuster (lett. una bomba in grado di far saltare un isolato) indica un film di grande successo commerciale, successone, di cassetta, un successo di botteghino.
♦ blog (contrazione di web e log = diario di bordo) in italiano, quando si riferisce ai contenuti, si può anche rendere in modo non tecnico con espressioni come diario in rete (o telematico), sito personale (se non si fa riferimento alla struttura cronologica degli articoli). Se invece ci si riferisce agli strumenti per realizzarlo si può anche parlare di programma o piattaforma.
♦ blogger in italiano si può dire anche blogghista (vedi Devoto Oli 2017), bloggatore (che non è però registrato dai dizionari) o curatore (o proprietario) di un sito personale.
♦ bloodhound (lett. cani da sangue) in italiano sono cani molecolari. Si chiamano anche cani di Sant’Uberto, sono di grossa taglia e hanno un fiuto molto sviluppato che li rende adatti per le ricerche di scomparsi e fuggitivi.
♦ blooper (spesso al plurale bloopers) in italiano sono gli errori (sviste o refusi) cinematografici (dall’orologio al polso di un antico romano in Ben Hur, agli errori di montaggio per cui nelle sequenze una sigaretta accesa si accorcia o si allunga con il cambio delle inquadrature).
blowdry in italiano si dice più chiaramente asciugatura capelli o messa in piega.
♦ blowjob in italiano si dice più precisamente fellazione (o con il latino fellatio), rapporto orale o con termini triviali come pompino, pompa e via dicendo (l’anglicismo è diffuso nel mondo del porno, ma sta entrando anche in alcune pubblicità di prodotti legati al sesso con valore eufemistico).
♦ blowup in italiano si dice più chiaramente gigantografia o (elevato) ingrandimento fotografico.
♦ bluebell in italiano si può esprimere in modo più chiaro con ballerina di rivista.
♦ blue chips in italiano si possono esprimere in modo più chiaro con azioni sicure, investimenti senza rischio (o a rischio zero), azioni a rendimento costante.
♦ blue movie in italiano si dice più chiaramente film porno o pornofilm.
♦ blue screen in italiano si può esprimere con scontorno cinematografico. È una tecnica di ripresa che usa uno sfondo (convenzionalmente il blu, ma non solo) uniforme come chiave cromatica (chromakey) per poi sostituirlo con altri sfondi applicati nella fase del montaggio.
♦ bluesman in italiano si può esprimere con cantante (suonatore o musicista) di blues.
♦ bluetooth  è un marchio registrato per un protocollo di trasmissione dati senza fili (a onde radio), e per estensione nel linguaggio comune si può rendere in italiano con le locuzioni senza fili o a onde radio.
♦ bluff è un termine del gioco del poker che in senso figurato si può sostituire con sinonimi come finta, finzione, simulazione, dissimulazione, inganno, trucco, il mascherare e simili.
♦ b-movie in italiano si può rendere con film di serie B (originariamente erano le pellicole a basso costo che costituivano la seconda proiezione dei film principali nelle sale cinematografiche). Nel linguaggio comune si possono usare sinonimi come film di basso costo, film di bassa qualità.
♦ board in italiano si può esprimere più chiaramente con comitato (es. board = comitato editoriale), collegio o consiglio.
boarding pass in italiano si dice più correttamente carta (o documenti) d’imbarco.
♦ boat people (lett. gente delle barche, ai tempi della guerra del Vietnam) in italiano si può indicare con profughi o emigranti in fuga.
♦ bob in italiano si può esprimere con guidoslitta, slitta da neve, slitta (o slittino) da corsa.
♦ body (lett. corpo) indica un intimo femminile in un solo pezzo, che si può rendere in italiano con intimo (biancheria o costume) integrale, a corpo (o pezzo) unico, e in alcuni casi con guaina. Indica anche un indumento aderente per attività sportive o di danza sia femminile sia maschile che si può rendere con sinonimi come tutina.
♦ body art è un movimento degli anni ‘60 e ‘70 in cui il corpo è al centro dell’espressione,  e in italiano si può esprimere con arte comportamentale.
♦ body bag è uno zainetto a tracolla che di solito si appoggia sulla pancia e si può esprimere genericamente con sinonimi come zainetto o tracolla. Ha anche un secondo significato di sacco per il trasporto dei cadaveri che in italiano si può più chiaramente indicare con sacco mortuario o sacco (per il trasporto di una) salma.
♦ body builder in italiano si dice più chiaramente culturista.
♦ body building in italiano si dice più chiaramente culturismo.
♦ body copy in pubblicità è il testo che commenta il motto della promozione, e nel linguaggio comune si può esprimere con testo pubblicitario o semplicemente testo.
♦ body-dance in italiano si può esprimere con danza acrobatica o ginnastica su base musicale.
♦ bodyguard in italiano si dice più chiaramente  guardia del corpo.
body fitness in italiano si esprime in modo più chiaro con forma fisica perfetta, perfetta forma, forma ottimale.
♦ body painting in italiano si può esprimere con pittura corporale. Indica sia la pittura del corpo, usato come supporto, sia le opere dipinte su tela attraverso il corpo usato come strumento, invece dei pennelli.
♦ body scanner in italiano è più propriamente uno scanner (schermografo, analizzatore, rilevatore) corporale, usato per esempio negli aeroporti per il controllo di ciò che i passeggeri nascondono sotto gli abiti.
♦ body sculpture in italiano si può esprimere in modo più chiaro con ginnastica tonificante.
body sculpturing nella chirurgia estetica si può esprimere in modo più chiaro con rimodellamento (tramite liposuzione).
♦ boeing è il nome commerciale di una compagnia aerea che ha diffuso una serie di grossi aerei commerciali con lo stesso nome (seguiti da numeri: 787, 747, 737…) e solo in senso lato il termine può essere sostituito da sinonimi generici come aereo, aeroplano, aeromobile ecc. sottintendendo di grandi dimensioni e commerciale.
♦ boiler (lett. bollitore) in italiano si può meglio esprimere con scaldabagno elettrico. Oppure, se riferito ad apparecchi automatici o elettrici per far bollire l’acqua per uso domestico, con bollitore.
♦ bolliwood (etim. Bombay + Hollywood) è un termine che indica la produzione cinematografica di Mumbay (un tempo Bombay) nel suo complesso, e in senso lato si può esprimere con sinonimie come il cinema indiano, riferito alla produzione (e al suo mercato) ma anche al genere di film commerciali e leggeri pensati soprattutto per il mercato interno.
♦ bomber (lett. bombardiere) nel linguaggio calcistico è uno pseudoanglicismo che si può più correttamente esprimere con cannoniere (e nel pugilato con picchiatore). Nel gergo dell’abbigliamento (come abbreviazione di bomber jacket) indica anche il giubbotto da aviatore (il modello indossato dagli avieri americani dei bombardieri della Seconda guerra mondiale).
♦ bond in italiano si può meglio esprimere con obbligazione, titolo (di credito).
♦ bondage (da to bond, legare) è una pratica erotica che prevede di legare, ammanettare o imbavagliare il partner, e in italiano si può esprimere con l’adattamento bondaggio.
♦ bonus è un anglolatinismo che in italiano si può più chiaramente esprimere con premio, gratifica e anche incentivo e omaggio.
♦ bonus bebè in italiano si può più chiaramente esprimere con contributo per le nascite.
bonus share nel linguaggio economico corrisponde a un’azione omaggio o a un pacchetto di azioni gratuite assegnate in situazioni particolari (per es. in caso di aumento capitale, rivalutazione cespiti, offerte pubbliche, privatizzazioni).
♦ bonus track (lett. traccia in omaggio) in italiano è un brano (musicale) supplementare o aggiuntivo (inserito per esempio nelle rimasterizzazioni a scopo promozionale).
♦ boogie-woogie è un genere musicale che è possibile esprimere in italiano con adattamenti come bughi-vughi o bughi-bughi e anche bughivù.
♦ book (lett. libro) in italiano viene usato impropriamente come sinonimo di portafoglio (cartella, presentazione, campionario) fotografico (ma è uno pseudoanglicismo invece di portfolio) che si può rendere anche con espressioni come curriculum illustrato o catalogo nel caso di presentazioni aziendali o di liberi professionisti. Il termine si ritrova poi in numerose locuzioni con il significato inglese di libro, per esempio:
instant book (un libro sul tema del momento, di immediata attualità, realizzato con urgenza); guest book (libro degli ospiti di un albergo o un sito in rete); cult book (libro di culto) e altre.
♦ bookcrossing indica la pratica di lasciare un libro in cambio di un altro in alcuni luoghi pubblici, e in italiano si può rendere con l’espressione (libero) scambio libri.
♦ booking in italiano si può più chiaramente esprimere con prenotazione.
♦ booklet in italiano si può esprimere con libretto, riferito a quello che viene inserito nelle confezioni dei cd, e in senso lato anche libricino, opuscolo.
♦ bookmaker in italiano si può più chiaramente esprimere con allibratore.
♦ bookmark in italiano si può più chiaramente esprimere con segnalibro.
♦ bookshop in italiano si può meglio esprimere con libreria, negozio di libri.
♦ booktrailer in italiano è l’anteprima di un libro (in video) o video-anteprima.
♦ boom in italiano si può più chiaramente rendere a seconda dei contesti con forte crescita o crescita esplosiva (o esponenziale), rapido accrescimento e anche (grande) successo. Letteralmente significa esplosione con riferimento al rumore, e in espressioni come boom supersonico si può meglio rendere con boato. Come onomatopea, per esempio nei fumetti, esiste il corrispondente italianizzato bum che è più appropriato.
♦ boot in italiano si può più chiaramente rendere con avvio (lett. in informatica è l’avvio che precede il caricamento del sistema operativo) o in modo più generico con lancio e accensione (di un programma informatico).
♦ bootcamp (in origine addestramento militare) è un metodo di allenamento intensivo ispirato a quello dei militari americani per raggiungere una perfetta forma fisica.
♦ bootie è uno stivaletto da donna o una scarpa alta (fino alla caviglia o sopra).
♦ bootleg è una registrazione pirata (di un concerto) o abusiva, illegale, non autorizzata che viene diffusa in violazione delle leggi sul diritto d’autore. Per estensione indica anche la diffusione abusiva di libri, film e altri prodotti protetti dal diritto d’autore.
♦ borderline è un aggettivo che in italiano equivale a sulla linea di confine e si può più chiaramente esprimere di volta in volta con al (o sul) limite (es. situazione o esperienza borderline) e anche a rischio (di psicopatologie, per es. personalità borderline).
♦ boss in italiano si può esprimere con capo (di un’organizzazione) o anche padrone (per es. di un’azienda) e nel suo processo di acclimatamento nella nostra lingua ha spesso un’accezione legata alla criminalità (es. boss della mafia). In senso figurato e scherzoso viene usato anche come sinonimo di capoufficio, direttore (un colloquio con il boss) che sono parole più chiare e preferibili.
♦ bossing (boss + mobbing) indica un atteggiamento vessatorio dei superiori (come il nonnismo in ambito militaresco) e si può esprimere di volta in volta con maltrattamento psicologico (da parte dei superiori), emarginazione, tentativo di allontanamento, persecuzione.
♦ bouldering indica l’arrampicare sui massi, la scalata delle rocce e in italiano si dice più precisamente sassismo.
♦ bounce message nella posta elettronica è un messaggio respinto, non recapitato con cui si può esprimere meglio lo stesso concetto senza ricorrere all’inglese (ma in molti programmi queste traduzioni sono trascurate).
♦ bounty killer (lett. uccisore per ricompensa) è un giustiziere di banditi che in italiano si può più chiaramente esprimere con cacciatore di taglie, oppure in senso lato con giustiziere (non sempre necessariamente interessato alla taglia).
♦ bowling è un preciso gioco con le sue regole, ma in senso esteso si può rendere in italiano con gioco dei birilli o semplicemente birilli.
♦ bow window è un caratteristico balcone sporgente dalla facciata che in italiano si chiama più precisamente bovindo.
♦ box ha molte accezioni, significa scatola o contenitore, ma è anche uno spazio ristretto ricavato nell’ambiente che lo contiene. Può essere un locale per il parcheggio, posto macchina (al coperto) o autorimessa privata; in una pagina si può meglio esprimere con riquadro; un box doccia si può più precisamente definire cabina doccia; in altri contesti si può meglio indicare attraverso parole come recinto o stalla (nel caso degli animali, per es. box cavalli). La parola ricorre in molte espressioni come jewel box, la confezione (cioè la scatola, di plastica) dei cd o anche set-top-box la scatola da televisore per la recezione dei programmi che di volta in volta si può più precisamente rendere con ricevitore digitale, decodificatore programmi, lettore
♦ boxer 1) i boxer in italiano si chiamano mutande a calzoncino (dal fatto che questo tipo di indumento è indossato dai pugili) e si possono rendere anche con locuzioni sinonimiche come calzoncini intimi, biancheria a calzoncino. 2) boxer è anche un cane (nome di origine tedesca, anche se adottato in inglese) simile al mastino, una parola italiana con cui si può sostituire nel linguaggio generico (sono entrambi cani molossoidi, e il Deutscher boxer si chiama anche mastino tedesco).
♦ box office in italiano si può esprimere più precisamente con botteghino (di cinema e teatro) per la prevendita biglietti, ufficio prevendita, ufficio cassa, e per estensione l’incasso di un film.
♦ boy letteralmente significa ragazzo e recentemente è utilizzato come sinonimo di (ragazzo) sostenitore (es. i Papa boys, al plurale). Il termine compare in svariate espressioni come teddy boy, che si può rendere per esempio con giovane teppista, o bad boy cioè cattivo ragazzo o ragazzaccio.
♦ boyfriend si può meglio esprimere nella lingua italiana con parole come fidanzato, fidanzatino, ragazzo (nel senso di amico intimo) o compagno.
♦ boy scout in italiano si dice giovane esploratore.
♦ brainstorming (lett. tempesta di cervelli) è una tecnica di scambio di idee e di parole in libertà utilizzata in una riunione operativa, soprattutto in ambito pubblicitario, per risolvere un problema o proporre una strategia che si basa sui contributi di tutti i partecipanti. Il metodo è stato ideato nel 1941 da Alex Osborn, ma nel linguaggio aziendale il termine viene riproposto in modo impreciso e generico (il più delle volte non si segue affatto il metodo di Osborn) e si può perciò rendere perfettamente con riunione creativa, o altre generiche espressioni come appunto riunione operativa (o strategica), scambio (o confronto) di idee.
Nota: nella lingua spagnola l’anglicismo è affiancato da pioggia di idee (lluvia de ideas, una locuzione comprensibilissima che rende perfettamente il senso e che è possibile utilizzare per esteso anche in italiano, visto che il linguaggio comune è fatto di metafore e di sinonimie più che di tecnicismi monosemici). Nel francese, l’espressione inglese è invece affiancata da remue-méninges, (lett. rimescolamento delle meningi) coniata negli anni ’60 da Louis Armand, membro dell’Académie française.
♦ brain trust (lett. consorzio di cervelli) in italiano di può esprimere più chiaramente con comitato scientifico (o di esperti), o gruppo di saggi (o di probiviri, come proposto sul sito Cruscate).
♦ brand (propriamente marchio di fabbrica) in italiano si può esprimere più correttamente con marca, firma (di un prodotto), e per estensione azienda (es. ho collaborato con i migliori brand) e in alcuni contesti come immagine di un prodotto o marchio (commerciale) e per estensione il nome di una azienda o società.
♦ brand awaraness in italiano si può esprimere più chiaramente con visibilità di una marca, notorietà (o conoscenza) di una firma (o di un marchio) o anche prestigio di un marchio (o di una azienda).
♦ brand image in italiano si può esprimere più chiaramente con immagine del prodotto o visibilità di una marca, immagine aziendale.
♦ brand leader in italiano si può esprimere più chiaramente con marca (o per estensione azienda) di punta, firma di maggior successo (o con la più ampia quota di mercato).
♦ brand loyalty in italiano si può esprimere più chiaramente con fedeltà di (o verso una) marca, attaccamento (dei consumatori o clienti) a un marchio; per estensione il prestigio di una firma.
♦ brand manager in italiano si può esprimere più chiaramente con responsabile di una campagna pubblicitaria, della politica commerciale di un’azienda, della visibilità (e dell’immagine) di un prodotto, marchio o azienda.
♦ branding in italiano si può esprimere più chiaramente con promozione di un marchio (azienda o firma).
♦ brand strategy in italiano si può esprimere più chiaramente con strategia di marca (o di un marchio, una firma, un’azienda…).
♦ brandy è un termine che, per convenzione internazionale, in Italia è stato adottato in sostituzione della voce francese cognac. Nel linguaggio generico si può correttamente sostituire con acquavite o distillato (del vino invecchiato nelle botti di rovere).
♦ break in italiano si può esprimere più precisamente con pausa (es. coffee break = pausa caffè) o sinonimi equivalenti come (es. fare un break = intervallo, momento di riposo, sosta, stacco).
♦ breakdown in italiano si può esprimere più precisamente con blocco improvviso (di apparecchi elettronici), collasso (casuale o provocato, in tal caso anche sabotaggio), avaria, guasto.
♦ break even (point) indica il momento in cui un’impresa comincia a produrre utili, una volta raggiunto il pareggio di bilancio. In italiano si può esprimere più chiaramente con pareggio di bilancio, (punto di) pareggio (o copertura) delle spese, (soglia di) inizio dei guadagni, pareggio tra costi e ricavi.
♦ breakfast (lett. pausa dal digiuno) in italiano si può esprimere più precisamente con prima colazione.
♦ breaking news (lett. notizie che interrompono una trasmissione) in italiano si può esprimere più precisamente con notizie dell’ultima ora, ultim’ora, ultimissime e anche edizione straordinaria (per es. in televisione, quando interrompe la programmazione).
♦ break point nel tennis è il punto che permette di strappare il servizio all’avversario, quindi in italiano si esprime più chiaramente con cambio palla.
♦ bric (abbreviazione di brigantin) in italiano si chiama brigantino, e si può rendere anche con un più generico piccolo veliero.
♦ brick in italiano è il contenitore di cartone (paraffinato) per bevande, o la confezione per bibite (in quel materiale) o semplicemente cartone (o scatola) per bevande.
♦ brief è un breve documento con le strategie pubblicitarie o i risultati di sondaggi utili per una strategia pubblicitaria. In italiano si esprime più chiaramente con istruzioni, direttive, linee guida, obiettivi (di una campagna).
♦ briefing in italiano si può esprimere più chiaramente con riunione pianificatrice (o informativa) o anche con informativa.
♦ broadband in italiano si può esprimere più chiaramente con banda larga.
♦ broadcast indica un sistema di trasmissione attraverso ripetitori, e in italiano si può esprimere più chiaramente con (sistema di) trasmissione o diffusione (radiofonica o televisiva), telediffusione, emittenza (in informatica anche diffusione di un messaggio digitale attraverso la rete).
♦ broadcaster in italiano si può esprimere più chiaramente con emittente (televisiva o radiofonica) dispositivo di telediffusione (o radiodiffusione), ma anche colui che diffonde, dunque il giornalista radiotelevisivo.
♦ broadcasting in italiano si può esprimere più chiaramente con trasmissione, diffusione (radiofonica o televisiva), telediffusione, emittenza.
♦ broken link in italiano si può esprimere più chiaramente con collegamento interrotto (riferito ai link non funzionanti in una pagina in rete).
♦ broker in italiano si può esprimere più chiaramente con intermediario d’affari, consulente intermediatore  o intermediario (nella finanza o nelle assicurazioni), quindi consulente (o negoziatore) finanziario (o assicurativo) e agente di cambio.
♦ brokerage in italiano si dice brocheraggio.
♦ browser è un programma per ricercare i contenuti in una banca dati, oggi utilizzato in informatica soprattutto per definire i programmi di navigazione in rete, e nel linguaggio comune in italiano si può sostituire con navigatore.
♦ bronzer in italiano è una crema abbronzante o un abbronzante.
♦ browning è un nome commerciale di svariate armi automatiche e semiautomatiche, ma in senso figurato in italiano indica per antonomasia una pistola.
♦ brown sugar (lett. zucchero scuro) è un’espressione gergale che indica un tipo di eroina e per estensione l’eroina.
♦ brunch (breakfast “prima colazione” + lunch “pranzo”) è un pasto di metà mattina che unisce e sostituisce prima colazione e pranzo. In Italia questa consuetudine è da qualche tempo diventata una moda proposta in molti locali soprattutto nel fine settimana e viene detta talvolta pranzo all’inglese, mentre in vari locali è stata adattata con il corrispettivo colanzo (colazione + pranzo) che circola sempre maggiormente, anche se il termine non è registrato tra i neologismi dai dizionari.
♦ brushing (da brush = spazzola) in italiano si dice più chiaramente messa in piega.
♦ budget corrisponde a bilancio, preventivo di spesa ma nell’accezione più diffusa in italiano corrisponde a stanziamento, tetto di spesa, soglia di investimento, somma di denaro a disposizione, spesa massima (es. qual è il tuo budget?).
♦ buffer in un computer è la memoria temporanea transitoria, definita anche memoria tampone, memoria di transito (o intermediaria).
♦ bug in italiano è un baco (informatico) – calco approssimativo costruito sulla somiglianza con bug (cimice) – e si può rendere perfettamente con errore, difetto, buco o falla di programma (o programmazione).
building automation in italiano si dice automazione degli edifici, (sistema di) controllo (e gestione) automatico (di un condominio o di un complesso industriale).
♦ bull nel linguaggio della borsa è uno speculatore rialzista (chi acquista titoli per rivenderli a prezzi maggiorati, il contrario di –> bear, speculatore ribassista).
♦ bulldog è un cane di tipo molossoide originario della Gran Bretagna. Nel linguaggio comune si può indicare anche con mastino o molosso inglese.
♦ bulldozer in italiano si può esprimere più chiaramente con con apripista, oppure in senso figurato con schiacciasassi, ruspa, macchina scavatrice, escavatore (che talvolta si utilizzano con le stesse funzioni).
♦ bundle indica prodotti veicolati in omaggio, o a prezzo vantaggiosi, insieme ad altri prodotti (per es. un giornale che esce con un cd o un libro allegato = in bundle), oppure la vendita di più pezzi raggruppati insieme. In italiano si può esprimere con vendita in abbinamento, in allegato o in un pacchetto, in una sola confezione (di pezzi) non separabili (lett. in fascio).
♦ bungalow in italiano è una casetta (capanna o villino) per esempio nei campeggi, ma il termine è stato italianizzato in bungalo (Cfr. Devoto Oli 2107).
♦ bungee jumping in italiano si dice salto (talvolta anche lancio) con elastico.
♦ burberry è il nome commerciale di un impermeabile sportivo, e per antonomasia è sinonimo di impermeabile.
♦ burlesque è un tipico spettacolo di varietà ironico di tradizione angloamericana; per estensione, nel linguaggio comune oggi si può indicare genericamente come balletto e anche spogliarello (femminile).
burnout in italiano è una sindrome da tensione lavorativa, un esaurimento professionale o logorio lavorativo (o professionale); come aggettivo per estensione si può genericamente rendere con esaurito, logorato, scoppiato.
♦ business in italiano si esprime più chiaramente con una serie di espressioni e parole a seconda delle situazioni. In generale un business è un affare, o una transazione commerciale (per es. fare un business), e anche un’impresa commerciale. Il mondo del business designa il settore o il mondo del lavoro, del commercio, degli affari, anche riferito alle attività illegali (il business della moda o della prostituzione). Come aggettivo indica ciò che è destinato a un pubblico aziendale o al mondo del lavoro (una tariffa o un’offerta business = per le aziende, gli addetti ai lavori, chi ne usufruisce per lavoro). Il termine circola anche in varie espressioni per esempio core business, e cioè l’attività principale, la missione aziendale, l’obiettivo (il cuore) di un’impresa.
♦ business administration in italiano si esprime più chiaramente con amministrazione (o gestione) aziendale (o di un’impresa).
♦ business analyst in italiano si esprime meglio con analista funzionale.
♦ business angel (detto anche angel investor) in italiano è un finanziatore (di un progetto o azienda) o investitore, e per sottolineare la metafora angelica basta sulla generosità la parola corrispondente in italiano è mecenate (imprenditoriale).
♦ business card in italiano si chiama biglietto da visita.
♦ business class negli aerei è la classe intermedia tra la prima e la seconda, destinata ai viaggi d’affari. Sui treni invece corrisponde alla vecchia prima classe, ma visto che dal 2011 le Ferrovie dello Stato hanno eliminato le vecchie classi per assumere nuove categorie anglicizzate (premium, business, economy) con l’alta velocità per esempio non si può più dire prima classe se non in senso lato; insieme a classe affari o preferenziale (Cfr. Valle).
♦ business game è un addestramento dei dirigenti attraverso simulazioni o giochi di simulazione e in italiano si può esprimere più chiaramente con gestione simulata.
♦ businessman in italiano si esprime più chiaramente con uomo d’affari.
♦ business meeting in italiano si esprime più chiaramente con riunione di lavoro.
♦ business-plan in italiano si esprime più chiaramente con piano aziendale o prospetto economico di un’impresa.
♦ business policy in italiano si esprime più chiaramente con politica (economica) aziendale.
♦ business school in italiano si esprime più chiaramente con scuola di specializzazione (generalmente economico-commerciale).
business to business in italiano si può dire meglio commercio interaziendale.
business to consumer in italiano si può dire meglio commercio al dettaglio o rivolto al consumatore finale.
busker in italiano si dice artista di strada.
♦ button-down in italiano indica il colletto (di una camicia) con bottoni (o colletto a bottoncini) e anche il tipo di camicia con questo colletto.
♦ buyback in italiano si dice più chiaramente riacquisto (delle azioni di un’azienda) [cfr.  Petizione dell’avv. Maurizio Villani].
♦ buyer in italiano si dice più precisamente compratore, acquirente, e nel mondo del lavoro indica
il responsabile degli acquisti o l’addetto agli acquisti.
♦ buyng process in italiano si dice più precisamente meccanismo d’acquisto.
♦ buzzer in italiano si chiama più chiaramente cicalino o segnalatore acustico (soprattutto di sveglie e orologi).
♦ bye-bye è un saluto di commiato che in italiano è esprimibile con arrivederci, ciao ciao, alla prossima, addio.
♦ by night in italiano si esprime più precisamente con notturno, durante la notte, di sera (es. Roma by night = notturna).
♦ bypass in italiano si esprime più precisamente con raccordo o deviazione: in medicina tramite tubicini di raccordo; nelle strade attraverso una bretella, un raccordo o un percorso alternativo (da qui bypassare: prendere altro percorso quindi aggirare, evitare qualcosa).
♦ byte nel linguaggio informatico si può esprimere anche con ottetto (visto che è composto da 8 bit) [cfr. Devoto Oli 2017], come accade nel francese (octet).

All’origine degli pseudoanglicismi: footing e autostop

Pseudoanglicimi
A dimostrazione dei limiti delle definizioni come quella di “prestito linguistico”, va detto che circolano in Italia tantissimi pseudoanglicismi, quelle parole che suonano come inglesi, ma che non si usano né nel Regno Unito né negli Sati Uniti. Per esempio autogrill, beauty case, golf (nel senso di maglia), pile, slip o smoking. Nel 2010, Cristiano Furiassi ne ha raccolti 286, ma i criteri che ha applicato per definirli in questo modo sono tutti dal punto di vista della mancata corrispondenza con la lingua madre, e la maggior parte sono infatti forme abbreviate come wafer (invece di wafer biscuit o wafer cookie), strip (striptease) o toast (anziché toasty, toastie o toasted sandwich).

Cristiano Furiassi, False Anglicisms in Italian, Polimetrica International Scientific Publisher, Milano 2010.

Queste reinvenzioni dal suono anglicizzante che includono molte unioni miste di radici inglesi come autostop (in inglese è  hitch-hiking) o footing (in inglese esiste ma non nell’accezione sportiva che gli diamo noi) non sono i soliti “matrimoni all’italiana”, si celebrano anche all’estero e molti sono internazionali.

Cfr.: Cristiano Furiassi, Henrik Gottlie (a cura di), Pseudo-English: Studies on False Anglicisms in Europe, De Gruyter, Berlin/Boston/Munich 2001.

La cosa che più mi incuriosisce di questo fenomeno è provare a ricostruirne l’origine.
Con l’avvento del digitale è possibile un nuovo modo di fare ricerche linguistiche che non ha paragoni con il passato, e con questi strumenti ho provato a indagare sulla comparsa di footing e autostop.

Footing
Il Devoto Oi 2017 e il Nuovo De Mauro datano questa parola 1921, mentre lo Zingarelli 2017 spiega che in Francia ha assunto il significato corrente che gli diamo in italiano nel 1936.

Per andare a vedere come stanno le cose ho provato a scartabellare l’archivio storico de La Stampa, che ha reso accessibili le sue pubblicazioni dal 1867 ed è uno degli strumenti più utili in rete, visto che permette l’accesso per parole chiave. Cercando il termine, si può facilmente verificare che era impiegato in alcuni articoli già nell’Ottocento, ma con un significato diverso da quello odierno: si riferiva a un avanzamento di carriera dei militari inglesi per cui pagavano un footing. Proseguendo con pazienza nella lettura dei risultati, ecco che, nel 1914, compare anche l’accezione sportiva moderna in un articolo che riferisce delle mode di Parigi:

“Una partita di polo (…) o almeno di footing o di tennis è necessaria. Beninteso, occorre prima passare da Strom a provvedersi del costume di circostanza: i tacchi alti per il footing, lo sweater col taschino visibile a distanza per il tennis, il golf per il golf, e via di seguito”.

[La Stampa, martedì 10 febbraio 1914, “Lettere da Parigi Il Galanteo”, p. 3]

A quel tempo la Francia rappresentava ancora il modello culturale più forte in Italia e dal francese importavamo molti termini, che però sono stati quasi tutti adattati. La Francia, invece, attingeva dall’inglese, e poiché da noi l’inglese non era conosciuto nemmeno tra gli intellettuali, abbiamo cominciato a importare anglicismi, veri e falsi, di seconda mano attraverso il francese (anche il “golf” per giocare a golf in inglese è pullover e forse anche questo pseudoanglicismo ci arriva dalla Francia).

Dunque, sembra che l’origine dello pseudoanglicismo in Italia provenga dall’importazione di uno storpiamento che arriva dalla Francia: la radice foot (piede) è stata unita a –ing (sul modello per esempio di jogging). Per la cronca: il corrispondente italiano, con lo stesso etimo, sarebbe podismo, ormai considerato un vocabolo antiquato, come la gran parte dei nostri equivalenti dopo l’entrata dei cosiddetti “prestiti”. Di fatto, negli anni Venti e Trenta footing compare sempre più anche nell’italiano con il significato sportivo.

A questo punto non resta che provare a incrociare questi dati con quelli di un’altra strabiliante risorsa: Ngram Viewer. Si tratta di uno strumento di Google che permette di visualizzare i grafici con la frequenza delle parole presenti negli archivi di Google Books, il progetto di digitalizzazione dei libri che conta almeno 5 milioni di volumi in molte lingue. Queste frequenze sono calcolate con gli stessi algoritmi utilizzati per il servizio di ricerca delle parole. Il progetto è stato realizzato in collaborazione con l’Università di Harvard e permette non solo l’analisi delle frequenze storiche di una singola parola dal 1500 al 2008, ma anche il confronto tra più parole, in un solo corpus o anche nelle differenti lingue, oltre a una serie di altre ricerche più complesse. Il limite del servizio è che per il momento si ferma al 2008, e che non è chiaro quanti libri, e di che tipo, siano presenti nel corpus italiano, ma si tratta comunque di numeri molto alti che coinvolgono un numero di parole che ha un ordine di grandezza decisamente superiore a qualunque studio mai realizzato.

footing_ita_fra_spa

Cercando footing nei corpus italiano, francese e spagnolo tra il 1800 e il 2008, si vede che a fine Ottocento il termine registra un’impennata in Francia, quando presumibilmente acquista il nuovo significato sportivo, mentre in Italia compare una frequenza significativa solo verso gli anni Sessanta, come anche in Spagna, dove però è un po’ meno diffuso.

Se invece si compara la parola footing con jogging nel corpus italiano, si vede come solo dagli anni Settanta appare il termine inglese corretto (il Devoto Oli data jogging 1978) che poi si diffonde e supera lo pseudoanglicismo (lo stesso accade in Francia e in Spagna, ma in questo ultimo paese la frequenza è molto più bassa).

footing_jogging

Autostop

Dalla Francia, stando a Ngram, sembra che arrivi anche autostop (in inglese è  hitch-hiking), che compare prima in Francia intorno al 1938,  poi in Italia verso il 1947, e infine in Spagna nel 1953. La frequenza della parola in Francia è però rimasta molto bassa, in Spagna è oggi più o meno il doppio, mentre in Italia si impenna già negli anni Cinquanta e oggi è circa 5 o 6 volte superiore a quella degli altri  Paesi.

autostop

 

Appelli, petizioni e un progetto concreto

La petizione Villani

Ho firmato la petizione rivolta al Gruppo Incipit dell’Accademia della Crusca di Maurizio Villani, un avvocato esperto in fisco che ha lanciato un grido di allarme sugli anglicismi entrati nel linguaggio tributario, fiscale e legislativo (di cui avevo già accennato).
L’avvocato Villani ha pubblicato sul suo sito un articolo preziosissimo: il suo non è uno dei tanti lamenti basati sulle impressioni, ma una ricerca che ha raccolto 53 esempi documentati con date di sentenze, leggi, decreti e provvedimenti, che ricorda a tutti quali sono le alternative italiane! Ho raccolto la sua proposta di segnalazione fiscale invece di alert fiscale, e l’ho inserita nella lettera a del vocabolario delle alternative agli anglicismi che sto costruendo proprio con l’aiuto del popolo della rete. Nell’articolo di Villani non ci sono soltanto espressioni ormai diffuse nel linguaggio comune come start-up invece di nuova impresa, stock option (opzione finanziaria) o deadline (date di scadenza), sono citate anche locuzioni più tecniche che nascondono, dietro l’inglese, concetti semplici e antichi che si sono sempre detti in italiano, come capital gains (guadagni), robin tax (tassa di pagamento), no tax area (esenzione fiscale), mismatching (mancanza di corrispondenza), non performing loading (rischio crediti deteriorati).
La cosa più sconcertante sono le date dei documenti citati: sono tutte espressioni diffuse nel nuovo Millennio, con una certa accentuazione negli ultimi anni. Questo appello, che diffondo e invito a firmare, non è solo una denuncia, ma anche un richiamo alla trasparenza del linguaggio istituzionale. È stato lanciato il 7 settembre 2017 dalla città di Lecce.

L’appello di Gabriele Valle al Presidente del consiglio

20 giorni dopo, il 27 settembre, dalla città di Trento, è stato invece inoltrato un appello al presidente del consiglio Paolo Gentiloni, da parte di Gabriele Valle (qui il suo video-testo). Davanti all’invasione degli anglicismi in ogni ambito, Valle nota che

“l’invasione è un’allegoria fuorviante in quanto ne attribuisce la responsabilità a un presunto invasore venuto da lontano. L’inglese, lingua nobile, è innocente. Gli unici responsabili della decadenza idiomatica siamo noi, lo Stato compreso. Stiamo usando l’inglese come strumento per rendere irriconoscibile l’italiano; stiamo tramutando il nostro retaggio in un dialetto angloitalico che intorbida la comprensione e si ribella alla disciplina della nostra ortografia.”

Per evitare quella che, nelle mie ricerche basate sui numeri, ho definito la “strategia degli Etruschi” che si sono assoggettati alla romanità fino a scomparire e a esserne assorbiti, Valle chiede alle istituzioni due interventi: l’introduzione di una politica linguistica per sensibilizzare tutti su questo problema e un programma di ingegneria linguistica per diffondere le alternative agli anglicismi.

Altre simili iniziative

Le petizioni e gli appelli di questo tipo sono sempre più numerosi, ma spesso si disperdono e rimangono inascoltati.

È superfluo ricordare l’iniziativa del 2015 di Annamaria Testa, Dillo in italiano,  che con la raccolta di quasi 70.000 firme in un mese, ha rappresentato il grido di maggior successo, che ha portato l’Accademia della Crusca a costituire il Gruppo Incipit. Tra le innumerevoli altre petizioni, alcune ormai scadute, segnalo quella di Maria Agostina Cabiddu, “L’italiano siamo noi“, rivolta al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella; quella di Umberto De Agostino, “Fermiamo i nomi delle leggi italiane scritti in inglese” o quella di Stefano Gigli all’allora presidente del consiglio Matteo Renzi per usare l’italiano nelle interviste e dichiarazioni in ambito internazionale.

Al dicembre 2012 risale invece la petizione, trasversale, firmata da innumerevoli parlamentari di ogni schieramento, “No question time” che chiedeva di esprimere in italiano l’espressione con “cui si indicano da anni le risposte del governo alle interrogazioni parlamentari”, ma che non ha avuto un esito positivo, e il risultato è che, oggi, cercando sul sito della Camera, si trovano oltre 500 documenti con l’espressione inglese.

camera question time

 

Dai lamenti all’azione

Tutti questi ed altri esempi mostrano che esiste un malcontento diffuso di una parte degli italiani che non ne può più di questo insensato ricorso all’inglese e di questa “strategia degli Etruschi” operata proprio da alcuni rappresentanti delle istituzioni che dovrebbero invece utilizzare, difendere e diffondere la nostra lingua. È perciò necessario provare a organizzare il malcontento e creare, magari partendo dalla rete, un punto di riferimento per tutti coloro che avviano iniziative isolate per fare sentire la propria voce. L’unione fa la forza. Esistono le condizioni per dare vita a un ampio movimento di opinione che sia in grado di imporsi come una fetta di utenza significativa, di consumatori, di cittadini e di elettori che più sarà ampio, più sarà in grado di modificare il linguaggio di istituzioni, enti, aziende e apparati mediatici. In Germania, le pressioni dei cittadini e dei consumatori sono riuscite a fare cambiare il linguaggio anglicizzato delle ferrovie tedesche, che hanno dovuto modificare la loro comunicazione e diffondere opuscoli di alternative agli anglicismi distribuiti al personale, semplicemente perché era per loro più conveniente e opportuno: per la salvaguardia della propria immagine aziendale, per la visibilità e la percezione positiva della loro strategia commerciale.

Per questi motivi, sto preparando un dizionario per la circolazione delle alternative a circa 2.000 anglicismi di uso comune da diffondere in rete, nella speranza che possa servire da guida per chi vuole esprimerle in italiano, e che possa crescere e migliorare con il contributo di tutti. Un dizionario, dal basso, che sia frutto dell’intelligenza collettiva teorizzata da Pierre Lévy, e di quella connettiva che vede la sua realizzazione nelle reti sociali. Mi piacerebbe far confluire questo progetto in un sito più ampio, in grado di organizzare una forma di protesta, di reclami e di pressioni dei cittadini verso gli organi che con il loro linguaggio stanno contribuendo a diffondere l’itanglese. Forse sarà l’ennesimo tentativo destinato a rimanere inascoltato, ma voglio perlomeno provarci. Il successo di un’iniziativa come questa dipenderà dalla sua capacità di aggregazione e dalla partecipazione che riuscirà a ottenere.

Mi rivolgo perciò a tutti gli internauti, ma anche ai personaggi pubblici che hanno espresso la loro preoccupazione o il loro fastidio per l’itanglese, dagli intellettuali come Beppe Severgnini, Aldo Busi o Corrado Augias (“Quel goffo cosmopolitismo linguistico”: La Repubblica, 24 ottobre 2013), fino ai personaggi dello spettacolo come Mara Maionchi e a tutti coloro, che grazie alla propria visibilità o autorevolezza, possono fare emergere il problema e richiamare l’attenzione di tutti.

Mi rivolgo anche alle aziende private e a chiunque voglia appoggiare o finanziare un progetto simile, legando il proprio nome o marchio a un’iniziativa per la salvaguardia della lingua italiana che può intercettare una fetta di pubblico e di mercato che è di giorno in giorno più significativa.

Chiunque può diffondere questo appello, lasciare la sua nei commenti o contattatarmi privatamente.

Continua… (se non sarò da solo).

1972-2017: da 1 ad almeno 65 anglicismi con la “a”

Aggiornamento 15 settembre 2018: questa voce è stata ampliata e corretta e si può consultare su AAA.italofonia.info, nel dizionario delle Alternative Agli Anglicismi.

AAA300x100street_food

 

Uno dei primi importanti studi sugli anglicismi nell’italiano risale al 1972: Influssi inglesi nella lingua italiana, di Ivan Klajn (Olschki, Firenze).

Nel 1987, quindici anni dopo, Arrigo Castellani, nel suo celebre e inascoltato grido di allarme sul “morbus anglicus”, volendo proporre le sue alternative a una serie di parole inglesi, scriveva:

“Prendiamo a titolo d’esperimento, le voci dell’elenco del Klajn che cominciano per b (non ce ne sono che cominciano per a, tranne il già raro e oggi svanito affatto all right)”

[“Morbus anglicus”, pp. 137-153, in Studi linguistici italiani, n. 13, Salerno Editrice, Roma 1987, p. 144].

E nel 2017 quanti sono gli anglicismi che iniziano con la a?

Dopo aver consultato i principali dizionari monovolume (Devoto Oli, Zingarelli, Gabrielli, Treccani) e qualche altro lavoro specifico (da “300 parole da dire in italiano”, pubblicato sul sito Nuovo e utile di Annamaria Testa a Gabriele Valle, Italiano Urgente. 500 anglicismi tradotti in italiano sul modello dello spagnolo, Reverdito, Trento 2016), e dopo aver scartato gli anglicismi più tecnici e meno frequenti, ne ho individuati più di 65 di cui è possibile fornire alternative italiane (ma i dizionari ne riportano anche di più).

Provo a proporre gli equivalenti nella speranza di aiutare maggiormente la loro circolazione.

Per la cronaca: la percentuale di aumento tra 1 e 65 è del 6.400%, e questo è quanto è accaduto in 45 anni per la sola lettera a.

 

A come Anglicismi e Alternative


(gli equivalenti possono variare a seconda dei contesti)
  • abstract riassunto, sintesi, estratto, sommario.
  • access code codice di accesso.
  • access point punto di accesso.
  • access provider lett. fornitore di accesso, si può rendere con fornitore di rete (o di accesso alla rete).
  • account 1) nel linguaggio della rete: registrazione, profilo, conto (Gabriele Valle nota che in inglese si apre un account = conto, sia in una banca sia presso un fornitore di accesso alla rete, cfr. Italiano Urgente, Reverdito 2016, pp. 53-54). 2) usato impropriamente come abbreviazione di account executive (->); negli annunci di lavoro corrisponde talvolta a procacciatore di clienti/venditore.
  • account executive lett. responsabile di un conto, cioè degli stanziamenti economici del cliente, soprattutto in ambito pubblicitario. Fa parte del linguaggio lavorativo ormai codificato soprattutto in inglese, di difficile resa in italiano soprattutto perché non in uso, ma si può talvolta rendere con un più generico funzionario commerciale.
  • ace colpo (punto o servizio) vincente (nel tennis e nella pallavolo), e anche palla imprendibile (e quindi vincente).
  • acid music (è un genere musicale ormai codificato in inglese) nel linguaggio comune si può rendere con musica acida, ipnotica (soprattutto elettronica), che ha effetti e ritmi quasi “allucinogeni”.
  • acquapark (pseudoanglicismo sul modello di luna park) parco (divertimenti) acquatico.
  • acquascooter (pseudoanglicismo, in inglese jet ski) moto d’acqua.
  • acquaspinning bicicletta in acqua (si potrebbe usare idrocicletta o idrobicicletta adattando l’alternativa inglese hydrobike, ma non è in uso).
  • act si può rendere di volta in volta con: legge, decreto, atto legislativo, proposta di legge. Il jobs act (legge o riforma del lavoro) di matrice renziana ha poi generato tutta una serie di altri act e atti non necessariamente legislativi, traducibili con provvedimenti e simili: digital act (per es. provvedimenti per il digitale), green act (per es. manifesto per l’ecologia), food act (per es. misure o iniziative per la tutela della cucina o della gastronomia italiana), Africa act, student act
  • action movie film d’azione.
  • addicted dipendente (chi ha una dipendenza compulsiva). Non presente come lemma a sé stante nei dizionari, si trova in locuzioni come fashion addicted (dipendente dalla moda o modaiolo compulsivo), shopping addicted (per es. acquirente o compratore seriale).
  • admin abbreviazione informatica per amministratore.
  • advanced avanzato, progredito, evoluto, sviluppato, potenziato, d’avanguardia.
  • advergame videogioco promozionale, gioco pubblicitario (interattivo). Game, lett. gioco, ha in italiano un’accezione che riguarda soprattutto il videogioco.
  • advertisement annuncio pubblicitario, pubblicità, inserzione.
  • advertising pubblicità, strategia pubblicitaria.
  • advisor lett. consulente o consigliere, si può rendere più nel dettaglio con consulente economico o finanziario, consigliere professionale (riferito a persone o aziende).
  • adware lett. programma informatico malevolo che spia e profila per l’invio di pubblicità, si può definire come programma di profilazione pubblicitaria, programma spia.
  • after-shave dopobarba.
  • agreement accordo, intesa, patto.
  • AIDS acronimo inglese per Sindrome da ImmunoDeficienza Acquisita, si potrebbe rendere come avviene in Spagna e Francia con le iniziali nell’ordine italiano: SIDA (Cfr. Gabriele Valle, Italiano Urgente). Da noi SIDA non è in uso, ma per fare circolare questa alternativa personalmente quando uso AIDS cerco sempre di aggiungere: o SIDA, come si dice in spagnolo e francese…
  • airbag pallone salvavita, cuscino salvavita, sacca (d’aria) salvavita.
  • airbus aerobus è un sinonimo più italianizzato; una traduzione letterale potrebbe essere aerocorriera o aerotorpedone (non in uso, però).
  • air show esibizione aerea, spettacolo aereo (acrobatico).
  • air terminal aerostazione, capolinea aereo, stazione terminale di aeroplani.
  • alert allarme, avviso, segnalazione (es. alert fiscali = segnalazioni fiscali, cfr.  Petizione dell’avv. Maurizio Villani).
  • all inclusive tutto compreso, tutto incluso.
  • all in one tutto in uno.
  • all right va bene, d’accordo, tutto a posto.
  • ambient nel gergo musicale indica un preciso genere musicale rilassante, nel linguaggio comune si può rendere con musica rilassante o d’atmosfera.
  • anchor man (femm. anchor woman) conduttore televisivo (carismatico).
  • anti-age antietà.
  • antidoping antidopaggio.
  • anti-trust antimonopolio.
  • antispam e antispammer tecnicismo nell’ambito informatico di difficile sostituzione, nel linguaggio comune si può alternare con programma, filtro o protezione antispazzatura telematica.
  • apartheid segregazione razziale, politica di discriminazione della razza.
  • app applicazione.
  • appeal attrazione, richiamo, fascino.
  • apple pie torta di mele (americana se si vuole fare riferimento alla ricetta d’oltreoceano).
  • applet tecnicamente è un programma di ridotte dimensioni in una pagina web, si può rendere in modo generico per esempio con programmino (in rete).
  • appetizer stuzzichino, antipastino.
  • aquabike (anche acquabike) bicicletta d’acqua e talvolta utilizzato anche per moto d’acqua.
  • aquagym (adattato anche in acquagym) ginnastica d’acqua o acquatica.
  • aquaplaning indica lo slittamento degli pneumatici (sull’asfalto bagnato). Gabriele Valle propone sul modello delle traduzioni spagnole: acquaplanamento o idroplanamento. In senso lato si può rendere con slittamento, scivolone.
  • area manager capoarea, responsabile di un settore, reparto o zona (talvolta anche sostituibile con caporeparto).
  • area test nel linguaggio economico indica una ricerca di mercato in una zona limitata, un campione effettuato su una zona, un’analisi ristretta a un’area, quindi si può rendere a seconda delle circostanze per esempio con area di sondaggio (o di analisi, simulazione), area campione, punti (o zone) di prova (o collaudo), area pilota, analisi di zona, sondaggio (limitato).
  • art director direttore artistico.
  • ASAP (acronimo di As Soon As Possible) al più presto, prima possibile, in men che non si dica, quanto prima.
  • asset (spesso al plurale: gli asset) nel linguaggio economico: bene, patrimonio, risorsa, anche liquidità, credito. In senso lato viene usato anche per indicare i punti di forza, i valori aggiunti, gli elementi portanti di aziende o iniziative.
  • assist passaggio vincente (nei giochi di palla a squadre). In senso figurato un aiuto (facilitazione o anche gancio) determinante.
  • at chiocciola (@).
  • attachment allegato.
  • audience la platea (degli spettatori), il pubblico (in ascolto), i telespettatori (Gabriele Valle suggerisce udienza) o il numero degli spettatori calcolati, il loro totale.
  • audit e auditing revisione (contabile), verifica (di un bilancio), controllo, accertamento.
  • auditor revisore (contabile).
  • augmented reality realtà aumentata (o arricchita, potenziata).
  • austerity austerità, severità economica, rigore (economico).
  • authority autorità (riferito agli organismi e agli enti, più che alle persone: es. autorità per le comunicazioni).
  • autofocus (a) fuoco automatico, messa a fuoco automatica (autofuoco sarebbe un adattamento perfetto per indicare il dispositivo automatico per la messa a fuoco di un obiettivo, ma non è in uso né sui dizionari).
  • autogrill (pseudoanglicismo, nome commerciale della Pavesi) area di servizio, autoservizio, ristoro autostradale.
  • automotive lett. semovente o automobilistico, a seconda dei contesti può indicare il settore automobilistico, l’industria delle auto.
  • award premio.

 

PS
Non so se avrò la forza di continuare questo elenco delle alternative italiane anche per le altre lettere dell’alfabeto, è un lavoro molto oneroso per una persona sola. Intanto è gradita qualunque segnalazione di lacune, imprecisioni, errori da me commessi, altri anglicismi incipienti non registrati dai dizionari o miglioramenti delle alternative proposte. Ogni contributo verrà valutato ed eventualmente inserito con grande piacere.

Anglismi o anglicismi? Come è meglio dire?

Meglio parlare di anglismi o di anglicismi?

Tullio De Mauro ha sempre contestato il termine anglicismo, preferiva parlare di anglismi, una derivazione per lui più corretta, perché il prefisso di derivazione è anglo-, e infatti si parla per esempio di anglistica (lo studio della lingua, della letteratura e della storia dei popoli di lingua inglese) e non di “anglicistica”, e di anglisti (e non di “anglicisti”). Dunque, per lo studioso anglicismo sarebbe a sua volta un anglicismo, ricavato dall’inglese invece che dal suffisso italiano, visto che oltremanica si dice anglicism.

Anche se qualche linguista preferisce questa versione, va detto che la forma più diffusa tra gli studiosi (e non solo), che si ritrova anche sul sito dell’Accademia della Crusca o sulla Treccani, è invece la seconda. Lo Zingarelli definisce anglismo (datato 1970) una forma rara per anglicismo (datato 1747), e il Devoto Oli lo considera una variante (datata ugualmente nel 1970) della seconda forma (datata invece nel 1829) che deriva a sua volta dal francese anglicisme e questo dal latino medievale anglicus, “anglico”.

I grafici di Ngram mostrano che la forma più diffusa è anglicismo, e personalmente ho sempre preferito questa variante che non solo è la più ricorrente, ma corrisponde anche a come si dice prevalentemente in Francia o in Spagna (rispettivamente anglicismes e anglicismos) ed è attestata sin dal Settecento proprio da uno dei più intransigenti puristi della lingua italiana.

anglismi_anglicismi

Nel 1764, la parola anglicismo fa la sua comparsa nella rivista la Frusta letteraria, quando il purista “fondamentalista” Aristarco Scannabue, pseudonimo di Giuseppe Baretti, si scagliava “con implacabile severità” contro quanti favorivano l’imbarbarimento della nostra lingua, mosso dallo “sdegno” nel vedere “la nostra penisola infettata” da scritti e libri “sguaiati” e “ribaldi” che si permettevano di utilizzare parole non toscane o, peggio ancora, di derivazione straniera. A quei tempi la battaglia era prevalentemente contro il francese, e ancora nell’Ottocento i puristi come Rigutini bollavano come gallicismi parole come emozione, mentre Leopardi difendeva l’uso di un francesismo italianizzato come precisazione, benché il termnine movesse “le risa”.

[Cfr. I neologismi buoni e cattivi più frequenti nell’uso odierno, libro compilato pei giovani italiani da Giuseppe Rigutini, Roma, Libreria Editrice Carlo Verdesi, 1886, p. 88]

Nel secolo precedente, Scannabue prefigurava in modo provocatorio e quasi paradossale che insieme alla condanna dei gallicismi ci sarebbe mancato solo l’arrivo degli “anglicismi”:

“Oh che bella cosa, se mi venisse fatto di svegliare in qualche nostro scrittore la voglia di saper bene anche l’inglese! Allora sì che si potrebbero sperare de’ pasticci sempre più meravigliosi di vocaboli e di modi nostrani e stranieri ne’ moderni libri d’Italia! E quanto non crescerebbono questi libri di pregio, se oltre a que tanti francesismi di cui già riboccano, contenessero anche qualche dozzina d’anglicismi in ogni pagina!”

[Cfr. Frusta letteraria di Aristarco Scannabue: opera Di Giuseppe Marco Antonio Baretti, Bologna, 1839, Tipografia Governativa della Volpe al Sassi, pp.72-73].

Ma tra i due litiganti (anglismo e anglicismo), esiste anche una terza via: il sinonimo inglesismo (attestato dal XVIII secolo).

In sintesi, si può dire come si vuole. Queste sinonimie sono la testimonianza di quanto la nostra lingua sia ricca e varia. È la grande bellezza dell’italiano. Perciò difendiamolo: che siano anglismi, anglicismi o inglesismi, il più delle volte si possono meglio esprimere con termini italiani.

 

Anglicismi nei giornali: le statistiche “drogate”

Ho spulciato vari studi che hanno conteggiato il numero di anglicismi presenti nei giornali e, anche a seconda delle testate prese in considerazione, le conclusioni indicano perlopiù che la loro percentuale è compresa tra lo 0,5% e il 2% delle parole. Se le cose stessero davvero così non si tratterebbe di numeri troppo allarmanti. Peccato che questi dati grezzi, presentati a questo modo, non hanno un gran valore, e le cose sono molto diverse da come appaiono: bisogna innazitutto interpretarle.

Cito un paio di esempi tra tanti altri non dissimili:

– Nel 1996 , dallo spoglio delle riviste Chi e Panorama, risultava l’1% di anglicismi nel primo giornale e il 2,3% nel secondo.

[Cfr. Marja Komu, “Anglicismi nella stampa italiana”, tesi di laurea in Filologia romanza, Università di Jyväskylä, maggio 1998, p. 26]

– Nel 2011, l’analisi di 7 differenti giornali rilevava percentuali di anglicismi tra lo 0,65% e l’1,87.

[Paola Deriu, “Gli anglicismi nella stampa italiana del XXI secolo”, in Letterature Straniere &. Quaderni della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere, Università degli Studi di Cagliari, 2011, n. 13, pp. 165-190]

A pagina 173, l’autrice confrontava i suoi dati con quelli ottenuti da H. Moss nel 1992, sugli stessi giornali, calcolando un aumento che andava dal +0,22% di Panorama, al +0,88% di Sorrisi e canzoni TV.

[Cfr. H. Moss, “The incidence of anglicism in modern Italian: considerations on its overall effect on the language”, in The Italianist: Journal of the Department of Italian Studies, University of Reading, 1992, pp. 129-136]

Questi numeri, di per sé verissimi, sono ottenuti conteggiando tutti gli anglicismi presenti e comparati con il numero totale delle parole prese in analisi, il che non fornisce dati significativi per almeno due motivi, uno metodologico e uno qualitativo.

Il metodo
Chiunque abbia un po’ di dimestichezza con le basi della linguistica computazionale sa che se si analizza la frequenza delle parole all’interno di un determinato corpus letterario, alcune (per esempio le congiunzioni, le preposizioni o agli articoli) ricorrono un’infinità di volte, mentre i sostantivi o gli aggettivi occorrono in modo di gran lunga inferiore. Il numero totale delle parole è insomma un dato grezzo che include forme flesse, numeri, parole straniere di altre lingue e quindi non italiane, nomi propri di persona o aziende che andrebbero tolti dai conteggi… e tutto questo viene comparato con il numero lavorato e pulito degli anglicismi (invariabili, al 90% sostantivi). Se analizziamo per esempio il lessico della Divina Commedia (composta da 13.770 singole parole che, ripetute, compongono un’opera che ne ha in totale 101.499) e lo ordiniamo per frequenza, la parola più usata è e (che ricorre 3.884 volte), seguita da che (2.292), la (2.254) e così via.

[Cfr. Carlo Tagliavini, La Divina Commedia. Testo, concordanze, lessici, rimario, indici, IBM Italia, 1965, p. XX]

Il primo sostantivo che si incontra, invece, è occhi, il più utilizzato, che ricorre solo 213 volte.
In sintesi: un conteggio automatico include migliaia e migliaia di occorrenze di parole come di, perché… che sono necessariamente italiane. Allo stesso modo conteggia le altre forme strutturali della nostra lingua che si ripetono più spesso perché ne sono gli elementi portanti (come gli ausiliari essere e avere, i verbi più diffusi come fare, andare in tutte le loro flessioni….) e sono frequentissime. La presenza di un sostantivo, italiano o straniero, è destinata ad avere percentuali bassissime in questi confronti, e dire che gli anglicismi sono l’1% significa poco. Per capirci, immaginiamo un elenco di 10 anglicismi separati dalla congiunzione e: avrebbe senso concludere che il risultato statistico dell’analisi di questo testo è che grosso modo il 50% dei termini è in inglese e il 50% in italiano? No. In realtà si è in presenza di un testo fatto interamente di termini inglesi separati da una congiunzione italiana, al di là delle percentuali grezze e non significative. Un altro esempio? Un cartello apposto su una vetrina di un negozio chiuso per restaurazione che recitava: “Work in progress per un look ancora più fashion” (lo rubo a Licia Corbolante). E ancora, l’osservazione di Annamaria Testa che riporta la considerazione di un collega: “Ho appena spedito un messaggio a un cliente. Quando l’ho riletto prima di inviarlo, mi sono accorto che di italiano c’erano solo le congiunzioni.”

Ecco perché nelle statistiche non si possono mettere sullo stesso piano parole che appartengono a generi grammaticali differenti: le loro frequenze ricorrono in modo differente e, senza le opportune distinzioni, le percentuali si diluiscono e perdono di senso. Tutti gli studi linguistici concordano sul fatto che gli anglicismi non adattati sono per il 90% sostantivi, e per il resto aggettivi (verbi e altre parti del discorso hanno delle incidenze trascurabili, sono dunque salvi e l’itanglese non li intaccati più di tanto), e allora la percentuale interessante da calcolare è quella di quanti anglicismi si trovano tra i sostantivi o gli aggettivi.

Corriere_4_10_2017
Particolare della prima pagina in rete del Corriere della sera del 4 ottobre 2017 (gli anglicismi sono stati evidenziati).

 

L’analisi qualitativa e la rilevanza delle parole
Se si passa dai conteggi automatici alle analisi più raffinate, non solo si deve contare in modo differente, ma oltre alla frequenza, bisogna anche considerare la posizione di rilevanza dei termini inglesi, che compaiono soprattutto in grande e urlati in bella evidenza nei titoli e nei sottotitoli, come ha ben sottolineato Laura Pinnavaia.

[“I prestiti inglesi nella stampa italiana: una riflessione semantico-testuale”, in MPW. Mots Palabras Words, Studi Linguistici a cura di Elisabetta Lonati, Edizioni Universitarie di Lettere, Economia, Diritto del dipartimento di Scienze del linguaggio e letterature straniere comparate, Università degli studi di Milano, n. 6/2005, p. 52]

Insomma, se gli anglicismi sono il monster da sbattere in prima pagina, nei titoloni e nei sottotitoli, è evidente che li leggeranno tutti e che il loro impatto sui lettori sarà enorme, rispetto a quelli che si possono incontrare nei testi degli articoli.

E allora come stanno le cose?
Fatte queste precisazioni, è meglio fare un esempio concreto per dimostrare in modo pratico che le percentuali degli anglicismi nei giornali non sono affatto l’1% o il 2% delle parole impiegate, il loro numero e la loro rilevanza sono al contrario un fenomeno ben più massiccio e allarmante. Ho provato ad analizzare la prima pagina del Televideo Rai del 4 ottobre 2017, chiamata NEWS FLASH, dove sono riportati i titoli delle notizie:

televideo_4ottobre2017
Si possono trascurare la prima riga della schermata (che contiene solo numeri e date), i numeri di pagina a cui rimandano i titoli, e la pubblicità di una banca in alto a sinistra, che non sono elementi utili e significativi. Il testo che rimane è formato da 69 parole, di cui 10 sono anglicismi (in corsivo) che tradotti in percentuale costituiscono il 14,49% delle parole utilizzate:

Prima news flash
Mafia, 37 arresti nel clan Rinzivillo
Maxi operazione in Italia e Germania
Sequestrati 11 milioni di euro
Filipe IV: garantiremo unità Spagna
Catalogna sleale e irresponsabile
Puigdemont: indipendenza a giorni
Strappo di Mdp: non voteremo DEF
Difesa, sottosegretario Rossi si dimette
dopo notizia su favori al figlio
USA, rientrata compagna killer Las Vegas
accolta da Fbi e subito interrogata
Marsiglia, killer visse in Italia
politica sport

Si può discutere nel considerare euro, USA, Fbi e sport come anglicismi. Eppure, sport è una parola inglese, anche se ormai assimilata senza alternativa al punto che non ce ne rendiamo più conto. Anche euro è di fatto un anglicismo, e ai tempi della sua introduzione c’è stata una battaglia (persa) per italianizzarlo e fare in modo che, come le lire o i dollari, al plurale diventasse gli euri, all’italiana (oggi solo scherzoso e popolare) come in Spagna si dice los euros. Nel 1998 ci fu una presa di posizione dell’accademia della Crusca per questo adattamento e anche Beppe Severgnini si schierò con vigore nello stesso senso, prima di dover rinunciare a ogni ragionamento logico e razionale davanti all’uso che si è imposto in seguito.
Venendo alle sigle, ricordo vecchissimi film in cui Fbi era pronunciato all’italiana, come ancora oggi pronunciamo Cia (qui un aneddoto divertente in proposito), ma da tempo la sua pronuncia ne fa una parola inglese a tutti gli effetti. E lo stesso vale per USA che, al di là della pronuncia oscillante, è una sigla che mantiene le iniziali all’inglese, mentre in spagnolo si dice EE.UU. (Estados Unidos) e in francese EU (États-Unis), così come ISIS è EI (Estado Islámico e État Islamique), UFO è OVNI (Oggetti Volanti Non Identificati), AIDS è SIDA e in generale tutte le sigle si adattano all’ordine delle parole delle rispettive lingue, e non rimangono all’americana come da noi.

Comunque sia, eliminiamo anche le sigle (sia straniere come USA e Fbi, sia italiane come Mdp e DEF) e per fare le cose fatte bene escludiamo dai conteggi anche i numeri (37, 11) che non sono né italiani né stranieri e i nomi propri (Rinzivillo, Las Vegas…), questi sono dei filtri che nelle statistiche sui giornali vengono ignorati, ma senza queste accortezze i dati finiscono per essere annacquati. Eliminiamo anche l’ultima riga che è solo un indice che porta a politica e a sport, le parole prese in esame si riducono così a 49 di cui 7 anglicismi, e cioè il 14,28%. Alla fine le cose non cambiano poi molto:

prima news flash
mafia, arresti nel clan
maxi operazione in e
sequestrati milioni di euro
garantiremo unità spagna
sleale e irresponsabile indipendenza a giorni
strappo di non voteremo
difesa, sottosegretario si dimette
dopo notizia su favori al figlio
rientrata compagna killer
accolta da e subito interrogata
killer visse in

Infine, limitiamoci all’analisi dei solo nomi e aggettivi presenti, le categorie grammaticali dove gli anglicismi effettivamente penetrano e ridefiniscono gli equivalenti italiani:

prima news flash mafia arresti clan maxi operazione milioni euro unità sleale irresponsabile indipendenza giorni strappo difesa sottosegretario notizia favori figlio compagna killer killer

Sono 24 parole, e i 7 anglicismi inclusi rappresentano il 29,16%.

In conclusione
L’ esempio qui sopra è casuale e senza una validità scientifica, ma queste percentuali non sono casi eccezionali o infrequenti. Comunque, gli anglicismi in questa pagina di televideo costituiscono quasi un terzo dei nomi e degli aggettivi utilizzati. La comparazione grammaticale dei termini omologhi – invece della loro diluzione che “salva” la nostra lingua attraverso il conteggio delle congiunzioni o dei nomi propri – mostra che in questi titoli, la penetrazione dell’inglese non riguarda affatto l’1% o il 2% delle parole, ma è di almeno un ordine di grandezza superiore.

Storia di “leader” (e della casalinga di Voghera)

I primi anglicismi non adattati hanno cominciato ad affacciarsi timidamente nella nostra lingua soltanto nell’Ottocento. A quei tempi la conoscenza dell’inglese non apparteneva nemmeno alle cerchie degli intellettuali, tanto che persino le traduzioni dei libri venivano fatte non direttamente dall’inglese, ma di seconda mano dal francese (Cfr. Anna Benedetti, Le traduzioni italiane da Walter Scott e i loro anglicismi, Leo S. Olschki, Firenze, 1974).

Nella seconda metà dell’Ottocento sono aumentati e, nel corso di tutto il XIX secolo, tra quelli adattati (come rosbiffe, elfo o baronessa) e non adattati, si riducevano a qualche centinaio. Nel dizionario di Sabatini-Coletti quelli non integrati sono 147, il Devoto-Oli ne registra 187 e lo Zingarelli 205.

Tra questi c’è il termine leader (datato 1834 sia dal Devoto-Oli sia dallo Zingarelli), penetrato dal linguaggio politico (insieme a meeting o a premier), che però non era a quell’epoca molto usato né compreso da tutti.

Per ricostruire la storia della penetrazione di questo anglicismo tra i più datati, ci si può appoggiare ai grafici di Ngram che mostrano come leader comincia appena a diffondersi agli inizi del Novecento, per poi regredire tra il 1923 e il 1940. Il fascismo ha infatti sin da subito cercato di regolamentare anche il linguaggio (tra le tante cose), visto come uno strumento fondamentale per la coesione del popolo e per la difesa del nazionalismo. E così, insieme all’abolizione della stretta di mano e all’imposizione del voi al posto del lei (ma per fortuna si poteva ancora parlare di Galileo Galilei e non di Galileo Galivoi, per riportare una battuta dell’epoca), il regime si scagliò contro l’uso dei forestierismi, inizialmente con le tasse sulle insegne delle attività commerciali, e poi con proibizioni sempre più pesanti soprattutto durante gli anni della guerra, quando parlare l’idioma del nemico era considerato una sorta di alto tradimento.

In questo clima, Paolo Monelli, in Barbaro dominio, indicava sinonimi come: capo, campione, capolista, esponente, il primo, il migliore, e venendo alla pronuncia scriveva: “Questa parola inglese, carissima agli scrittori di cronaca sportiva, si pronuncia pressapoco lida (dal verbo to lead, pron. tulìd, da una comune radice germanica; cfr. ted. leiten, pron. làiten). I bolognesi equivocano volentieri con lèder, che vuol dire ladro.”

[Vedi Giovanni Iamartino: http://www.treccani.it/lingua_italiana/speciali/ok/Iamartino.html]

Caduto il fascismo, la parola comincia a diffondersi e la sua frequenza a salire.

leader

Nel 1966, il Servizio opinioni Rai avviò un’indagine per monitorare la comprensione del linguaggio da parte degli italiani condotta su un campione di 1.000 persone, e tra le parole difficili c’era anche leader.

La parola risultò comprensibile per il 55% delle casalinghe di Voghera senza istruzione, per l’89% di quelle di Bari che avevano terminato almeno le scuole medie, per il 37% degli agricoltori di Andria senza istruzione, per il 63% degli operai di Milano con la scuola elementare o media, e per il 97% degli impiegati di Roma diplomati o laureati.

[Sergio Lepri, Medium e messaggio. Il trattamento concettuale il linguaggio dell’informazione, Gutenberg 2000, Torino, 1986, Tabella V, p. 107]

Oggi, è cambiato tutto e una casalinga di Voghera probabilmente è tale perché ha perso il suo posto di lavoro in un call center, mentre dopo l’avvento delle televisioni private la Rai si è sempre più adeguata a rincorrere i modelli della concorrenza commerciale, e in questo processo, come osserva Gabriele Valle (che ci fa notare che in spagnolo il termine è stato adattato in lìder):

“Un numero considerevole di anglicismi viene propagato dai mezzi di comunicazione: la radio, la televisione e la stampa (quelli che ieri contribuirono a unificare la lingua oggi la stanno intaccando).”

[Gabriele Valle, “L’esempio della sorella minore. Sulla questione degli anglicismi: l’italiano e lo spagnolo a confronto”, in Studium. Saperi e pratiche della speranza tra teologia e filosofia, a cura di Vincenzo Rosito, Anno 109, settembre/ottobre 2013, n. 5, p. 761]

 

Mentre adesso i canali di mamma Rai si chiamano Rai movie, Rai news, Rai premium, Rai Gulp e via dicendo, leader è diventato un termine praticamente insostituibile, annoverato tra le parole ad alto uso della nostra lingua nell’aggiornamento 2016 del Vocabolario di base della lingua italiana di Tullio De Mauro (che raccoglie circa 7.500 parole), e tra le 10.000 parole fondamentali del Devoto-Oli.

Inoltre è diventato un termine che, come un suffissoide, genera una nuvola di altri anglicismi registrati dai dizionari come leaderboard (riquadro pubblicitario dal forte impatto visivo che compare nella parte superiore delle pagine in rete), leadership, market leader, opinion leader, price leader, project leader, tour leader e tutta un’altra serie di espressioni che circolano anche fuori dai dizionari, tra cui la più gettonata è “azienda leader”: ricorre su Google più di 900.000 volte, e sembrerebbe che tutte le aziende si definiscano ormai così.

In un bar-libreria di Milano che espone annunci finti e spassosissimi, ho letto: “Azienda leader cerca settore in cui operare”.

 

Anglicismi: il ruolo dei traduttori e l’importanza delle traduzioni

Sabato 30 settembre 2017 ricorre la giornata mondiale della traduzione, un tema cruciale per la questione dell’itanglese.

Riflettevo sul fatto che si è ormai consolidata l’espressione “mandare una foto in allegato”, e non “mandare un attachment”, mentre quando si tratta di scaricarla o di trasferirla si usa prevalentemente il termine inglese “download”. Il motivo è che nel parlare non facciamo che ripetere inconsapevolmente quello che leggiamo nei programmi che usiamo. In un primo tempo si presentavano con interfacce in inglese, e solo successivamente sono state tradotte.

Oggi, nei programmi di posta elettronica c’è ormai il bottone allegato, invece di attachment che compariva in passato, e questa traduzione ha “salvato” l’equivalente nella nostra lingua. Ciò non è avvenuto per il termine download, che nei programmi è rimasto in inglese quando è usato come sostantivo, e solo quando indica un verbo è stato tradotto con “scarica”.

download 1download 2

Lo stesso si può dire di file, che il più delle volte è riportato senza traduzione e solo di recente, in alcuni programmi di videoscrittura, è sempre più sostituito da documento. Ma file si è ormai acclimatato ed è entrato nell’uso come fosse una parola insostituibile. Come desktop invece di scrivania e tanti altri termini informatici.

download 3

Questi esempi devono fare riflettere sull’importanza delle traduzioni e sulla loro circolazione, non solo nell’informatica, ma anche negli altri ambiti.

I mezzi di informazione, le pubblicità, le aziende, gli enti, i politici e tutti gli apparati o le persone che con il loro linguaggio si rivolgono a un vasto pubblico hanno un’enorme responsabilità nella diffusione (e nell’imposizione) della lingua, e se continuano a fare circolare gli anglicismi non tradotti, è inevitabile che poi i parlanti li ripeteranno e perderanno la capacità di ricorrere agli equivalenti italiani che non si usano, si perdono, e non vengono in mente in modo immediato (privacy/riservatezza, trend/tendenza, feedback/riscontro, customer care/assistenza clienti…).

E invece la Rai sta in questi giorni pubblicizzando il Back to fact (Milano, 28 settembre – 1 ottobre 2017) dove si trovano interventi come Fact checking: un’arma fondamentale contro le fake news, le Ferrovie dello Stato si vantano di aprire nuovi help center invece di punti di informazione, e gli apparati mediatici non fanno che martellarci di anglicismi soprattutto nei titoli (in grande e urlati).

televideo

Il problema dei giornali e dei mezzi di informazione non è solo quello di preferire l’inglese (per il maggiore impatto o la pretesa sinteticità). Sempre più spesso attingono tutti dalle stesse fonti (prevalentemente angoloamericane) e riportano gli stessi termini in originale, lasciando ad altri il problema delle traduzioni. E così in un batter d’occhio si propagano parole come spread, brexit o gig economy che circolano senza alternative e diventano il monolinguaggio mediatico stereotipato che si impone nell’uso di tutti. In questo modo, nell’era del tempo reale e della globalizzazione, gli anglicismi entrano così rapidamente che non c’è il tempo di tradurli o di sostituirli: si attestano nell’uso come vengono riportati, prima che i traduttori professionali possano intervenire. E una volta affermati, poi è tardi per sostituirli.

E allora le traduzioni sono davvero cruciali. Il problema è che mancano i traduttori professionali, almeno nell’informazione che si rivolge al largo pubblico. E soprattutto è in atto una battaglia culturale dove le traduzioni sono spesso volutamente trascurate. Venendo ai linguaggi settoriali e degli addetti ai lavori, come quello tecnico e scientifico, la battaglia per dirlo in italiano è quasi persa. Gli scienziati scrivono e pubblicano in inglese per rivolgersi alla comunità mondiale, e una scienziata come Maria Luisa Villa si dimostra davvero preoccupata per la comprensione pubblica della scienza:

“Nel giro di pochi lustri la lingua italiana potrebbe essere mutilata e inadatta alla trasmissione del sapere scientifico.”

[Maria Luisa Villa, L’inglese non basta. Una lingua per la società, Bruno Mondadori-Pearson, Milano 2013, p. 95]

Barbara Cappuzzo nota invece che esistono “organismi internazionali multilingui (Ue, Fao, Onu) impegnati nella costruzione di corrispondenze terminologiche tra le diverse lingue, e sono nate vere e proprie banche dati terminologiche.” Tra i progetti più interessanti nostrani c’è quello di Ass.I.Term (Associazione
Italiana per la Terminologia), il cui principale obiettivo è quello di promuovere l’arricchimento del lessico scientifico e tecnico in lingua italiana.
Attività di questo tipo si scontrano però con la volontà di una comunità internazionale di ingegneri, tecnici e ricercatori che si battono per l’omologazione terminologica anglofona nel discorso tecnico-scientifico.

[Barbara Cappuzzo “Il linguaggio informatico inglese e italiano: considerazioni su alcuni aspetti lessicali dal confronto tra le due lingue”, in MPW, Mots Palabras Words, 6/2005, p. 68]

Questo è il vero problema, che denuncia anche Claude Hagège quando scrive che la predominanza dell’angloamericano spinge verso una mentalità monolingue che è tutta a beneficio dell’inglese e all’imposizione della lingua dominante da parte di tutti.

Le competenze plurilinguistiche non sono considerate una ricchezza e il “monolinguismo a vantaggio dell’inglese è vissuto come garanzia (…) della modernità e del progresso, mentre il plurilinguismo è associato al sottosviluppo e all’arretratezza economica, sociale e politica, oppure è considerato una fase, negativa e breve, sulla via che deve condurre al solo inglese.

[Claude Hagege, Morte e rinascita delle lingue. Diversità linguistica come patrimonio dell’umanità, Feltrinelli, Milano, 2002, p. 100]

Dirlo in inglese o in italiano è perciò in questo momento una battaglia culturale e politica tra due diverse visioni del mondo e del nostro futuro: il monolinguaggio basato sull’inglese che vuole essere internazionale e moderno, e la difesa della lingua e della cultura locale che rischia di soccombere davanti alla globalizzazione. Se l’italiano non si saprà rinnovare con la creazione di adattamenti, neologismi e traduzioni, il suo futuro sarà l’itanglese. I traduttori professionali sono più che mai fondamentali per evitare questo scenario, anche se spesso non c’è il tempo di proporre alternative in grado di affermarsi, perché le traduzioni possibili possono essere tante, e faticano ad affermarsi contro la tendenza alla stereotipia diffusa dai mezzi di informazione (una parola con un solo significato come piace ai traduttori automatici).

Le conseguenze di questa mancanza di traduzioni, sia nell’ambito mediatico e più popolare, sia in quello tecnico e scientifico sono devastanti per il nostro lessico e la nostra lingua.

Una lingua che rinunciasse a esprimersi in aree culturalmente centrali, come la scienza e la tecnologia, sarebbe destinata a diventare nell’arco di pochi anni un rispettabilissimo dialetto: adatto alla comunicazione quotidiana e alla poesia, ma inadeguato a cimentarsi con la complessità del presente e con l’astrazione propria dei processi intellettuali.”

[Luca Serianni, “Conclusioni e prospettive per una neologia consapevole”, Società Dante Alighieri, Firenze, durante il convegno del 25 febbraio 2015]

Se puntiamo su una lingua diversa dalla materna come lingua delle tecnoscienze, assisteremo a un nostro rapido declino come società colta. L’italiano, decapitato di una sua grossa parte, decadrà sempre più a lingua familiare, affettiva, dialettale, straordinariamente adatta magari per scrivere poesia ma incapace di parlare ai non specialisti di economia o di architettura o di medicina.

[Gian Luigi Beccaria, Andrea Graziosi, Lingua madre. Italiano e inglese nel mondo
globale, Bologna, Il Mulino, 2015, p. 116]

Miss, mia cara miss… anzi “near miss”

TotoRiprendo il tema degli anglicismi introdotti nella nostra lingua dall’espansione delle multinazionali che impongono il proprio linguaggio soprattutto in ambito lavorativo.

La cosa sconcertante è che linee guida basate sui termini inglesi vengono spesso adottate per puro spirito emulativo anche dalle realtà italiane senza che ce ne sia alcun bisogno.

Questo linguaggio, oltre a essere inutile, introduce spesso termini oscuri e incomprensibili ai più, nonostante esistano equivalenti italiani semplici che arrivano a tutti.

E così, un funzionario di un’importante azienda di trasporti nazionale (è italianissima, ma non ne faccio il nome per proteggere la mia fonte) che aveva diramato una comunicazione interna segnalando un banale problema che in un reparto avrebbe potuto provocare un infortunio, si è dovuto giustificare davanti alle osservazioni di un dirigente stizzito perché la comunicazione non recava il titolo di “Near miss” come previsto dalla modulistica aziendale. “In questo modo non lo capisce nessuno” ha replicato il funzionario in una telefonata in cui ha provato a spiegare le motivazioni, ponderate, della sua missiva. Prendendo atto di quelle ragionevoli considerazioni il dirigente ha perciò chiuso un occhio, ma ha disposto che, per il futuro, nelle comunicazioni si sarebbe dovuto indicare “near miss” almeno tra parentesi, perché i protocolli dell’azienda prevedono quella terminologia e non è possibile “bypassarla”.

L’espressione non è stata ancora annoverata nei dizionari, ma near miss non è altro che un “quasi infortunio” o un evento che potrebbe portare a un incidente sul lavoro, se non si interviene. Nei protocolli aziendali dedicati all’infortunistica si trova spesso indicata anche in italiano come “mancato infortunio”, “mancato incidente” o “evento avversario” (ma il più delle volte la traduzione è solo affiancata a quella inglese, sempre più imprescindibile):

“Near miss” o mancato infortunio

Near miss
Si definisce near miss o quasi infortunio qualsiasi evento, correlato al lavoro, che avrebbe potuto causare un infortunio o danno alla salute (malattia) o morte ma, solo per puro caso, non lo ha prodotto: un evento quindi che ha in sé la potenzialità di produrre un infortunio.

Fonte: Azienda Unità Sanitaria Locale di Viterbo

In altre aziende, però, circola solo l’espressione inglese, che non ha nulla a che vedere con un anglicismo conosciuto da tutti sin dall’Ottocento: oltre a “signorina”, “miss” indica anche un bersaglio mancato. E sempre più spesso non facciamo che ripetere questo genere di espressioni angloamericane così come sono, senza nemmeno riflettere sul fatto che esistano semplici equivalenti italiani.

“Near miss” non è un’espressione attualmente registrata dai dizionari, ma quanto tempo dovrà passare prima di trovare il suo posto tra gli altri lemmi?

Dipende dall’uso che si imporrà e da quanto la impiegheremo o saremo costretti a utilizzarla. L’inglese suona come maggiormente preciso, tecnico e scientifico, o prestigioso, moderno e internazionale. In questo modo l’italiano diventa sempre più obsoleto e impiegare la nostra lingua invece dell’itanglese può diventare addirittura un atto di disobbedienza civile o di insubordinazione che comporta ramanzine della dirigenza. A quel funzionario bisognerebbe invece dare una medaglia.

Miss, mia cara miss, cantava Totò, Miss, mia dolce miss, io voglio il bis e tu sai già di che…

Che si riferisse al bis del significato dell’anglicismo?